10 Luglio 2026

Mese: Ottobre 2016

Lo-Xizang-e-la-nuova-Via-della-Seta-Copertina
Uscito per i tipi di Anteo Edizioni il nuovo volume sul Tibet scritto da tre ricercatori del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo insieme a Matteo Scarinci. Il libro Lo Xizang (Tibet) e la nuova via della seta segue dopo un anno l’uscita di Alla scoperta del Tibet, edito sempre da Anteo Edizioni. Acquista il volume Il Tibet, più correttamente definito Xizang, è una regione al centro di una polemica ormai decennale. Dominio lamaista fino agli Anni Cinquanta, è in seguito divenuta una regione autonoma in seno alla Repubblica Popolare Cinese. Da allora ha compiuto un delicato percorso volto a garantirle un pieno e robusto sviluppo che tuttavia ne salvaguardi anche le peculiarità culturali e religiose. Oggi si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto: il Tibet è infatti una regione chiave a livello euroasiatico per implementare e portare avanti anche il cosiddetto progetto di “Nuova Via della Seta” proposto dal Presidente cinese Xi Jinping. Ma qual è stato il cammino che il Tibet ha dovuto affrontare per raggiungere questo traguardo? E soprattutto quali sono state le insidie che di volta in volta si è trovato ad affrontare? Dalla controversia sul “culto proibito” di Dorje Shugden da parte del Dalai Lama, che ha messo fortemente in crisi l’autorità e la credibilità di quest’ultimo e quindi anche la sua influenza sul Tibet, al delicato compito di mantenere vive ed intatte le antiche tradizioni immortalate dall’epica tibetana, si può tranquillamente dire che quello del Tibet verso lo sviluppo e la modernità sia stato un cammino contrassegnato da infinite asperità. CAPITOLI 1 La controversia del Dorje Shugden, Marco Costa – pag. 23 2 Giuseppe Tucci e le religioni del Tibet, Marco Costa – pag. 43 3 Alexandra David-Néel tra antico Tibet e nuova Cina, Marco Costa – pag. 57 4 Il mito della Shambala rossa e la diffusione del Buddhismo tibetano in Asia centrale, Marco Costa – pag. 67 5 Il generale Li Fen-Tsu e la liberazione del Tibet, Marco Costa – pag. 89 6 Lo sviluppo e il progresso in Tibet rappresentano il risultato inevitabile della storia, Stefano Vernole – pag. 103 7 Le perle della contea di Maizhokungaar, Andrea Turi – pag. 117 8 Treni, tè e cavalli sulla Via della Seta meridionale, Andrea Turi – pag. 133 9 Tè, Thangka, concili e forum, Andrea Turi – pag. 147 10 Zhang Qian, il diplomatico che divenne esploratore, Andrea Turi – pag. 159 11 L’epopea di Gesar di Ling, Andrea Turi – pag. 177 12 Il Panchen Lama concede l’iniziazione di Kalachakra: evento storico del Tibet moderno, Marco Scarinci – pag. 185 13 Nuovi conflitti tra il lignaggio Karma Kagyu e il Dalai Lama, Marco Scarinci – pag. 191 14 Monache femministe a Larung Gar. Il problema dell’ordinazione monastica femminile, Marco Scarinci – pag. 197 15 Il futuro del Tibet e il progetto One Belt One Road, Stefano Vernole – pag. 205 16 Via della Seta terrestre: una storia di civiltà e progresso, Stefano Vernole – pag. 197 17 Nuova Via della Seta terrestre: tra Europa...
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La figura di Trijiang Rinpoche è molto interessante nel variegato complesso dei maestri tibetani. Il precedente Trijiang, morto nel 1981, fu il principale guru del Dalai Lama e maestro della stragrande maggioranza dei più importanti Lama tibetani di lignaggio Gelug, come Lama Zopa, Geshe Rabten, Lama Yeshe. Era probabilmente il maestro più influente del lignaggio Gelug, più dello stesso Dalai Lama che, infatti, riceveva istruzioni e suggerimenti da lui. Per di più, secondo la tradizione (spesso molto fantasiosa) le sue vite precedenti erano particolarmente illustri, comprendendo personaggi come Chandrakirti, Shantarakshita, Atisha, Ra Lotsawa e addirittura l’ottavo Karmapa. Trijiang era discepolo del famoso maestro Pabhongka Rinpoche, autore del testo «Liberazione nel Palmo della tua Mano», un importante manuale di pratica della scuola Gelug secondo lo stile del Lam-Rim (ovvero del percorso graduale). Pabhongka fu colui che rivitalizzò il culto di Dorje Shugden, ed è la controversa figura di questo protettore che segnerà il destino dei Trijiang Tulku. Trijiang infatti dette l’iniziazione di Dorje Shugden alla maggioranza degli altri Lama Gelug, Dalai Lama incluso, intimandoli di fare la pratica; egli considerava Shugden come un protettore mondano e molto feroce, ma emanato da Manjushri a beneficio della purezza del lignaggio Gelug. Scrisse inoltre un testo dedicato solo a questo argomento, chiamato «Musica che Delizia un Oceano di Protettori». Tuttavia, dato che secondo Trijiang questo protettore si vendicava contro i maestri gelug che volevano ricevere insegnamenti dalle altre scuole, questo causò dei problemi nella comunità in esilio e l’allontanamento del Dalai Lama da questo culto (annunciato pubblicamente, infatti, solamente dopo la morte di Trijiang). Il fatto che il Dalai Lama abbia abbandonato (e poi vietato agli altri) la pratica di Shugden rappresenta – per i sostenitori di questo culto – una grave violazione dei voti che questi ha preso con il suo guru radice, cosa confermata dall’epilogo della storia con la nuova incarnazione di Trijiang Rinpoche. Infatti, nel 1985 il Dalai Lama riconobbe la nuova incarnazione di Trijiang, ma quest’ultimo studiò con dei maestri che, successivamente, non si associarono alla proibizione del Dalai Lama. Quindi, per una strana ironia della sorte che qualcuno chiama «karma», il presente Trijiang continua a praticare il culto di cui nella vita precedente fu il maggior propagatore, causando però un allontanamento irrimediabile con quello che nella vita precedente era il suo discepolo, ovvero il Dalai Lama. In altri termini, il Dalai Lama si trova nella situazione paradossale di non poter sviluppare alcun rapporto genuino con la reincarnazione – confermata da lui e pertanto non sostituibile – del suo principale maestro, cosa che secondo i detrattori del Dalai Lama costituisce una gravissima rottura dei samaya (ovvero dei voti tantrici) di quest’ultimo. A rendere ancora più controverse le cose, per un certo periodo il Dalai Lama ha pubblicamente annunciato di aver permesso a Trijiang di fare la pratica in via eccezionale, anche se a questo periodo è seguita la separazione totale tra i due. Dal 16 al 26 Settembre il giovane Trijiang – che ormai abita stabilmente in America dove...
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Lo scorso lunedi 24 ottobre, Lorenzo Salimbeni ha presenziato e moderato l’incontro tenutosi a Roma presso l’Associazione Civita, Sala Gianfranco Imperatori a Piazza Venezia. Nel corso dell’evento si è presentato il volume Orienti, scritto da Maria Grazia Chiappori per i tipi di Aracne Editore. Sono intervenuti, inoltre, Emilio Spedicato, Sergio Masini, Bruno Crevato-Selvaggi, Rita Tolomeo, Marina Del Nunzio, Marco Bussagli, Pierfrancesco Fedi, Donatella Schurzel. Scheda del volume: http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854895041
Marco Costa, analista del CeSEM, nonchè autore di numerosi articoli e libri sulla Cina e la questione del Tibet, viene citato sui siti web di diversi quotidiani nazionali, riguardo la sciagurata scelta del Comune di Milano di conferire la cittadinanza al Dalai Lama. http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_ottobre_19/milano-cittadinanza-dalai-lama-4e27adce-9568-11e6-8f55-24146b53eddf.shtml Nota: contrariamente a quanto sostiene il Corriere della Sera ricordiamo che l’accordo del 1951 fu firmato dallo stesso Dalai Lama. Come afferma lo stesso Costa in ” Conoscere il Tibet” http://www.agichina.it/sguardo-sul-tibet/notizie/tibet-crocevia-tra-passato-e-futuro     http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/dalai-lama-1.2602140   Di seguito pubblichiamo l’articolo Conoscere il Tibet di Marco Costa CONOSCERE IL TIBET – Marco Costa Il Tibet – regione chiamata dai cinesi Xizang – è quella regione appartenente alla Repubblica Popolare cinese a cui è stato riconosciuto lo stato di autonomia nel 1965. Molte parole, articoli, film si sono spesi a proposito (e a sproposito) del Tibet, ma spesso con una scarsa e superficiale – quando non strumentale – conoscenza della storia, della cultura e della specificità religiosa di questa regione. Una “questione tibetana” propriamente detta esiste più che altro in Occidente, ed è promossa da diversi centri di potere che sono interessati ad attuare azioni di disturbo nei confronti della “pacifica ascesa” condotta dal governo cinese. Se la Cina, come abbiamo accennato prima, risulta essere un ineludibile partner economico-finanziario per le economie di Europa e Stati Uniti, rimane pur sempre un antagonista dal punto di vista della Nato e di coloro che rimangono ancorati ad una visione egemonica ed unilaterale dei rapporti geopolitici. Sul Tibet, davvero, sui media occidentali siamo stati bombardati per decenni da falsità imbarazzanti, strumentalizzazioni ipocrite e perfino di goffe ricostruzioni storiche. E nell’opinione pubblica, purtroppo, questo accanimento ha avuto una certa presa, in un surreale clima hollywoodiano in cui il racconto immaginifico della realtà ha finito per soppiantare la realtà stessa. Basta esaminare punto per punto gli argomenti solitamente prodotti a supporto di questa paradossale tesi della presunta indipendenza tibetana. Il Tibet era stato parte dell’Impero Cinese per circa 700 anni, dal (1270-1370) Yuan che comprende Cina, Mongolia, Tibet, dal 1368 al 1644 il Tibet era uno Stato vassallo della dinastia cinese Ming, alla fine dinastia cinese manciù, Qing (1644-1911). Il governo nazionalista del Kuomintang continuò a considerarlo come tale, e nel 1951 Mao Zedong e le sue truppe completarono il percorso rivoluzionario rientrando pacificamente nella regione. Tanto è vero nello stesso anno lo stesso Dalai Lama e le autorità locali tibetana firmarono il cosiddetto “accordo dei 17 punti”, in cui riconoscevano la sovranità cinese sul Tibet. Il Dalai Lama scapò volontariamente dal Tibet solamente nel 1959, per un motivo ben preciso: in quell’anno sarebbero entrate in vigore le prime riforme economiche del nuovo corso, che si concretizzarono in una vasta riforma agraria mirante alla ridistribuzione della terra ai contadini, intaccando così il quasi millenario sistema di servaggio attuato dai ricchi lama locali che – ben distanti dall’ascetismo che qualcuno immagina – avevano sempre retto il loro potere temporale sulla servitù della gleba. Qui si apre infatti un’altra questione; spesso il lamaismo è rappresentato dalla propaganda...
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Come è possibile leggere sul sito ufficiale www.associna.com, Associna è la prima e principale associazione delle nuove generazioni italo-cinesi nati o cresciuti in Italia. Nata spontaneamente sul web nel 2005, essa è divenuta nel tempo un’associazione di respiro nazionale. Oggi l’Associazione è operativa nelle principali città italiane dove sono presenti cittadini di origine cinese: Milano, Prato, Roma, Padova, Genova, Torino, Bologna, Firenze. Ad Associna va attribuito l’apertura e la diffusione del dibattito sulle Seconde Generazioni di origine cinese fra le istituzioni, le organizzazioni italiane e le associazione cinesi. Oggi l’Associazione rappresenta un punto di riferimento non solo per le seconde generazioni italo-cinesi, ma per tutti coloro che vogliono conoscere più da vicino la cultura cinese e la multiculturalità di ragazzi cresciuti in Italia, dall’aspetto orientale. Annualmente i consociati Associna si ritrovano al fine di consolidare il network tra imprese, oltre che per fare il punto della situazione e ridefinire gli obiettivi da raggiungere. L’importanza di Associna è cresciuta al punto che attualmente questo evento è stato affiancato da convegni tematici su argomenti di attualità per la comunità cinese in Italia. Quest’anno il tema scelto è stato: Le seconde Generazioni Italo-Cinesi. Le nuove leve ricoprono un ruolo di rilievo crescente nella comunità italo-cinese. Come riportato nell’introduzione del giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, queste contribuiscono attivamente in tutti gli ambiti della comunità locale passando dagli aspetti culturali, sociali fino a quelli politici. Naturalmente l’ambito di maggiore impegno è quello economico. In questo senso le attività dei giovani italo-cinesi si dividono in base alla loro formazione: questi ragazzi sono infatti stati i primi ad avere avuto la possibilità di intraprendere gli studi universitari. I neo laureati bilingue – se non addirittura trilingue (vedi Inglese) – sono molto ricercati sul mercato del lavoro e sono principalmente occupati in grandi multinazionali. I giovani che al contrario non si sono accostati alla carriera universitaria dimostrano atrettanta intraprendenza attraverso nuove iniziative economiche basate sulla cooperazione italo-cinese. L’importanza delle nuove promesse italo-cinesi è ribadita anche dal vicepresidente di Associna il Dottor Francesco Wu, il quale sostiene come grazie alle loro competenze linguistico culturali, le seconde generazioni abbiano potuto incrementare in prima battuta gli investimenti italiani in Cina, e in seconda battuta favorire altresì gli investimenti cinesi in Italia. La cooperazione sino-italiana che ne è nata ha portato risultati molto positivi ad entrambi i sistemi (Italia e Cina) in un periodo di carenza di investimenti post crisi 2008. In linea con questa interpretazione la ditrettrice dell’Istituto Confucio, la dottoressa Elisa Maria Giunipero, ha spiegato come le nuove leve rappresentino un ponte verso l’integrazione con la comunità locale. La dottoressa Giunipero ha calorosamente invitato i ragazzi italo-cinesi alla partecipazione agli eventi universitari e culturali al fine di conoscere meglio la realtà locale e sentirsene parte attiva. Iniziative di questo segno sono ad esempio le guide turistiche scelte tra gli studenti della magistrale di lingue straniere presso l’università Cattolica di Milano per i turisti cinesi proveniente dalla madrepatria. Queste visite guidate lanciate in occasione dell’Expo si prefiggevano...
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Dal 1 ottobre la valuta cinese è entrata a far parte del paniere di calcolo degli Special Drawing Rights, l’unità di conto del Fondo Monetario Internazionale. Un ulteriore passo avanti verso la piena inclusione di Pechino nel sistema finanziario internazionale UNA DECISIONE STORICA – Era il 30 novembre del 2015 quando l’IMF decise l’inclusione della valuta nazionale cinese nel paniere degli Special Drawing Rights (una sorta di asset monetario globale ideato alla fine degli anni Sessanta e ponderato sui valori delle maggiori valute di riserva). Insieme a dollaro, euro, yen e pound. Una decisione storica, ufficializzata, come da programma, lo scorso primo ottobre. Pertanto, asset denominati in yuan verranno da oggi valutati in modo ancor più favorevole. Se alcune decine di banche centrali già detengono yuan nelle loro riserve, per un totale di quasi il 2 per cento al livello globale, con la decisione del 1 ottobre la presenza dello yuan crescerà in automatico, benché modestamente, e i prestiti del Fondo monetario saranno correlati anche alla valuta cinese; poi starà alle banche centrali riorganizzare eventualmente le proprie riserve ufficiali aumentando le quote di asset in yuan. E’ evidente che si tratta di un traguardo molto rilevante per la presenza cinese nella finanza globale, conseguito in ragione di uno sviluppo socioeconomico senza precedenti. Tuttavia, per molti si tratta di un punto di partenza piuttosto che di arrivo. Essere negli SDRs non garantisce di divenire in breve tempo una vera valuta di riserva, cioè ampiamente richiesta nel mondo. Peraltro, l’integrazione finanziaria tra Cina e il resto del mondo è asimmetrica, nel senso che sta crescendo gradualmente con alcuni Paesi in via di sviluppo mentre è più rallentata con quelli del sistema nordatlantico, benché vi siano nuovi segnali di parziale apertura. LA STRADA E’ ANCORA LUNGA – Sicuramente la Cina ha già garantito maggiore apertura agli scambi di capitali con l’estero e un maggiore accesso a banche straniere. Di fatto, però, permangono barriere geopolitiche ed economiche: se la Cina ha una politica monetaria attentamente controllata e non si può ancora permettere una totale convertibilità dello yuan, i cui margini di circolazione internazionale si sono notoriamente ampliati negli ultimi 5 anni, gli Usa, ad esempio, non sono ancora propensi ad aprire alle banche statali cinesi (a parte alcune eccezioni) e non vedono di buon occhio la concorrenza che lo yuan potrebbe esercitare sul predominio del dollaro, strumento unico per influenzare e condizionare a proprio vantaggio le relazioni col resto del mondo. Peraltro Stati Uniti ed Europa hanno sistemi bancari saturie quindi poco permeabili. Su Geofinanza e geopolitica (Parenti F.M. e Rosati U., Egea 2016) Ann Lee, esperta di politica economica cinese e relazioni sino-statunitensi, delinea i tratti salienti di questo nuovo scenario competitivo, sottolineando che i principali limiti a uno sviluppo dello yuan come valuta di riserva globale – cioè capace di competere con il dollaro e l’euro – siano non solo tecnici, legati all’inerzia e al maggiore sviluppo e livello di sofisticazione dei mercati finanziari occidentali, ma soprattutto geopolitici. Lee vede negli...
LaPira
Programma Venerdì 7 ottobre 2016 ore 9,30 Saluto del Sindaco della Città di Valmontone ALBERTO LATINI Messaggio del Card. PETER K. A. TURKSON, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, letto dal Sotto-Segretario dott.ssa FLAMINIA GIOVANELLI ore 10 LA PACE TRA RELIGIONI E POLITICA SECONDO GIORGIO LA PIRA Interventi di DANIELE LEODORI, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio PIERO PETRASSI, Presidente della Commissione Affari comunitari e internazionali, cooperazione tra i popoli del Consiglio Regionale del Lazio Mons. VINCENZO APICELLA, Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Segni-Velletri FONDAMENTI E PROSPETTIVE ore 11 FONDAMENTO TEOLOGICO (DA BETLEMME E DA FATIMA) Relazione di MICHAEL RYAN, Direttore dell’Istituto di Etica sociale ed economica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma Sabato 8 ottobre 2016 ore 9 RUSSIA (“MOSCA E ROMA” 1922) Relazione di PIETRO DOMENICO GIOVANNONI, Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, Firenze Intervento di TATIANA ZONOVA, MGIMO-Istituto Statale di Mosca per le Relazioni internazionali ore 11 ASIA (IMPERO CINESE E PAX AUGUSTA) Relazione di MARCO GIOVANNONI, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘Beato Gregorio X’, Arezzo Intervento dell’Ambasciatore MARIO SICA ore 13 Saluto dell’Assessore MARIA GRAZIA ANGELUCCI
Inst Goethe FaCES UCV Invitacion Emprendimiento Asociativo 5 y 6 cct 2016 Def (1)
JORNADAS DE CONFERENCIAS Y FOROS: EMPRENDIMIENTO ASOCIATIVO. DE LA ECONOMÌA COLABORATIVA A LA SOLIDARIA FaCES-UCV / Goethe Institut-Caracas. Sala de Conferencias del Piso 7 del Edificio de FaCES-UCV. 5 y 6 octubre 2016. – OBJETIVO DEL EVENTO. Este evento, organizado por el Goethe-Institut Caracas en alianza con la Facultad de Ciencias Económicas y Sociales (FaCES) de la Universidad Central de Venezuela con el apoyo de ciudadanos alemanes y venezolanos, pretende impulsar el conocimiento de experiencias de las economías colaborativa, social y solidaria mediante reflexiones y diálogos directos con los actores a partir de reflexiones teóricas acerca de cómo “el común” se organiza para enfrentar con valores, esfuerzos propios y autonomías sus variados problemas. El evento se realizará en dos días. En el primero, luego de las reflexiones teóricas señaladas y expuestas por participantes alemanes y nacionales, se presentarán experiencias que por sus impactos merecen ser conocidas; durante el segundo se constituirán paneles de especialistas para, a partir de introducciones al objeto de las mesas, generar intercambios. A lo largo del evento se contará con relatores que resumirán las presentaciones para posterior difusión. PROGRAMA. PRIMER DÍA 8:30 am. – ACTO INAUGURAL. Presentación de objetivos y programa: Prof, Oscar Bastidas Delgado. Salutacion por el Goethe-Institut Caracas: Sr. Ulrich Gmünder, Director. Palabras de instalación: Profa. Adelaida Struck, Decana de FaCES-UCV. – PRESENTACIÓN DE EXPERIENCIAS. – Del individualismo a la solidaridad. Los valores del emprendimiento como eje para definir las economías. Prof. Oscar Bastidas Delgado (UCV). – Co-crear comunes: Más allá de la producción de mercancías. Nuevas expresiones y tendencias de la Economía Alternativa. Visión de conjunto. Invitada alemana: Silke Helfrich, Commons Strategies Group. – Parque Cultural Tiuna El Fuerte. Un esfuerzo colectivo en lo cultural. María Eugenia Freitez, activista del Parque Cultural Tiuna. – Bautizo de libros: “La Identidad Cooperativa” y “Emprendimiento, Constitución y Gestión de Cooperativas”. Autor: Oscar Bastidas Delgado. TARDE. 2:00. p.m. – Empresa de Propiedad Social Directa de Servicios Comunitarios El Junquito. Empresa constituida por consejos comunales. Adelaida Lira, cofundadora. – El Núcleo de Desarrollo Endógeno Socialista Palital-Bañador de la Comunidad Indígena Kariña Palital. Jonas Guárez, Cacique de Palital. – Las Ferias de Consumo de Lara y sus mecanismos de solidaridad. Representantes de las Ferias. Yadira Oliveros y Ender Alexis Duarte. SEGUNDO DÍA. 8:30. a.m. PANEL: EDUCACIÓN PARA UNA ECONOMÍA ALTERNA: ¿HACIA UN INSTITUTO NACIONAL DE FORMACIÓN EN ECONOMÍA SOCIAL?. Introducción y presentación: Prof. David Esteller Ortega (UCV). Panelistas: Cooperativista Franklin Piña, Cooperativa Gestión Participativa; Ana María de Sandoval, Ex – Superintendente Nacional de Cooperativas y Gerente de la Cooperativa Consumo Paraguaná. – PANEL: ASOCIACIONISMO Y SALUD: ¿ES POSIBLE UNA RED COMUNITARIA DE SALUD?. Introducción y presentación: Dr. Máximo Barrios. Panelistas: Yadira Oliveros y Ender Alexis Duarte representantes del Centro Integral Cooperativo de Salud de Cecosesola; Cooperativista Ingrid Flores, co-emprendedora en salud comunitaria; Cooperativista Rafael Viloria, Servicio Médico Cooperativo (Sermecoop, Central Cooperativa de Barinas). PANEL: LAS COMUNAS COMO OPCIÓN PRODUCTIVA. Introducción y presentación: Prof. Iván Zambrano (UCV). Panelistas: María Eugenia Freitez, activista comunal; Adelaida Lira activista comunal; Migdalia Muñoz....
La figura di Trijiang Rinpoche è molto interessante nel variegato complesso dei maestri tibetani. Il precedente Trijiang, morto nel 1981, fu il principale guru del Dalai Lama e maestro della stragrande maggioranza dei più importanti Lama tibetani di lignaggio Gelug, come Lama Zopa, Geshe Rabten, Lama Yeshe. Era probabilmente il maestro più influente del lignaggio Gelug, più dello stesso Dalai Lama che, infatti, riceveva istruzioni e suggerimenti da lui. Per di più, secondo la tradizione (spesso molto fantasiosa) le sue vite precedenti erano particolarmente illustri, comprendendo personaggi come Chandrakirti, Shantarakshita, Atisha, Ra Lotsawa e addirittura l’ottavo Karmapa. Trijiang era discepolo del famoso maestro Pabhongka Rinpoche, autore del testo «Liberazione nel Palmo della tua Mano», un importante manuale di pratica della scuola Gelug secondo lo stile del Lam-Rim (ovvero del percorso graduale). Pabhongka fu colui che rivitalizzò il culto di Dorje Shugden, ed è la controversa figura di questo protettore che segnerà il destino dei Trijiang Tulku. Trijiang infatti dette l’iniziazione di Dorje Shugden alla maggioranza degli altri Lama Gelug, Dalai Lama incluso, intimandoli di fare la pratica; egli considerava Shugden come un protettore mondano e molto feroce, ma emanato da Manjushri a beneficio della purezza del lignaggio Gelug. Scrisse inoltre un testo dedicato solo a questo argomento, chiamato «Musica che Delizia un Oceano di Protettori». Tuttavia, dato che secondo Trijiang questo protettore si vendicava contro i maestri gelug che volevano ricevere insegnamenti dalle altre scuole, questo causò dei problemi nella comunità in esilio e l’allontanamento del Dalai Lama da questo culto (annunciato pubblicamente, infatti, solamente dopo la morte di Trijiang). Il fatto che il Dalai Lama abbia abbandonato (e poi vietato agli altri) la pratica di Shugden rappresenta – per i sostenitori di questo culto – una grave violazione dei voti che questi ha preso con il suo guru radice, cosa confermata dall’epilogo della storia con la nuova incarnazione di Trijiang Rinpoche. Infatti, nel 1985 il Dalai Lama riconobbe la nuova incarnazione di Trijiang, ma quest’ultimo studiò con dei maestri che, successivamente, non si associarono alla proibizione del Dalai Lama. Quindi, per una strana ironia della sorte che qualcuno chiama «karma», il presente Trijiang continua a praticare il culto di cui nella vita precedente fu il maggior propagatore, causando però un allontanamento irrimediabile con quello che nella vita precedente era il suo discepolo, ovvero il Dalai Lama. In altri termini, il Dalai Lama si trova nella situazione paradossale di non poter sviluppare alcun rapporto genuino con la reincarnazione – confermata da lui e pertanto non sostituibile – del suo principale maestro, cosa che secondo i detrattori del Dalai Lama costituisce una gravissima rottura dei samaya (ovvero dei voti tantrici) di quest’ultimo. A rendere ancora più controverse le cose, per un certo periodo il Dalai Lama ha pubblicamente annunciato di aver permesso a Trijiang di fare la pratica in via eccezionale, anche se a questo periodo è seguita la separazione totale tra i due. Dal 16 al 26 Settembre il giovane Trijiang – che ormai abita stabilmente in America dove...