3 Novembre 2026

Geopolitica

di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/21/russia-e-cina-contribuiscono-al-rafforzamento-del-mondo-multipolare/ La visita di Xi Jinping in Russia mostra il cammino della giusta strada da intraprendere nelle relazioni internazionali, rafforzando il mondo multipolare in contrasto con le spinte egemoniche di altre potenze, e perseguendo la pace in luogo del conflitto. La visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping in Russia rappresenta certamente un evento di grande importanza dal punto di vista delle relazioni internazionali, come dimostra l’attenzione mediatica che ha suscitato in tutto il mondo. L’incontro tra Xi e il suo omologo russo Vladimir Putin costituisce un fulgido esempio di come coltivare relazioni amichevoli tra Paesi, segnando un punto in favore del rafforzamento del mondo multipolare. Al contrario di altre potenze che vanno alla ricerca dell’egemonia, infatti, Russia e Cina promuovono relazioni volte al mutuo vantaggio e nel rispetto reciproco. “Nel complesso, la nostra interazione sulla scena internazionale contribuisce indubbiamente a rafforzare i principi fondamentali dell’ordine mondiale e del sistema multipolare“, ha affermato Putin nel corso del suo incontro con il leader cinese. “È per me un grande piacere mettere piede ancora una volta sul suolo della Russia, nostro vicino e amico, e fare una visita di Stato nella Federazione Russa su invito del presidente Vladimir Putin“, ha detto Xi Jinping al suo arrivo a Mosca. “A nome del governo e del popolo cinese, desidero porgere calorosi saluti e auguri al governo e al popolo russo“, ha aggiunto. “Cina e Russia sono vicini amichevoli e partner affidabili collegati da montagne e fiumi condivisi“, ha sottolineato ancora il presidente cinese. “Negli ultimi dieci anni, i nostri due Paesi hanno consolidato e ampliato le relazioni bilaterali sulla base della non alleanza, del non confronto e del non prendere di mira terze parti, e hanno dato un ottimo esempio per lo sviluppo di un nuovo modello di relazioni tra i principali Paesi caratterizzato rispetto reciproco, convivenza pacifica e cooperazione vantaggiosa per tutti”, ha spiegato Xi Jinping nel corso del suo intervento. In risposta alle ipocrite critiche occidentali, Xi Jinping ha spiegato che “consolidare e sviluppare positivamente le relazioni Cina-Russia è una scelta strategica che la Cina ha fatto sulla base dei propri interessi fondamentali e delle tendenze prevalenti nel mondo“. Un esempio che dovrebbero cogliere anche i Paesi europei, che invece preferiscono obbedire supinamente ai dettami provenienti dall’altra sponda dell’Oceano Atlantico, anche sacrificando i propri interessi nazionali. Nonostante il difficile momento a livello internazionale e l’intricata situazione ucraina, le relazioni bilaterali tra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese sono oggi ai massimi storici. La visita dI Xi Jinping non potrà dunque che portare benefici ad entrambi i Paesi e ai rispettivi popoli, promuovendo la pace e lo sviluppo nella regione e nel mondo. Alla vigilia della sua partenza per Mosca, Xi Jinping ha pubblicato un articolo sulla stampa cinese, nel quale afferma che “Cina e Russia hanno trovato la giusta via delle interazioni tra Stato e Stato. Questo è essenziale affinché la relazione resista alla prova delle mutevoli circostanze internazionali, una lezione confermata sia dalla storia che dalla realtà”. La Cina e la Russia stanno...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/20/lipocrisia-degli-stati-uniti-sulla-corte-penale-internazionale/ Il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale contro Vladimir Putin mette in evidenza le ipocrisie e i doppi standard degli Stati Uniti, che, come la Russia e l’Ucraina, non aderiscono all’organismo. Lo scorso 17 marzo, la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per il presidente russo Vladimir Putin e per il commissario russo per i diritti dei bambini Marija Lvova-Belova. La dichiarazione afferma che entrambi potrebbero essere responsabili “del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa“. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Marija Zacharova, commentando le informazioni porvenienti da L’Aia, ha affermato che le decisioni del tribunale non hanno alcuna conseguenza in Russia e che eventuali mandati di arresto sono nulli. La Russia, infatti, non fa parte dei 124 Paesi che aderiscono alla Corte, tra i quali oltretutto non figurano neppure gli Stati Uniti e l’Ucraina, e dunque la CPI non può esercitare la propria giurisdizione su quanto accaduto in Ucraina. Gli stessi USA, del resto, nel 2020 criticarono aspramente la Corte, dopo che i pubblici ministeri della CPI avevano indicato che avrebbero indagato sui crimini dei militari statunitensi in Afghanistan, adottando misure contro l’organismo. Il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Vasilij Nebenzija, ha risposto affermando che la CPI è pronta a esercitare la pseudo-giustizia su ordine dell’Occidente, dimostrando la propria inadeguatezza. “Questo tribunale internazionale di parte, politicizzato e incompetente ha dimostrato ancora una volta la sua inferiorità. La CPI è un burattino nelle mani dell’Occidente collettivo, che è sempre pronto a esercitare la pseudo-giustizia su ordinazione“, ha sottolineato il diplomatico russo. “È particolarmente cinico che decisioni giuridicamente insignificanti siano state rese pubbliche alla vigilia del 20° anniversario dell’invasione illegale statunitense dell’Iraq, Paese sul quale la CPI aveva giurisdizione ma non ha agito“, ha aggiunto Nebenzja. “La Russia non aderisce allo Statuto di Roma (il trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale, ndr). La CPI non ha giurisdizione sulla Russia e sui suoi cittadini. Consideriamo illegali e nulli tutti i documenti emanati da questo organismo“, ha osservato il rappresentante permanente della Federazione Russa. “Secondo tutte le indicazioni, la CPI ha effettivamente intrapreso la strada dell’auto-liquidazione, principalmente in termini di autorità e riconoscimento internazionale. Non siamo soli in questo giudizio. Permettetemi di darvi una citazione inaspettata dell’assistente per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton nel 2018: ‘Lasceremo morire la CPI da sola. Dopotutto, a tutti gli effetti, la CPI è già morta per noi’”. Ancora una volta, dunque, gli Stati Uniti e i loro vassalli occidentali stanno dimostrando tutta la propria ipocrisia. Washington, in particolare, dovrebbe lasciare la CPI investigare su tutti i crimini commessi dal proprio esercito a partire dalle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki fino ai giorni nostri, passando per i devastanti conflitti in Corea, Vietnam, Serbia, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e molti altri Paesi, senza dimenticare gli innumerevoli colpi di Stato sostenuti in tutto il mondo. “Pur di perseguire i propri interessi geopolitici, Washington sostiene il baccanale legale senza precedenti...
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A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/18/xi-jinping-in-visita-in-russia-per-la-pace-la-cooperazione-e-lamicizia/ Il presidente cinese Xi Jinping effettuerà una visita di Stato in Russia da lunedì a mercoledì, dove incontrerà Vladimir Putin per trattare delle principali tematiche internazionali, compresa la crisi ucraina. La traduzione dell’articolo di Bai Yunyi, Liu Xin e Zhao Juecheng pubblicato sul Global Times. Il presidente Xi Jinping effettuerà una visita di Stato in Russia da lunedì a mercoledì, ha annunciato venerdì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying. L’imminente visita del presidente Xi in Russia, vista come un viaggio di amicizia, cooperazione e pace, dovrebbe promuovere ulteriormente la cooperazione Cina-Russia e contribuire alla pace e allo sviluppo globali, hanno detto gli analisti. Su invito del presidente russo Vladimir Putin, il presidente Xi effettuerà una visita di Stato in Russia dal 20 al 22 marzo, secondo l’annuncio. Durante la sua prossima visita in Russia, il presidente Xi avrà un approfondito scambio di opinioni con il presidente Putin sulle relazioni bilaterali e sulle principali questioni internazionali e regionali di reciproco interesse, rafforzerà il coordinamento strategico e la cooperazione pratica tra i due Paesi e imprimerà nuovo slancio al crescita delle relazioni bilaterali, ha detto venerdì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin durante la regolare conferenza stampa. Cina e Russia continueranno a praticare il vero multilateralismo, promuovere una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali, lavorare per costruire un mondo multipolare, migliorare la governance globale e contribuire allo sviluppo e al progresso nel mondo, ha detto Wang. L’imminente visita in Russia è di grande importanza, in quanto avviene dopo che Xi è stato eletto presidente della Cina e presidente della Commissione militare centrale (CMC) alla terza riunione plenaria della prima sessione della 14° Assemblea Nazionale del Popolo, e questa sarà anche la sua prima visita all’estero nel 2023, hanno detto gli analisti. Mentre il mondo sta subendo drastici cambiamenti e la crisi ucraina continua da oltre un anno, la Cina ha pubblicato un documento di posizione sulla soluzione politica della crisi ucraina e un documento concettuale sull’Iniziativa di Sicurezza Globale. La visita di amicizia, cooperazione e pace di Xi mostrerà anche gli sforzi della Cina nel promuovere la pace e i colloqui, hanno osservato. Un elemento positivo per il mondo L’ambasciatore cinese in Russia Zhang Hanhui ha dichiarato al Global Times che la visita di stato di Xi in Russia è una pietra miliare per le relazioni Cina-Russia nella nuova era. Darà un forte impulso alle relazioni bilaterali e guiderà lo sviluppo sostenuto dei legami bilaterali ad alto livello. Andrej Kortunov, direttore generale del Consiglio russo per gli affari internazionali, ha espresso grandi aspettative per la visita di Xi e ha affermato che sarà molto importante per la parte russa. C’è una vasta gamma di questioni che possono essere discusse durante questo viaggio, comprese le relazioni economiche, l’ordine mondiale emergente e le crisi regionali. La visita sarà anche un segnale alla comunità internazionale che la partnership Cina-Russia è più forte che mai, ha detto l’esperto russo al Global Times. I massimi leader di Cina e Russia hanno mantenuto strette interazioni. La Russia è stata la destinazione...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com La presidente dell’Honduras Xiomara Castro ha affermato che il suo Paese è pronto a ristabilire le relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese. Di seguito la traduzione dell’articolo di Chen Qingqing pubblicato il 15 marzo sul Global Times. La Cina ha accolto con favore le ultime osservazioni del presidente dell’Honduras, Xiomara Castro, che ha affermato che il suo Paese sta cercando di stabilire relazioni diplomatiche con la Cina. Alcuni esperti ritengono che con i Paesi centroamericani che godono di crescenti dividendi grazie alla loro cooperazione con la Cina, sia solo una questione di tempo prima che i restanti Paesi rompano i “legami diplomatici” con l’isola di Taiwan. In risposta a ciò, Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato mercoledì in una conferenza stampa che 181 Paesi in tutto il mondo hanno stabilito relazioni diplomatiche con la Cina sulla base del principio di “una sola Cina”, che ha pienamente dimostrato che stabilire relazioni diplomatiche con la Cina è un corretto andamento storico e politico generale. “Sulla base del principio di ‘una sola Cina’, la Cina è disposta a sviluppare relazioni amichevoli e di cooperazione con tutti i Paesi del mondo, compreso l’Honduras“, ha affermato Wang. Castro ha dichiarato nel suo account Twitter di aver incaricato il ministro degli Esteri dell’Honduras Eduardo Reina di intraprendere l’apertura di relazioni ufficiali con la Cina, come segno della sua determinazione ad espandere liberamente le frontiere in concerto con le nazioni del mondo. Non è stata la prima volta che il leader dell’Honduras ha espresso tale intenzione, poiché Castro ha detto durante la sua campagna presidenziale nel 2021 che avrebbe cercato relazioni diplomatiche con la Cina se fosse stata eletta, ma il suo governo aveva fatto marcia indietro su quei commenti dopo che ha assunto l’incarico, secondo i resoconti dei media. Se il Paese centroamericano stabilisse relazioni diplomatiche con la Cina, sarebbe anche un duro colpo per l’isola di Taiwan, hanno affermato alcuni esperti, soprattutto dopo che il Nicaragua e la Cina hanno ripreso le relazioni diplomatiche nel dicembre 2021. Il Nicaragua è stato l’ottavo Paese che l’isola di Taiwan ha perso i rapporti dopo che Tsai Ing-wen del Partito Progressista Democratico è diventata la leader regionale di Taiwan nel 2016. “Castro ha preso l’impegno durante la sua campagna presidenziale, ma poi gli Stati Uniti hanno esercitato molta pressione sul governo dell’Honduras, il che avrebbe potuto portare il suo governo a fare marcia indietro su quelle parole“, ha dichiarato Jiang Shixue, professore presso il Centro di Studi Latinoamericani dell’Università di Shanghai, ha detto mercoledì al Global Times. “Ma in questo momento sembra che il governo dell’Honduras abbia resistito alla pressione“. Anche alcuni diplomatici cinesi hanno accolto con favore l’osservazione dell’Honduras. L’ambasciatore cinese in Messico Zhang Run ha twittato che “il principio di ‘una sola Cina’ è il consenso della comunità internazionale e una delle regole di base delle relazioni internazionali. Congratulazioni Honduras per questa corretta decisione di abbracciare quel principio!“. “La crescente presenza economica e l’influenza politica della Cina in America centrale e nei Caraibi ha cambiato il punto di vista dei Paesi della regione sulla Cina“,...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/13/accordo-iran-arabia-saudita-grande-successo-della-diplomazia-cinese/ Lo storico accordo tra Iran e Arabia Saudita dimostra la coerenza e l’efficacia della diplomazia cinese nella ricerca della pace collettiva, mentre assesta un duro colpo alla politica mediorientale statunitense, volta all’egemonia sulla regione. Lo scorso 10 marzo, l’Iran e l’Arabia Saudita hanno raggiunto uno storico accordo per la ripresa delle normali relazioni diplomatiche e la riapertura delle rispettive ambasciate. Un risultato di grande importanza per i due Paesi guida della religione islamica, che tuttavia non sarebbe stato possibile senza il fondamentale ruolo di mediazione ricoperto dalla Cina, nella persona del direttore dell’Ufficio della Commissione Affari Esteri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, Wang Yi. Wang, ex ministro degli Esteri e più importante rappresentante diplomatico della Repubblica Popolare, ha ospitato venerdì l’incontro tra la delegazione iraniana guidata da Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell’Iran, e la delegazione saudita guidata da Musaad bin Mohammed Al-Aliban, ministro di Stato, membro del Consiglio dei ministri e consigliere per la sicurezza nazionale del Regno di Arabia Saudita. Al termine dell’incontro, i tre Paesi hanno rilasciato il comunicato sul raggiungimento dello storico accordo. Secondo la dichiarazione congiunta raggiunta dai tre Paesi, Iran e Arabia Saudita hanno concordato di riprendere le relazioni diplomatiche entro due mesi e riaprire le ambasciate e le agenzie in entrambi i Paesi. I ministri degli Esteri dei due Paesi terranno colloqui finalizzati all’attuazione della decisione e prenderanno le disposizioni necessarie per lo scambio degli ambasciatori. Ricordiamo che Iran e Arabia Saudita avevano interrotto le relazioni diplomatiche nel 2016, e da allora sono seguiti sei anni di grandi tensioni che non hanno contribuito certamente a migliorare la stabilità regionale. A margine dell’incontro, Wang ha sottolineato che il risultato raggiunto ha inviato un chiaro segnale che la crisi ucraina non è l’unico problema al mondo, e che ci sono molte questioni riguardanti la pace e il sostentamento dei popoli che richiedono attenzione globale e una corretta gestione. “Non importa quanto complicate o spinose siano alcune questioni, mantenere lo spirito di rispetto reciproco per cercare un dialogo paritario può aiutare entrambe le parti a raggiungere un accordo”, ha commentato il diplomatico cinese. L’accordo tra i due Paesi musulmani ha avuto grande eco mediatica in tutto il mondo, viste anche le conseguenze che potrebbe avere su scala internazionale: “Il miglioramento delle relazioni Iran-Arabia Saudita è di grande importanza non solo per la regione e il mondo islamico, ma anche per il mondo intero: esso dà certezze al Medio Oriente poiché il mondo sta ancora risentendo dell’impatto del conflitto Russia-Ucraina, e aumenta la fiducia nella pace e nello sviluppo”, ha dichiarato Zhu Yongbiao, direttore esecutivo del Centro di ricerca per la Belt and Road dell’Università di Lanzhou, intervistato dal Global Times. Il raggiungimento dell’accordo tra Iran e Arabia Saudita rappresenta anche una chiara vittoria della diplomazia cinese, con la Repubblica Popolare che si impone sempre più come interlocutore affidabile nelle relazioni internazionali. Coerentemente con i principi teorici della propria politica estera, la Cina si fa promotrice di pace e stabilità in un mondo nel...
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FONTE ARTICOLO: Reseau Voltaire Traduzione di Rachele Marmetti per Reseau Voltaire La Repubblica Popolare di Cina, che durante il vertice Cina-Paesi Arabi aveva auspicato un riavvicinamento di Arabia Saudita e Iran, ora ha spinto i due Paesi nemici ad assumere l’impegno di riaprire entro due mesi le rispettive ambasciate. Questo accordo è esito dei negoziati avviati in Iraq e Oman e può considerarsi il primo, a livello mondiale, dall’inizio del declino del dominio occidentale. Si fonda sulla non-ingerenza reciproca negli affari interni; si oppone perciò alle “regole” occidentali, basate sul principio “due pesi, due misure”. All’inizio della Rivoluzione Islamica iraniana, Teheran e Riyad erano alleate; si separarono nel 2016, dopo l’esecuzione in Arabia Saudita del principale leader dell’opposizione, lo sceicco sciita Nimr al-Nimr. Con questo accordo Beijing diventa repentinamente protagonista imprescindibile in Medio Oriente, dove l’influenza di Stati Uniti, Regno Unito e Francia è invece in declino. Il riavvicinamento fra Iran e Arabia Saudita dovrebbe favorire la pace nello Yemen, la riammissione della Siria nella Lega Araba, infine l’elezione di un presidente della Repubblica in Libano; pone inoltre le basi dello sviluppo della regione per il prossimo decennio della regione e dà un decisivo impulso alla realizzazione del progetto regionale delle “vie della seta”.
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com Il 10 marzo, l’Assemblea Nazionale del Popolo ha votato la conferma di Xi Jinping come presidente della Repubblica Popolare Cinese per un terzo mandato consecutivo. L’organo ha anche approvato la riforma del Consiglio di Stato. Sebbene il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese dello scorso ottobre avesse già dato una chiara indicazione in questo senso, il 10 marzo, l’Assemblea Nazionale del Popolo – ovvero il parlamento ciense – ha eletto all’unanimità Xi Jinping come presidente della Repubblica Popolare Cinese e presidente della Commissione militare centrale. Per Xi Jinping, che ricopre anche l’incarico di segretario generale del Partito Comunista Cinese, si tratta del terzo mandato consecutivo alla guida del Paese più popoloso del mondo, divenendo il primo in assoluto a raggiungere questo traguardo dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949. “Il risultato elettorale riflette la volontà comune e l’unità dell’intero Paese e rafforza anche il vantaggio chiave della certezza e della coerenza politica della Cina che assicurano al Paese la capacità di superare le sfide e realizzare la modernizzazione cinese mentre il mondo sta attraversando profondi cambiamenti mai visti in un secolo”, secondo quanto scritto da Yang Sheng sul Global Times. Anche secondo la versione inglese del Quotidiano del Popolo, la testata direttamente legata al Partito Comunista, la rielezione di Xi Jinping alla guida della Repubblica Popolare riflette la volontà comune condivisa da tutto il Partito, dall’intero esercito e dal popolo cinese di tutti i gruppi etnici: “Ciò mostra il sistema di leadership “trinitaria” del PCC, della RPC e dell’Esercito Popolare di Liberazione, e mostra il vantaggio politico della leadership del PCC e il vantaggio istituzionale del socialismo con caratteristiche cinesi, ed è utile per rafforzare e migliorare la leadership generale del Partito e per migliorare il sistema di leadership del Partito e dello Stato”, osserva l’editoriale. In effetti, la rielezione di Xi Jinping riflette la volontà della Cina di mantenere stabilità e certezze in un momento storico in cui le gravi tensioni internazionali, aggravante dalle spinte egemoniche statunitensi, prospettano un futuro gravido di instabilità e incertezze. A tal proposito, nel rapporto al 20° Congresso nazionale del PCC dello scorso ottobre, il presidente aveva affermato che “il nostro Paese è entrato in un periodo di sviluppo in cui le opportunità strategiche, i rischi e le sfide sono concomitanti e incertezze e fattori imprevisti stanno aumentando. […] Dobbiamo quindi essere più consapevoli dei potenziali pericoli, essere preparati ad affrontare gli scenari peggiori ed essere pronti a resistere a forti venti, acque agitate e persino tempeste pericolose“. Li Haidong, professore presso l’Istituto di relazioni internazionali dell’Università Cinese degli Affari Esteri, ha dichiarato venerdì al Global Times che “i leader che sono stati eletti oggi hanno dimostrato di essere leader qualificati e di successo con saggezza e visioni strategiche negli ultimi 10 anni, basandosi sui notevoli risultati raggiunti. Il risultato dell’elezione fornisce fiducia all’intera società e fornisce anche certezza alla comunità internazionale poiché tutte le nazioni vedranno la forte stabilità politica e la coerenza della Cina“. Secondo il professor Li, la Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo nella promozione della...
di Paul Craig Roberts Traduzione di Costantino Ceoldo – FONTE ARTICOLO: Idee&Azione Il recente annuncio dell’Arabia Saudita che il governo è aperto ad accettare il pagamento del petrolio in valute diverse dal dollaro è un annuncio importante, ignorato dai giornalisti. La fine del petrodollaro avrebbe gravi effetti negativi sul valore del dollaro, sull’inflazione e sui tassi di interesse statunitensi. Per mezzo secolo il petrodollaro ha sostenuto il valore del dollaro statunitense e ha garantito il finanziamento degli ampi deficit di bilancio e commerciali dell’America. Fatturando il petrolio in dollari, i sauditi hanno garantito una domanda mondiale di dollari americani. Senza questa domanda di dollari, il costante aumento dell’offerta di moneta statunitense avrebbe eroso il valore di cambio del dollaro rispetto alle altre valute. Poiché gli Stati Uniti hanno delocalizzato gran parte della loro produzione per uso interno, sono dipendenti dalle importazioni e il crescente deficit commerciale avrebbe eroso il valore di cambio del dollaro e provocato un’elevata inflazione. Allo stesso modo, poiché il mondo aveva bisogno di dollari per i pagamenti del petrolio, i Paesi detenevano dollari sotto forma di Treasury statunitensi fruttiferi piuttosto che di valuta e questo rendeva facile il finanziamento dei grandi deficit di bilancio degli Stati Uniti. Il petrodollaro ha sostenuto il mantenimento del ruolo del dollaro come valuta mondiale dopo che il presidente Nixon ha chiuso la finestra d’oro nel 1971, ponendo di fatto fine al sistema di Bretton Woods che, dopo la seconda guerra mondiale, aveva conferito al dollaro USA il ruolo di valuta di riserva. Secondo il sistema di Bretton Woods, le banche centrali straniere avevano il diritto di chiedere l’oro statunitense in cambio delle loro disponibilità in dollari. Quando la Francia fece questa richiesta, Nixon abrogò l’accordo di Bretton Woods. Per salvare il valore del dollaro e il suo ruolo di valuta di riserva, fu creato il sistema dei petrodollari. Negli ultimi anni Washington ha talmente abusato del ruolo di valuta di riserva del dollaro con sanzioni e sequestri di beni che molti Paesi desiderano regolare gli squilibri commerciali nelle proprie valute per sfuggire alla possibilità di Washington di minacciarli e punirli per aver fatto i propri interessi anziché quelli di Washington. Se l’Arabia Saudita abbandona il petrodollaro, la domanda di dollari e il valore del dollaro diminuiranno. Si tratta di una grave minaccia per il potere di Washington e per il potere finanziario delle banche americane. È possibile che i sauditi stiano inviando a Washington il segnale che il mancato rispetto da parte di Washington di alcune preoccupazioni o interessi sauditi può avere conseguenze indesiderate per loro. In altre parole, i sauditi potrebbero usare la loro influenza per ottenere ciò che vogliono da Washington. Il tempo lo dirà. Se i sauditi abbandoneranno il petrodollaro, gli americani dovranno far fronte a una forte inflazione e agli alti tassi di interesse necessari per finanziare i deficit di bilancio degli Stati Uniti, a meno che non sia la stessa Fed a finanziare i deficit stampando moneta, nel qual caso l’inflazione monetaria si aggiungerebbe...
di Anna Lotti FONTE ARTICOLO: AGCcommunicationnews.eu La Russia fa sempre più affidamento sul rublo e sullo yuan per i pagamenti transfrontalieri, i finanziamenti e altro a un anno da quando ha iniziato le operazioni militari in Ucraina, viste le sanzioni occidentali che limitano il suo accesso al dollaro e all’euro. A marzo 2022, la Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali, Swift ha disconnesso diverse importanti banche russe dalla sua rete di regolamento globale a causa della guerra. Il dollaro e l’euro rappresentavano il 34% e il 19% dei pagamenti delle esportazioni della Russia a settembre 2022, secondo la sua Banca centrale, in calo rispetto al 52% e al 35% di gennaio, prima che le sanzioni entrassero in vigore. Alcuni pagamenti per il gas russo vengono ancora effettuati in dollari ed euro, anche tramite Gazprombank, una sussidiaria della Gazprom che è esente dal divieto Swift, nonché tramite unità russe di banche occidentali. Ma una parte crescente dei pagamenti, il 47% a settembre 2022, viene effettuata utilizzando lo yuan e il rublo. Gazprom ha convertito le esportazioni di gas verso la Cina in yuan e rublo dal dollaro. Alcuni importatori europei ora pagano anche in rubli. Le sanzioni europee sul petrolio russo hanno alimentato un aumento delle esportazioni verso l’Asia, accelerando ulteriormente lo spostamento verso lo yuan. Le aziende stanno anche esplorando alternative a Swift. Le transazioni giornaliere medie sul sistema di pagamento interbancario transfrontaliero cinese, Cips, sono aumentate di circa il 50% dall’inizio dell’invasione arrivando a 21.000 a gennaio 2023. «Il Cips fondamentalmente gestisce solo i pagamenti basati sullo yuan, quindi è un’alternativa limitata allo Swift (…) potrebbe diventare più popolare nei paesi che potrebbero potenzialmente subire sanzioni dagli Stati Uniti o dall’Europa», riporta Nikkei. Il ridotto afflusso di dollari ed euro ha ridotto la disponibilità di valuta estera in Russia. I prestiti in valuta estera alle imprese sono diminuiti del 13% tra marzo e ottobre, mentre i prestiti in rubli sono aumentati dell’11%. Gli investitori stranieri, precedentemente responsabili del 10% circa delle transazioni sui titoli di stato russi, sono quasi completamente usciti dal mercato. Il paese ha emesso esclusivamente obbligazioni denominate in rubli dall’inizio delle operazioni ucraine e la percentuale di queste attività detenute da attori stranieri è scesa a circa il 10% da circa il 20%. Le opzioni per l’invio di denaro dentro e fuori la Russia si stanno solo restringendo. La giapponese Mizuho Bank a ottobre ha detto ai clienti di utilizzare valute diverse dal dollaro per le rimesse in Russia, dopo che una banca corrispondente in dollari ha dichiarato che avrebbe interrotto l’elaborazione delle rimesse dei clienti per l’unità di Mosca della banca nella valuta statunitense. Il timore diffuso tra gli operatori è che il sistema finanziario globale si frammenti ulteriormente, riducendo l’efficienza economica e minando le sanzioni occidentali.
Alfred-Thayer-Mahan-Linteresse-degli-Stati-Uniti-Prima
Dal Sito di Anteo Edizioni Con questa raccolta di articoli, Alfred T. Mahan si propose di indicare ai propri concittadini le ragioni per le quali gli Stati Uniti erano chiamati, a cavallo tra i secoli XIX e XX, a slanciarsi sugli oceani, fino a diventare la Potenza marittima egemone. In essi Mahan indaga e rileva i veloci cambiamenti nella politica internazionale e nell’ambito tecnologico e militare in corso, gli snodi e le posizioni marittime che permettono agli Stati Uniti di esercitare un dominio incontrastato sul mare; le strategie militari, la collocazione geografica statunitense, la riunione con la Gran Bretagna e quindi la presa in eredità dell’impero transoceanico britannico; lo strangolamento dell’economia avversaria per il tramite dell’embargo e l’arricchimento della propria col commercio marittimo; il pericolo di un fragile equilibrio di potere in Europa e nell’Estremo Oriente; l’occidentalizzazione del mondo. Oggidì, l’importanza di questa raccolta non si esaurisce all’ambito storico, ma si estende anche alla rilevanza che le teorie di Mahan continuano ad avere nelle strategie mondiali perseguite sia dagli Stati Uniti che dalle Potenze che intendono avvalorare, contrastare o conquistare il dominio sui mari e sugli oceani. COLLANA CLASSICI (A cura di Marco Ghisetti, responsabile Area Anglosassone del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) La geopolitica (da grego γῆ gê, terra, e πολιτική politikḗ, politica) studia l’attore politico all’interno dello spazio geografico. La collana “Classici” offre al lettore i testi degli autori che hanno gettato le basi, i fondamenti dell’edificio della geopolitica contemporanea, le fonti del pensiero da cui da ormai più di un secolo autori e statisti si abbeverano per comprendere e muoversi all’interno dell’odierno mondo internazionale. Attraverso la lettura ed il confronto con i testi ormai diventati classici è infatti possibile individuare non solo i fiumi della storia dietro all’evoluzione storica dei nostri tempi, ma anche le stelle polari che guidano tuttora le rotte solcate e le azioni degli odierni attori politici e, quindi, comprendere le future evoluzioni dello spazio politico globale. Se infatti è vero che il futuro ha radici profonde, allora non solo ogni tipo di approfondita comprensione delle dinamiche internazionali, ma anche ogni efficace azione politica che voglia caratterizzarsi per essere una efficace piattaforma di cambiamento non può prescindere dalla conoscenza della tradizione geopolitica. COMPRA IL LIBRO . T. Mahan – “L’INTERESSE DEGLI STATI UNITI RISPETTO AL DOMINIO DEL MARE PRESENTE E FUTURO“, Anteo Edizioni