La Camera di Commercio Italia Uzbekistan in collaborazione la Camera di Commercio ed Industria dell’Uzbekistan, una Missione in Uzbekistan di aziende operanti nei settori: – Costruzioni, vetro, marmi, ceramica – Articoli in gomma e materie plastiche, – Lavorazione delle pelli, – Agroindustriale. – Ambiente ed energie rinnovabili – Apparecchi medicali e farmaceutico – Estrazione di minerali – Meccanica – Mobili ed arredamento. Il programma dell’evento prevede: – Prima giornata workshop e incontri B2B – Seconda giornata proseguimento B2B e visite ad aziende. Perché partecipare L’Uzbekistan è ora in una fase di trasformazione economica, diversificazione e modernizzazione del sistema produttivo, con importanti investimenti sia nel settore pubblico per infrastrutture che in quello privato per la produzione di beni di consumo. Le tecnologie ed il know how italiano sono molto apprezzati. L’Uzbekistan oggi • In fase di forte sviluppo, con un incremento PIL superiore all’5% annuo e con esportazioni italiane in costante aumento. 33 milioni di abitanti • Ricco di importanti risorse: gas metano, oro, rame, uranio, e carbone. Grande produttore di cotone. • Attraenti prospettive per investitori esteri. Produrre in Uzbekistan vuole dire servire un mercato di oltre 250 milioni di abitanti che include Paesi dell’Asia Centrale e la Russia. Il costo di partecipazione è di 1900 € e comprende il costo dell’Hotel 4 stelle per 3 notti ed i trasporti locali. La richiesta di partecipazione, anche NON IMPEGNATIVA, andrà inviata a segreteria@ciuz.info entro il 15 settembre 2019, compilando la scheda allegata. La conferma definitiva dovrà essere data entro il 30 settembre salvo rinvii. Camera di Commercio Italia Uzbekistan Via Monte Rosa, 93 20149 Milano Tel: 0243912773 www.ciuz.info
centro studi eurasia e mediterraneo
Articolo Originale: https://www.tasnimnews.com/en/news/2019/07/13/2052095/europe-s-decline-inevitable-unless-it-resists-us-unilateralism-italian-author TEHRAN (Tasnim) – An Italian author and geopolitical analyst hailed the “successful” strategy of resistance adopted by countries like Iran, Venezuela, and Syria against the US, and warned that if Europe does not liberate itself from US unilateralism, its decline is inevitable. “There is no doubt that Iran, Syria, Venezuela, and Yemen have been successful in their strategy of resistance…,” Stefano Vernole, the head of External Relations at the Eurasia Mediterranean Study Center, said in an interview with the Tasnim News Agency. “What Europe needs is a process of military, economic and cultural liberation (from US) on a continental scale, otherwise its decline and disintegration appear practically inevitable,” he added. Vernole, a graduate in contemporary history and analysis of conflicts, ideologies, and politics in the contemporary world, has worked in the field of bibliographic cataloging and in the field of public administration. He is the head of external relations at the Eurasia Mediterranean Study Center and Deputy Director of “Eurasia”, a journal of geopolitical studies. He is the author of Ex-Yugoslavia: Dirty Game in the Balkans, National Fragmentation and Geopolitical Risk of Kosovo (2013), The Serbian Question and the Kosovo Crisis (2008), as well as co-author of The struggle for Kosovo (2007), Tibet Crossroads between Past and Future (2014), Discovering Tibet (2015), and Lo Xizang (Tibet) and the New Silk Road (2016). International developments are full of examples of how regional and trans-regional countries have successfully adopted strategies of resistance against oppression and unilateralism that have borne good results. As you know, countries like Iran, Syria, Yemen, Venezuela, and Palestine have protected their national sovereignty against foreign threats and have achieved many gains through this strategy. In contrast, some countries have adopted a strategy of appeasement or reconciliation when being hectored and bullied by world powers. Given the experiences of these resistance countries, what do you think about their approach and the concept of resistance? there is no doubt that Iran, Syria, Venezuela and Yemen have been successful in their strategy of resistance but these are sovereign states, the situation is different for the Palestinians who in reality are still struggling to have real recognition. It is equally clear that not only their condition of national sovereignty was essential for the purpose, in fact the support of a part of the anti-imperialist powers proved decisive. Syria has obtained decisive help precisely from the Iranian and Russian military intervention, Venezuela has nevertheless obtained economic and diplomatic support from Moscow and Beijing, Yemen has been helped by Iran and other countries. The cause of Palestine in recent decades, however, inflamed the hearts of millions of people around the world, unfortunately the internal differences and some strategic errors of the leadership of the PLO (including Hamas) in recent years have seriously damaged the image, alienating a part of the likes he enjoyed. To sum up, there are at least two conditions necessary for victorious resistance: an independent territorial base and important international friendships. Do you think that countries...
Probabilmente nella storia recente nessuna profezia geopolitica si è rivelata più erronea de la fine della storia prospettata da Fukuyama all’indomani della caduta dei sistemi socialisti dell’Europa orientalei. Quello che si profilava come il secolo americanoii si sta rivelando invece come il secolo multilaterale, se non addirittura il secolo cinese.iii Quello che è certo, è che l’accelerazione dei processi di globalizzazione economica presenta oggi aspetti meno scontati del previsto. In questo contesto, capire il progetto della Nuova Via della Seta significa capire in larga parte i nuovi equilibri geopolitici planetari e, per il nostro paese, sapere affrontare nuove questioni nonché scorgere nuove opportunità. D’altra parte già nel 2006 Christopher Pehrson intuì il progetto della Nuova via della Seta definendolo come “strategia del filo di perle”; con questo concetto, l’alto ufficiale statunitense anticipava la strategia cinese di realizzare nei paesi esteri infrastrutture autonome in aree geostrategiche del pianeta, avvalendosi della compartecipazione di capitali o aziende cinesi secondo un rapporto di costi e benefici.iv Risulta infatti evidente che la Nuova Via della Seta rappresenta un ambizioso progetto economico, culturale e politico, una manovra strategica epocale che viene proposta per connettere i paesi coinvolti in modo da ampliare gli scambi commerciali e culturali tra i popoli. Questo perché, contrariamente al modello di globalizzazione predatoria proposto – anzi imposto – da parte statunitense e Occidentale, che ha ricalcato e ricalca ancora tutti i crismi dell’imperialismo novecentesco, le élite cinesi non sono orientate a logiche di puro profitto ma tendono principalmente ad assicurare l’ordine sociale, attraverso un pensiero che subordina l’istinto egoistico individualista a quello dell’interesse collettivo. E questa è stata l’impostazione che ha guidato finanche lo sviluppo delle multinazionali cinesi che, in gran parte di proprietà pubblica, hanno acquisito molti asset fondamentali dell’Occidente. Protagonisti di queste azioni sono, per esempio, la ChemChina gigante mondiale della chimica, o la Cosco Shipping Line, la più grande compagnia di navigazione del pianeta. Ma cos’è esattamente la Belt and Road Initiative (Bri), il programma cinese di investimenti infrastrutturali che riuscirebbe ad oscurare il Piano Marshall, mettendo sul piatto mille miliardi di dollari, ovvero sette volte tanto quanto stanziato dagli americani alla fine della Seconda guerra mondiale? C’è subito da chiarire che non esiste una definizione ufficiale. La Bri è stata lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, ma molto spesso vengono fatti rientrare al suo interno progetti che sono partiti anche diversi anni prima. Basti ricordare che al settembre del 2018 erano stati finanziati 173 progetti nominalmente collegati alla Bri in 45 Paesi. Secondo i funzionari cinesi, la Nuova via della Seta dovrebbe reggersi su sei grandi corridoi internazionali. Il primo è quello con il Pakistan (la sigla ufficiale è Cpec), poi c’è quello che attraversa Bangladesh, India e Myanmar (Bcimec). Il terzo prevede la partecipazione di Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan (Ccwaec). Il progetto che coinvolge Cambogia, Laos, Malesia, Thailandia, Myanmar e Vietnam è il Cicpec. Il quinto asse è con Russia e Mongolia (Cmrec), mentre la sesta colonna è quella che...
Articolo originale pubblicato sul sito internet Young Diplomats Tony Benn said “War is the ultimate failure of diplomacy” and waging a war is mean to be failed. Yuval Noah Harari, in his book “21 Lessons for the 21st Century” also notes that “if somebody finds a formula to wage a successful wars in the twenty-first century conditions, that gates of hell might open […] Tony Benn said “War is the ultimate failure of diplomacy” and waging a war is mean to be failed. Yuval Noah Harari, in his book “21 Lessons for the 21st Century” also notes that “if somebody finds a formula to wage a successful wars in the twenty-first century conditions, that gates of hell might open with rush”. In the era when the world has Mass Destruction weapons (MDW), thinking to wage a war is to destroy the life on planet. If we look at the statistics, there are today more jihadi terrorist fighting in more countries than there were before the September 11, 2001. According to a report of Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), as of January 31, 2018, 43.7 per cent of the afghan territory is still under the control of Taliban. What we have done is quite simple. We have applied the formula of exporting Extremism and importing Terrorism. By tracing the history, without going in detail, we find that the United Stated and the Kingdom Saudi Arabia have been the larger exporters of Extremism in the Muslim World during the Afghan War (1979-1989). Crown Prince, Muhammad bin Salman, in March 2018, himself admitted that Wahhabism was spread at behest of West during the Cold War. The fact is, in the eve of 9/11, USA turned aggressive, radical and racial. The country ultimately changed her way to see and perceive the world particularly the Muslim. Taking her allies on a side, United States, under the leadership of late and ex-President George W. Bush started bloodiest military actions in Afghanistan, Iraq and then the entire region of Middle East which resulted in millions of innocent casualties, worst humanitarian crisis, and gave birth to century’s most radical terrorist organisations like Al-Qaida, Islamic State of Iraq and Syria (ISIS) and so on. Afghan Taliban, instead of eighteen years of armed engagement, have grown rapidly. If we critically analyse the origin of Talibanism in Afghanistan, the finger rises against the USA itself and her so-called allies in the Muslim World. Unlike Francis Fukuyama, I also feel incomplete without discussing History. During the Cold war, in 1979, when the USSR launched the communist campaign of territorial expansion in Afghanistan that United Stated couldn’t digest and felt it against her interest. So, to fight against communism in Afghanistan, USA with the assistance of her Muslim allies started producing Jihadis. And the USA won the ground, but wait, wait. Soon after the fall of communism when USA left the reigns of Mujahidin (Jihadi Fighters), they turned more radical and aggressive, but with a little difference. The former Jihadi were against the communism, and the later are against...
Call for Papers Geopolitical Report Vol.3/2019 “Future challenges and economic trends in Asia” pubblicato dall’Associazione Studio, Ricerca e Internazionalizzazione in Eurasia e Africa (Asrie). Termine ultimo per presentazione dei contributi, 31 luglio 2019. Queste le indicazioni da seguire: We are looking for contributions for Geopolitical Report Vol. 3/2019 “Future challenges and economic trends in Asia”, a publication which will analyse the Asian continent with special attention to investment opportunities, economic trends, regional and international relations and political challenges. Academics of any educational and professional level (MA, PhD, Post-Doc and beyond), journalists, analysts and experts from different sectors are invited to submit papers on any aspect of historical, political, economic, security and cultural dynamics of Asia including but not limited to: – Investment opportunities and Free Economic Zones of the Asian countries – ASEAN and the Fourth Revolution – Developments in the regional energy market – Ethnic minorities and ethnic conflicts – China and the regional dynamics – International and economic relations between Italy and the Asian countries – The impact of the Belt and Road Initiative in the Asian market – Security problems This publication is part of our projects Focus ASEAN, Eurasia Monitor, and Doing Business New Silk Road. Contact our organisation indicating the topic of your paper and send your contribution to info@asrie.org by 31 July 2019. Please, respect the following guidelines and the format of the text reported by our organisation. These are the general guidelines of the document you should send us. Each paper should have: A Title, author(s), a brief biography in English of the author and possible affiliations, abstract in English and Italian (200/300 words), 5-6 keywords. Text in English OR Italian (according to the author’s will). References APA Style. FORMAT Times New Roman 12, justify first line indent 0.6, line spacing 1.5, 2,000-4,000 words. Title: Times New Roman 14 bold, Paragraphs’ titles: Times New Roman 14 bold and italic FOOTNOTES Times New Roman 10, justify, only for quotes and essential data. (APA Citation Style) – At the end of each essay. Please follow the instructions below. BOOK: Author, A.A.. (Year of Publication). Title of work. Publisher City, State: Publisher. NEWSPAPER: Author, A.A.. (Year, Month Date of Publication). Article title. Magazine Title, pp. JOURNAL ARTICLE: Author, A.A.. (Publication Year). Article title. Periodical Title, Volume(Issue), pp.-pp. WEBSITE: Author, A.A.. (Year, Month Date of Publication). Article title. Retrieved from URL. (accessed: dd/mm/yyyy)
Si è tenuta martedì 30 aprile a Roma presso la Sala degli Arazzi del Ministero dell’Economia la seconda sessione della Task Force Italia – Cina, presieduta dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico Prof. Michele Geraci e alla quale è intervenuto anche il Sottosegretario agli Esteri On. Manlio Di Stefano (presente anche il Ministro per il Sud, la senatrice Barbara Lezzi). Dopo aver ringraziato i numerosissimi presenti, il Prof. Geraci ha ricordato l’obiettivo fondamentale della Task Force: aumentare l’export italiano dagli attuali 13 miliardi di euro fino a 20 miliardi di euro, servendosi del Memorandum of Understanding firmato con Pechino quale strumento di promozione del Made in Italy in Cina (e non certo come strumento di politica commerciale, essendo quest’ultima prerogativa dell’Unione Europea). Che la strada tracciata dal Governo Conte sia quella giusta è dimostrato dai fatti sia interni che esterni: tra Roma e Pechino sono già stati firmati nuovi accordi sui voli aerei, sul turismo, sulla scambio di tecnologie, di studenti e sulla collaborazione culturale tra siti Unesco, mentre in Europa sia la Svizzera che il Lussemburgo hanno deciso di aderire al MOU sulla Belt and Road Initiative (seguendo l’esempio di altri 13 Paesi UE). Geraci ha quindi ribadito che non solo non esiste per l’Italia la “trappola del debito” ma che quando spira il vento possente di un’economia come quella cinese non si possono erigere muri ma solo mulini per canalizzarne direzione e forza; il grande merito della recente intesa sulla Nuova Via della Seta è aver imposto a Pechino (che la intende sicuramente anche quale strumento politico) il rispetto di parametri europei. La grande potenzialità dell’Italia è costituita dalla sua posizione geografica; attraversata da 4 corridoi europei, la nostra Penisola rappresenta un hub logistico naturale per il trasporto delle merci cinesi verso l’Africa e il bacino del Mediterraneo ed è favorita dal fatto che il tessuto economico cinese nel nostro Paese è già forte (gli investimenti delle imprese cinesi in Italia danno lavoro a circa 30.000 persone, l’85% delle quali italiane) e non così dissimile dal nostro (il 42% del PIL cinese è prodotto da imprese familiari, composte da 4-5 persone). E’ però indispensabile che l’Italia metta a sistema la propria rete di porti (Genova, Trieste, Venezia e Ravenna in particolare), approfittando dell’occasione rivestita dalla BRI per adeguarne le capacità di accoglimento delle grandi navi porta container (ad oggi assolutamente insufficiente). Lo stesso può dirsi per il trasporto merci via terra, che se serve alla Cina per sviluppare le proprie regioni interne rappresenta allo stesso tempo una grande opportunità per l’Italia di orientare i flussi di traffico europei tramite la propria rete ferroviaria.
Sabato 11 maggio, presso il Parco del Dopolavoro Ferroviario (Sala Gialla Entrata e Parcheggio via Stalingrado 12) la Giornata Panafricana organizzata da Termitario Africano Programma ore 17.00: Incontro dibattito Pensare che fare. Il panafricanismo nel XXI secolo Hyacinthe Kouole, presidente ass. Il Termitaio Africano: saluti e presentazione Franco Soldani, Centro studi Juan de Mairena: Capitale transnazionale e migrazioni di massa Emanuele Montagna, ass. Il Termitaio Africano: L idea panafricana nella crisi globale Fabrice Alla, organizzatore manifestazione nazionale panafricana di Milano del 25 maggio 2019: Il panafricanismo e la battaglia contro la moneta coloniale francese. Ore 20.00: cena a cura dell associazione DAM (Donna Africana Migrante) prenotazioni al +39 328 2931129 a seguire serata di musica afro volantino_africano
Si terrà il giorno lunedì 25 marzo 2019, dalle ore 15 alle ore 17 presso la Sala Consiliare del Municipio I di Roma (Circonvallazione Trionfale 19) la conferenza commemorativa Serbia; la memoria 20 dopo le bombe della NATO.
Nel bel mezzo delle polemiche lanciate dagli ambienti atlantisti italiani ed europei, il Sottosegretario all’Economia Michele Geraci ha egregiamente spiegato in un breve intervento presso Regione Lombardia gli aspetti più controversi dell’intesa commerciale e culturale con la Cina che dovrebbe essere firmata, alla presenza dello stesso Presidente Xi Jinping, il prossimo 22 marzo. Il convegno organizzato il 13 marzo da Movisol e al quale ha partecipato anche Helga Zepp-LaRouche, ha contribuito a dissipare tanti luoghi comuni sul “pericolo giallo” instillati dai media mainstream su volere degli ambient Neo Cons degli Stati Uniti (curiosamente alleatisi con i Democratici USA riguardo questo dossier), i quali temono la messa in crisi dell’architettura geopolitica atlantista. La relatrice ha spiegato in particolare le opportunità per le imprese italiane in Africa – un continente al cui sviluppo la Cina ha riservato per ora 400 miliardi di dollari – grazie all’accordo di cooperazione con Pechino già siglato dal Governo Conte. Tutti i Paesi che sono stati coinvolti finora nella Nuova Via della Seta ne ammettono i benefici e ne esaltano la convenienza rispetto a quando si trovavano dipendenti dalle politiche finanziarie del Fondo Monetario Internazionale. La Cina non si vuole sostituire agli Stati Uniti ma intende costruire un nuovo sistema internazionale basato sui principi di sovranità e non ingerenza negli affari interni degli Stati. L’influenza cinese sarà importante anche per recuperare la migliore eredità culturale europea (quella del Rinascimento, della filosofia tedesca, dell’école polytechnique ecc.); il confucianesimo parla di armonia tra le nazioni ed educazione estetica della popolazione (“pulizia della mente”), meritocrazia e bene comune. Ma la relazione più attesa era ovviamente quella del Prof. Geraci, che ha diviso per punti il suo discorso: 1) L’importanza della Belt and Road Initiative per l’interesse nazionale sarà quella di favorire le imprese italiane che si trovano lungo il suo percorso. E’ necessario perciò avvicinare i due blocchi economici, Europa e Asia, sfruttando la vocazione dell’Italia alle esportazioni: il loro aumento in Cina può farci guadagnare subito un punto di PIL. La firma del Memorandum of Understanding sulla BRI avverrà mettendo al riparo le nostre aziende da meccanismi predatori. 2) Screening difensivo. Tutti i Paesi che compiono acquisizioni in Italia devono dirottare i flussi di investimento verso operazioni di greenfield production, le quali consentono all’impresa rilevata di entrare nel mercato in cui già opera l’impresa acquirente. Al fine di salvaguardare le aziende da acquisizioni tout court che ne metterebbero a rischio l’ancoraggio al territorio, oltre al rafforzamento del Golden Power (prerogativa del Presidente del Consiglio e non di Geraci come erroneamente alluso in alcuni articoli), si valuta di fissare la soglia massima del 30% nella vendita delle imprese strategiche. 3) Il meccanismo di protezione delle imprese approvato a Bruxelles è invece un semplice scambio di comunicazioni e informazioni tra Paesi stranieri in caso di acquisizioni rilevanti ma il parere della Commissione dell’Unione Europea non è vincolante né efficace. Le preoccupazioni della UE al riguardo della firma del MOU con la Cina sono perciò risibili. 4) La cooperazione tra Italia...
Introduzione Ue e Giappone hanno siglato, il 17/07/2018, a Tokyo l’accordo di partenariato strategico e l’accordo di partenariato economico, il più grande trattato commerciale bilaterale mai siglato dall’Unione, destinati a rafforzare le relazioni tra l’arcipelago e il Vecchio Continente. Nella capitale nipponica al 25esimo vertice Ue-Giappone a rappresentare l’Unione c’erano Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, mentre per il Giappone ha partecipato al vertice il primo ministro Shinzo Abe. Tra gli obiettivi prioritari fissati nell’accordo, il più grande accordo di libero scambio mai completato dall’UE, emerge in primo luogo la riduzione o l’eliminazione delle tariffe doganali di un elenco di prodotti condivisi, rendendo meno gravoso l’interscambio commerciale per i tutti i soggetti interessati, a beneficio soprattutto delle piccole e medie imprese. Successivamente le parti si sono impegnate anche nel concordare un Accordo di partnership strategico che comprende i temi del cambiamento climatico, della difesa dell’ambiente, delle politiche di sicurezza. L’EPA aprirà quindi importanti orizzonti di sviluppo nelle strategie fra i due giganti economici a beneficio della crescita economica e del benessere globale. L’accordo commerciale L’EPA è il più grande accordo commerciale concluso dall’UE. Il 99% delle tariffe applicate sull’export tra UE e Giappone, le quali attualmente ammontato a circa a 1 miliardo di euro, saranno rimosse. Una mossa contro il protezionismo di Trump. Le imprese dell’UE esportano già in Giappone beni per oltre 58 miliardi di euro e servizi per 28 miliardi di euro. Le imprese europee devono però affrontare le barriere commerciali all’esportazione verso il Giappone, il che rende difficile per loro competere. L’UE sta negoziando un accordo commerciale con il Giappone per: – eliminare questi ostacoli – contribuire a plasmare norme commerciali globali in linea con i nostri standard elevati e i nostri valori comuni – inviare un segnale forte per sottolineare che due delle principali economie mondiali rifiutano il protezionismo. Nel 2013 i governi dell’UE hanno incaricato la Commissione europea di avviare negoziati con il Giappone. Il 6 Luglio 2017 l’Unione Europea ed il Giappone hanno raggiunto un accordo di principio sugli elementi fondamentali dell’accordo di partenariato economico EU-Giappone. La Commissione europea ha ora proposto al Consiglio e al Parlamento europeo di approvare l’accordo di partenariato economico UE-Giappone. Il Jefta deve essere presentato al Parlamento europeo per l’entrata in vigore quest’anno e dovrà essere ratificato dal parlamento di Ue e Giappone prima di entrare in vigore intorno a fine marzo 2019, prima dell’inizio della Brexit. Un accordo di partenariato strategico In parallelo, l’UE sta negoziando con il Giappone anche un accordo di partenariato strategico. Lo SPA è il primo accordo quadro tra l’UE e il Giappone. Rafforzerà la cooperazione e il dialogo attraverso un’ampia gamma di questioni bilaterali, regionali e multilaterali. Evidenzia i valori condivisi e i principi comuni che costituiscono le basi per una cooperazione stretta e duratura tra l’UE e il Giappone come partner strategici. Questi includono la democrazia, le norme di legge, i diritti umani e le libertà/diritti fondamentali. L’accordo rafforzerà la cooperazione in settori quali la pace e la sicurezza...