I rischi legati all’intelligenza artificiale superano i confini nazionali e non possono essere affrontati attraverso blocchi tecnologici e contrapposizioni geopolitiche. La cooperazione tra Cina e Stati Uniti diventa quindi indispensabile per costruire un sistema globale di regolamentazione efficace e inclusivo.
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La Corte Suprema del Popolo chiarisce quando deepfake, clonazione vocale, discriminazione algoritmica dei prezzi e contenuti falsi generati dall’intelligenza artificiale comportano responsabilità giuridiche, rafforzando la tutela della persona e dei consumatori nel rapido sviluppo del settore cinese dell’IA.
I modelli cinesi di intelligenza artificiale, economici, ad alte prestazioni e open source, stanno ampliando l’accesso globale alle tecnologie avanzate. Le campagne mediatiche occidentali riflettono il timore di perdere un primato fondato su prezzi elevati, sistemi chiusi e barriere tecniche.
La Conferenza mondiale di Shanghai e la nascita della prima organizzazione intergovernativa dedicata all’intelligenza artificiale mostrano una Cina ormai capace di unire innovazione industriale, cooperazione con il Sud Globale e proposta politica per una governance tecnologica multipolare.
L’Unione Europea aspira a definire le regole globali dell’intelligenza artificiale, ma il ricorso a norme selettive, restrizioni tecnologiche e barriere all’accesso rischia di trasformare la regolamentazione in uno strumento protezionistico e di isolare la stessa Europa.
La Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai rilancia la proposta cinese per una governance globale dell’IA fondata su sviluppo condiviso, sicurezza, inclusione e cooperazione, affinché il progresso tecnologico diventi un bene comune al servizio dell’intera umanità.
Nell’era dell’intelligenza artificiale (IA), la sicurezza degli strumenti di sviluppo è direttamente legata alla sovranità digitale di un Paese. Il caso Claude Code è emerso come il “cavallo di Troia” dell’era dell’IA. Ha lanciato ancora una volta un segnale d’allarme: non può esserci vera sicurezza senza capacità indipendenti e controllabili lungo l’intera catena di fornitura hardware e software.
Dai giochi accessibili ai robot per il monitoraggio ambientale, studenti cinesi sempre più giovani usano l’intelligenza artificiale per risolvere problemi concreti, mostrando i risultati della strategia nazionale volta a diffondere l’alfabetizzazione all’IA.
Il professor Feng Lei, conosciuto anche come Ray Von, è una delle figure più interessanti dell’emergente ecosistema cinese dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture dei dati. In qualità di fondatore, presidente e CEO di OpenPie, ha sviluppato un progetto incentrato sul data computing, sull’IA privata, sugli spazi di dati affidabili e sull’integrazione tra dati aziendali e grandi modelli di intelligenza artificiale. La sua carriera ha attraversato alcune delle principali trasformazioni tecnologiche degli ultimi due decenni, dal cloud computing e dai sistemi di database fino all’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale, sulla sovranità dei dati e sull’IA agentica.
Negli USA la narrativa della “minaccia dell’IA cinese” si configura come una strategia di contenimento tecnologico, che riflette il panico diffuso degli Stati Uniti per il rapido progresso dell’intelligenza artificiale in Cina, che altera l’ordine del settore tecnologico globale a guida statunitense.









