9 Ottobre 2026

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I rischi legati all’intelligenza artificiale superano i confini nazionali e non possono essere affrontati attraverso blocchi tecnologici e contrapposizioni geopolitiche. La cooperazione tra Cina e Stati Uniti diventa quindi indispensabile per costruire un sistema globale di regolamentazione efficace e inclusivo.
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Nell’era dell’intelligenza artificiale (IA), la sicurezza degli strumenti di sviluppo è direttamente legata alla sovranità digitale di un Paese. Il caso Claude Code è emerso come il “cavallo di Troia” dell’era dell’IA. Ha lanciato ancora una volta un segnale d’allarme: non può esserci vera sicurezza senza capacità indipendenti e controllabili lungo l’intera catena di fornitura hardware e software.
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Il professor Feng Lei, conosciuto anche come Ray Von, è una delle figure più interessanti dell’emergente ecosistema cinese dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture dei dati. In qualità di fondatore, presidente e CEO di OpenPie, ha sviluppato un progetto incentrato sul data computing, sull’IA privata, sugli spazi di dati affidabili e sull’integrazione tra dati aziendali e grandi modelli di intelligenza artificiale. La sua carriera ha attraversato alcune delle principali trasformazioni tecnologiche degli ultimi due decenni, dal cloud computing e dai sistemi di database fino all’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale, sulla sovranità dei dati e sull’IA agentica.
Negli USA la narrativa della “minaccia dell’IA cinese” si configura come una strategia di contenimento tecnologico, che riflette il panico diffuso degli Stati Uniti per il rapido progresso dell’intelligenza artificiale in Cina, che altera l’ordine del settore tecnologico globale a guida statunitense.