di Dr. Talat Shabbir | Traduzione per il CeSE-M di Matteo Pistilli
Rafforzando la cooperazione regionale, promuovendo le tecnologie verdi, ampliando i finanziamenti per il clima, condividendo conoscenze e attuando politiche coordinate, i membri della OCS possono accelerare la transizione verso economie a basse emissioni di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici. Le scelte compiute oggi determineranno la sicurezza ambientale, la stabilità economica e la qualità della vita delle generazioni future.
FONTE: Hilal Publications
Il cambiamento climatico si è affermato come una delle sfide più decisive del XXI secolo. A differenza delle tradizionali minacce alla sicurezza, il cambiamento climatico trascende i confini politici e colpisce i Paesi indipendentemente dalla loro forza economica o capacità militare. L’aumento delle temperature sta contribuendo a ondate di calore più frequenti e intense, all’alterazione dei regimi delle precipitazioni, a siccità prolungate, inondazioni devastanti, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari e progressivo degrado degli ecosistemi. Questi cambiamenti non riguardano più soltanto l’ambiente, ma incidono sempre più sulle comunità, sulle economie e sui governi di tutto il mondo. Il cambiamento climatico provoca danni che vanno ben oltre l’ambiente naturale. Gli eventi meteorologici estremi danneggiano le infrastrutture, compromettono l’agricoltura e le catene di approvvigionamento e minacciano la disponibilità di risorse idriche, esercitando ulteriori pressioni sui sistemi sanitari. I mutamenti delle condizioni climatiche incidono inoltre sulla produzione alimentare, sulla sicurezza energetica, sull’occupazione e sulla crescita economica. Il cambiamento climatico viene pertanto sempre più considerato non soltanto una sfida ambientale, ma anche una questione economica, umanitaria, di sviluppo e di sicurezza. I Paesi in via di sviluppo sono quelli maggiormente colpiti, poiché dispongono di capacità finanziarie e istituzionali limitate per prepararsi ai disastri legati al clima o riprendersi dalle loro conseguenze.
Tra questi Paesi, il Pakistan rappresenta un esempio particolarmente significativo. Il Paese deve affrontare una combinazione di pressioni ambientali e socioeconomiche che lo rendono fortemente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Sebbene il Pakistan contribuisca per meno dell’uno per cento alle emissioni globali di gas a effetto serra (Greenhouse Gases in sigla GHG), rimane fortemente esposto alle conseguenze dell’aumento delle temperature, dei cambiamenti nei regimi delle precipitazioni, dello scioglimento dei ghiacciai, della scarsità d’acqua e di eventi meteorologici sempre più estremi. La sua diversità geografica e climatica, unita a una popolazione numerosa e alla dipendenza da settori sensibili al clima, come l’agricoltura, rende particolarmente significativi gli effetti del cambiamento climatico. Le devastanti inondazioni del 2022, le prolungate ondate di calore, l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai himalayani e il crescente stress idrico hanno messo in evidenza la vulnerabilità del Paese ai disastri indotti dal clima. Questi eventi hanno causato enormi sofferenze umane, danneggiato le infrastrutture, compromesso l’agricoltura, indebolito la sicurezza alimentare e rallentato la crescita economica. L’esperienza del Pakistan dimostra la profonda ingiustizia del cambiamento climatico, per cui i Paesi meno responsabili delle emissioni spesso sopportano il peso maggiore delle sue conseguenze. Per il Pakistan, il cambiamento climatico rappresenta quindi una sfida immediata in termini di sviluppo e resilienza nazionale. L’esperienza del Pakistan dimostra inoltre perché l’azione per il clima richieda non soltanto una preparazione interna, ma anche una più forte cooperazione internazionale e regionale. Questa realtà rafforza l’importanza della cooperazione regionale. Le sfide climatiche, per loro stessa natura, trascendono i confini nazionali. I fiumi attraversano le frontiere, i ghiacciai alimentano più Paesi e le tempeste di polvere possono percorrere migliaia di chilometri. Allo stesso modo, il degrado delle foreste, delle zone umide, degli ecosistemi montani e di altre risorse naturali può produrre conseguenze che si estendono ben oltre il territorio in cui si verifica il danno. Nessun Paese, indipendentemente dalle risorse di cui dispone, può affrontare efficacemente queste sfide in modo isolato. Un’azione climatica efficace richiede cooperazione in ambiti quali la ricerca scientifica, la riduzione del rischio di disastri (Disaster Risk Reduction in sigla DRR), la gestione delle risorse idriche, le energie rinnovabili, la tecnologia, i finanziamenti e il rafforzamento delle capacità. Ciò è particolarmente importante in una regione geograficamente interconnessa, nella quale i Paesi affrontano molte pressioni ambientali comuni pur disponendo di livelli differenti di risorse e competenze tecniche. Questa crescente necessità di un’azione collettiva attribuisce un ruolo importante alle organizzazioni regionali. Le istituzioni che riuniscono i Paesi attorno a interessi economici, di sicurezza e di sviluppo condivisi possono offrire piattaforme per il dialogo, il coordinamento e la cooperazione pratica.
Questo mandato più ampio conferisce all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) una piattaforma utile per tradurre gli impegni ambientali in una concreta cooperazione regionale. I meccanismi di cooperazione per la condivisione delle conoscenze, la gestione dei disastri, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono pertanto indispensabili. L’OCS si è evoluta da organizzazione regionale incentrata sulla sicurezza a piattaforma complessiva che affronta la cooperazione economica, la connettività, gli scambi culturali, la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile. Questa evoluzione riflette il mutamento della natura delle sfide che i suoi Stati membri si trovano ad affrontare. Il cambiamento climatico, la scarsità d’acqua, l’insicurezza alimentare, il degrado ambientale e i disastri naturali hanno implicazioni sempre più dirette per la stabilità regionale e la sicurezza umana. Guidata dai principi dello Spirito di Shanghai — fiducia reciproca, beneficio reciproco, uguaglianza, consultazione, rispetto della diversità culturale e perseguimento dello sviluppo comune — l’OCS dispone della base istituzionale necessaria per affrontare le emergenti sfide non tradizionali alla sicurezza, compreso il cambiamento climatico, che dovrebbe ormai diventare una delle sue principali priorità.
Nel quadro dell’OCS, la Cina occupa una posizione particolarmente forte. Negli ultimi decenni, la Cina ha effettuato ingenti investimenti nelle energie rinnovabili, nelle tecnologie verdi, nelle infrastrutture sostenibili e nella tutela ecologica. La transizione della Cina verso uno sviluppo di alta qualità dimostra che la crescita economica e la sostenibilità ambientale possono essere complementari, offrendo insegnamenti ai Paesi in via di sviluppo che cercano di conciliare l’industrializzazione con la responsabilità climatica. Per l’OCS, l’esperienza cinese nello sviluppo verde rappresenta pertanto un’opportunità per rafforzare la cooperazione pratica tra gli Stati membri. Allo stesso tempo, la cooperazione dovrebbe continuare a basarsi sul beneficio reciproco e sull’apprendimento condiviso, consentendo agli altri membri dell’OCS di contribuire con le proprie competenze, risorse ed esperienze. Ciò contribuirà a trasformare la cooperazione climatica da un ampio obiettivo politico in una componente concreta dello sviluppo regionale. Per il Pakistan, la cooperazione con la Cina nell’ambito del Corridoio economico Cina-Pakistan (China-Pakistan Economic Corridor in sigla CPEC) offre un’importante opportunità per promuovere lo sviluppo verde. Il CPEC ha già svolto un ruolo significativo nel rafforzare le infrastrutture e la capacità energetica del Pakistan, in particolare durante la sua fase iniziale. Il suo successivo sviluppo ha posto un’enfasi crescente sulle energie rinnovabili, sull’industrializzazione sostenibile dal punto di vista ambientale, sulla resilienza climatica e sugli investimenti verdi. Il futuro del CPEC può pertanto essere considerato non soltanto attraverso la tradizionale prospettiva delle infrastrutture e della connettività, ma anche alla luce delle nuove priorità dello sviluppo sostenibile. La futura cooperazione nell’energia solare, nell’energia eolica, nell’idroelettrico e nello sviluppo urbano sostenibile può rafforzare in misura significativa la capacità del Pakistan di perseguire una crescita resiliente ai cambiamenti climatici. Maggiori investimenti in questi settori potrebbero contribuire a diversificare il mix energetico del Paese, ridurre la dipendenza dai combustibili importati, rafforzare la sicurezza energetica e sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Allo stesso tempo, i progetti nel settore delle energie rinnovabili possono creare opportunità di occupazione e favorire lo sviluppo tecnologico.
Nel suo insieme, l’OCS possiede un enorme potenziale per diventare un modello globale di cooperazione ambientale regionale. I suoi Stati membri rappresentano una quota considerevole della popolazione mondiale, della produzione economica, delle risorse naturali e delle riserve energetiche. Una simile diversità comporta al tempo stesso responsabilità e opportunità. Se adeguatamente valorizzata, questa forza collettiva può generare soluzioni innovative capaci di affrontare le sfide ambientali condivise.
Diverse aree prioritarie dovrebbero orientare la cooperazione climatica nel quadro dell’OCS. La prima priorità dovrebbe essere rappresentata dalle energie rinnovabili, che possono diventare un pilastro centrale dell’integrazione regionale e dello sviluppo sostenibile. Gli Stati membri dell’OCS dispongono di un notevole potenziale nell’energia solare, eolica, idroelettrica e in altre forme di energia rinnovabile, ma tale potenziale è distribuito in modo disomogeneo nella regione. Una maggiore cooperazione regionale potrebbe contribuire a collegare questi punti di forza complementari e a ridurre la dipendenza da fonti energetiche ad alta intensità di carbonio.
In secondo luogo, la riduzione del rischio di disastri (DRR) e l’adattamento climatico richiedono un più forte coordinamento istituzionale. Poiché molti Paesi dell’OCS devono affrontare inondazioni, siccità, scioglimento dei ghiacciai e ondate di calore, sistemi regionali di allerta precoce, meccanismi congiunti di risposta alle emergenze ed esercitazioni coordinate di gestione dei disastri sono essenziali per rafforzare la resilienza.
In terzo luogo, la collaborazione scientifica dovrebbe costituire la base della governance climatica regionale. Università, think tank e istituti di ricerca dovrebbero condurre ricerche congiunte sulla scienza del clima, sulla gestione delle risorse idriche, sull’agricoltura sostenibile e sulla biodiversità. Anche i mezzi di informazione svolgono un ruolo importante nel promuovere un dibattito pubblico informato, mentre i think tank possono contribuire a tradurre le conoscenze in raccomandazioni di politica pubblica concretamente attuabili.
Infine, le iniziative di connettività regionale dovrebbero integrare standard ambientali e misure di salvaguardia ecologica, al fine di garantire uno sviluppo sostenibile. È altrettanto importante affrontare i vincoli finanziari. L’OCS può favorire partenariati tra governi, banche di sviluppo, investitori privati e istituzioni finanziarie internazionali per mobilitare le risorse necessarie a costruire un futuro sostenibile e resiliente. Il successo della cooperazione climatica nell’ambito dell’OCS dipenderà da un impegno politico costante e da un’attuazione efficace. L’istituzione di un Partenariato dell’OCS per lo sviluppo verde contribuirebbe a coordinare le politiche, la cooperazione tecnologica, i finanziamenti per il clima, la ricerca e il rafforzamento delle capacità. Riunioni ministeriali periodiche possono garantire continuità e responsabilità. Promuovendo lo sviluppo sostenibile, rafforzando la resilienza e favorendo una connettività verde, l’OCS può affermarsi come una delle principali piattaforme per la governance climatica regionale e la cooperazione ambientale concreta in tutta l’Eurasia.
Il percorso da seguire richiede non soltanto una visione collettiva, ma anche una volontà politica incrollabile, una responsabilità condivisa e un impegno costante da parte di ogni Stato membro dell’OCS. Guidata dai principi dello Spirito di Shanghai, l’Organizzazione dispone di un’opportunità unica per trasformare la crisi climatica in un catalizzatore di innovazione, resilienza e prosperità sostenibile. Rafforzando la cooperazione regionale, promuovendo le tecnologie verdi, ampliando i finanziamenti per il clima, condividendo conoscenze e attuando politiche coordinate, i membri dell’OCS possono accelerare la transizione verso economie a basse emissioni di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici. Le scelte compiute oggi determineranno la sicurezza ambientale, la stabilità economica e la qualità della vita delle generazioni future. Agendo con unità, lungimiranza e determinazione, l’OCS può affermarsi come leader globale nella governance climatica, dimostrando che la solidarietà regionale costituisce il fondamento di un futuro più verde, più inclusivo e realmente sostenibile per tutti.
L’autore ha conseguito un dottorato di ricerca in Relazioni internazionali presso la Quaid-i-Azam University di Islamabad e ha al suo attivo diverse pubblicazioni.