18 Luglio 2026
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In una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni geopolitiche, segnata dal progressivo superamento dell'ordine internazionale emerso dopo la Guerra Fredda e dalla crescente competizione tra diverse visioni della governance globale, le relazioni tra Italia e Pakistan assumono un valore che va ben oltre la semplice dimensione bilaterale. Esse rappresentano infatti un esempio concreto di come il dialogo e la cooperazione, se in buona fede, possano contribuire alla costruzione di relazioni internazionali più stabili, equilibrate e orientate allo sviluppo comune.

di Alessandro Fanetti

“L’individuo si rafforza nel contatto con gli altri, non nell’isolamento.”
  Muhammad Iqbal

Un ponte tra Europa e Asia in un mondo che cambia

In una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni geopolitiche, segnata dal progressivo superamento dell’ordine internazionale emerso dopo la Guerra Fredda e dalla crescente competizione tra diverse visioni della governance globale, le relazioni tra Italia e Pakistan assumono un valore che va ben oltre la semplice dimensione bilaterale. Esse rappresentano infatti un esempio concreto di come il dialogo e la cooperazione, se in buona fede, possano contribuire alla costruzione di relazioni internazionali più stabili, equilibrate e orientate allo sviluppo comune.

La storia dei rapporti tra Italia e Pakistan si inserisce in un percorso ultracentenario di relazioni tra popoli, culture e comunità che oggi può essere stimato in 125 anni di contatti, collaborazioni e scambi, successivamente consolidatisi sul piano diplomatico dopo l’indipendenza del Pakistan del 1947. Nel corso dei decenni i due Paesi hanno sviluppato una cooperazione che ha coinvolto ambiti economici, culturali, scientifici, accademici e istituzionali, costruendo un patrimonio di fiducia che rappresenta oggi una solida base per affrontare le sfide bilaterali e multilaterali del XXI secolo.

È proprio in questo contesto che assume particolare rilevanza l’interessante iniziativa svoltasi il 9 giugno 2026 presso la Camera dei Deputati a Roma, dedicata alle relazioni tra Italia e Pakistan e alla necessità di rafforzare ulteriormente un rapporto già ricco di risultati ma ancora caratterizzato da enormi potenzialità di crescita. L’evento ha costituito un momento di confronto significativo tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca, della diplomazia e della società civile, offrendo l’occasione per riflettere non soltanto su quanto è stato realizzato, ma soprattutto su ciò che resta ancora da costruire per approfondire una cooperazione strategica sempre più importante nel contesto internazionale contemporaneo.

L’iniziativa, alla quale ha presenziato anche il CeSEM, ha evidenziato come il rapporto tra Roma e Islamabad possa rappresentare un modello positivo di dialogo tra Europa e Asia, in un momento in cui la “frammentazione” geopolitica globale sembra nettamente prevalere sulle logiche della cooperazione. La presenza di autorevoli rappresentanti istituzionali e diplomatici ha confermato la volontà comune di proseguire lungo il percorso del dialogo, individuando nuove opportunità di collaborazione in settori chiave quali innovazione, ricerca, sviluppo sostenibile, commercio e diplomazia culturale.

Tra i momenti più significativi dell’evento vi è stata la partecipazione dell’Ambasciatore del Pakistan in Italia, S.E. Ali Javed, protagonista di un intenso lavoro volto al consolidamento delle relazioni bilaterali. Particolarmente significativo è stato il riconoscimento conferito ad Agostino Da Polenza, Presidente di EvK2CNR, figura che ha dedicato la propria vita all’esplorazione, allo studio e alla valorizzazione delle grandi catene montuose pakistane, contribuendo in maniera decisiva alla costruzione di un ponte scientifico e culturale tra i due Paesi.

Le montagne come strumento di diplomazia

Uno degli aspetti più affascinanti delle relazioni tra Italia e Pakistan riguarda il ruolo svolto da quella che può essere definita come “diplomazia delle montagne”. Pochi rapporti bilaterali possono infatti vantare una dimensione simbolica e scientifica così profonda.

La storia inizia con le grandi spedizioni italiane nel Karakorum e trova il suo momento più celebre nella conquista del K2 del 1954 guidata da Ardito Desio. Da allora, il legame tra gli studiosi italiani e le montagne pakistane si è progressivamente rafforzato, trasformandosi in una collaborazione stabile nel campo della ricerca scientifica, della glaciologia, della climatologia e dello sviluppo sostenibile delle comunità locali.

L’opera svolta negli anni da EvK2CNR e da Agostino Da Polenza ha contribuito a rendere il Pakistan uno dei principali laboratori mondiali per lo studio degli effetti dei cambiamenti climatici nelle aree montane, con le attività di ricerca che hanno prodotto importanti risultati nel monitoraggio dei ghiacciai del Karakorum, nella tutela ambientale e nella cooperazione scientifica internazionale, dimostrando come la conoscenza possa diventare uno strumento di diplomazia capace di creare fiducia e collaborazione durature tra i popoli.

Economia e commercio: risultati importanti ma ancora sottodimensionati

Se la cooperazione scientifica rappresenta una delle dimensioni più nobili del rapporto bilaterale, quella economica costituisce probabilmente il settore che offre le maggiori prospettive di crescita.

Secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri italiano, della Commissione Economica Mista Italia-Pakistan e di SACE, l’interscambio commerciale tra i due Paesi supera stabilmente gli 1,4 miliardi di dollari annui, collocando l’Italia tra i principali partner commerciali europei del Pakistan.[1] 

Le esportazioni italiane verso il Pakistan hanno superato i 460 milioni di euro negli ultimi anni disponibili, mentre le importazioni dall’economia pakistana si attestano attorno a un miliardo di euro, confermando una significativa complementarità produttiva tra i due sistemi economici.[2]

L’Italia esporta principalmente macchinari industriali, tecnologie manifatturiere, apparecchiature per il settore tessile, prodotti farmaceutici e componentistica specializzata. Il Pakistan, invece, rappresenta un importante fornitore di prodotti tessili, abbigliamento, articoli in pelle e manufatti destinati al mercato europeo.

Tuttavia, proprio questi dati evidenziano quanto il potenziale di crescita sia ancora largamente inesplorato. Con una popolazione superiore ai 240 milioni di abitanti e una posizione geografica strategica tra Asia Meridionale, Asia Centrale e Medio Oriente, il Pakistan rappresenta uno dei mercati emergenti più interessanti dell’intero continente asiatico.[3]

In questo senso, l’intensificazione delle relazioni economiche potrebbe favorire non soltanto la crescita degli scambi commerciali, ma anche la realizzazione di investimenti congiunti, partnership tecnologiche e iniziative industriali in grado di generare benefici reciproci.

Cultura, sport e dialogo tra le società

Come ben sappiamo, le relazioni internazionali non si costruiscono esclusivamente attraverso la diplomazia “ufficiale” e il commercio ma spesso i legami più profondi nascono dall’incontro tra le persone, dalla cultura e persino dallo sport.

In questo quadro merita particolare attenzione il crescente sviluppo del cricket in Italia. Sebbene si tratti ancora di una disciplina relativamente poco conosciuta dal grande pubblico del Belpaese, negli ultimi anni il movimento nazionale ha registrato risultati significativi, culminati in importanti performance della squadra azzurra a livello internazionale.

Per il Pakistan, invece, il cricket rappresenta molto più di uno sport: costituisce un elemento identitario e culturale di primaria importanza. La nazionale pakistana è storicamente una delle grandi potenze mondiali della disciplina e vanta milioni di appassionati in tutto il mondo.[4]

Proprio per questo anche il cricket può diventare uno straordinario strumento di dialogo interculturale tra Italia e Pakistan. Lo sport possiede infatti una capacità unica di superare le barriere linguistiche, religiose e culturali, creando spazi di incontro e collaborazione tra le nuove generazioni.

Allo stesso tempo, la presenza della comunità pakistana in Italia può certamente rappresentare un viatico di dialogo e conoscenza reciproca, con le migliaia di cittadini di origine pakistana che vivono nella penisola.

Pakistan e trasformazione dell’ordine internazionale

Uno degli aspetti più significativi da trattare è certamente quello inerente il ruolo geopolitico che il Pakistan sta assumendo nella fase di transizione che caratterizza l’attuale sistema internazionale.

L’ordine unipolare dominato dall’Occidente dopo il 1989 – 1991 appare oggi sempre più sottoposto a pressioni derivanti dall’ascesa di nuove potenze regionali e globali. Il rafforzamento di organismi multilaterali alternativi, l’emergere di nuove piattaforme di cooperazione economica e la crescente richiesta di una rappresentanza più equilibrata degli interessi del Sud Globale stanno contribuendo alla formazione di un sistema internazionale progressivamente multipolare.

In tale scenario il Pakistan occupa una posizione particolarmente delicata ma potenzialmente strategica, in quanto situato al crocevia tra Asia Meridionale, Asia Centrale, Golfo Persico e Cina, nonché al centro di importanti corridoi energetici, commerciali e infrastrutturali.

In quest’ottica, pur mantenendo tradizionali relazioni con l’Occidente Islamabad ha progressivamente ampliato anche la propria partecipazione a nuove piattaforme multilaterali e a progetti regionali di integrazione economica, cercando al contempo di mantenere una funzione di dialogo tra i diversi attori internazionali.[5]

Un tassello per un mondo più giusto

Le relazioni tra Italia e Pakistan possono dunque essere lette come un piccolo ma significativo laboratorio di cooperazione internazionale in un’epoca di profonde incertezze.

L’evento del 9 giugno presso la Camera dei Deputati ha ricordato che il dialogo tra nazioni non è solamente un esercizio formale, ma uno strumento concreto per affrontare le grandi sfide del nostro tempo come lo sviluppo sostenibile, la sicurezza alimentare, l’innovazione tecnologica, la gestione dei flussi migratori e la prevenzione dei conflitti.

In un’epoca che potrebbe essere definita, riprendendo una celebre intuizione di Antonio Gramsci, in “chiaroscuro”, nel quale il vecchio ordine fatica a morire e il nuovo non è ancora pienamente nato, il rischio è che prevalgano logiche della contrapposizione, dell’isolamento e della frammentazione.

Per evitare che i “mostri” (sempre “utilizzando” Gramsci) del nostro tempo vincano questa sfida, è necessario rafforzare tutte quelle relazioni internazionali capaci di produrre cooperazione, fiducia e sviluppo condiviso.

Italia e Pakistan, pur nella diversità delle rispettive storie, culture e collocazioni geografiche, hanno dimostrato negli anni che ciò è possibile. Le montagne del Karakorum, i laboratori scientifici, gli scambi economici, le iniziative culturali, il dialogo diplomatico e persino un campo da cricket raccontano la stessa storia: quella di due Paesi che possono continuare a costruire insieme un percorso di collaborazione sempre più profondo.

I numeri già oggi sono incoraggianti e le prospettive future lo sono ancora di più. Per questo la sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’ottimo patrimonio di relazioni esistente in una partnership ancora più ambiziosa, capace di contribuire non soltanto al benessere reciproco, ma anche alla costruzione di un sistema internazionale più equilibrato, più inclusivo e più umano.


[1] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione InternazionaleSACE – Pakistan FactSheet.

[2] Islamabad.

[3] Pakistan | DataPakistan and ADB | Asian Development Bank.

[4] Home | ICC Women’s T20 World Cup, 2026 | ICC.

[5] Pakistan | United Nations Development Programme. – The Shanghai cooperationorganisation. – Ministry of Foreign Affairs.

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