4 Novembre 2026

vietnam

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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/03/vietnam-vo-van-thuong-eletto-alla-presidenza-della-repubblica-socialista/ Il 2 marzo, il parlamento vietnamita ha votato per l’elezione di Võ Văn Thưởng come nuovo presidente della Repubblica Socialista a seguito delle dimissioni di Nguyễn Xuân Phúc. Võ Văn Thưởng, membro permamente della segreteria del Partito Comunista, è stato eletto presidente della Repubblica Socialista del Vietnam giovedì 2 marzo, diventando la persona più giovane a ricoprire la carica nella storia del Paese. Con il voto di 487 deputati su 488, l’Assemblea Nazionale ha approvato una risoluzione per affidare la massima carica dello Stato al 52enne, che porterà dunque a termine il mandato fino al 2026. Dobbiamo infatti ricordare che il mandato per il periodo 2021-2026 era stato inizialmente affidato a Nguyễn Xuân Phúc, il quale ha però rassegnato le proprie dimissioni lo scorso 18 gennaio, assumendosi la responsabilità per lo scandalo relativo ai voli di rimpatrio istituiti dal governo durante la prima fase della pandemia di Covid-19. In seguito alle dimissioni di Phúc, la vicepresidente Võ Thị Ánh Xuân aveva assunto la presidenza ad interim, per traghettare il Paese fino alla nomina del nuovo capo di Stato. Nel corso della cerimonia di giuramento, Võ Văn Thưởng si è impegnato a “rimanere completamente fedele al Paese, al popolo e alla Costituzione della Repubblica Socialista del Vietnam, e ad adoperarsi per compiere bene le missioni assegnate dal Partito Comunista, dallo Stato e dal popolo“. “Qualunque cosa sia buona per il popolo deve essere fatta al meglio delle nostre capacità; qualunque cosa non lo sia deve essere evitata“, ha detto il neoeletto presidente all’Assemblea Nazionale di Hà Nội. “Affinché il Vietnam abbia un’industria moderna e un reddito medio-alto e diventi un Paese sviluppato entro il 2045, i principi del marxismo-leninismo e dell’ideologia di Hồ Chí Minh devono essere utilizzati e sviluppati con l’obiettivo dell’indipendenza e del socialismo”, ha dichiarato Thưởng al cospetto dell’organo legislativo. Il nuovo presidente si è impegnato a continuare la lotta alla corruzione e a sviluppare in modo sostenibile i principi e l’ideologia, promuovendo al contempo l’innovazione nell’interesse del popolo e del Paese. Il neoeletto capo di Stato ha affermato di apprezzare e sostenere la volontà di ognuno di andare avanti e che si adopererà per creare un ambiente in cui tutti, in particolare i giovani, possano accedere in modo equo e trasparente alle opportunità di sviluppo e contribuire al Paese. Thưởng si è impegnato a proteggere la sovranità e l’integrità territoriale del Vietnam, nonché a mantenere la pace e la stabilità per il bene dello sviluppo, costruendo al contempo una forza armata popolare forte sotto tutti gli aspetti. Ha inoltre affermato che ciò contribuirà alla pace, alla cooperazione e allo sviluppo della regione e del mondo, rendendo il Vietnam un amico fidato e responsabile e un partner della comunità internazionale. Nato nella provincia meridionale di Vĩnh Long il 13 dicembre 1970, Võ Văn Thưởng è attualmente il membro più giovane del Politburo del Partito, il più alto organo decisionale del Paese, e anche il membro permanente più giovane della segreteria del Partito dal 1976. Tra il 2004 ed...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/esteri/la-corea-del-sud-ammette-i-suoi-crimini-in-vietnam Come gli statunitensi, anche i sudcoreani si sono macchiati di gravi crimini di guerra in Vietnam. Per la prima volta, un tribunale sudcoreano ha riconosciuto le responsabilità di Seoul nei massacri di civili nel conflitto vietnamita. Sebbene non sia noto al grande pubblico, la Repubblica di Corea, meglio nota come Corea del Sud, ebbe un ruolo al fianco degli Stati Uniti nel corso del conflitto in Vietnam. Fedele alleato di Washington in Asia, Seoul aveva a sua volta ricevuto il sostegno del governo del Vietnam del Sud nel corso della guerra di Corea (1950-1953). I primi soldati sudcoreani vennero inviati in Vietnam nel settembre del 1964, su decisione del generale Park Chung-hee, che aveva assunto la presidenza nel 1961, e vi rimasero fino al marzo del 1973. Come i loro alleati statunitensi, anche i sudcoreani si sono macchiati di gravi crimini contro la popolazione civile vietnamita. Nel 1972, osservatori provenienti dal Paese nordamericano pubblicarono un rapporto nel quale accusavano i coreani di aver condotto 45 massacri nelle sole province di Quảng Ngãi e Quảng Nam. Secondo una dichiarazione rilasciata dal generale dei marine statunitensi Rathvon M. Tompkins, i sudcoreani erano soliti radere completamente al suolo qualsiasi villaggio vietnamita nel quale si fossero imbattuti. Il generale Robert E. Cushman Jr. aggiunse che gli stessi statunitensi – che pure non erano estranei a pratiche di questo tipo – incontrarono difficoltà nel tenere a bada la furia distruttrice dei sudcoreani. Secondo fonti vietnamite, sarebbero oltre 9.000 i civili uccisi dai sudcoreani nel corso del conflitto, numeri confermati dalla Korea-Vietnam Peace Foundation, una fondazione nata nel 2015 per aumentare la consapevolezza della responsabilità storica della Corea del Sud nella guerra del Vietnam. Fino agli anni ’90, la Repubblica di Corea ha completamente negato qualsiasi crimine commesso negli oltre otto anni di permanenza dei propri contingenti in Vietnam. A partire dall’ultimo decennio del XX secolo, la storica sudcoreana Ku Su-jeong, specializzata in storia del Vietnam, ha iniziato a pubblicare nel suo Paese documenti che provavano inconfutabilmente le colpe e i crimini commessi dai sudcoreani nel corso del conflitto. In seguito agli studi della professoressa Ku, alcuni veterani di guerra coreani hanno testimoniato ammettendo l’esistenza dei massacri che i vietnamiti avevano denunciato sin dagli anni ’60. Solo di recente, il governo di Seoul ha istituito il Tribunale del popolo sui crimini di guerra delle truppe sudcoreane durante la guerra del Vietnam. Sebbene siano passati oramai diversi decenni, gli organismi giudiziari sudcoreani hanno recentemente emesso un’importante sentenza che prova anche dal punto di vista giuridico le responsabilità di Seoul. Proprio lo scorso 7 febbraio, il tribunale ha imposto al governo della Repubblica di Corea il pagamento dell’equivalente di quasi 24.000 dollari ad una donna vietnamita la cui famiglia venne sterminata dalle truppe sudcoreane. La donna in questione si chiama Nguyễn Thị Thanh, ed è una delle poche sopravvissute del massacro dei villaggi di Phong Nhất e Phong Nhị, situati nella provincia centrale di Quảng Nam, nei quali i coreani uccisero più di settanta persone nel 1968. Thanh, allora bambina, racconta che i soldati sudcoreani uccisero tutta la sua famiglia davanti ai suoi occhi, e che anche lei rimase ferita nel corso...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: LA CITTA’ FUTURA In una conferenza stampa tenuta il 24 gennaio, il ministro degli Esteri vietnamita Bùi Thanh Sơn ha delineato quelle che saranno le sei priorità della diplomazia vietnamita per il nuovo anno. Nell’attuale difficile contesto geopolitico mondiale, il Vietnam ha dimostrato in diverse occasioni di sapersi districare al meglio grazie all’applicazione della “diplomazia del bambù”, che permette al Paese di mantenere una posizione di indipendenza e di equidistanza tra le grandi potenze. In carica dall’aprile del 2021, il ministro degli Esteri Bùi Thanh Sơn ha promosso e ulteriormente sviluppato questa impostazione diplomatica che il Vietnam ha assunto dagli anni ‘90, quando, rimasto orfano dell’Unione Sovietica, è stato costretto ad adottare una nuova strategia di sopravvivenza in un mondo che sembrava destinato a finire sotto l’egemonia statunitense. In occasione di un intervenuto tenuto ad inizio anno, il ministro Sơn affermato che la “diplomazia di bambù” ha rafforzato lo status internazionale della nazione in mezzo alle crisi globali. Nonostante l’impatto di cambiamento climatico, epidemie e guerre si sia fatto sentire su tutto il pianeta, il Vietnam continua a mantenere la sua stabilità e crescita grazie a “una risoluta indipendenza, autonomia, multilateralizzazione, diversificazione e sostegno ai principi essenziali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, agli interessi nazionali e al suo popolo”, aveva detto in quell’occasione il capo della diplomazia vietnamita. Il 24 gennaio, in occasione delle celebrazioni per l’inizio del nuovo anno lunare del gatto, Bùi Thanh Sơn ha tenuto una nuova conferenza stampa nella quale ha sottolineato le sei priorità diplomatiche della Repubblica Socialista per il 2023.  Il ministro ha sottolineato che gli sviluppi complessi e imprevedibili dell’economia mondiale nel 2023 porranno ulteriori difficoltà e sfide rispetto allo scorso anno. Nel frattempo, il Vietnam sta portando avanti la realizzazione degli obiettivi di sviluppo fissati al 13° Congresso Nazionale del Partito Comunista e determinati dai piani di sviluppo socio-economico per il quinquennio 2021-2025. Tenendo conto dell’attuale contesto nazionale e internazionale, il ministro Sơn ha delineato le seguenti sei priorità: 1) In primo luogo, consolidare un ambiente esterno stabile, pacifico e favorevole allo sviluppo; rafforzare le relazioni con i Paesi vicini, le potenze, i partner strategici e globali, gli amici tradizionali e altri partner importanti in modo sostanziale per promuovere la fiducia politica e gli interessi comuni; intensificare ed elevare la diplomazia multilaterale, l’integrazione attiva, completa e intensiva nel mondo e accrescere il ruolo del Vietnam nella costruzione e nella formazione di istituzioni multilaterali; impegnarsi attivamente nell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), nella sottoregione del Mekong e nelle Nazioni Unite; utilizzare efficacemente le iniziative di sviluppo e partecipare attivamente alla costruzione di nuove regole e quadri standard; potenziare la diplomazia per servire la trasformazione digitale, la transizione verde e la risposta ai cambiamenti climatici; rispondere in modo proattivo, flessibile ed efficace alle nuove iniziative di connettività nella regione. 2) In secondo luogo, il settore diplomatico contribuirà: al mantenimento della stabilità macroeconomica e allo sviluppo socioeconomico tra i rischi di recessione che l’economia globale deve affrontare; a promuovere la diplomazia economica al servizio dello sviluppo; a cogliere e proporre in modo proattivo misure per stabilizzare...
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di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/cultura/2023-anno-del-gatto-o-del-coniglio Il calendario cinese e quello vietnamita sono quasi identici, con alcune piccole differenze. Lo scorso 22 gennaio, i cinesi hanno celebrato l’inizio dell’anno del coniglio, mentre per i vietnamiti siamo nell’anno del gatto. Lo scorso 22 gennaio, molti Paesi asiatici hanno celebrato l’inizio del nuovo anno lunare. La maggioranza di questi Paesi, infatti, ha ereditato il proprio calendario tradizionale dalla dominazione imperiale cinese o dalla forte influenza culturale che la Cina ha avuto in Oriente nel corso dei secoli. Tuttavia, le differenze linguistiche e culturali hanno portato ad alcune discrepanze nel calendario, in particolare tra quello cinese e quello vietnamita. Il calendario vietnamita e quello cinese condividono dieci dei dodici segni del calendario zodiacale: il topo, la tigre, il drago, il serpente, il cavallo, la capra, la scimmia, il gallo, il cane e il maiale. Il secondo animale dello zodiaco cinese è rappresentato dal bue, che però i vietnamiti hanno sostituito con il bufalo d’acqua, animale simile ma più comune nel Vietnam del passato. Ma la differenza principale riguarda il quarto segno dello zodiaco, quello che si celebra proprio nel 2023, che per i cinesi è il coniglio, mentre per i vietnamiti è il gatto. La leggenda cinese afferma che il Buddha – o, secondo altre versioni, l’imperatore di Giada – chiamò a sé tutti gli animali della terra, ma solamente dodici si presentarono all’appuntamento. L’ordine nel quale gli animali giunsero, corrisponderebbe a quello dello zodiaco e degli anni del calendario lunare. Tuttavia, la leggenda afferma che il topo, invidioso della bellezza del gatto, non lo avvisò, motivo per il quale il felino non figura tra i dodici animali dello zodiaco cinese. Un’altra versione, invece, afferma che il gatto e il topo stessero attraversando un fiume sulla groppa del bue, quando il topo spinse il gatto, facendolo cadere in acqua. Questa leggenda spiegherebbe anche l’inimicizia tra gatti e topi. Nonostante la leggenda, nel corso dei secoli i vietnamiti hanno sostituito il coniglio con il gatto, restituendo al felino il suo posto nello zodiaco a dispetto dei complotti orditi dal topo. Molti studiosi hanno cercato di capire il motivo di questa differenza tra i due calendari, e diverse teorie sono state formulate, alcune più attendibili di altre.  Nguyễn Hiếu Tín, un esperto di cultura tradizionale vietnamita, ha affermato che i gatti sono sempre stati animali molto apprezzati dai vietnamiti, in quanto importanti per scacciare via i topi che infestavano le risaie. Per questo motivo, il gatto è sempre stato considerato come un animale portafortuna in Vietnam, e come simbolo di auspicio per una navigazione tranquilla. Inoltre, tradizionalmente i vietnamiti consideravano il coniglio e il topo come animali molto simili, per cui avrebbero preferito sostituire uno dei due con il gatto. Un altro motivo che avrebbe potuto favorire l’introduzione del gatto nello zodiaco vietnamita riguarda la successione con la tigre. Secondo la leggenda sopra citata, il drago, quinto animale dello zodiaco, sarebbe arrivato al cospetto del Buddha seguito immediatamente dal serpente, che viene definito come...
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di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DELL’AUTORE La “diplomazia di bambù” ha guidato la politica estera del Vietnam negli ultimi trent’anni, e fino ad ora ha permesso al Paese di intrattenere buone relazioni con tutte le potenze senza entrare in nessuna sfera d’influenza straniera. Il 2022 ha segnato un altro anno di successo per la diplomazia del bambù, termine che il Vietnam utilizza per descrivere la propria posizione di politica estera. In un ambiente internazionale polarizzato, la “diplomazia di bambù” descrive l’esperienza del Vietnam nel bilanciare interessi geopolitici in competizione negli ultimi tre decenni. Come abbiamo avuto modo di sottolineare numerose volte nei nostri articoli, infatti, la politica estera vietnamita mira a perseguire l’interesse nazionale attraverso rapporti bilanciati con tutte le grandi potenze, in modo da non dipendere da nessuna di esse. Il termine di “diplomazia di bambù”, che fa riferimento ad una pianta onnipresente nella cultura dei Paesi dell’Asia sud-orientale, è stato utilizzato in passato anche dalla Thailandia, ma con un significato diverso che non deve causare confusione. Per la Thailandia, questo storicamente significava schierarsi con la grande potenza prevalente per garantire la propria sopravvivenza. Al contrario, per il Vietnam, la diplomazia del bambù ha significato sforzarsi di rimanere indipendente ed equidistante rispetto a tutte le maggiori potenze, massimizzando i guadagni e proteggendosi dalle incertezze strategiche. Negli ultimi trent’anni, la “diplomazia di bambù” vietnamita ha ottenuto notevoli risultati, permettendo al Paese di dare vita ad una politica estera basata sul perseguimento degli interessi nazionali e sui principi di indipendenza, autosufficienza, multilateralismo e diversificazione. Ciò ha permesso al paese di costruire una rete diversificata di partenariati globali e strategici per mantenere un alto livello di sviluppo socioeconomico e guadagnare prestigio a livello regionale e internazionale. Nel corso degli ultimi anni, la “diplomazia di bambù” ha significato soprattutto bilanciare i rapporti con Stati Uniti e Cina, dando vita ad una politica che non può essere definita né come filostatunitense né come anticinese. Nel 2019, il governo vietnamita ha esplicitato le proprie posizioni pubblicando il libro bianco sulla difesa in cui venivano elencato i “quattro no” che guidano la politica estera di Hà Nội: nessuna alleanza militare, nessuna presa di posizione, nessun permesso di utilizzare il territorio vietnamita come base militare da parte di potenze straniere, nessun uso della forza nelle relazioni internazionali. Il riscaldarsi della situazione internazionale dopo l’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina non ha fatto altro che rafforzare la posizione del Vietnam e mostrare la correttezza di questa linea di politica estera. Di recente, il ministro degli Esteri Bùi Thanh Sơn ha affermato che la “diplomazia di bambù” ha rafforzato lo status internazionale della nazione in mezzo alle crisi globali. Nonostante l’impatto di cambiamento climatico, epidemie e guerre si sia fatto sentire su tutto il pianeta, il Vietnam continua a mantenere la sua stabilità e crescita grazie a “una risoluta indipendenza, autonomia, multilateralizzazione, diversificazione e sostegno ai principi essenziali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, agli interessi nazionali e al suo popolo” ha detto il massimo diplomatico. Secondo il ministro Sơn, il risultato più notevole della politica estera vietnamita nel...
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di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU LA CITTA’ FUTURA L’accordo di libero scambio UE-Vietnam, entrato in vigore nel 2020, rappresenta un modello da seguire per l’UE al fine di espandere le proprie relazioni economiche e commerciali nell’intera regione dell’Asia sud-orientale. Il prossimo 13 dicembre il primo ministro vietnamita Phạm Minh Chính e i leader di altri nove Paesi membri dell’ASEAN parteciperanno al vertice tra l’Unione Europea (UE) e l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), il primo evento ad alto livello tra i due blocchi, che si terrà a Bruxelles (Belgio). L’incontro si svolge in occasione del 45° anniversario delle relazioni ufficiali tra la Comunità Economica Europea (il predecessore dell’UE) e l’ASEAN, ed è considerato un evento di particolare significato per l’Europa sui fronti economico, diplomatico e di sicurezza nel contesto attuale. Istituita nel 1977, la cooperazione ASEAN-UE è cresciuta costantemente sia in ampiezza che in profondità, e nel 2020 è diventata un partenariato strategico. Con l’approvazione della strategia indo-pacifica annunciata nel 2021, l’UE riconosce ufficialmente il ruolo centrale dell’ASEAN nella regione. Nel settore dell’economia e del commercio, l’UE è attualmente il terzo partner dell’ASEAN e il secondo fornitore tra i partner (dati aggiornati al 2021). In questo quadro generale, con i recenti notevoli progressi nella cooperazione bilaterale con l’UE in settori chiave, il Vietnam sta diventando un ponte molto importante ed efficace, contribuendo al rafforzamento dei meccanismi di cooperazione congiunta tra l’ASEAN e l’UE. In particolare, la firma dell’accordo di libero scambio UE-Vietnam (EVFTA) e la sua entrata in vigore (dal 1° agosto 2020) sta creando un forte impulso per gli scambi economici e commerciali tra le due parti, ed è anche considerato come un modello per l’UE per continuare ad espandere il suo impegno nell’intera regione dell’ASEAN. Nonostante sia stato colpito dalla pandemia di COVID-19, il fatturato commerciale tra il Vietnam e l’UE è cresciuto in modo impressionante negli ultimi anni. Nello specifico, il fatturato del commercio bilaterale nei primi otto mesi del 2022 ha raggiunto i 42,4 miliardi di dollari, in aumento del 14,85% rispetto allo stesso periodo del 2021. La struttura delle esportazioni del Vietnam verso l’UE tende ad espandersi e diversificarsi, non limitandosi solo a voci chiave come macchinari e attrezzature (+34,8%), tessili (+41,2%) e calzature (+36,2%), ma comprendendo anche molti prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca hanno registrato un fatturato all’esportazione molto elevato, in particolare caffè (+54,4%), frutti di mare (quasi +42%), frutta e verdura (+18%), peperoni (+25%) e riso (+22,2%). Anche l’importazione di molti prodotti dall’UE verso il Vietnam ha registrato un forte aumento, principalmente prodotti farmaceutici (+7,6%), prodotti chimici (+102%), legno e prodotti del legno, mangimi per animali (+15,5%), latte e prodotti lattiero-caseari (+29,1%), altri prodotti alimentari (+45,3%) e materie prime per la produzione. Per quanto riguarda gli investimenti, l’UE è attualmente il quinto maggiore investitore straniero in Vietnam, con un capitale registrato totale di 27,6 miliardi di dollari. Solo nei primi otto mesi del 2022, il capitale di investimento totale registrato dell’UE in Vietnam ha raggiunto i 2,2 miliardi di dollari, con un aumento del 69,6% rispetto allo stesso periodo del 2021, con 104 nuovi progetti concessi. Con un forte impegno a garantire...
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a cura di GIULIO CHINAPPI Articolo consultabile anche sul sito de LA CITTA’ FUTURA La visita in Cina del segretario generale del Partito Comunista del Vietnam Nguyễn Phú Trọng e il suo incontro con il leader cinese Xi Jinping hanno aperto una nuova fase delle relazioni bilaterali tra i due principali Paesi socialisti del pianeta. La Repubblica Popolare Cinese (oltre 1,4 miliardi di abitanti) e la Repubblica Socialista del Vietnam (quasi 100 milioni di abitanti) rappresentano ad oggi i due Paesi socialisti più popolosi del mondo e più importanti per il peso delle loro rispettive economie. Dal 2017, infatti, la Cina ha superato gli Stati Uniti come primo Paese al mondo per PIL a parità di potere d’acquisto, mentre il Vietnam e uno dei Paesi con il tasso di crescita più elevato del pianeta, occupando attualmente la 26ma posizione nella stessa classifica del Fondo Monetario Internazionale. La Cina e il Vietnam hanno stabilito le relazioni diplomatiche sin dal gennaio del 1950, solo pochi mesi dopo la fondazione della RPC da parte di Mao Zedong, ma, nonostante la vicinanza geografica, culturale e politica, i due Paesi non hanno sempre avuto rapporti idilliaci. Nel 1979, addirittura, i due Paesi combatterono una breve guerra lungo il confine, che si concluse dopo appena un mese con il mantenimento dello status quo ante bellum, e che si chiuse definitivamente nel 1999, con la firma di un trattato bilaterale sui confini. Altre forme di schermaglie si verificarono negli anni successivi e fino al 1991, soprattutto per il controllo degli arcipelaghi delle isole Spratly e Paracelso, questione tuttora irrisolta. Nonostante il contenzioso ancora aperto, la Cina e il Vietnam si sono fortemente impegnati nel miglioramento delle relazioni bilaterali negli ultimi anni, attraverso la firma di numerosi accordi e il miglioramento della cooperazione in molti settori, nonché la continua crescita degli scambi commerciali. Il valore degli scambi ha raggiunto un nuovo record di 165,9 miliardi di dollari nel 2021, con una crescita del 24,6% rispetto all’anno precedente, e questo dato dovrebbe essere ulteriormente migliorato quest’anno. In base a questi dati, la Cina rappresenta oggi il primo partner commerciale del Vietnam, mentre il Vietnam è il sesto partner commerciale della Cina, ma il primo nella regione del sud-est asiatico. Nell’ambito di questo processo di miglioramento delle relazioni bilaterali, Nguyễn Phú Trọng, segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, ha visitato la Cina tra il 30 ottobre ed il 1º novembre, pochi giorni dopo la fine del 20º Congresso del Partito Comunista Cinese e la conferma di Xi Jinping alla guida dello stesso. Secondo gli osservatori, il fatto che Trọng sia stato il primo leader straniero a recarsi in Cina dopo l’importante evento politico ricopre un particolare peso simbolico. Il momento più importante della visita diplomatica è naturalmente stato il vertice tra Nguyễn Phú Trọng e Xi Jinping, tenutosi lunedì a Pechino. In quest’occasione, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di rafforzare la cooperazione bilaterale globale e strategica tra Cina e Vietnam. “Il Vietnam aderisce fermamente a una politica estera di indipendenza, autosufficienza, diversificazione e multilateralizzazione. È un membro responsabile della comunità internazionale”, ha detto Trọng, il quale ha aggiunto che il suo Paese dà sempre la priorità allo sviluppo...
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Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo informa che il giorno martedì 8 novembre, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, presso la sala congressi dell’HOTEL SYDNEY, via Michelino 73 a Bologna, si terrà il seminario ibrido a tema VIETNAM UN MONDO DI OPPORTUNITA’: L’ITALIA INCONTRA BINH PHUOC. All’incontro sarà presente l’Ambasciatore del Vietnam in Italia e in collegamento da remoto i leader della Provincia di Binh Phuoc. PER SEGUIRE IL SEMINARIO VIA ZOOM PROGRAMMA DEL SEMINARIO (potrebbe subire variazioni) 10.00 ITA Interventi IntroduttiviLeader del Comitato del Popolo della Provincia di Binh Phuoc HE Duong Hai Hung, Ambasciatore della Repubblica Socialista del Vietnam in Italia Francesco Arcuri, Capo Ufficio Economico Commerciale Ambasciata d’Italia in Vietnam Alberto Zambianchi, Presidente Unioncamere Emilia-Romagna 11.00 ITA Binh Phuoc opportunità di business e cooperazione per le imprese italiane Maily Anna Maria Nguyen, Responsabile Desk Emilia-Romagna/Italia Vietnam e Rappresentante Agenzia di Sviluppo Becamex in Italia 11.20 ITA Tavola RotondaAndrea Genuini, Country Manager South East Asia Bonfiglioli Group 11.40 ITA Q&A session 11.55 ITA ConclusioniLeader del Comitato del Popolo della Provincia di Binh Phuoc 12.00 ITA Termine Lavori 12.00-13.00 Aperitivo Networking Modera: Stefano Vernole, Giornalista ed esperto di relazioni internazionali Breve descrizione provincia di Binh PhuocLa crescita del Vietnam supererà le aspettative quest’anno e manterrà il titolo di economia in più rapida crescita del sud-est asiatico. Il prodotto interno lordo dovrebbe aumentare dell’8% nel 2022, superando l’obiettivo del governo del 6%-6,5%. La provincia di Binh Phuoc è situata nel clima monsonico tropicale subequatoriale e caratterizzata da 2 stagioni distinte; pertanto, è favorevole allo sviluppo della produzione agricola e industriale. La sua posizione geografica può essere estremamente favorevole per lo scambio economico e lo sviluppo tra le province delle Highlands e altre nella zona economica chiave del sud e in particolare i paesi del sud-est asiatico attraverso la vicina Cambogia. Binh Phuoc è cresciuta da una provincia agricola con una quota industriale del 42,3%. Nel 2021 la crescita economica della provincia ha raggiunto il 6,32%, la più alta nel sud-est e la 20a nel paese. Binh Phuoc ha ricevuto l’attenzione di molti investitori stranieri e nazionali. La sua industria è cresciuta fino a raggiungere un livello elevato 20,63% e l’indice di produzione industriale è aumentato del 17,8%, il PIL pro capite è aumentato di 74,9 milioni VND pro capite annuo, con un aumento di 26 volte dopo 25 anni di rifondazione della provincia. Nel 2021, la provincia aveva 63 progetti di investimento estero (IDE) con un capitale di 514 milioni di dollari, l’88,5 percento aumento dei progetti, tre volte l’importo del capitale nel 2020 e 120 progetti di investimento nazionali con a totale di 12 trilioni di VND. Durante il 1° trimestre del 2022, la provincia ha attratto nove progetti di IDE con 23 USD milioni di investimento.
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dal sito La Città Futura Il ministro degli Esteri russo ha effettuato una visita ufficiale in Vietnam tra il 5 e il 7 luglio. Dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, il Vietnam ha proclamato la propria neutralità nel conflitto, astenendosi in occasione del voto delle mozioni antirusse proposte dalle potenze occidentali in sede ONU. Il governo vietnamita ha sempre mantenuto rapporti positivi con tutte le parti in causa, promuovendo il dialogo e la soluzione diplomatica come via d’uscita dal conflitto. Nel mese di marzo, il ministro degli Esteri vietnamita Bùi Thanh Sơn ha sentito telefonicamente sia il suo omologo russo, Sergej Lavrov, che quello ucraino, Dmytro Kuleba. In entrambi i dialoghi, Sơn ha affermato la posizione coerente del Vietnam secondo cui le controversie e i disaccordi internazionali dovrebbero essere risolti con misure pacifiche e nel rispetto dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, in particolare il principio del rispetto dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale di Paesi. Il funzionario ha chiesto alle parti interessate di esercitare moderazione, ridurre le tensioni e condurre più dialoghi per trovare una soluzione a lungo termine che sia in linea con il diritto internazionale e tenga conto degli interessi legittimi di tutte le parti. Il conflitto non ha dunque avuto nessun impatto negativo sulle relazioni bilaterali tra la Repubblica Socialista e la Federazione Russa, che affondano le proprie radici nella storia del sostegno dell’Unione Sovietica all’indipendenza e alla riunificazione del Vietnam. Ricordiamo che, nel settembre del 2021, il ministro Sơn aveva visitato la Russia, mentre, alla fine dello stesso anno, il presidente Nguyễn Xuân Phúc si era a sua volta recato a Mosca per incontrare Vladimir Putin. L’anno scorso, inoltre, ha segnato il 20° anniversario della partnership strategica tra Vietnam e Russia, mentre quest’anno ricorre il 10° anniversario della partnership strategica globale delle due nazioni. Nell’ambito di queste ricorrenze, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha effettuato una visita ufficiale nel Paese asiatico dal 5 al 7 luglio, al fine di rinnovare l’amicizia e la cooperazione tra i due governi, anche nel contesto dei nuovi sviluppi nelle situazioni internazionali e regionali. Già nel corso della conversazione telefonica tenuta con il ministro Sơn nel mese di marzo, Lavrov aveva elogiato il contributo del Vietnam alla pace, alla stabilità, alla cooperazione e allo sviluppo nella regione e nel mondo. Nel corso della sua visita, il 6 luglio, il ministro Lavrov ha deposto una corona di fiori presso il mausoleo Hồ Chí Minh a Hà Nội, considerato come uno dei simboli dell’amicizia russo-vietnamita. Da oltre trent’anni, infatti, l’Istituto di ricerca russo sulle piante medicinali e aromatiche (VILAR) contribuisce con le sue conoscenze tecniche e scientifiche alla conservazione del corpo del primo presidente vietnamita presso il mausoleo. Lavrov ha inoltre incontrato il suo omologo Bùi Thanh Sơn ed altri importanti esponenti del governo vietnamita e del Partito Comunista del Vietnam. La visita del ministro Lavrov conferma dunque gli ottimi rapporti che continuano ad esistere sull’asse Mosca-Hà Nội, indipendentemente dal contesto internazionale. Tra il 25 ed il 28 giugno, ad esempio, la provincia centrale di...
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di Stefano Vernole Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha partecipato alla presentazione del libro “Vietnam, un mondo di opportunità. Uno sguardo. Oggi, domani e dopo domani. Verso la Società 5.0” di Maily Anna Maria Nguyen che si è tenuto giovedì 19 maggio 2022 a Bologna. Perché il World Economic Forum ha definito il Vietnam come un miracolo di sviluppo economico? Come è riuscito il Vietnam a diventare una nuova frontiera per le imprese italiane ed emiliano-romagnole in particolare, tanto che nell’ultimo decennio l’interscambio tra i due Paesi ha avuto una costante e significativa crescita, con oltre 800 imprese regionali che esportano in Vietnam? A queste domande dà risposta il libro “Vietnam, un mondo di opportunità. Uno sguardo. Oggi, domani e dopo domani. Verso la Società 5.0” di Maily Anna Maria Nguyen, esperta di internazionalizzazione di impresa, Smart city-community e direttore del Desk Vietnam attivato da Unioncamere Emilia-Romagna nel 2013. Il risultato è arrivato grazie al lavoro svolto dal Desk di concerto con la Regione Emilia-Romagna e Associazioni di categoria che ha portato ad accordi di collaborazione per promuovere l’export, gli investimenti, la cooperazione economica, il trasferimento di tecnologie e la collaborazione in attività di ricerca e sviluppo con realtà come Becamex IDC Corp, l’agenzia per lo sviluppo della provincia del Binh Duong, tra le più dinamiche del mercato asiatico1. Dopo la firma dell’Accordo strategico di partenariato tra Italia e Vietnam, le ambasciate dei due Paesi hanno contribuito a rafforzare i legami istituzionali anche a livello regionale. Sempre nel 2013 c’è stata la prima missione ufficiale emiliano-romagnola che ha avuto aspetti non solo commerciali ma anche sociali, in particolare nel settore della conoscenza e della formazione; ciò ha favorito la stipula di accordi di collaborazione tra centri di ricerca, università e nel mondo scientifico-tecnologico. L’Emilia-Romagna – che già godeva di una discreta simpatia a causa delle sue posizioni politiche ai tempi dell’invasione nordamericana del Vietnam – può contare oggi su alcuni elementi di comunanza: una simile cultura del lavoro, l’inclusione sociale e il capitale umano messo al centro del sistema produttivo. Tra i settori economici più interessanti per stipulare joint ventures, si segnalano la meccanica, l’automotive e l’agroindustria. Il Vietnam, in cui la presenza dello Stato rimane indispensabile per guidare un sistema economico complessivo che prima della pandemia cresceva del 7% all’anno, può inoltre contare sulla sua posizione geografica di porta aperta verso i mercati dell’Asean (630 milioni di potenziali consumatori) e del RCEP (1/3 dell’attuale PIL mondiale). NOTE AL TESTO 1 Accelerate innovation, technology and manufacturing in the Southern Key Economic Zone of Vietnam, https://investinsouthvietnam.com/