16 Settembre 2026

unione economica eurasiatica

di Stefano Vernole (vicepresidente Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) | A cura de Il Veritiero In questa puntata Stefano Vernole ripercorre la nascita dell’Unione Economica Eurasiatica (ottobre 2011) da cinque repubbliche ex sovietiche, Bielorussia, Russia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan – con la successiva estensione di partenariato a Egitto, Iran, Emirati Arabi, Indonesia ed altri – come spazio di integrazione inter-economica e di libero scambio.
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L’EEU è un’organizzazione internazionale per l’integrazione economica regionale nata ufficialmente il 1 Gennaio 2015 tra Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia (2 Gennaio) ed infine Kirghistan (Agosto), cinque nazioni, circa 180 milioni di persone, un settimo delle terre emerse e un PIL quasi un decimo di quello dell’UE e un quinto di quello della Cina. Ha quindi un’importanza a livello regionale (con notevoli potenzialità di sviluppo ad esempio nei settori dell’energia, agricoltura e infrastrutture), prevede la libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoro e mira a una politica singola armonizzata e coordinata nei settori previsti dal Trattato ed accordi internazionali tra i Paesi dell’Unione. Precedentemente c’erano state nell’area delle zone di libero scambio ed esisteva la Comunità Economica dell’Eurasia che aveva come membri la Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghistan e Tajikistan, mentre l’Armenia, Moldavia e Ucraina erano osservatori. Le prospettive avrebbero potuto essere buone: ancora prima della creazione dell’Unione, il processo di integrazione regionale registrava effetti positivi, ad esempio una crescita del commercio della Russia con l’Armenia del 64% durante gli ultimi 3 anni esercizi, 15% con la Bielorussia, 39% con il Kazakistan e 31% con il Kirghistan. L’Unione stessa ha registrato degli effetti positivi: il volume di investimenti dalla Comunità di Stati Indipendenti e dalla Russia in Kirghistan è cresciuto rispettivamente di 2,8 e 7,4 volte da Gennaio a Giugno 2015. A poco più di un anno dal suo varo l’EEU ha subito dei contraccolpi dovuti alla recessione russa (circa i tre quarti del peso economico dell’Unione) e la conseguente diminuzione delle rimesse dei lavoratori dei paesi limitrofi ai loro paesi (ad esempio per l’Armenia un calo del 52% nel Gennaio-Aprile 2015 su base annuale), alla crisi del rublo che ha determinato un aumento relativo della competitività dei prodotti russi rispetto a quelli degli altri paesi, già a partire dal 2014, e al crollo del prezzo del petrolio (la Russia ricava i tre quarti delle sue esportazioni dalle materie prime, in primo luogo petrolio e gas, i proventi dai quali vanno a comporre metà del bilancio dello Stato). Il rallentamento della Cina non è stato di aiuto. Durante il primo anno della sua esistenza, il giro di affari del commercio dell’EEU con paesi terzi è calato del 34% mentre il volume di commercio bilaterale all’interno dell’Unione è calato del 25%. Questo viene anche attribuito ad una liberalizzazione del commercio interno troppo lenta in termini di tariffe. Nel Novembre 2015 il Kazakistan ha completato la ratifica dei documenti per l’accesso all’Organizzazione Mondiale del Commercio e una parte significativa delle tariffe concordate apparivano più basse di quelle adottate nell’EEU. Lo sviluppo di un mercato comune è comunque graduale per settori a seguito di una sincronizzazione e regolamentazione concordata dei quadri legislativi, la standardizzazione dei requisiti tecnici e l’eliminazione delle barriere al commercio tra Stati Membri (ad esempio indicativamente mercato comune carni e derivati, latte e prodotti lattiero-caseari 2015, per la medicina 2016, mercato comune dei cambi 2017, per l’energia 2019, per il petrolio e gas 2025). Nell’Agosto del 2014, Viktor Spassky, direttore dell’Eurasian...
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Riceviamo e pubblichiamo. Il giorno 7 marzo 2016, presso la Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali dell’Università degli Studi di Milano, in Via Conservatorio 7, nella Sala Lauree, si terrà la conferenza internazionale dal titolo THE EUROPEAN UNION AND THE EURASIAN ECONOMIC UNION: MOVING TOWARDS COOPERATION. Di seguito, il programma della giornata. locandina-conference-di-gregorio-7-marzo
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La situazione regionale nell’Europa orientale è cambiata significativamente alla fine della prima decade del ventunesimo secolo. La competizione tra la Russia e l’Unione Europea è aumentata nel corso degli anni duemila, mentre allo stesso tempo entrambi gli attori stavano cambiando i loro approcci nei confronti dei sei Stati dell’ex URSS che si trovano tra la Russia e l’UE – Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina. Al fine di ampliare e approfondire la loro influenza su questi territori e di ridurre l’incertezza sulle loro politiche regionali, Mosca e Bruxelles hanno sviluppato i loro progetti di integrazione e hanno richiesto a questi Stati post sovietici di definire la loro posizione nella competizione Russia-UE. Gli studiosi russi ed europei, quando provano ad analizzare il futuro dei Sei post sovietici, esaminano principalmente l’attrattiva dei due progetti di integrazione. Sebbene importante, questo processo risulta insufficiente, visto che ignora le condizioni interne individuali. Per valutare i prospetti della Russia di una Unione economica eurasiatica e quelli dell’UE di una Partnership orientale, tuttavia, si deve guardare all’interno dei sei Stati, che sono importanti sia per Mosca che per Bruxelles. Questo articolo esplora gli aspetti dei progetti di integrazione europea ed eurasiatica che potrebbero essere attrattivi per i sei Stati. All’interno di questi aspetti, considera quali (e come) gli elementi dell’ambiente interno di questi Stati possano influenzare la loro scelta nella presa in esame e nella comparazione dei due progetti di integrazione. L’articolo propone di concentrarsi direttamente sui paesi che attualmente stanno affrontando il dilemma dell’integrazione e da cui ci si aspetta una scelta. Nonostante ci sia un certo numero di fattori interni che influenza il comportamento di integrazione di questi Stati, le ricerche hanno dimostrato che in queste circostanze una scelta (qualora venisse fatta) non potrebbe essere considerata definitiva, date le condizioni interne individuali dei Sei. La loro ulteriore integrazione richiederà dei meccanismi addizionali di stimolazione, che necessiteranno di essere sviluppati dai centri di integrazione – ovvero, Mosca e Bruxelles.   L’istituzionalizzazione dell’Europa orientale post sovietica: perché è successo? Per quasi due decadi i giovani Stati post sovietici in Europa orientale hanno mantenuto con successo la loro riguadagnata sovranità e si sono bilanciati abilmente tra l’Unione Europea e la Russia. Hanno tentato di non farsi coinvolgere nella crescente tensione tra le due potenze regionali e hanno espresso un profondo interesse nello sviluppo di una collaborazione (in particolare economica) in entrambe le direzioni. Questo dualismo nelle politiche regionali dei sei Stati dell’Europa orientale post sovietica può essere ben spiegato dalla loro transizione da un’economia di ordine amministrativo, che seguiva le decisioni del centro dell’Unione Sovietica (Mosca), ad un’economia di mercato, che richiedeva di costruire uno Stato indipendente quasi da zero. Da una parte, gli Stati di transizione post sovietici erano interessati ad una cooperazione con la Russia – mantenendo i legami produttivi e commerciali, che si erano formati nel corso di molte decadi. C’erano anche importanti ragioni sociali e politiche per questi legami, visto che fornivano migliaia di posti di lavoro, il che era estremamente importante...
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Source: http://www.theguardian.com/world/2014/oct/28/eurasian-economic-union-russia-belarus-kazakhstan Until the last moment Alexander Lukashenko, the president of Belarus, held out for 7 October, to coincide with Vladimir Putin’s birthday. But in the end the parliament in Minsk ratified the treaty on Eurasian Economic Union on 9 October, the day before its first three members – Russia, Belarus and Kazakhstan – were due to meet. It would be simplistic to reduce the nascent EEU to a toy in the hands of the Russian president. When it comes into force, on 1 January 2015, it will be the most advanced organisation for regional cooperation the former Soviet bloc has seen, an achievement preceded by many false starts. In fact, the EEU already exists. It has a headquarters – a glass building near Paveletsky railway station in Moscow – and officials who would not look out of place in Brussels. Its member states have already lifted some internal customs barriers and harmonised others for the outside world. So much for the practical side, what analyst Nicu Popescu describes in an article for the European Union Institute of Security Studies as the “real” EEU, a trading alliance slated to guarantee free circulation of goods, services and assets, but not hydrocarbons. The other Eurasian Union is “imaginary”, the brainchild of Putin, first mentioned in October 2011. As he sees it, this organisation will be the equal of the EU and other major regional entities, a powerful bloc that will matter on the world stage. Its official formation is also intended to show the world that Russia has fully recovered, while crowning Putin’s efforts to pull together the states making up the post-Soviet sphere of influence. Those who deride the scheme see it as an attempt to restore the empire. This dream foundered last November in Kiev, when the Maidan protests started. They carried away President Viktor Yanukovych, guilty in the eyes of the demonstrators of refusing an association agreement with the EU. Ukraine, with its population of 45 million, was supposed to play a key role in the EEU, on account of its economic clout and the place it occupies in the Russian imagination and worldview. “Without Ukraine, Russia ceases to be a Eurasian empire,” the former US national security adviser Zbigniew Brzezinski wrote in The Grand Chessboard, in 1997. Ukraine had to be punished, for wanting to move closer to Europe but also for refusing to join the EEU, after Yanukovych’s demise. Moscow started by restricting trade with its neighbour, then annexed part of its territory (Crimea) and finally fomented war in its eastern extremity. Russia has also put pressure on Moldova and Georgia, both of which have so far shunned the EEU. Putin Nazarbayev Russian President Vladimir Putin, right, and Kazakhstan’s President Nursultan Nazarbayev. Both Belarus and Kazakhstan demanded subsidies in the form of gas or cash to join the EEU. Photograph: Dmitry Astakhov/AP Belarus and Kazakhstan have often voiced their concern at the treatment meted out to Ukraine. They have worked to limit the political weight of...