21 Ottobre 2026

SCO

Fonte: “Rhythm of Eurasia” – pubblicato su “Russia Briefing” del 27 marzo 2023. L’Occidente non è stato invitato poiché si è discusso a lungo del potenziale di cambiamento nel sistema economico mondiale. Si è tenuto a Mosca, sotto gli auspici del Business Center per la Cooperazione economica della CSI e del Comitato esecutivo della Comunità degli Stati Indipendenti. Il forum ha determinato le principali aree di cooperazione tra queste associazioni con l’obiettivo della convergenza reciproca delle loro politiche economiche e, di conseguenza, della cooperazione interblocco. Con l’ulteriore sviluppo delle aree di partenariato indicate, è possibile, come notato al forum, preparare un pacchetto di documenti su un partenariato economico globale che unisca le quattro associazioni. I partecipanti al forum includevano i vice primi ministri dei Paesi del Commonwealth, il segretario generale della CSI Sergei Lebedev, il capo del consiglio di amministrazione dell’EAEU Mikhail Myasnikovich e il segretario generale della SCO Zhang Ming, che hanno tutti espresso valutazioni simili sull’importanza del partenariato interblocco nelle condizioni moderne. Il contesto generale di queste opinioni è che l’attuale situazione geopolitica, i nuovi formati interstatali e le tendenze economiche estere che ne derivano richiedono una più stretta interazione tra i Paesi membri e le loro associazioni che si oppongono alle sanzioni e, in generale, alla politica neocoloniale dell’Occidente. A sua volta, l’efficacia di tale interazione è determinata dalla disponibilità di questi Paesi e dei rispettivi blocchi a perseguire una politica finanziaria ed economica coordinata e a rispondere collettivamente alle sfide esterne. Il dialogo delle integrazioni più efficace è possibile a condizione che le associazioni siano interessate a creare una piattaforma di integrazione che consenta la formazione di un sistema economico mondiale fondamentalmente nuovo basato sull’uguaglianza politica ed economica degli Stati e dei blocchi interstatali. Ad esempio, il segretario generale della CSI Lebedev ha sottolineato nel suo discorso che la globalizzazione dell’economia mondiale è già stata distrutta, e questo è stato fatto dai Paesi occidentali e dai loro blocchi, come l’UE. Ha affermato che la globalizzazione viene ora sostituita da grandi associazioni di categoria e blocchi correlati in risposta, come EAEU, BRICS, zone di libero scambio regionali e interregionali tra cui il Mercosur e l’Unione africana. Seguendo la stessa tendenza, come notato da Lebedev e altri partecipanti al forum, c’è la formazione di un’associazione commerciale ed economica più ampia della Grande Eurasia, tenendo conto dell’iniziativa Belt & Road della Cina. Secondo Lebedev, è degna di nota anche l’esperienza trentennale della CSI, in cui i Paesi partecipanti continuano la loro reciproca cooperazione tenendo conto delle reciproche posizioni e facendo compromessi come richiesto, per accogliere piuttosto che imporre. Lebedev ha notato in particolare che è stato dalla CSI che gli Stati dell’Unione di Russia e Bielorussia sono cresciuti nello spazio post-sovietico, e su questa base è stata successivamente costituita la EAEU. A loro volta, la Cina, la Russia, il Kazakistan, il Tagikistan e la Cina del Kirghizistan hanno inizialmente organizzato la SCO. Il processo di formazione di blocchi economici partner è stato preceduto da relazioni politiche tra Paesi...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/30/larabia-saudita-guarda-a-oriente-e-diventa-partner-dellorganizzazione-per-la-cooperazione-di-shanghai/ Dopo l’accordo con l’Iran, arriva un altro importante indizio di come l’Arabia Saudita stia reindirizzando la propria politica estera guardando ad Oriente. La traduzione dell’articolo di Zhao Yusha per il Global Times. L’Arabia Saudita si sta avvicinando all’Oriente e punta a una maggiore cooperazione all’interno di organizzazioni come l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Shanghai Cooperation Organization, SCO) per ottenere un forte slancio per lo sviluppo futuro, hanno affermato gli esperti mentre il Paese ha approvato un memorandum sulla concessione al regno dello status di partner di dialogo della SCO. Il gabinetto dell’Arabia Saudita ha approvato la decisione mercoledì, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Saudi Press Agency (SPA). L’Arabia Saudita ha espresso spesso il suo grande interesse ad aderire a quadri multilaterali guidati dalla Cina, come la SCO e “BRICS plus”. Il richiamo della SCO sta crescendo per i Paesi non membri, poiché la SCO si è espansa rapidamente negli ultimi anni e i Paesi membri hanno una grande influenza sia nella regione che a livello internazionale, ha detto Zhu Yongbiao, direttore del Centro per gli studi sull’Afghanistan presso l’Università di Lanzhou al Global Times. È tempo che l’Arabia Saudita espanda la cooperazione pragmatica che può aiutare il Paese a realizzare grandi progetti, come il piano di riforma Vision 2030 del Paese, che è un quadro strategico per ridurre la dipendenza dell’Arabia Saudita dal petrolio e diversificare la sua economia, secondo Zhu. La mossa di Riyadh arriva dopo che è stato raggiunto un accordo storico tra Arabia Saudita e Iran mediato dalla Cina per riprendere i rapporti diplomatici e riaprire ambasciate e missioni entro due mesi dopo sette anni di assenza di rapporti diplomatici tra le due parti. Gli esperti hanno affermato che l’accordo tra Riyadh e Tehrān ha spazzato via la grande preoccupazione dell’Arabia Saudita per l’adesione alla SCO, poiché l’ambasciata iraniana in Cina ha precedentemente rivelato al Global Times che l’Iran potrebbe ottenere la piena adesione alla SCO quest’anno. Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita sta apportando maggiori aggiustamenti rispetto a prima in termini di diplomazia ed economia, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti e avvicinandosi all’Oriente, per trovare un equilibrio e diversificare la cooperazione internazionale, secondo Zhu. I legami tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti sono stati tesi negli ultimi anni a causa delle questioni petrolifere e dei diritti umani. “Mentre l’Arabia Saudita sta spingendo per la sua visione del 2030 di ridurre la sua dipendenza dal petrolio, gli Stati Uniti stanno spingendo il Paese a produrre più petrolio e gas dopo che Washington ha bandito petrolio e gas russi a seguito della crisi ucraina“, ha affermato Wang Jin, professore associato e assistente direttore dell’Istituto di Studi Mediorientali, dell’Università della Cina Nord-Occidentale. La Cina è un partner ideale per fornire una cooperazione efficace e pragmatica all’Arabia Saudita, poiché rispetta le scelte dell’Arabia Saudita e non impone condizioni aggiuntive alla cooperazione, ha affermato Zhu. Mercoledì è iniziata a Panjin, nella provincia del Liaoning della Cina nord-orientale, la costruzione di un importante progetto chimico, che è un’iniziativa di investimento congiunto di Cina e Arabia Saudita. L’investimento...
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di Pepe Escobar ARTICOLO ORIGINALE IN LINGUA INGLESE Il sud-est asiatico è stato al centro delle relazioni internazionali per un’intera settimana, vale a dire per tre vertici consecutivi: il vertice dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) a Phnom Penh, il vertice del Gruppo dei venti (G20) a Bali e il vertice dell’Asia- Vertice della Cooperazione Economica del Pacifico (APEC) a Bangkok. Diciotto nazioni che rappresentano circa la metà dell’economia globale rappresentate al primo vertice ASEAN svoltosi in presenza dalla pandemia di Covid-19 in Cambogia: l’ASEAN 10, Giappone, Corea del Sud, Cina, India, Stati Uniti, Russia, Australia e Nuova Zelanda . Con la caratteristica gentilezza asiatica, il presidente del vertice, il primo ministro cambogiano Hun Sen ha detto che la riunione plenaria è stata alquanto accesa, ma l’atmosfera non era tesa: “I leader hanno parlato in modo maturo, non se n’è andato nessuno“. Toccava al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov esprimere ciò che è stato veramente significativo al termine del vertice. Pur elogiando la “struttura di sicurezza e cooperazione inclusiva, aperta ed equa dell’ASEAN“, Lavrov ha sottolineato come l’Europa e la NATO “vogliano militarizzare la regione per contenere gli interessi di Russia e Cina nell’Indo-Pacifico“. Una manifestazione di questa politica è come “AUKUS miri apertamente allo scontro nel Mar Cinese Meridionale“, ha affermato. Lavrov ha anche sottolineato come l’Occidente, attraverso l’alleanza militare NATO, stia accettando l’ASEAN “solo nominalmente” mentre promuove un’agenda completamente “poco chiara”. Ciò che è chiaro, tuttavia, è come la NATO “si sia spostata più volte verso i confini russi e ora abbia dichiarato al vertice di Madrid di essersi assunta la responsabilità globale“. Questo ci porta all’argomento decisivo: “La NATO sta spostando la sua linea di difesa verso il Mar Cinese Meridionale“. E, ha aggiunto Lavrov, Pechino esprime la stessa valutazione. Ecco, in sintesi, il “segreto” svelato della nostra attuale incandescenza geopolitica. La priorità numero uno di Washington è il contenimento della Cina. Ciò implica impedire all’UE di avvicinarsi ai principali motori dell’Eurasia – Cina, Russia e Iran – impegnati nella costruzione del più grande ambiente di libero scambio e connettività del mondo. In aggiunta alla decennale guerra ibrida contro l’Iran, l’infinita arma del buco nero ucraino si inserisce nelle fasi iniziali della battaglia. Per l’Impero, l’Iran non può trarre profitto dal diventare un fornitore di energia economica e di qualità per l’UE. E parallelamente, la Russia deve essere tagliata fuori dall’UE. Il prossimo passo è costringere l’UE a isolarsi dalla Cina. Tutto ciò rientra nei sogni straussiani/neo-con più sfrenati e deformati: per attaccare la Cina, incoraggiando Taiwan, la Russia deve prima essere indebolita, attraverso la strumentalizzazione (e la distruzione) dell’Ucraina. E lungo tutto lo scenario, l’Europa semplicemente non ha rappresentanza. Putin, Raeisi e la pista di Erdogan La vita reale attraverso i nodi chiave dell’Eurasia rivela un quadro completamente diverso. Prendete il rilassato incontro a Teheran tra il massimo funzionario della sicurezza russa Nikolai Patrushev e il suo omologo iraniano Ali Shamkhani la scorsa settimana. Hanno discusso non solo di questioni di sicurezza, ma...
di Fabio Massimo Parenti ARTICOLO PUBBLICATO SU BEPPE GRILLO.IT Un numero crescente di paesi in America Latina, Africa e Asia ha aderito, o ha chiesto di farlo, ad organizzazioni formatesi negli ultimi venti anni, come la Shanghai Cooperation Organization (SCO) e il gruppo dei BRICS (non a caso rinominato BRICS plus). Quali sono le ragioni di questa tendenza e della sua accelerazione più recente? Si tratta in sostanza di ragioni economiche, di sicurezza e, in ultima istanza, politiche: c’è un sentire comune di molti paesi (tradizionalmente definiti “periferici” o “semiperiferici”) che riguarda la necessità di emanciparsi dalle trappole di dipendenza create dall’imperio occidentale, la cui sintesi è oggi data dal sistema US-Nato ed in precedenza dagli imperi europei. Dal colonialismo schiavista al neocolonialismo, dalle crisi finanziare alle trappole del debito create ad hoc, dallo sfruttamento economico alle sanzioni commerciali, il cosiddetto “Sud del mondo” continua a ricercare vie di uscita dai vincoli dettati dal sistema di potere occidentale. Quest’ultimo, in virtù del proprio dominio, è rimasto troppo a lungo impunito (almeno agli occhi dei popoli sfruttati) di fronte alla distruzione di molteplici paesi ed al loro asservimento. Dati i cambiamenti della geografia economica mondiale, con l’emergere di nuove potenze regionali, oggigiorno nessuno è più disposto a subire il congelamento delle riserve monetarie, gli embarghi, i boicottaggi o le imposizioni sulla politica interna nazionale (si vedano i piani di aggiustamento strutturale e le politiche di austerità) alla luce delle storiche relazioni di dipendenza economico-politica. Non è forse il caso di iniziare ad interrogarsi seriamente sul modo in cui concepiamo la cosiddetta “comunità internazionale” che, spesso, viene fraintesa ed interpretata come un riflesso delle volontà e dei desideri occidentali? In realtà, la “comunità internazionale”, come peso demografico, e sempre più economico, è rappresentata soprattutto da ciò che esiste al di fuori dell’occidente. Ne sono un esempio l’evoluzione della SCO e, di converso, l’attuale congiuntura geopolitico-economica in Europa che risulterebbero incomprensibili se ci limitassimo a guardare solo gli eventi più recenti. Deficit di analisi strategica, democratici e di formazione-autonomia politica ci hanno portato, in Europa, ad alimentare e subire dinamiche internazionali che, come scritto in precedenza, stanno colpendo duramente il nostro tessuto produttivo e sociale ed aprendo ad un’ondata recessiva allarmante. Ciò nonostante, ci si continua ad illudere di poter isolare la Russia e, in alcuni casi estremi, la Cina. L’analisi dei processi di lungo termine ci restituisce un quadro opposto rispetto a certe valutazioni superficiali, che, ahinoi, dominano le alte sfere europee. È l’occidente che si sta isolando dal resto del mondo, non viceversa. Il recente vertice SCO di Samarcanda, così come molti altri eventi e decisioni prese nei paesi emergenti, necessita di essere contestualizzato in modo accurato. Mentre gli Usa sono intenti a contrastare militarmente i propri competitor, il resto del mondo si riorganizza (non da oggi) secondo legittimi interessi nazionali di sviluppo economico ed integrazione regionale. Il summit in terra uzbeka, tenutosi lo scorso settembre, ha confermato una tendenza storica di riorganizzazione degli equilibri di potere al livello regionale...
di Veronica Vuotto Lo scorso 15 e il 16 settembre, l’Uzbekistan ha ospitato il ventiduesimo vertice annuale che riunisce i Capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). Il Summit ha avuto luogo a Samarcanda, l’antica capitale dell’impero Tamerlano, una delle città più importanti della regione euroasiatica, sia per essere una delle più antiche città al mondo, conosciuta per i suoi famosi mausolei e le incantevoli moschee, sia per la sua crescita avvenuta grazie alla posizione lungo la Via della seta, la principale via commerciale di terra tra Cina ed Europa. Un tempo parte del Primo Impero Persiano,in queste ultime settimane Samarcanda è stata al centro dell’attenzione dell’intera comunità internazionale per via del vertice dei Capi di Stato dei Paesi dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, eventi che ha attratto molta curiosità e, al tempo stesso, dubbi e timori, soprattutto agli occhi dell’Occidente. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è un’organizzazione internazionale fondata nel 1996 da Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan. Durante i 20 anni trascorsi dal suo primo incontro dei leader di questi cinque paesi nel 1996, l’organo si è espanso sempre più sullo scacchiere internazionale. Le lingue ufficiali della SCO sono il russo e il cinese e l’organizzazione ha due organi permanenti, uno dei quali è il Segretariato Generale con sede a Pechino e l’altro è il Comitato Esecutivo della Struttura Regionale Antiterrorismo situato a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan. Sin dalla sua fondazione – all’epoca nata e conosciuta come “Shanghai Five”, in Italia “Gruppo di Shanghai” comprendente Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan – l’organizzazione si è occupata di diverse tematiche, evolvendosi in concomitanza e di pari passo con l’evoluzione delle relazioni internazionali nell’epoca del post-Guerra Fredda. Se in un primo momento la cooperazione tra i cinque Stati era volta principalmente al rafforzamento della fiducia reciproca e del disarmo tra i Paesi vicini, con il passare degli anni, i temi maggiormente abbracciati sono diventati quelli relativi allo sviluppo e alla pace, non tralasciando, comunque, le questioni relative al rafforzamento delle relazioni di buon vicinato, di fiducia reciproca, amicizia e cooperazione tra gli Stati membri. L’inizio del meccanismo Shanghai Five si può fissare nel momento in cui è stata posta la firma su due trattati fondamentali: il Treaty on Deepening Military Trust in Border Regions, e Agreement on reduction of military forces in border regions, il cui scopo era quello di promuovere la cooperazione tra gli Stati membri e ridurre gli schieramenti ai confini militari individuali di ogni Stato1. A seguito di ciò, queste riunioni annuali sono diventate una pratica standard, prendendo luogo alternativamente in ciascuno dei cinque Paesi: tra il 1998 e il 2000, i vertici del formato “Shanghai Five” si sono tenuti ad Almaty, Bishkek e Dushanbe (durante quest’ultimo incontro, il presidente dell’Uzbekistan Islom Karimov è stato invitato dal Tagikistan come ospite). Già dai primi anni, i risultati sono stati ben visibili. Basti pensare che ben prima dell’11 settembre, il gruppo Shanghai Five si era occupato, tra le altre cose, di problematiche quali il terrorismo, l’estremismo e il separatismo, con il...
di Wang Yi – Traduzione a cura di Giulio Chinappi Quella che segue è la traduzione di un articolo pubblicato sul sito del ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, nel quale si espone l’analisi fatta dal ministro degli Esteri Wang Yi sulla partecipazione del presidente Xi Jinping al Vertice di Samarcanda. Dal 14 al 16 settembre 2022, il presidente Xi Jinping ha partecipato alla 22ma riunione del Consiglio dei capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO, secondo l’acronimo inglese, ndt) a Samarcanda e ha effettuato visite di stato in Kazakistan e Uzbekistan su invito. Al termine della visita, il consigliere di Stato e ministro degli Esteri Wang Yi ha informato i giornalisti di accompagnamento sulla visita. Wang Yi ha affermato che a metà autunno il presidente Xi Jinping ha intrapreso il viaggio in Asia centrale, ricevendo attenzione internazionale. La visita si svolge in un momento in cui il mondo sta subendo cambiamenti accelerati mai visti in un secolo, una prolungata pandemia di COVID-19, profondi aggiustamenti nelle relazioni tra i principali Paesi, la diffusione e il propagarsi di conflitti geopolitici e crescenti difficoltà e sfide che l’umanità deve affrontare in generale. A livello nazionale si terrà presto il 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC). La vasta terra della Cina è ricca di vigore e vitalità. Il popolo cinese è unito in uno sforzo comune e apre prospettive luminose per il ringiovanimento nazionale della Cina. Essendo la prima visita all’estero del presidente Xi Jinping dall’inizio del COVID-19, la visita è di grande importanza e il momento della visita è piuttosto speciale. Si tratta di un’importante azione diplomatica del Comitato Centrale del PCC nei confronti dell’Eurasia alla luce degli imperativi sia nazionali che internazionali, e un’importante visita storica intrapresa in un momento cruciale e storico. I media globali hanno seguito da vicino la visita con un’intensa copertura. Cooperazione, sicurezza, sviluppo, apertura, fiducia reciproca e rispetto sono diventate le parole d’ordine chiave nella copertura dei media mainstream internazionali. Il commento internazionale ha descritto la scelta dell’Asia centrale come prima visita all’estero del presidente Xi Jinping dai tempi del COVID-19 come un passo strategico di grande importanza strategica che la Cina ha intrapreso per unirsi ai suoi amici della SCO al fine di penetrare nel tentativo di accerchiamento da parte degli Stati Uniti. Mostra pienamente la forte fiducia e influenza del presidente Xi Jinping e la crescente posizione e influenza internazionale della Cina. In tre giorni e due notti, il presidente Xi Jinping è volato a Nur-Sultan (capitale del Kazakistan, ndt) e poi a Samarcanda (Uzbekistan, ndt) e, in un soggiorno di 48 ore, ha partecipato a quasi 30 eventi multilaterali e bilaterali con un duplice focus su sicurezza e sviluppo. Nonostante la sua brevità, la visita ha avuto molti momenti salienti e ha creato risultati fruttuosi. Grazie alla visita, l’ampliamento della SCO ha fatto un nuovo passo avanti. La visita ha anche guidato con successo le relazioni della Cina con i Paesi interessati a nuovi livelli. È una visita che ha...
a cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha rafforzato i legami tra Russia e Cina come principali potenze garanti della stabilità mondiale di fronte alla destabilizzazione e alle provocazioni degli Stati Uniti. Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS), tenutosi nella storica città uzbeka di Samarcanda, crocevia dell’antica Via della Seta, ha giustamente ricevuto una grande attenzione mediatica per via della’ difficile’intricata situazione planetaria, ed ha segnato un nuovo passo verso l’affermazione di un mondo multipolare che vede i propri garanti principali nella Russia e nella Cina, insieme alle altre potenze partecipanti. I Paesi dell’OCS si oppongono infatti al progetto egemonico di un mondo unipolare a guida statunitense, e respingono le azioni di destabilizzazione e provocazione operate dagli USA per evitare l’ascesa delle potenze emergenti. A ricevere la massima attenzione è stato naturalmente l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin, tenutosi giovedì. In quest’occasione, il leader cinese ha affermato che la Cina è pronta a collaborare con la Russia per estendere un forte sostegno reciproco su questioni riguardanti i rispettivi interessi fondamentali. Secondo quanto riportato dalla testata Global Times, gli analisti cinesi hanno affermato che il vertice dei due leader rappresenta una garanzia cruciale per il costante sviluppo dei legami bilaterali, segnalando che le relazioni Cina-Russia non saranno influenzate da fattori esterni. Dal canto suo, Putin ha espresso il sostegno della Russia al principio di “una sola Cina” e ha denunciato le provocazioni statunitensi nello Stretto di Taiwan e i tentativi di creare un “mondo unipolare” da parte di Washington. Il leader della Federazione Russa ha anche parlato positivamente della posizione equilibrata della Cina nella crisi ucraina, ritenendo che l’incontro con Xi rafforzerà ulteriormente i legami bilaterali. “Gli analisti hanno affermato che le parole di Putin sulla posizione equilibrata della Cina sulla crisi ucraina sono obiettive, poiché la Cina ha sempre mantenuto un atteggiamento di molteplici preoccupazioni e comprensione e spera di risolvere pacificamente i conflitti. Nel caso della questione di Taiwan, i diritti e i torti sono molto chiari. Le osservazioni di Putin riflettono il partenariato strategico globale Cina-Russia di coordinamento per una nuova era”, si legge sul Global Times. Quello di Samarcanda è stato il primo incontro diretto tra Xi Jinping e Vladimir Putin dall’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina. Secondo Yang Jin, ricercatore associato presso l’Istituto di studi russi, dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso l’Accademia cinese delle scienze sociali, l’incontro tra i due leader ha evidenziato che legami più stretti tra Cina e Russia possono portare maggiore stabilità e certezza in un mondo turbolento. “Ci sono grandi prospettive di cooperazione politica tra Cina e Russia in relazione all’ordine globale e regionale, ad esempio attraverso l’ONU e l’OCS. Attraverso la Belt and Road Initiative proposta dalla Cina, le due parti possono approfondire la cooperazione in economia, scienza e tecnologia, così come nei campi dell’energia, delle importazioni di grano e negli scambi di valuta”, ha aggiunto l’accademico cinese. Il vertice di Samarcanda conferma ancora una volta come una visione del mondo eurocentrica o occidentalocentrica...
Vladimir Norov
A cura dell’agenzia di informazioni Dunyo Alla vigilia dell’anniversario della SCO, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, il ministro degli Esteri dell’Uzbekistan ha risposto alle domande del corrispondente dell’Agenzia d’Informazione «Dunyo». Il 15 giugno ricorre il 21° anniversario dell’istituzione della Shanghai Cooperation Organization, una delle organizzazioni internazionali più giovani e in via di sviluppo dinamico. Nell’ultimo periodo, ha compiuto un rapido salto dal formato di un meccanismo consultivo a un’associazione interstatale su vasta scala. L’Uzbekistan è stato all’origine dell’istituzione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, ha dato e continua a dare un contributo significativo al suo progressivo sviluppo; e nel biennio 2021-2022, il Paese presiede questa organizzazione di alto profilo. In un’intervista a «Dunyo», Agenzia di informazioni, il ministro degli Esteri ad interim Vladimir Norov ha parlato delle iniziative dell’Uzbekistan presentate dal presidente Shavkat Mirziyoyev alla SCO e delle prospettive di cooperazione con questa organizzazione. L’intervista Illustre Vladimir Imamovich, Le siamo grati per aver gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande. Soprattutto perché la SCO non è solo una delle aree prioritarie della cooperazione internazionale dell’Uzbekistan, ma anche l’organizzazione in cui lei ha avuto l’opportunità di ricoprire il ruolo di Segretario generale nel 2019-2021. Le dispiacerebbe dirci cos’è la SCO oggi e quale ruolo svolge nell’arena internazionale? VN – In primo luogo, vorrei sottolineare che in un periodo di tempo relativamente breve l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha compiuto un notevole sviluppo ed è diventata parte integrante del contesto politico ed economico globale. Oggi, la SCO è la più grande organizzazione regionale del mondo. La superficie totale dei suoi Stati membri supera i 34 milioni di kmq. Questo è più del 60% del territorio del continente eurasiatico. La popolazione totale degli Stati SCO è di 3,2 miliardi di persone, ovvero circa la metà della popolazione mondiale. L’Organizzazione riunisce 8 membri permanenti, 4 Stati osservatori e 9 partner di dialogo. «La grande famiglia di SCO» con 21 Paesi copre tre continenti: Asia, Europa e Africa. Insieme a questo, l’interesse di altri Paesi nell’interazione con la struttura in un formato o nell’altro continua a crescere. L’autorità internazionale della SCO è rafforzata dall’espansione coerente della rete delle sue organizzazioni partner: l’ONU e le sue istituzioni specializzate, ASEAN, CSI, CSTO, EAEU, CICA, ECO. Le relazioni sono in corso di definizione con la Lega degli Stati arabi e una serie di altre strutture multilaterali. Attualmente, lo spazio SCO è una regione autosufficiente in termini di enormi riserve di materie prime, prodotti manifatturieri, manodopera qualificata e capitale umano, nonché potenziale tecnologico. Il volume totale delle economie degli Stati membri della SCO è di circa 20 trilioni di dollari, ovvero 13 volte di più rispetto all’epoca della sua istituzione. Il territorio dell’Organizzazione rappresenta il più grande mercato di consumo al mondo. Oggi, il PIL aggregato dei membri della SCO ha raggiunto circa ¼ della cifra globale. Entro il 2030, questa cifra potrebbe aumentare fino al 35-40% del PIL mondiale. La SCO ha un enorme potenziale di trasporto e transito che attende la sua attuazione pratica....
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di Fabio Massimo Parenti  Nata nell’estate del 2001, la Shanghai Cooperation Organization rappresenta un’organizzazione multinazionale sempre più rilevante nei processi di integrazione asiatici ed euroasiatici. Se l’intento originario era più incentrato su questioni di sicurezza e terrorismo, la SCO è divenuta negli anni un’entità geopolitica onnicomprensiva, capace di ampliare i processi di cooperazione anche in ambito culturale ed economico tra Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Alla luce di tale attivismo, non è un caso che sempre più paesi desiderino aderirvi. Lo scorso giugno, ad esempio, India e Pakistan sono stati ammessi come membri dell’organizzazione (in precedenza avevano lo status di osservatori) e stanno cercando di soddisfare alcuni obblighi per finalizzare la loro piena membership, che sarà sancita molto probabilmente ad Astana nel giugno del 2017. Bielorussia, Iran, Afghanistan e Mongolia hanno lo status di osservatori e altri sei paesi (Armenia, Azerbaijan, Nepal, Sri Lanka, Cambogia e Turchia) quello di partner di dialogo. Infine, l’Asean, la CSI e il Turkmenistan vi partecipano come ospiti. C’è da dire tuttavia che la bellicosità sul Kashmir crea non pochi problemi nelle relazioni tra India e Pakistan e l’auspicio è che la Cina in primis possa giocare un ruolo di pacificazione più attivo (come in parte prospettato in un’analisi del 3 ottobre su Asiatimes). Ciò premesso, risulta quanto meno curioso riscontrare ancora una volta la poca attenzione data a questa organizzazione sulla stampa italiana. Anche recentemente, a seguito del 15° meeting dei capi di governo dei paesi membri, che si è svolto a Bishkek il 2 e 3 novembre scorsi. L’agenda politica discussa pochi giorni fa a Bishkek ha confermato il crescente impegno della SCO in materia di cooperazione economica. I temi chiave sono stati inerenti alle prospettive di crescita degli scambi commerciali tra i paesi membri, ai meccanismi finanziari a supporto dei progetti di sviluppo avviati e proposti, alla definizione di una lista di nuovi piani economici per il quinquennio 2017-2021 e all’attuazione degli accordi firmati durante il summit di giugno a Tashkent, oltre ovviamente al rafforzamento della sicurezza regionale tramite esercitazioni congiunte. Probabilmente, dei 12 accordi firmati in questo 15° meeting, uno dei più importanti è quello relativo alla costituzione di una banca della SCO, ma anche la definizione, per la prima volta in ambito SCO, di una lista di progetti di lungo termine per la cooperazione economica, finanziaria, bancaria ed ambientale. Il tutto è chiaramente funzionale all’implementazione dei piani inerenti alla cosiddetta “nuova via della seta”, richiamata ad esempio dal premier kirghiso Zheenbekov. Il premier russo Medvedev, invece, ha sottolineato alcune criticità nello sviluppo economico della SCO, suggerendo di porre maggiore attenzione sulla sicurezza alimentare ed energetica, ovvero su settori particolarmente strategici per realizzare un’integrazione più avanzata. Tuttavia, per fare in modo che ciò si concretizzi è necessario aumentare gli sforzi per attuare una zona di libero scambio (FTA) – come ricordato chiaramente dal premier cinese Li Keqiang – rimuovendo tutte le barriere al commercio e favorendo così la cooperazione manifatturiera e nei settori delle infrastrutture e dell’agro-business, su...
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Focus Russia Introduzione Nata come forum di dibattito internazionale tra i paesi dello spazio post-sovietico e la Cina, la SCO è passata dall’essere strumento per la lotta al terrorismo (emergenza di grado non superiore alle altre due questioni cardine dell’Organizzazione, come l’irredentismo e il fondamentalismo), a divenire in seguito, fino ai giorni nostri, uno spazio fondamentale della cooperazione militare energetica, commerciale e culturale, a livello internazionale e mondiale, tra paesi dell’oikumene eurasiatica ed altri attori fondamentali (molti dei quali ex colonie), protagonisti della scena internazionale.1 In questo scenario la Russia è apparsa, accanto alla Cina, protagonista di un dialogo interstatale per il raggiungimento della pace e della stabilità nel contesto eurasiatico e mondiale. Il partenariato sino-russo come perno della strategia eurasiatica della Russia L’Organizzazione per la cooperazione di Shangai (Shangai Cooperation Organization – SCO) nasce già nel 1996 come Shangai Five, forum di dibattito che riuniva Cina, Russia e le nuove repubbliche centro-asiatiche di Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, per la risoluzione di antiche dispute confinarie tra spazio russo e spazio cinese. Il gruppo dei cinque si trasforma nel 2001 nella istituzione attuale con l’ingresso dell’Uzbekistan.2 Già tuttavia nel 1991 si era avuto un primo fondamentale accordo tra URSS e Cina sulla risoluzione delle controversie confinarie, trattative poi proseguite a livello bilaterale, dopo il collasso sovietico, con le nuove repubbliche centroasiatiche indipendenti alla fine del 1991. 3 Le restanti dispute della Russia con la Cina e i paesi del Shangai Five saranno risolte negli anni successivi seguendo un «approccio cooperativo per la soddisfazione reciproca, e l’assegnazione “fifty-fifty” delle aree contestate».4 Il dibattito e il contestuale avvicinamento russo-cinese, favorito dalla risoluzione del problema confinario, rappresentano l’elemento fondamentale della geopolitica eurasiatica della Russia, imperniata sull’heartland centroasiatico. La SCO ha rappresentato un passo importante per la promozione della sicurezza regionale e la cooperazione internazionale in Asia centrale su impulso russo. Obiettivo ufficiale era quello di rafforzare la cooperazione intorno al contrasto di tre fattori destabilizzanti per la regione: il separatismo, l’estremismo (spesso di matrice islamica) e il terrorismo (i famosi “tre mali”). 5 L’intento principale era quello però di sottrarre l’Asia centrale all’influenza occidentale, già posta in palio del “grande gioco” tra Russia e Gran Bretagna nella seconda metà del XIX secolo e oggetto di un altro great game sovietico-statunitense durante la guerra fredda (che si trascina tutt’oggi). 6 L’alleanza ha successivamente allargato il coinvolgimento ad altri attori asiatici, fino a includere recentemente altre potenze nucleari di vecchia data (India e Pakistan) o neo-nucleari (come l’Iran, anche se per ora si limita all’uso civile dell’atomo). L’apertura ai due paesi non centroasiatici come India e Pakistan può condurre a modificare la balance of power (la politica dell’equilibrio) non solo all’interno dell’Organizzazione, non intaccando però in maniera sostanziale gli equilibri interni (se l’ingresso dell’India accontenta Mosca, suo tradizionale alleato, nel contempo l’ammissione del Pakistan non è sgradita alla Cina, con la quale Islamabad coltiva rapporti proficui sin dagli anni Sessanta del secolo scorso), ma anche a livello mondiale, contribuendo a rafforzare il prestigio e l’importanza dell’Organizzazione.7...