Le nuove rivelazioni sull’attentato ai gasdotti Nord Stream stanno destabilizzando la narrazione occidentale e causando tensioni all’interno del fronte atlantista, mentre emergono dubbi sul ruolo degli Stati Uniti e sulla continuità del sostegno europeo a Kiev.
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L’implicazione dell’Ucraina negli attentati ai gasdotti Nord Stream rappresenta un duro colpo per i sostenitori di Kiev, con crescenti pressioni sulla Germania affinché sospenda il supporto militare. Nuove rivelazioni mettono in luce anche un possibile coinvolgimento della Polonia.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/08/nord-stream-gli-stati-uniti-impediscono-indagini-indipendenti-sullattentato/ Le rivelazioni di Seymour Hersh dimostrano come gli Stati Uniti siano pesantemente coinvolti negli attentati contro i due gasdotti Nord Stream, e proprio per questo non possono essere in grado di garantire indagini indipendenti e obiettive sull’accaduto. Nel mese di febbraio, le rivelazioni pubblicate dal giornalista statunitense Seymour Hersh hanno portato alla luce quello che in molti gia pensavano, ovvero l’implicazione degli Stati Uniti d’America nella serie di attentati terroristici contro i gasdotti Nord Stream, che permettono il trasporto del gas russo in Germania. Nonostante stiamo parlando di un giornalista apprezzato in tutto il mondo, già vincitore del Premio Pulitzer, le notizie pubblicate da Hersh sono state censurate dalla maggioranza dei media occidentali, che invece hanno continuato a proporre versioni fantasiose come quella dell’auto-attentato russo. In queste ore, i media occidentali, e in particolare il New York Times, hanno pubblicato alcune rivelazioni secondo le quali i gasdotti sarebbero stati sabotati da un non meglio specificato gruppo pro-ucraino, ma senza che il governo di Kiev ne fosse al corrente. Tuttavia, le fonti da cui sarebbero state acquisite queste informazioni non sono state rivelate, e l’articolo dice ben poco sulle modalità con le quali sarebbe avvenuto l’attentato, al contrario di quello di Hersh, che invece ha ben dettagliato quanto sarebbe accaduto tra il 26 e il 27 settembre dello scorso anno, come abbiamo spiegato nel nostro precedente articolo. Andrej Ledenev, consigliere dell’ambasciata russa negli Stati Uniti, ha commentato l’articolo del New York Times affermando che questo sarebbe solo un tentativo di spostare l’attenzione dal ruolo che Washington avrebbe avuto nell’operazione terroristica: “Innanzitutto, abbiamo preso atto del fatto che l’articolo citato ha ottenuto immediatamente un ‘semaforo verde’ nel campo dell’informazione locale, essendo letteralmente su tutti i media in un battito di ciglia. Ciò è particolarmente degno di nota visti i tentativi dei funzionari e dei giornalisti locali di mettere a tacere palesemente il materiale risonante del vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh sullo stesso argomento”, ha fatto notare il funzionario. “Non abbiamo fiducia nell’”imparzialità” delle conclusioni dell’intelligence statunitense. Percepiamo “fughe di notizie” anonime come nient’altro che un tentativo di confondere coloro che stanno sinceramente cercando di andare a fondo in questo crimine eclatante, scaricando la colpa degli statisti che hanno ordinato e coordinato gli attacchi nel Mar Baltico su alcuni individui astratti“. Leonid Sluckij, capo della Commissione per gli Affari Esteri della Duma di Stato russa, la camera bassa del parlamento moscovita, ha affermato a sua volta, attraverso il proprio account Telegram, che “l’articolo del NYT è l’ennesima falsa pista, volta a distrarre l’opinione pubblica dai veri colpevoli additando un astratto gruppo ribelle. Ma chi crederebbe che un’operazione di tale portata, che è essenzialmente di natura militare, possa essere portata avanti da un gruppo di sabotaggio precedentemente sconosciuto?”. Mentre gli Stati Uniti continuano a proporre versioni alternative senza tuttavia presentare prove concrete, l’unica investigazione che ha portato a risultati tangibili sugli attentati contro i gasdotti Nord Stream resta quella di Seymour Hersh. Lo stesso giornalista investigativo, che tra l’altro in passato ha lavorato proprio per il New York Times, ha...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com La Germania si trova in una posizione molto difficile, costretta a scegliere tra i propri interessi nazionali e le politiche antirusse in nome della fedeltà all’atlantismo. All’interno del governo di Berlino emergono due tendenze opposte. Lo scorso 12 febbraio, il governo ha subito un duro colpo in occasione delle elezioni svoltesi a Berlino, dove il Partito Socialdemocratico di Germania (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD) ha patito una clamorosa sconfitta per mano degli storici rivali dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (Christlich Demokratische Union Deutschlands, CDU). Un risultato che non deve essere considerato come aneddotico, sebbene la formazione dell’amministrazione locale sia ancora in bilico tra i due partiti principali, ma che palesa un certo malcontento nei confronti del partito che attualmente detiene il controllo del governo federale sotto la guida del cancelliere Olaf Scholz. In tutta la Germania, infatti, sale il malcontento per la cattiva gestione della situazione internazionale da parte del governo teutonico, all’interno del quale emergono due tendenze contrapposte: la prima, quella guidata proprio da Scholz, che cerca di tenere conto degli interessi nazionali della Germania, legati anche ai buoni rapporti con la Russia e la Cina; la seconda, invece, che fa capo al ministro degli Esteri Annalena Baerbock, la quale propone la totale sottomissione agli ordini provenienti da Washington nel nome della fedeltà alla linea atlantista. Razionalmente, la linea proposta da Baebock significa il suicidio di quella che viene generalmente considerata come la prima economia del continente europeo, ma che ora mostra tutte le sue debolezze, vista la forte dipendenza energetica nei confronti della Russia. Le sanzioni unilaterali imposte dall’Occidente collettivo a guida statunitense contro Mosca si sono rivelate un boomerang per tutta Europa, ma per Berlino in particolare. Secondo quanto riportato dall’Istituto dell’economia tedesca di Colonia, infatti, la Germania dovrebbe perdere ben 175 miliardi di Euro nel corso del 2023, pari al 4,5% dell’intero prodotto interno lordo tedesco, se la situazione dovesse restare quella attuale. L’aumento dei costi energetici, causato dall’interruzione dei flussi di gas provenienti dalla Russia, sta portando gravi conseguenze a tutte le aziende del Paese. Come riportato dal sito German Foreign Policy, la BASF, una delle più grandi compagnie chimiche al mondo, ha appena annunciato la chiusura definitiva di uno dei suoi due impianti di produzione di ammoniaca a Ludwigshafen, e questa viene considerata come la prima chiusura di un grande impianto industriale tedesco causata dalla guerra economica contro la Russia. La stessa BASF ha spiegato che i costi del gas naturale sono aumentati di due miliardi di euro nel 2022, nonostante una riduzione dei consumi di circa un terzo. I redattori di German Foreign Policy non possono che giungere alla logica conclusione che “le conseguenze della guerra economica occidentale contro la Russia stanno quindi accelerando il declino industriale dell’Europa”. In effetti, la produzione chimica in Europa è diminuita del 5,8% nel 2022, mentre a livello mondiale è aumentata del 2,2% grazie alla crescita significativa in Cina e negli Stati Uniti. Questo dimostra come le sanzioni antirusse siano in realtà figlie di un progetto ben calcolato da parte di Washington volto all’eliminazione dei principali...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/18/confermate-le-responsabilita-usa-dietro-allattacco-terroristico-al-nord-stream/ Le rivelazioni pubblicate dal giornalista investigativo Seymour Hersh non lasciano dubbi sulle responsabilità statunitensi nell’attacco terroristico al gasdotto russo-tedesco. Mosca denuncia la questione alle Nazioni Unite. Lo scorso 8 febbraio, il giornalista investigativo statunitense Seymour Hersh, già vincitore del Premio Pulitzer, ha pubblicato importanti rivelazioni circa l’attacco terroristico ai due gasdotti Nord Stream, che collegano Russia e Germania, verificatosi lo scorso 27 settembre. Secondo Hersh, i sommozzatori della Marina degli Stati Uniti, sotto la copertura dell’esercitazione Baltops 22, avrebbero piazzato ordigni esplosivi sotto l’infrastruttura, con l’assistenza di esperti norvegesi. Tali rivelazioni confermano dunque quanto avevamo affermato sin dall’inizio, e dimostrano la fondatezza delle accuse rivolte dalla Russia alle potenze occidentali. Secondo Hersh, la decisione sull’operazione sarebbe stata presa personalmente dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, dopo nove mesi di discussioni con i funzionari dell’amministrazione che si occupano di sicurezza nazionale, tra i quali il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan, il segretario di Stato Antony Blinken e il sottosegretario di Stato per gli affari politici Victoria Nuland. Hersh, pur non rivelando l’identità della propria fonte, ha spiegato che “si tratta di qualcuno che sembra sapere un bel po’ di quello che stava succedendo“. L’articolo del giornalista investigativo ha naturalmente visto l’immediata smentita da parte degli Stati Uniti, ma soprattutto è stato in gran parte silenziato dalla stampa occidentale, la stessa che in precedenza aveva venduto la poco credibile storia dell’auto-attentato russo. Quanto scritto da Hersh avrebbe dovuto occupare le prime pagine dei quotidiani per giorni, in quanto assesta un nuovo duro colpo alla fortezza di menzogne costruite dagli Stati Uniti e dai loro vassalli europei circa l’intera questione ucraina. Invece, la stampa occidentale non ha perso occasione per dimostrare la propria sudditanza nei confronti di Washington, che nel frattempo continua ad agire nell’ombra per boicottare le indagini internazionali sull’atto terroristico. Tuttavia, va anche detto che, per chi come noi aveva effettuato un’analisi corretta degli avvenimenti sin dal primo momento, la notizia non risulta affatto sorprendente. È quanto sostenuto anche da Boyan Chukov, esperto bulgaro di relazioni internazionali, intervistato dall’agenzia stampa TASS. “L’inchiesta condotta dal giornalista americano Seymour Hersh non è una notizia clamorosa. Quasi subito dopo l’attentato terroristico agli esperti era chiaro che dietro l’esplosione del gasdotto ci fosse un grande Stato con risorse finanziarie, tecnologiche e militari, ed erano anche sorte alcune pubblicazioni su questo tema“, ha osservato. Secondo Chukov, l’unico dubbio da sciogliere era se ad effettuare l’attentato fossero stati gli statunitensi o i britannici, ma “la risposta inequivocabile era arrivata dall’ex ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, membro del Parlamento europeo, che aveva postato su Twitter una dichiarazione ringraziando gli Stati Uniti per aver danneggiato il gasdotto Nord Stream, in seguito cancellata. Tutti, compresi tedeschi, svedesi e danesi, erano ben consapevoli di quanto era accaduto“. Anche dalla Cina sono arrivate dichiarazioni di condanna nei confronti dell’operato degli Stati Uniti. Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero fornire delle spiegazioni al mondo, e che dovrebbero essere considerati responsabili dell’accaduto se le rivelazioni di Hersh dovessero essere confermate. La Cina...
di Michael Whitney ARTICOLO PUBBLICATO IN LINGUA INGLESE SU GLOBALRESEARCH.CA In relazione al sabotaggio del gasdotto Nordstream, proponiamo questo articolo risalente al mese di febbraio 2022. “L’interesse primordiale degli Stati Uniti, sui quali per secoli abbiamo combattuto guerre – la Prima, la Seconda e la Guerra Fredda – è stato il rapporto tra Germania e Russia, perché lì unite, sono l’unica forza che potrebbe minacciarci . E per fare in modo che ciò non accada”. George Friedman, CEO di STRATFOR al Chicago Council on Foreign Affairs La crisi ucraina non ha nulla a che fare con l’Ucraina. Ha a che fare piuttosto con la Germania e, in particolare, con un gasdotto che collega la Germania alla Russia chiamato Nord Stream 2. Washington vede il gasdotto come una minaccia al suo primato in Europa e ha cercato di sabotare il progetto ad ogni passo. Nonostante ciò, Nord Stream è andato avanti ed è ora pienamente operativo e pronto all’uso. Una volta che le autorità di regolamentazione tedesche avranno fornito la certificazione finale, inizieranno le consegne di gas. I proprietari di case e le imprese tedesche disporranno di una fonte affidabile di energia pulita ed economica, mentre la Russia vedrà un aumento significativo dei loro ricavi dal gas. È una situazione vantaggiosa per entrambe le parti. L’establishment della politica estera statunitense non è, però, contento di questi sviluppi. Non vogliono che la Germania diventi sempre più dipendente dal gas russo poiché il commercio crea fiducia e la fiducia porta all’espansione del commercio. Man mano che le relazioni diventano più intense, vengono eliminate più barriere commerciali, le normative vengono allentate, i viaggi e il turismo aumentano e si evolve una nuova architettura di sicurezza. In un mondo in cui Germania e Russia sono amici e partner commerciali, non ci sarebbe bisogno di basi militari statunitensi, non ci sarebbe bisogno di armi e sistemi missilistici costosi di fabbricazione americana e non ci sarebbe bisogno della NATO. Inoltre, non sarebbe necessario negoziare accordi energetici in dollari statunitensi o accumulare scorte di titoli del tesoro statunitensi per bilanciare i conti. Le transazioni tra partner commerciali potrebbero essere condotte nelle loro valute nazionali, fatto che è destinato a far precipitare la situazione con un forte calo del valore del dollaro e un drammatico cambiamento nel potere economico. Per questo l’amministrazione Biden si oppone a Nord Stream. Non è solo una pipeline, è una finestra sul futuro; un futuro in cui l’Europa e l’Asia si avvicineranno in una massiccia zona di libero scambio capace di accrescere potere e prosperità reciproci, lasciando gli Stati Uniti a guardare dentro dall’esterno. Le relazioni più strette tra Germania e Russia segnano, quindi, la fine dell’ordine mondiale “unipolare” che gli Stati Uniti hanno supervisionato negli ultimi 75 anni. Un’alleanza tedesco-russo è una minaccia di accelerazione del declino della Superpotenza che si sta avvicinando al baratro. Questo è il motivo per cui Washington è determinata così a fare tutto il possibile per sabotare il Nord Stream e mantenere la Germania nella sua orbita. È una questione di sopravvivenza. È qui...