10 Giugno 2026

multipolare

Negli ultimi due decenni Washington ha esercitato un rigido controllo sulle entrate petrolifere irachene. Il 31 gennaio, la Commissione per le Finanze del Parlamento iracheno ha rilasciato una dichiarazione con cui chiedeva che la vendita di petrolio fosse effettuata in valute diverse dal dollaro USA, con l'obiettivo di contrastare le sanzioni statunitensi sul sistema bancario iracheno.
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A cura di Islamshia ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU ISLAMSHIA.ORG Estratto dal discorso tenuto il 3 ottobre scorso dalla Guida della Rivoluzione Islamica, l’Imam Khamenei, durante la cerimonia di laurea dei cadetti delle accademie delle Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran, tenutasi presso l’Università Imam Hasan al-Mujtaba (as) di Teheran. Vorrei parlare degli ultimi eventi. Come prima cosa voglio dire che negli eventi che si sono verificati in questi ultimi giorni, le forze dell’ordine, i basij e la popolazione sono stati oppressi più di chiunque altro. Ovviamente anche in questa situazione il popolo iraniano è stato presente e risoluto, come già in altre, e continuerà ad esserlo anche nell’avvenire. In futuro, ogni volta che i nemici vorranno creare disordini, sarà il credente e coraggioso popolo iraniano ad opporglisi più di chiunque altro. Sarà il popolo ad incidere maggiormente ed entrare nell’arena, come ha sempre fatto. E’ vero che la nazione iraniana è oppressa [dai nemici], ma al contempo è forte. E’ forte come il nostro pio Maestro, il Comandante dei Credenti Imam Alì, che era il più forte e al contempo il più oppresso. In questo incidente è morta una giovane ragazza. Si è trattato di un evento amaro che ha rattristato molto anche il sottoscritto. Ma la giusta reazione di fronte a questo incidente, prima che le indagini potessero aver luogo e fossero accertati i fatti, non è quella di rendere insicure le strade. La reazione corretta non è creare insicurezza tra la gente, bruciare il Corano, strappare il velo dalla testa delle donne o incendiare le moschee, le hussainiyah, le banche e le auto della gente. Questo tipo di reazione di fronte a un incidente amaro non è normale, non è una risposta naturale. Queste rivolte sono state pianificate. In questo periodo, se non ci fosse stato il caso di questa ragazza, avrebbero trovato un altro pretesto per creare insicurezza e rivolte nel Paese. Chi ha progettato questi piani? Dichiaro apertamente che questi piani sono stati architettati dagli Stati Uniti, dal regime artificiale e usurpatore sionista e dai loro lacchè. Si sono seduti intorno a un tavolo e hanno pianificato e ideato questi piani, mentre i loro lacchè, mercenari e alcuni iraniani traditori che si trovano all’estero li hanno aiutati. A volte, quando affermo che “un certo evento è stato pianificato dal nemico straniero”, alcuni sono molto sensibili al termine “nemico straniero”. Appena dico: “Questo episodio e quell’avvenimento erano opera di nemici stranieri”, alcuni saltano rapidamente in difesa degli Stati Uniti e dei servizi di intelligence sionisti. Usano ogni sorta di analisi e retorica fallaci per cercare di dimostrare che gli stranieri non sono in alcun modo coinvolti in quegli eventi. Le rivolte si svolgono in tutto il mondo. Se guardate all’Europa, e in particolare alla Francia, periodicamente avvengono enormi proteste per le strade di Parigi. Voglio chiedervi: il Presidente degli Stati Uniti o il Senato americano hanno mai sostenuto i rivoltosi europei? Hanno mai rilasciato una dichiarazione dicendo “siamo con voi”? Vi viene in mente qualche episodio in cui i mass...
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Il multipolarismo in un sistema internazionale frammentato: ascesa e caduta del multipolarismo dipendono dai BRICS? Recentemente due articoli hanno affermato l’utilità dei BRICS nelle strutture della politica gobale e della governance internazionale. Il primo, pubblicato su Project Syndicate da Ana Palacia, ex Ministro degli Esteri spagnolo, era intitolato “l’errore dei BRICS” (the BRICS’ fallacy). Il fulcro dell’argomentazione è che i BRICS non saranno in grado di interpretare un ruolo di leadership mondiale, semplicemente perché il “durevole dominio” degli Stati Uniti non può essere rimpiazzato da blocchi di potere sostitutivi. Nel riconoscere che “l’ordine internazionale si trova ad un punto di svolta”, Palacia sottolinea l’importanza degli Stati Uniti all’interno del sistema internazionale, che spera “possa aiutare a spronare gli USA a dedicarsi nuovamente alle proprie responsabilità internazionali”. Questo perché “i BRICS restano un fattore” ma semplicemente non “il solo fattore” in grado di garantire una leadership globale. Il secondo articolo, intitolato “BRICS sul punto di collassare poiché i membri non mostrano coesione” (BRICS in danger of collapsing as members fail to cohere), è stato pubblicato sul quotidiano sudafricano “The Business Day”. Gli autori, Daniel e Virk, pongono l’accento sulle disparità economiche fra i cinque Paesi e sulla loro inconsistenza quando si parla di strategie di governance globale su temi come la “Responsibility to Protect”. Gli autori concludono che “le differenti priorità ed aspettative [dei BRICS] potrebbero indebolire il loro sforzo collettivo volto alla creazione di un ordine mondiale equo e democratico”. Entrambi i punti di vista sono indicativi di una crescente ossessione a proposito dei BRICS. Questa preoccupazione nei riguardi dei BRICS, però, rende chiaro che l’incessante reazione critica sull’argomento BRICS è la prova di come i BRICS rappresentino qualcosa di più di un problema con il quale confrontarsi. A questo punto il fascino nei confronti dei BRICS merita di essere contestualizzato all’interno della realtà globale. Nell’attuale paesaggio globale la sfida alla legittimità dei BRICS possiede una sua validità, considerata la natura di un mondo multipolare in evoluzione dove esistono diversi centri di potere economico e politico. Pertanto i BRICS sono solo una delle configurazioni all’interno dell’emergente sistema globale multipolare, nel quale l’economia non è il solo focus predominante. Una questione più urgente è dove sia emersa la nozione secondo la quale si crede che i BRICS rappresentino una sfida al dominio americano o che competeranno su questo terreno con gli Stati Uniti. I BRICS stanno affrontando senza dubbio delle sfide economiche, ma in nessun modo ciò segnerà il destino del multipolarismo o il bisogno di rinforzare un mondo unipolare. Come tutti gli Stati in crescita, sperimenteranno delle congenite difficoltà nella gestione di questioni come la stabilizzazione e la maturità economica e politica. Questo è proprio ciò che l’Occidente ha a sua volta sperimentato durante la sua trasformazione in centro globale del potere. E’ questo che sta accadendo ai BRICS? Oppure sono giunti al punto di rottura? E’ troppo presto per iniziare a parlare in toni apocalittici. Perché? Innanzitutto perché nonostante il declino dei BRICS riguardi dinamiche interne, allo stesso...