18 Luglio 2026

Mese: Novembre 2015

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“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo La Regione Autonoma Cinese del Tibet, che quest’anno festeggia il cinquantesimo anniversario della sua fondazione, risulta essere sempre più direttamente coinvolta dall’impetuoso tasso di crescita della Repubblica Popolare Cinese. Non solo, ma ne è ormai anche parte e contributrice diretta, mettendo a disposizione della Repubblica Popolare Cinese energie e talenti dal valore impareggiabile ed inestimabile. Questa regione è oggi un territorio sempre meno periferico rispetto a Pechino, dove dopo decenni di programmazione ed investimenti si sta colmando quel gap economico e sociale accumulato in secoli di arretratezza feudale. E’ una vasta terra montuosa in cui la custodia di millenarie tradizioni spirituali e di paesaggi maestosi, abbinati a sempre più moderne infrastrutture, attira ogni anno un crescente numero di turisti da ogni parte del pianeta. In questo saggio si approfondiscono tre diversi temi del cosiddetto Paese delle nevi: la sua storia ed il suo patrimonio storico-religioso, i fattori ed i dati dello sviluppo economico, ed infine gli aspetti turistici, paesaggistici e ambientali. Alla scoperta del Tibet è, insomma, un utile e potremmo dire persino indispensabile vademecum per chiunque voglia accedere alla storia di questa terra tanto antica e leggendaria. PER ACQUISTARE IL LIBRO “ALLA SCOPERTA DEL TIBET. STORIE, PAESAGGI E PROSPETTIVE”, Anteo Edizioni La segnalazione su Il Messaggero del 26 novembre 2015
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Martedì 1 dicembre 2015, dalle ore 11.00 alle ore 12, presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica, Piazza Madama 11, Roma, Marco Costa interverrà in rappresentanza del Cesem all’iniziativa promossa e organizzata dall’Associazione Parlamentare di amicizia Italia – Cina. Il programma, nelle sue linee di indirizzo prevede: Saluto di apertura del consigliere Tang Youjing a nome dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese Saluto dell’on. Peluffo, presidente dell’Associazione parlamentare Amici della Cina Saluto dell’Onorevole A Wang, vice presidente della Conferenza Consultiva Politica della Regione Autonoma del Tibet Illustrazione del rapporto sintetico dell’ultimo viaggio dei parlamentari italiani nella Regione Autonoma del Tibet Introduzione del libro “Alla Scoperta Tibet” – ed. Anteo, 2015. Conclusione.
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Expo, i sei mesi d’oro di Milano è il titolo del nuovo numero di Scenari Internazionali, che torna dopo una prolungata pausa estiva, resasi necessaria per riorganizzare ed impostare il lavoro editoriale nella nuova fase. Frutto di accurati ed attenti reportage in loco, questo speciale di 68 pagine conduce il lettore all’interno del criticato ma fortunato semestre espositivo milanese, che ha visto il capoluogo lombardo posizionarsi al centro del mondo, convogliando nello spazio di Rho-Fiera milioni di visitatori, imprenditori, manager, scienziati, politici, ricercatori, giornalisti ed artisti da ogni angolo del globo. Ben 145 Paesi dei cinque continenti hanno preso parte a questa edizione dell’Esposizione Universale, ma soltanto 10 sono i padiglioni che Scenari Internazionali ha selezionato, in un non facile lavoro di scrematura, tra i migliori di quelli visti ad Expo Milano 2015. Come ha ricordato il direttore responsabile Andrea Fais, “non si tratta di una top-10 definitiva o assoluta”. “Sebbene fondata su criteri omogenei ed equivalenti per tutti, la decisione scaturita in redazione – ha aggiunto – è pur sempre il frutto di una nostra opinione che, come tale, può essere oggetto di dubbio, revisione e critica anche per stimolare costruttivamente il dibattito su Expo Milano 2015”. Con il nuovo numero speciale dedicato ad Expo, dunque, Scenari Internazionali si conferma nel suo ruolo di rivista-strumento al servizio della comunità, dei cittadini, degli imprenditori, degli analisti, degli studiosi e di tutti gli altri professionisti attivi nei diversi campi delle relazioni internazionali, del commercio estero e dell’economia mondiale. I dieci padiglioni approfonditi dalla redazione sono – in ordine di sommario – quelli di Cina, Kazakhstan, Turkmenistan, Corea del Sud, Ecuador, Brasile, Angola, dell’immobiliare cinese Vanke, Bielorussia e Ungheria, nel duplice tentativo di premiare le strutture migliori cercando al contempo di coprire quante più regioni del mondo possibili, dall’Europa all’Asia, dall’Africa all’America. Acquista il Numero di Scenari Internazionali dedicato all’EXPO2015
Dopo i fatti di Parigi del 13 novembre siamo stati inondati da una montagna di fesserie sulla politica internazionale. La scarsa competenza, la fretta, o la malafede di molti commentatori, si è unita al basso interesse per i fatti del Medio Oriente della stragrande maggioranza del pubblico. Interesse ravvivato tardivamente solo da una minaccia vera e concreta manifestatasi nel cuore dell’Europa. Il risultato? Un concentrato di pericolosissima disinformazione, destinata a riverberarsi sulle scelte politiche ed elettorali. Una sequela di appelli alla “crociata” contro il nemico islamico, affrettati e impulsivi, privi di ogni vera aderenza alla realtà. Cosa sappiamo, ma soprattutto cosa ci è stato raccontato della guerra civile siriana? E quanto sappiamo degli interessi che il mondo occidentale, spalleggiato da alleati di alto rilievo, come l’Arabia Saudita e la Turchia, e altre grandi potenze avversarie, come la Russia e l’Iran, detengono nella fondamentale regione mediorientale? Privo di un’adeguata esposizione mediatica, questo conflitto inizialmente locale e ristretto, nato nel 2011 sulla scia della Primavera Araba, è divenuto in realtà una mini guerra mondiale dove da tempo sono schierate una contro l’altra, seppur velatamente, le maggiori potenze. La posta in gioco? Semplicemente, ma non banalmente, il controllo di importanti risorse naturali, come il gas, e dei loro canali di trasporto, e il presidio geopolitico nella zona, da difendere o da preservare. In particolare non ci è stato spiegato chiaramente che, oltre che una guerra politica fra il governo di Bashar al-Assad e ribelli dissidenti, questa è anche una guerra settaria fra gruppi islamici di correnti diverse. Fra una minoranza di tendenza sciita, alla quale appartiene il partito del Presidente (che ufficialmente si definisce secolarista), e numerosissimi gruppi vagamente “rivoluzionari”, di fede sunnita, fra i quali ora è prominente, ma non lo era neppure due anni fa, quello chiamato Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL), precedentemente ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), in arabo Daesh, che tanto terrore oggi suscita in Europa. È il nostro continente infatti, oltre ai milioni di siriani direttamente coinvolti nelle devastazioni, la maggior vittima del caos siriano. Le milizie appartenenti all’ISIS si sono dimostrate aggressive ed espansioniste, diffondendo morte e distruzione su tutti i fronti, sia contro gli occidentali, che gli hanno mosso guerra riconoscendone la elevata pericolosità, sia contro i sostenitori di Assad e gli sciiti presenti nell’area. Alcuni, ma non tutti, dei gruppi “rivoluzionari” sunniti, comparsi come funghi, pur possedendo una evidente componente terroristica, hanno ricevuto quasi da subito supporto tecnico e/o economico da parte di alcuni paesi occidentali, in primis Usa, Francia e Regno Unito, e stati del Golfo come Kuwait e Qatar, miranti ad indebolire il vero nemico dell’Occidente e dei suoi alleati, ovvero il signor Assad, e il suo più saldo appoggio nella regione, l’Iran. In questa guerra la Francia, che ora piange i suoi morti, ha già preso posizione a fianco di Washington e del Regno Unito, appoggiata dall’Onu, e ha effettuato bombardamenti aerei contro campi di addestramento dello Stato Islamico prima in Iraq e poi, a settembre,...
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“Cultura mitteleuropea e diplomazia nell’età contemporanea: da Vienna a Dayton”: è questo il titolo del Convegno internazionale di Studi Mitteleuropei organizzato dall’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei a Gorizia il 26 – 28 novembre 2015. La scelta del tema è stata suggerita dalla coincidente ricorrenza, nel presente anno, di numerosi e significativi anniversari legati ad eventi storici decisivi per la storia del continente europeo: dal 200.mo del Congresso di Vienna (1815), passando attraverso il 1915 (Patto di Londra), il 70.mo dalla fine del secondo conflitto mondiale, il 40.mo dell’Atto finale della Conferenza di Helsinki e del trattato di Osimo, il ventennale degli accordi di Dayton che pose fine alla guerra nei Balcani. Nell’ambito di questo vasto spettro temporale, il Convegno si pone l’obbiettivo di aprire una discussione che individui gli elementi di continuità (e quelli di rottura) intorno al concetto di mediazione politica delle controversie internazionali, i cui esiti non sempre hanno scongiurato il presentarsi di sanguinosi conflitti e di emergenze umanitarie dalle conseguenze tragiche. Lo scacchiere mitteleuropeo, ancora una volta, assume una valenza paradigmatica: si comprende quindi il senso di una riflessione pluridisciplinare che raccolga il contributo della storiografia più aggiornata, assieme all’apporto delle scienze sociali, politiche e diplomatiche. I lavori saranno suddivisi in tre sessioni specificatamente dedicate ai principali ambiti tematici del dibattito: dopo la prolusione introduttiva, si prosegue con la disamina sotto il profilo storico degli accordi diplomatici miranti all’instaurazione di un equilibrio europeo delle Potenze, per poi riflettere sulla ricerca di un’intesa comune (diplomazia, mediazione, negoziato), concludendo un dibattito aperto dedicato agli “esperimenti di dialogo”, ossia alla cosiddetta “diplomazia minore”, che indica quelle iniziative intraprese a livello locale per giungere ad una composizione e ad un superamento civile dei conflitti. Alle sessioni si alternano tre momenti, rispettivamente turistico-culturale, musicale e teatrali, centrati sulla specificità pluriculturale del territorio goriziano, realizzati in collaborazione con i Soggetti pubblici e privati che partecipano all’iniziativa, tra i quali si ricordano: Regione Autonoma FVG, Provincia e Comune di Gorizia, CCIAA – Zona Franca, Fondazione Ca.Ri.Go, Centro Polifunzionale di Gorizia (Uni UD), Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Trieste, Istituto per la Ricerca sul Negoziato, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, ArtistiAssociati. I lavori si svolgeranno a Gorizia, nell’ambito di prestigiosi sedi quali Palazzo Attems-Petzenstein, le aule magne dei due Atenei di Trieste ed Udine, la sala conferenze “Della Torre” della Fondazione Ca.Ri.Go. Fase propedeutica: questo evento risulta il frutto di un’attività inserita nell’ambito di un percorso progettuale pluriennale “Nello spirito di Ungaretti: La Cultura Umanistica per la pacificazione dei popoli. Riflessioni per il Cinquantenario dell’ICM 1966-2016”; tale attività, nel 2015, si è esplicata nelle seguenti fasi operative: il rinnovato assetto della sede sociale, culminato nella dedicazione della Presidenza dedicata al sen. Michele Martina, primo presidente ICM); il censimento e la valorizzazione del patrimonio culturale ICM (la ceramica artistica attribuita ad Andrea Parini l’archivio storico ICM, l’archivio audio-video dei convegni e dei progetti ICM fin dal 1968, la biblioteca dell’Istituto, la raccolta completa delle pubblicazioni edite dall’Istituto fin...
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Dalla fine della Rivoluzione Culturale, la Cina ha mostrato un’apertura via via maggiore nei confronti del Buddhismo. Il governo di Beijing non solo ne è diventato tollerante, ma ha ben presto iniziato a mostrare segni di apprezzamento di questa religione e, in particolare, alle sue attività di carità sociale. Il turismo religioso è stato incoraggiato in quanto ritenuto benefico all’economia del Paese e all’immagine dello stesso nel mondo. Il Buddhismo – che non viene più sospettato di essere un rivale ideologico – viene ormai visto come una pacifica “antica religione cinese”, patrimonio culturale della Nazione. Tra le religioni tradizionali della Cina, è proprio il Buddhismo a godere del maggiore supporto da parte del Governo. A differenza del Taoismo e delle altre religioni cinesi, infatti, permette l’apertura di canali di comunicazione con Taiwan e con i paesi buddhisti del Sud-Est Asiatico, e ciò costituisce agli occhi di Pechino un’opportunità. E’ in questa luce che vanno comprese iniziative come il Forum Buddhista Mondiale, la cui ultima edizione ha avuto luogo il 24 e il 25 Ottobre 2015 a Wuxi, nella provincia orientale di Jiangsu. Come nelle altre edizioni del Forum Buddhista Mondiale – tenutesi rispettivamente nella provincia di Zhejiang (2006), a Taiwan (2009) e in Hong Kong (2012) – ha visto oltre mille partecipanti da molti paesi dell’Asia Orientale. Il Forum del 2006 costituisce la prima grande conferenza religiosa tenutasi in Cina dopo il 1949. E’ indubbio il fatto che in questi Forum il Governo Cinese si ponga come sponsor del Buddhismo a livello internazionale, sottolineando il contributo che questa religione può portare in termini di “armonia sociale”. Secondo alcuni analisti, ma l’opinione è discutibile, questo supporto sarebbe mirato anche a contenere la diffusione sempre maggiore del Cristianesimo in Cina. Secondo Jiang Jianyong, vice-presidente della China Religious Culture Communication Association, sono tre i principali obiettivi che il Forum deve perseguire: sottolineare l’importanza del Buddhismo nella promozione dello sviluppo economico, dell’armonia sociale e della prosperità culturale. L’ultimo Forum Buddhista Mondiale, tenutosi nei giorni scorsi, ha visto anche la partecipazione di ospiti dall’Italia: Lama Gangchen e Lama Michel del Centro Kunpen NgalSo di Milano. Il Forum si è concentrato sul rapporto tra le nuove tecnologie e il Buddhismo, in particolare sull’uso di internet nella diffusione degli insegnamenti buddhisti. Il Venerabile Maestro Zong Xing, vice-presidente dell’Associazione Buddhista Cinese, ha affermato che “Dagli antichi insegnamenti buddhisti possiamo apprendere che il Buddhismo possiede la saggezza di utilizzare le nuove tecnologie per diffondere i suoi insegnamenti e il suo spirito [..]. Il Buddhismo può anche diffondere su internet energia positiva, e aiutare le persone a resistere alle informazioni dannose”. Il Maestro Xuecheng è il Presidente dell’Associazione Buddhista Cinese e membro della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese. Egli è stato uno dei primi insegnanti buddhisti del Paese ad aprire un Blog, ed ha più di 325600 contatti su Sina Weibo, l’equivalente cinese di Twitter. Come blogger è molto popolare e i suoi pensieri sono tradotti, online, in oltre 11 lingue. Nel suo intervento, come riportato dall’agenzia Xinhua,...
Paris Attacks - Files Photos of ISIS Figure Belgian Abdelhamid Abaaoud
La giornalista Giovanna Canzano ha raccolto le impressioni di vari analisti e studiosi in merito alla notte di terrore vissuta venerdì 13 novembre 2015 a Parigi: http://giovannacanzano-interviste.blogspot.it/2015/11/isis-islam-occidente-e-poi.html Di seguito l’intervento di Lorenzo Salimbeni, Presidente del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo. Di fronte alla notte di terrore vissuta da Parigi, la memoria può andare ai sommovimenti delle banlieues e possiamo pensare ad un salto di qualità della guerriglia urbana. Il problema è che fra questi due eventi lo Stato francese non ha ripensato ai limiti ed alle imperfezioni del suo modello sociale con riferimento all’integrazione, anzi, si è preferito mescolare nel torbido delle seconde e terze generazioni di immigrati privi di precisi riferimenti identitari. Da questo brodo di coltura provengono molti Foreign Fighters che sono stati strumentalizzati da Sarkozy prima e Hollande adesso per creare instabilità in Libia e in Siria in maniera funzionale agli interessi geopolitici dell’Esagono. La capacità di resistenza del presidente legittimo Assad, sostenuto da Hezbollah, Iran e finalmente dalla Russia, ha costretto a ripiegare molti di questi combattenti d’esportazione, i quali si sono sentiti abbandonati nel momento in cui cominciavano a pregustare la vittoria. Lo Stato Islamico attinge a questa manovalanza delusa e rientrata in una patria che percepisce come qualcosa di ancora più alieno da sé. Gheddafi e Assad sono stati profetici: l’apprendista stregone ha scatenato forze che gli si sono ritorte contro. Non si è trattato di un attacco ad un imprecisato ed onnicomprensivo “Occidente”, bensì di una vendetta da parte di chi è stato sfruttato e poi abbandonato, trovando quindi riparo nell’ideologia e nella prassi dell’Isis, totalitaria e perciò confortante per chi è privo di identità e di punti di riferimento.
ITALY-IMMIGRATION
Sabato 28 novembre, dalle ore 16 alle ore 19, presso il Centro Sociale Giorgio Costa di Bologna (Via Azzo Giardino, 48), si terrà l’evento La Macchina del Caos: importazioni di popolazioni, secondo di tre incontri per la critica al Nuovo Ordine Mondiale Con l’intervento di Enrico Galoppini, redattore del giornale in rete Il Discrimine (www.ildiscrimine.com) e collaboratore del Cesem per l’Area Europa e Mediterraneo, e Martina Carletti (ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità). Presentazione iniziativa: La macchina del caos lavora senza sosta creando i “fatti” secondo i propri principi e facendo, a suo modo, anche la nostra storia. Per definizione, il suo operare non può riconoscere limiti e confini visto che, come è stato ammesso da fonte interna autorevolissima, “the american homeland is the planet”. Sebbene in queste ultime settimane venga effettivamente contrastata sul teatro siriano dall’intervento della Russia di Putin, essa mantiene nel suo ventre oscuro copiose riserve velenifere e notevoli capacità metamorfiche che la rendono comunque temibilissima e nemica irredimibile di qualunque popolazione. Lo si vede, forse meglio che in passato, proprio in Europa, dove per l’affondamento di qualsiasi speranza di “risveglio politico globale” si serve senza scrupolo, fra le altre, dell’arma di distruzione chiamata “accoglienza dei migranti”. In questa situazione l’Italia, che rimane a livello planetario uno dei massimi terreni di sperimentazione per la macchina del caos, potrebbe senza paradosso rivelarsi uno degli avamposti strategici decisivi nel quale, in un futuro nemmeno troppo lontano, si giocheranno le sorti dei processi di affrancamento dal doppio giogo dell’Unione Europea e della NATO.  
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Le relazioni commerciali e di investimento dell’Africa con la Cina e il Regno Unito sono cambiate drasticamente nelle ultime decadi, in particolare in relazione alla crescita economica cinese. Tuttavia, mentre l’apertura economica, il commercio e gli investimenti sembrano arrivati di pari passo con la riduzione della povertà e dell’ascesa delle “Tigri asiatiche” e, recentemente, della stessa Cina, i collegamenti sembrano essere, finora, meno evidenti nell’Africa sub-sahariana. Le ricerche recenti che hanno analizzato le relazioni commerciali e gli investimenti tra Cina e Regno Unito e i loro impatti sulla riduzione della povertà in Etiopia, Kenya, Nigeria e Sud Africa hanno evidenziato come entrambi i Paesi possano svolgere un ruolo complementare negli investimenti per l’aiuto e per il soddisfacimento della domanda locale. Il commercio di Cina e Regno Unito con l’Africa Dato che la Cina ha acquisito una certa influenza politica ed economica sul palcoscenico globale, ha espanso la sua influenza ed il suo commercio in Africa. Tra il 2004 ed il 2012, la quota cinese sul totale delle merci esportate ed importate, per quanto riguarda i quattro Paesi presi in esame nella ricerca, è cresciuta significativamente. Le esportazioni dalla Nigeria alla Cina sono più che raddoppiate. La crescita è stata triplicata, quadruplicata ed addirittura quintuplicata per, rispettivamente, Kenya, Etiopia e Sud Africa. Durante questo periodo, le esportazioni alla Cina sono state la principale fonte di crescita commerciale per questi e per altri Paesi dell’Africa sub-sahariana. Non sorprendentemente, durante lo stesso periodo, anche se le esportazioni da Etiopia e Sud Africa verso il Regno Unito sono aumentate in termini assoluti, la loro quota si è più che dimezzata. Tuttavia, è rimasta tutto sommato costante per Kenya e Nigeria. Le dinamiche di questi rapporti sulle esportazioni è molto simile al rendimento generale di Cina e Regno Unito nel mercato mondiale. Il quadro delle importazioni da Cina e Regno Unito verso i Paesi africani è simile a quello delle esportazioni. La quota del Regno Unito è calata, anche se non tanto quanto la loro quota nelle importazioni mondiali, mentre quella cinese è cresciuta molto significativamente al punto che, per Etiopia e Sud Africa, la Cina rappresenta la principale fonte di importazione. La composizione delle importazioni cinesi e britanniche da Etiopia, Kenya e Sud Africa è significativamente differenziata. Visto che le esportazioni energetiche pesano molto nel commercio nigeriano, le importazioni cinesi e britanniche da questo Paese sono abbastanza simili nella loro composizione. Il quadro generale che emerge è che il commercio dell’Africa sub-sahariana (SSA) con la Cina sta crescendo rapidamente, è altamente concentrato per quanto riguarda le esportazioni e altamente diversificato per quanto riguarda le importazioni. La crescente concentrazione nelle esportazioni riflette un aumento nel volume della domanda dalla Cina e i conseguenti aumenti dei prezzi. La Cina sta anche rapidamente aumentando la sua presenza negli investimenti in SSA, in particolare nei Paesi ricchi di risorse. Gli investimenti cinesi e britannici nei Paesi africani presi in esame Cina Sud Africa e Nigeria sono le destinazioni più importanti dei flussi degli Investimenti diretti all’estero (FDI)...
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Venerdì 4 dicembre, alle ore 16.30 presso la Rocca di Dozza, Bologna, si discute del rapporto tra l’Emilia Romagna e la Cina nella conferenza Emilia Romagna e Cina. Opportunità, economia e turismo, promosso dalla Fondazione Dozza Città d’Arte in collaborazione con il Comune di Dozza, il Comune di Bagnara, il Comune del Castel Del Rio, Enoteca Regionale Emilia Romagna.