di Sylvain Takoué Traduzione dal francese per il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo di Carolina Angelica Fava. Se il Presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha convocato a Parigi un “Vertice per un nuovo patto finanziario globale”, al quale hanno preso parte, dal 22 al 24 giugno 2023, una quarantina di capi di Stato e di governo, oltre a rappresentanti delle istituzioni internazionali istituzioni finanziarie, nonché attori del settore privato e della società civile, nulla ci impedisce di essere convinti che si tratti solo di un esercizio di routine rinnovato in questo settore.
Macron
di Mikhail Gamandiy-Egorov Articolo originale pubblicato su OBSERVATEUR CONTINENTAL I viaggi del ministro degli Esteri russo e del presidente francese in Africa si sono svolti quasi contemporaneamente. E nonostante la mossa del capo di stato francese di portare avanti un’agenda apertamente anti-russa, i paesi africani si rifiutano di unirsi all’isteria occidentale contro Mosca, spingendo ancora una volta Macron a dimostrare un’arroganza di un’altra epoca. Mentre Sergey Lavrov, capo della diplomazia russa, era ancora impegnato nella sua tournée africana – durante la quale ha visitato Egitto, Congo, Uganda ed Etiopia – il presidente francese Emmanuel Macron ha cercato a tutti i costi – al pari di altri rappresentanti dei regimi occidentali – di ridurre l’influenza russa su un continente africano che Parigi continua a considerare ciecamente come il suo giardino di casa. Di fronte all’ennesimo fallimento di questi tentativi russofobi, il capo di Stato francese è stato sul punto di insultare i paesi africani, parlando di “ipocrisia” africana verso il conflitto in Ucraina. In altre parole, una presunta ipocrisia che è solo il fatto che l’Africa nella sua gran parte ha rifiutato di condannare l’operazione militare speciale della Russia, nonché di aderire alle sanzioni contro Mosca promosse dall’establishment occidentale. Da parte di Sergey Lavrov, la risposta non ha tardato ad arrivare: “Per quanto riguarda il presidente Macron e le sue dichiarazioni, avremmo potuto aspettarci più osservazioni etiche dai francesi“, osservazioni altrimenti considerate offensive dal capo della diplomazia russa. In ogni caso, il ministro degli Esteri russo è stato accolto calorosamente in tutti i paesi in cui si è fermato non solo per incontrare i suoi omologhi capi di diplomazia dei rispettivi paesi, ma anche i Capi di Stato delle nazioni visitate. Per quanto riguarda l’atteggiamento di estrema arroganza peculiare di una mentalità di un periodo coloniale – così peculiare di Sieur Macron e degli altri suoi compagni atlantisti – questo non riflette più alcun senso di superiorità o di potere. Al contrario, questo permette di esporre ancora una volta e e portare allo scoperto il totale disordine delle élite occidentali, in un mondo in cui ogni regione planetaria chiede loro (educatamente) di imparare a conoscere il loro unico e vero luogo: quello di una minoranza estrema su scala globale. Per aneddoto, dopo il fallimento macroniano in Africa, anche Antony Blinken, il segretario di Stato americano, sarà lì sul suolo africano. E anche il capo della diplomazia ucraina, Dmytro Kuleba, aveva recentemente annunciato la sua intenzione di visitare l’Africa. In altre parole: grande mobilitazione per cercare un’ultima volta di convincere le capitali africane a mostrare “solidarietà” contro il povero regime di Kiev e i suoi sponsor occidentali, sentendosi ormai soli su scala internazionale. Facciamo una piccola prognosi: altri fallimenti e umiliazioni arriveranno per l’Occidente collettivo. Per quanto riguarda l’Africa – questo ricco continente è stato vittima dei clichés neocolonialisti occidentali, interventi e saccheggi protratti per così tanto tempo – oggi e più che mai la sua importanza per il futuro internazionale è ben consolidata. Con enormi risorse naturali, senza le quali l’Occidente tornerà praticamente al...
di Lorenzo Borghi SpecialEurasia published the third report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Il programma nucleare francese e la Force de Frappe” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Nell’autunno del 2021 Macron ha illustrato il progetto Francia 2030 mettendo al centro del piano il nucleare e l’approvvigionamento energetico autonomo. L’analisi qui presente si pone l’obiettivo di illustrare come la Force de Frappe si è sviluppata dal secondo dopoguerra sino ad oggi e quali eventi internazionali ne hanno determinato i vari obiettivi. Last autumn Macron showed France 2030 project by putting nuclear power and autonomous energy supply at the center of the plan. The main focus of this analysis bases on an illustration how the Force de Frappe has developed from the second post-war period up to today and which international events determined its various objectives. Da sempre le vicende geopolitiche agiscono da cornice negli scambi commerciali e gli avvenimenti degli ultimi mesi. L’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia all’Europa tramite il gasdotto Yamal-Europe ne costituisce un ulteriore esempio. Per questi motivi, per i Paesi europei il fattore energia nucleare rappresentato dalla Francia (definita da una analisi di Politico come l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea1) può e deve assolutamente giocare un ruolo significativo in materia di approvvigionamento energetico alternativo al gas naturale russo. Infatti, la questione dell’attuale crisi energetica del gasdotto Yamal-Europe è dettata sia da decisioni prettamente commerciali di Gazprom che dalla crisi dei migranti lungo il confine tra la Polonia e la Bielorussia, ove il Presidente bielorusso Lukashenko, alleato del leader russo Putin, ha minacciato, e continua tutt’ora, a bloccare le importazioni di gas verso l’Europa come rappresaglia alle sanzioni imposte dall’UE. Per questi motivi, la Francia e la sua Force de Frappe2 possono svolgere un ruolo significativo in ambito di produzione energetica all’interno dell’Unione Europea, garantendo un continuativo approvvigionamento da parte degli Stati maggiormente colpiti dalle perpetue crisi geopolitiche euroasiatiche. Le tappe del nucleare in Francia dal secondo dopoguerra Nonostante i danni e le sconfitte patite dai francesi durante la Seconda guerra mondiale e la progressiva perdita delle colonie sparse in tutto il globo, la Francia, sin da subito, ha cercato di ambire a porsi allo stesso livello di Stati Uniti e Unione Sovietica in ambito nucleare. In prima istanza, vi è stato un tentativo multilaterale con i Paesi europei di avviare un accordo comunitario in materia di difesa e di energia nucleare. Per quanto ne concerne la difesa, la CED del 1952 (Comunità Europea di Difesa) non venne ratificata, due anni dopo, dal Parlamento francese nel 1954 per diversi motivi politici: la morte di Stalin, le rivoluzioni anticoloniali in Indocina (ex colonia francese) e la paura di un riarmo tedesco. Per ovviare a questo fallimento, la Francia ripose le proprie risorse e speranze di ottenere nel più breve tempo possibile il nucleare grazie all’EURATOM (Comunità Europea per l’Energia Atomica), trattato approvato successivamente a Roma nel 1958. Però, come sostenuto da De Gaulle ad alcuni suoi collaboratori, l’EURATOM veniva di...
di Lorenzo Borghi Il 26 novembre 2021 l’Italia e la Francia hanno siglato il Trattato del Quirinale. L’impegno per i due Stati europei è a 360 gradi e verte su tematiche molto significative, alcune riprese dal Recovery Plan rafforzandole attraverso uno stretto rapporto bilaterale italo-francese. Ad ogni modo, questo trattato è una grande sfida e occasione che l’Italia dovrà saper sfruttare al meglio. La storia del continente europeo ha sempre raccontato del perpetuo conflitto sia bellico che politico tra la Germania e la Francia. All’interno di questo asse, in passato è stata la Gran Bretagna a fungere da ago della bilancia delle sorti geopolitiche europee, ma dopo la Brexit la situazione è cambiata. Questi due imponenti Stati europei sono andati alla ricerca del nuovo partner con cui controbilanciare l’avversario e, ad oggi, pare che sia stata la Francia ad aver effettuato la prima mossa: dopo un anno di negoziati, il 26 novembre 2021 Francia e Italia hanno siglato il “Trattato del Quirinale”, ovvero un accordo bilaterale riguardante temi della ricerca e dell’innovazione ma anche di politica estera, migrazione e cooperazione europea. L’accordo italo-francese ha visto come interlocutore il Segretario di Stato statunitense Antony Blinken, il quale ha sempre interpretato un avvicinamento tra la Francia e l’Italia come uno strumento per garantire al Mediterraneo un controllo da parte dei due alleati europei e permettere agli Stati Uniti di concentrarsi maggiormente nell’area indopacifica. Analizziamo i principali articoli del Trattato del Quirinale, premettendo che molti di essi si collegano l’uno con l’altro. ART. 1 (AFFARI ESTERI) “[..] 2. A tal fine, le Parti istituiscono meccanismi stabili di consultazioni rafforzate, a livello sia politico che di alti funzionari, in particolare in caso di crisi e alla vigilia di importanti scadenze. […] 3. Riconoscendo che il Mediterraneo è il loro ambiente comune, le Parti sviluppano sinergie e rafforzano il coordinamento su tutte le questioni che influiscono sulla sicurezza, sullo sviluppo socioeconomico, sull’integrazione, sulla pace e sulla tutela dei diritti umani nella regione, e sul contrasto dello sfruttamento della migrazione irregolare. [..] 4. Le Parti adottano iniziative comuni per promuovere la democrazia, lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la sicurezza nel continente africano.”.1 L’articolo 1 del Trattato evidenzia come il raggio d’azione della cooperazione internazionale tra i due Stati debba essere incentrato nel Mediterraneo e nel continente africano, così come voluto e auspicato dal Governo statunitense. Tale visione comune, nell’idea italiana, ha come obiettivo quello di garantirsi una presenza all’interno della Libia, specie dopo l’accordo tra Eni e Total. Inoltre, tale cooperazione permetterebbe all’Italia di avere un alleato forte all’interno del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite. Un’occasione che i futuri governi italiani non dovranno sperperare e dovranno essere in grado di portare avanti, soprattutto in sede di dibattito nel Consiglio di Sicurezza sulle tematiche riguardanti il futuro della Libia. Si può, inoltre, osservare come la tematica libica sia spesso e volentieri al centro dei discorsi di politica estera italiana dall’Italia liberale, passando per il ventennio fascista e giungendo all’attuale era repubblicana. La risoluzione dell’Assemblea...