Le tensioni tra Brasile e Venezuela si intensificano dopo il veto brasiliano all’ingresso del Venezuela nel blocco dei BRICS+. Il presidente Maduro denuncia un “gesto ostile”, accusando il Brasile di subordinarsi agli Stati Uniti e di tradire l’integrazione regionale. Intanto, Lula deve fare in conti anche con i risultati delle elezioni municipali.
Lula
In visita in Egitto ed Etiopia, il leader brasiliano ha chiesto la fine del genocidio in Palestina e una riforma delle istituzioni multilaterali che rispecchi il nuovo ordine multipolare che sta emergendo sullo scenario internazionale
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: LULA SI SCAGLIA CONTRO IL FMI ED IL DOLLARO | OCCHI SUL MONDO In occasione della investitura di Dilma Rousseff come presidente della Banca di Sviluppo dei BRICS il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è scagliato contro il Fondo Monetario Internazionale e contro l’egemonia del dollaro. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è scagliato contro il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e le altre istituzioni finanziarie internazionali per aver imposto le loro regole ai paesi in via di sviluppo, così come ha criticato l’uso diffuso del dollaro, che, secondo lui, minaccia il futuro dell’umanità, e ha esortato la creazione di una moneta unica del blocco BRICS. “Perché tutti i paesi hanno bisogno di fare il loro commercio sostenuto dal dollaro? Perché non possiamo commerciare con le nostre monete? Chi ha deciso che fosse il dollaro?” ha affermato Lula oggi durante la cerimonia di investitura di Dilma Rousseff come presidente della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) del BRICS, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. “Abbiamo bisogno di una moneta che trasformi i paesi in una situazione più pacifica, perché attualmente dobbiamo correre dietro al dollaro per esportare”, ha continuato il presidente. Ha anche sottolineato che l’NBD è un’alternativa al FMI, poiché, a differenza di quest’ultimo, non impone condizioni o altri requisiti per prestare denaro. “Non spetta a una banca soffocare l’economia di una nazione come il FMI sta facendo ora con l’Argentina, come ha fatto con il Brasile per così tanto tempo e come ha fatto con i paesi del terzo mondo”, ha detto il presidente brasiliano aggiungendo che “Nessun sovrano può lavorare con un coltello in gola perché ha dei debiti”. “Quando il Fondo Monetario Internazionale o qualsiasi altra istituzione presta a un paese del terzo mondo, la gente si sente nel diritto di comandare, di amministrare i conti di quelle nazioni, come se fossero i loro ostaggi”, ha continuato Lula. A questo proposito, ha esortato il nuovo presidente del NBD a “prestare denaro per aiutare i paesi in via di sviluppo e non soffocarli”, poiché molti già “accumulano debiti impagabili” con le agenzie internazionali tradizionali. La banca del BRICS “rappresenta molto per chi sogna un nuovo mondo”, ha scritto in seguito in un thread su Twitter. “Non è giusto che finiamo il XXI secolo come abbiamo iniziato il XX secolo, con i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”. “È intollerabile che, su un pianeta che produce abbastanza cibo per soddisfare i bisogni dell’umanità, milioni di uomini, donne e bambini non abbiano niente da mangiare. È inaccettabile che l’avidità di una piccola minoranza metta a rischio la sopravvivenza dell’umanità”, ha fatto notare Lula nel suo discorso riferendosi alle condizioni di molti paesi che non dispongono di cibo per la loro popolazione. Lula ha sottolineato che la Nuova Banca di Sviluppo ha tutte le condizioni per diventare una grande banca del Sud Globale, che rifiuta le “catene delle condizionalità” dell’Occidente e che...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/29/nord-stream-occidente-colpevole-lula-schiera-il-suo-brasile-al-fianco-di-russia-e-cina/ Il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’investigazione imparziale sugli attentati del Nord Stream rappresenta una tacita ammissione di colpevolezza da parte dell’Occidente, ma dimostra anche la nuova strada intrapresa dal Brasile con il ritorno di Lula alla presidenza. Il 28 marzo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato chiamato a votare una risoluzione proposta dalla Federazione Russa e dalla Repubblica Popolare Cinese per dare il via ad un’indagine internazionale imparziale circa il sabotaggio dei due gasdotti Nord Stream da parte di una commissione sotto la direzione del segretario generale dell’ONU, António Guterres. Oltre a Russia e Cina, però, solamente il Brasile ha espresso un voto favorevole, mentre gli altri dodici membri dell’organismo si sono astenuti (Albania, Regno Unito, Gabon, Ghana, Malta, Mozambico, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Francia, Svizzera, Ecuador e Giappone). La risoluzione è stata firmata anche da Bielorussia, Venezuela, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Nicaragua, Siria ed Eritrea, Paesi che tuttavia non fanno parte del Consiglio di Sicurezza. Il voto di martedì ci offre due indicazioni importanti: da un lato, ci dimostra il fatto che i Paesi occidentali temono un’investigazione imparziale, e dunque questo voto rappresenta una tacita ammissione di colpevolezza da parte degli Stati Uniti e dei loro vassalli; dall’altro, conferma quanto avevamo già detto in precedenza, ovvero che il Brasile, con il ritorno alla presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva è pronto ad intraprendere un nuovo cammino di non allineamento con il volere della potenza imperialista nordamericana. Come ai tempi della fondazione dei BRICS, proprio insieme a Russia e Cina, Lula sta riportando il Brasile ad un ruolo di protagonista nella scena internazionale, e non di potenza subalterna agli interessi statunitensi come sotto le presidenze di Michel Temer e Jair Bolsonaro. Non è un caso che, proprio in queste ore, l’ex presidente brasiliana Dilma Rousseff sia stata nominata presidente della Banca dei BRICS, organismo creato nel 2014 proprio mentre Dilma era alla guida della prima economia sudamericana. Lula avrebbe dovuto inoltre recarsi in Cina per una visita ufficiale, ma per il momento è stato costretto a rinviare il viaggio per ragioni mediche. Tornando al voto del Consiglio di Sicurezza, i rappresentanti di Cina e Russia hanno espresso il proprio disappunto per l’esito negativo (di fatto, l’astensione equivale ad un voto contrario, visto che impedisce alla risoluzione di essere approvata). “La Cina si rammarica dei risultati del voto appena concluso sulla proposta di risoluzione sul gasdotto Nord Stream“, ha detto Geng Shuang, numero due della missione cinese presso l’ONU. “Alcuni Paesi ritengono che non sia necessario che il Consiglio di Sicurezza approvi un’indagine internazionale in un momento in cui i Paesi interessati stanno conducendo indagini a livello nazionale. In realtà, un’indagine internazionale e indagini a livello nazionale non si escludono a vicenda“. Secondo il diplomatico, “un’indagine internazionale sotto l’egida dell’ONU potrebbe svolgere un ruolo di coordinamento di varie indagini a livello nazionale“. “Questo sabotaggio doloso riguarda non solo la sicurezza dell’infrastruttura europea, ma anche l’infrastruttura globale e transnazionale. Un’indagine obiettiva, imparziale e professionale sull’incidente è nell’interesse di tutti i Paesi“, ha detto ancora Geng Shuang, “per fare in...
di Tommaso Del Passo per AGCNEWS FONTE ARTICOLO: BRASILE. È tempo che l’Argentina entri nei BRICS (agcnews.eu) Il ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira ha dichiarato al sito Metrópoles che il suo paese vorrebbe che l’Argentina entrasse a far parte dei Brics, ma ha insistito sul fatto che una tale mossa dipenderà dal consenso degli altri membri del blocco (Russia, India, Cina e Sud Africa). Vieira è stato ambasciatore brasiliano a Buenos Aires tra il 2004 e il 2010. Di «allargamento dei Brics si è parlato, soprattutto sulla stampa. Prima di passare o meno alla fase di allargamento, dovremo affrontare una discussione consensuale tra i cinque Paesi che compongono il gruppo», ha detto Vieira, ripreso stavolta da MercoPress. «Dobbiamo vedere qual è la posizione di ognuno. Se questo dovesse andare avanti, con la posizione espansiva, il Brasile avrebbe dei candidati da sostenere. Ma, come ho detto, ci deve essere una decisione congiunta», ha aggiunto. Alla domanda se anche l’Iran entrerà a far parte dei Brics sarà nell’imminente incontro del presidente brasiliano Luiz Inàcio Lula Da Silva con il leader cinese Xi Jinping, Vieira ha insistito sul fatto che “soprattutto” riguarderà “l’Argentina”, che ha definito «un paese importante, un grande partner del Brasile, e un vicino strategico». «Si è già detto, in più di un’occasione, che l’Argentina sarebbe il candidato difeso dal Brasile in un eventuale allargamento dei Brics», ha aggiunto Vieira, il quale ha anche precisato che l’incontro tra Lula e Xi sarà soprattutto di tipo natura “bilaterale”. Quindi, l’adesione dell’Argentina dovrebbe essere “affrontata al prossimo vertice Brics” perché questo “problema non si adatta ora”. A luglio 2022, il governo argentino ha dichiarato di aver ricevuto il sostegno formale della Cina alla candidatura del paese a entrare a far parte del gruppo Brics che comprende Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, un blocco visto come un potente mercato emergente alternativa all’occidente. La Cina ha di gran lunga la più grande economia nel gruppo Brics, rappresentando oltre il 70% della sua potenza economica collettiva di 27,5 trilioni di dollari. L’India rappresenta circa il 13%, con Russia e Brasile che rappresentano circa il 7%, secondo i dati del Fmi. I paesi Brics rappresentano oltre il 40% della popolazione mondiale e circa il 26% dell’economia globale.
di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DELL’AUTORE Con l’inizio del nuovo anno, Lula ha ripreso le redini della prima economia dell’America Latina. Un motivo di ottimismo per i governi progressisti della regione, come dimostra la ripresa delle relazioni diplomatiche con il Venezuela. Il ritorno di Luiz Inácio Lula da Silva alla presidenza del Brasile ha aperto il 2023 della politica internazionale. Si tratta infatti di un momento che determinerà il futuro non solo del Paese, ma di tutta la regione latinoamericana. Stiamo del resto parlando della prima economia e del Paese più esteso e popoloso di tutta l’America Latina, la cui politica estera ha un’incidenza rilevante a livello continentale e mondiale. Il nefasto mandato presidenziale di Jair Bolsonaro ha segnato una battuta d’arresto nel processo di integrazione latinoamericano. Il leader dell’estrema destra ha infatti allineato il Brasile alla politica estera di Washington, sostenendo governi golpisti ed illegittimi in Bolivia e Venezuela, e restando uno degli ultimi Paesi a riconoscere il guitto Juan Guaidó come presidente in luogo del legittimo Nicolás Maduro. Dopo essere stato abbandonato da quasi tutti i suoi sostenitori, Guaidó ha incassato la sconfitta definitiva con il ritorno di Lula, che lo ha privato del suo principale alleato, per l’appunto Bolsonaro. A partire dal 1° gennaio, data dell’inizio ufficiale del suo mandato, Lula ha immediatamente ripreso le relazioni diplomatiche con il governo di Caracas, interrotte nel 2019, quando, in seguito al tentativo fallito di golpe, il governo dell’allora presidente Jair Bolsonaro riconobbe Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. Bolsonaro aveva anche dunque disposto la chiusura dell’ambasciata venezuelana a Brasilia, sede diplomatica che è stata restituita ai legittimi proprietari lo scorso 3 gennaio. Il nuovo ambasciatore venezuelano nella capitale federale brasiliana sarà Manuel Vicente Vadell, nominato da Maduro sin da dicembre in vista della riapertura delle relazioni bilaterali. Nelle ore successive al suo insediamento, Lula ha avuto l’occasione di incontrare personalmente diversi leader latinoamericani, che hanno espresso la propria fiducia nel presidente brasiliano. Il presidente della Bolivia, Luis Arce, ha espresso la speranza che il ritorno di Lula dia una nuova spinta al processo di integrazione regionale, che negli ultimi anni ha subito una battuta d’arresto a causa dell’affermarsi di governi della destra liberista. Secondo Arce, l’integrazione è possibile quando c’è una maggiore affinità politica e si lavora insieme per affrontare i diversi problemi economici. Il presidente boliviano ha evidenziato i cambiamenti vissuti nella regione negli ultimi anni con nuovi governi che lavorano per il benessere della popolazione, come nei casi di Colombia, Honduras e Brasile. Per quanto riguarda l’Amazzonia, Arce ha affermato che è una delle questioni su cui lavorare insieme al Brasile, poiché non solo ritiene che sia importante prendersi cura e proteggere quel territorio, ma anche garantire la qualità della vita delle popolazioni che vivono lì. Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha parlato dell’inizio del mandato di Lula nella sua tradizionale conferenza stampa del lunedì. “Siamo molto contenti dell’arrivo del presidente Lula, è stato un vero evento perché è il ritorno di un progetto popolare, non oligarchico, il presidente Lula ha affrontato un attacco molto...