Negli Stati Uniti si è verificato uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni nel dibattito sul futuro della moneta digitale. Il Senato americano ha infatti approvato il 21st Century ROAD to Housing Act, un ampio provvedimento dedicato principalmente all’edilizia e all’accessibilità abitativa, all’interno del quale è stata inserita una disposizione che vieta alla Federal Reserve di emettere una Central Bank Digital Currency (CBDC) almeno fino al 31 dicembre 2030. Il provvedimento ha ottenuto un sostegno bipartisan particolarmente ampio, raccogliendo una maggioranza schiacciante in Senato.
dollaro
In un contesto di forte incertezza macroeconomica globale e di volatilità delle valute asiatiche, lo yuan cinese si distingue per la sua stabilità e tendenza al rafforzamento. Un percorso solido che favorisce la cooperazione finanziaria regionale e riduce i rischi di cambio.
L’emissione, per la prima volta, di titoli di Stato russi denominati in renminbi riaccende la narrativa occidentale della “sfida al dollaro”. Ma l’internazionalizzazione dello yuan risponde a logiche di mercato, nuove catene del valore e cooperazione multilaterale, non a un braccio di ferro geopolitico.
Il dollaro statunitense, un tempo la valuta principale per le transazioni transfrontaliere, sta attualmente perdendo terreno in diversi importanti primati: i sondaggi delle banche centrali indicano una riduzione del dollaro nelle riserve globali¹, ciò è particolarmente evidente dai dati sulle riserve in valuta estera: dal picco dei primi anni 2000, in cui le riserve in dollari rappresentavano oltre il 70% delle riserve totali in valuta, all'attuale 59%²; sempre più aziende americane devono fare i conti con altre valute perché i clienti vogliono commerciare con le proprie valute³ e l’apprezzamento dell’oro sembra non trovare il picco anche perché il dollaro non è più percepito come un bene rifugio come in passato.
La tendenza alla dedollarizzazione delle economie è una tendenza che sembra essere irreversibile al punto che anche illustri esponenti dell’amministrazione di Joe Biden ne parlano apertamente.
Secondo i dati pubblicati dal Bureau of Economic Analysis lo scorso 26 giugno, alla fine del primo trimestre del 2024 gli Stati Uniti accusavano una posizione finanziaria netta negativa per 21,28 trilioni di dollari, a fronte dei 16,93 trilioni registrati nel quarto trimestre 2023. Un ammontare assai cospicuo, pari all’80% circa del Pil e prossima in valore assoluto alla somma delle posizioni finanziarie nette di tutti i Paesi debitori del mondo.
La Nigeria sta valutando la dedollarizzazione per diminuire la dipendenza dal dollaro statunitense. Questa mossa potrebbe avere impatti profondi sull’economia globale e solleva importanti questioni economiche e politiche su scala internazionale.
Lo scorso 30 ottobre, il Dipartimento del Tesoro ha reso noti gli importi netti dei titoli di Stato che intende piazzare nel quarto trimestre del 2023 e nel primo trimestre del 2024. Nello specifico, il governo di Washington pianifica di contrarre debiti sul mercato per un ammontare di 776 miliardi di dollari per il quarto trimestre di quest’anno e di 816 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2024, dopo averne accumulati per 1.010 miliardi nell’arco del terzo trimestre di quest’anno.
L’uso delle valute nazionali da parte dei membri del gruppo dei BRICS potrebbe accelerare la dedollarizzazione, nota l’economista Joe Sullivan
Con tutti gli occhi sui BRICS mentre si prepara una riunione alla fine di agosto che potrebbe vedere nuovi membri che si uniscono, la domanda si profila nella mente di investitori orientati al futuro: i BRICS svilupperà la sua moneta propria nel tentativo di sfidare il dollaro USA come standard mondiale?