10 Giugno 2026

crisi energetica

di Lorenzo Borghi SpecialEurasia published the third report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Il programma nucleare francese e la Force de Frappe” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Nell’autunno del 2021 Macron ha illustrato il progetto Francia 2030 mettendo al centro del piano il nucleare e l’approvvigionamento energetico autonomo. L’analisi qui presente si pone l’obiettivo di illustrare come la Force de Frappe si è sviluppata dal secondo dopoguerra sino ad oggi e quali eventi internazionali ne hanno determinato i vari obiettivi. Last autumn Macron showed France 2030 project by putting nuclear power and autonomous energy supply at the center of the plan. The main focus of this analysis bases on an illustration how the Force de Frappe has developed from the second post-war period up to today and which international events determined its various objectives. Da sempre le vicende geopolitiche agiscono da cornice negli scambi commerciali e gli avvenimenti degli ultimi mesi. L’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia all’Europa tramite il gasdotto Yamal-Europe ne costituisce un ulteriore esempio. Per questi motivi, per i Paesi europei il fattore energia nucleare rappresentato dalla Francia (definita da una analisi di Politico come l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea1) può e deve assolutamente giocare un ruolo significativo in materia di approvvigionamento energetico alternativo al gas naturale russo. Infatti, la questione dell’attuale crisi energetica del gasdotto Yamal-Europe è dettata sia da decisioni prettamente commerciali di Gazprom che dalla crisi dei migranti lungo il confine tra la Polonia e la Bielorussia, ove il Presidente bielorusso Lukashenko, alleato del leader russo Putin, ha minacciato, e continua tutt’ora, a bloccare le importazioni di gas verso l’Europa come rappresaglia alle sanzioni imposte dall’UE. Per questi motivi, la Francia e la sua Force de Frappe2 possono svolgere un ruolo significativo in ambito di produzione energetica all’interno dell’Unione Europea, garantendo un continuativo approvvigionamento da parte degli Stati maggiormente colpiti dalle perpetue crisi geopolitiche euroasiatiche. Le tappe del nucleare in Francia dal secondo dopoguerra Nonostante i danni e le sconfitte patite dai francesi durante la Seconda guerra mondiale e la progressiva perdita delle colonie sparse in tutto il globo, la Francia, sin da subito, ha cercato di ambire a porsi allo stesso livello di Stati Uniti e Unione Sovietica in ambito nucleare. In prima istanza, vi è stato un tentativo multilaterale con i Paesi europei di avviare un accordo comunitario in materia di difesa e di energia nucleare. Per quanto ne concerne la difesa, la CED del 1952 (Comunità Europea di Difesa) non venne ratificata, due anni dopo, dal Parlamento francese nel 1954 per diversi motivi politici: la morte di Stalin, le rivoluzioni anticoloniali in Indocina (ex colonia francese) e la paura di un riarmo tedesco. Per ovviare a questo fallimento, la Francia ripose le proprie risorse e speranze di ottenere nel più breve tempo possibile il nucleare grazie all’EURATOM (Comunità Europea per l’Energia Atomica), trattato approvato successivamente a Roma nel 1958. Però, come sostenuto da De Gaulle ad alcuni suoi collaboratori, l’EURATOM veniva di...
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di Giulio Chinappi Gal Luft, consulente senior del Consiglio per la sicurezza energetica degli Stati Uniti, ha rilasciato un’intervista alla testata cinese Guancha. Nell’intervista, Luft affronta tematiche di grande attualità come le sanzioni contro la Russia, la fine del dominio del dollaro come valuta di riferimento e la nascita di un nuovo ordine finanziario, sottolineando anche i reali interessi degli Stati Uniti in Europa. Di seguito la traduzione dell’intervista. Gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con i principali alleati europei per rimuovere diverse banche russe dal sistema SWIFT, in quelle che sono state definite sanzioni “a livello di bomba nucleare finanziaria“. Il sistema SWIFT è stato creato dagli Stati Uniti, ma l’allargamento delle sanzioni alla Russia dimostra che Europa e Stati Uniti stanno indebolendo il sistema internazionale da loro stessi stabilito. Che impatto avrà questo sull’ordine economico e finanziario mondiale? Nell’estate del 2019 ho pubblicato un libro intitolato De-dollarization: The Revolt Against the Dollar and the Rise of a New Financial World Order (“Dedollarizzazione: la rivolta contro il dollaro e l’ascesa di un nuovo ordine finanziario”, ndt). Molti degli eventi che stanno accadendo oggi sono stati predetti nel libro, ma devo dire che anche io sono piuttosto stupito dalla velocità del cambiamento. Stiamo letteralmente assistendo a una trasformazione del sistema finanziario globale annunciata dalle potenze occidentali dopo la seconda guerra mondiale alla conferenza di Bretton Woods. Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti ei loro alleati hanno infranto diversi tabù: hanno disconnesso una grande economia da SWIFT; hanno sequestrato beni privati ​​di cittadini russi che chiamano oligarchi senza alcun procedimento legale e, peggio di tutto, hanno congelato le riserve della Banca Centrale. Questa è stata in realtà la seconda volta in otto mesi che Washington ha messo le mani sulle riserve di una banca centrale. La prima volta è stata l’estate scorsa quando gli Stati Uniti hanno congelato miliardi di dollari della Banca Centrale Afgana. Il congelamento dei beni della banca centrale nella guerra economica è un atto di pirateria sponsorizzato dallo Stato ed equivalente all’uso di bombe nucleari in un conflitto militare. Ma è anche un atto controproducente che indebolirà solo la fiducia che i banchieri centrali di tutto il mondo hanno nel sistema del dollaro USA e nell’ordine internazionale basato sulle regole dell’America. Dal momento che l’America vuole scrivere le regole e farle rispettare, ogni Paese che non accetta i dettami di Washington potrebbe trovarsi nella stessa situazione della Russia. Questo è un campanello d’allarme per molti Paesi. Al momento, un Paese su dieci nel mondo è soggetto alle sanzioni statunitensi. Non ho dubbi che gli eventi dell’ultimo mese segnino uno spartiacque nella storia della finanza globale, che passerà alla storia come la peggiore ferita autoinflitta nella storia dell’economia. Lo status del dollaro come valuta di riserva è ciò che dà all’America il suo potere sulla scena mondiale, ed è ciò che consente agli Stati Uniti di avere deficit di trilioni di dollari e accumulare 30 trilioni di debiti. Nel corso della storia ci sono state numerose valute di riserva. La...