ASRIE FOCUS – LA SICUREZZA IN LIBIA ARTICOLO ORIGINALE Italia e Libia vantano relazioni internazionali di lungo corso che fondano le proprie radici agli inizi del ‘900 quando il paese del Nord Africa entrò a far parte dell’allora Regno d’Italia divenendone una colonia fino al 1947. Il seguente report delineato da Antonio Lamanna, Junior Analyst Desk Mondo Arabo & Nord Africa della OSINT Unit di ASRIE, mira a presentare il processo storico delle relazioni italo-libiche cercando di individuare i momenti fondamentali che hanno caratterizzato i rapporti tra i due paesi e sottolineando il ruolo importante e fondamentale che lo Stato italiano può ancora giocare all’interno della Libia. La Libia fu una colonia del Regno d’Italia dal 1912 al 1947. Nel 1911, quando il processo di colonizzazione volgeva ormai al termine, il Regno d’Italia decise di invadere la Cirenaica e la Tripolitania (unite sotto il nome di Libia solo nel 1934) che appartenevano ad un Impero ottomano ormai morente. Durante gli anni in cui la Libia fu una colonia italiana, molti italiani si trasferirono nel paese nord africano aprendo imprese e fabbriche e contribuendo ai primi passi di modernizzazione; un grave errore delle allora autorità italiane fu quello di non comprendere la grande ricchezza energetica presente in Libia (gas naturale e petrolio). Nel 1943 l’Italia perse il controllo del territorio e vi rinunciò ufficialmente nel 1947. Dal quel momento la Libia fu posta sotto l’amministrazione provvisoria di Francia e Gran Bretagna che la portano all’indipendenza nel 1951, con l’istituzione della monarchia sotto la guida di re Idris. Nel 1969, un golpe militare condotto da Muammar Gheddafi istituì un regime autoritario il quale aprì il contenzioso con l’Italia sul passato coloniale con l’obiettivo di nazionalizzare i beni italiani e degli italo-libici ed istituendo il ‘giorno della vendetta’ il 7 ottobre, in ricordo della ritorsione anti-italiana. Per anni i rapporti tra Libia e Italia si sono centrati sulla richiesta, da parte della Libia, di risarcimenti per i danni causati dagli italiani nel corso della colonizzazione e delle guerra per conquistare le allora Cirenaica e Tripolitania. L’importanza degli interessi petroliferi, gli interessi dell’ENI presente nel Paese fin dagli anni ’50, la minaccia di Gheddafi di influenzare i flussi migratori diretti verso l’Italia e il suo sostegno al terrorismo internazionale, hanno impedito all’Italia di rifiutare ogni richiesta da parte della Libia. Un primo punto di svolta nella questione delle pretese libiche si ebbe nel 1998, il 4 luglio, con il cosiddetto Comunicato Congiunto, durante il primo governo Prodi tra Dini e Mountasser. L’accordo prevedeva una serie di impegni relativi alla realizzazione, da parte del Governo italiano, di alcuni progetti in Libia da parte di una società a capitale misto che avrebbe raccolto contributi da vari soggetti pubblici e privati, italiani e libici. Il progetto del Comunicato Congiunto procedette abbastanza lentamente e, nel 2001, si fece strada l’idea di un gesto simbolico, poi ribattezzato ‘Grande gesto’ con il quale accontentare le pretese libiche. Il Gesto si risolse con l’istituzione di un ospedale oncologico sotto la supervisione dei maggiori specialisti italiani, accordo raggiunto...
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“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem Parlando di colori in Xizang/Tibet, il pensiero non può non rimandare agli innumerevoli scatti che immortalano le bandiere colorate lasciate dai fedeli sui passi che aprono la via ai viaggiatori tra le cime più alte del mondo: la tradizione vuole che il vento soffiandovi attraverso porti la preghiera di colui che ha appeso il colorato drappo per tutto l’universo. Usando i colori, però, ci si può riferire alle grandi bellezze paesaggistiche di questa regione. Tre i colori con le relative sfumature: bianco, celeste e verde. DOVE VAI? VADO A LHASA! Il 9 ottobre 2014 AgiChina batte il seguente dispaccio di agenzia: “record di turisti in Tibet per la Festa Nazionale cinese, con un totale di 740mila presenze, registrando un aumento del 12.8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A riferirlo è l’ufficio del turismo regionale che parla di 296mila turisti che si sono fermati per più’ di una notte e 449mila viaggiatori di passaggio. Un record che quest’anno ha portato un fatturato per 337 milioni di yuan (circa 43 milioni di euro) solo nelle ultime settimane. Record anche per la giornata del 3 ottobre che ha registrato un totale di 124mila presenze” (1). Nel mese di ottobre, infatti, in tutta la Cina si festeggia la Proclamazione della Repubblica Popolare (1949) e molti hanno scelto la regione autonoma dello Xizang/Tibet per trascorrere i giorni delle celebrazioni, a testimonianza di come la politica che vede nel turismo una strategica risorsa per la crescita dell’altopiano tibetano prosegua con passi celeri e decisi in avanti, e a conferma del fatto che il Governo centrale di Pechino si sta muovendo nella direzione del sostenere la regione autonoma: gli scenari naturali, la cultura e i fattori religiosi che permeano la società tibetana hanno reso lo Xizang una delle destinazioni tra le più ambite da raggiungere. Il Turismo, quindi, se pianificato, è settore utile nel generare risorse e ricchezza. Vado a Lhasa, è una costruzione linguistica che comincia a diventare familiare e Dove vai? A Lhasa! uno scambio di battute cui si assiste con sempre maggior frequenza. Se prima degli anni ’50 lo Xizang era una regione isolata i cui unici visitatori stranieri non erano che un numero esiguo di missionari, esploratori, militari e stravaganti girovaghi, adesso è meta turistica (internazionale) a tutti gli effetti: le condizioni ambientali non sono dalla parte dei turisti ma l’altopiano tibetano si sta dotando di tutti i comfort per allietare chi visita il cosiddetto tetto del mondo. Fuoristrada attraversano i passi per arrivare sino al Nepal oppure ai piedi della catena dell’Himalaya, mentre chi è disposto a vivere il soggiorno a contatto con la cultura locale può viaggiare su carri trainati da animali o su mezzi che niente hanno di moderno per raggiungere luoghi di grande bellezza come il Monte Kailash, l’ombelico del Mondo, vetta sacra e per questo non violata da nessuno scalatore, da cui nascono l’Indo, il Sutlej (un importante affluente del fiume Indo),...
Per la stesura del seguente Country Profile sono stati tenuti in considerazione variabili giuridiche, politiche, geopolitiche, economiche, sociali, ed ambientali che hanno permesso di tracciare un profilo oggettivo dell’attività del Paese. Inoltre i dati emersi nel presente studio sono stati ricavati da: -fonti Osint; -Camere di Commercio estere; -Fonti del ministero degli affari Esteri nonché ambasciate italiane presenti nei Paesi considerati; -Reting di infomercati esteri. Allo scopo di poter dare un quadro quanto più semplice delle relazioni estere del Paese nell’area, e di semplificazione per i meno esperti nel campo delle relazioni internazionali, è stato creato un sistema di indicizzazione che configurasse i rapporti del Benin con i rispettivi Stati confinanti e competitor globali, tenendo in considerazione le principali variabili della politica estera nazionale. Riteniamo che l’analisi qualitativa delle relazioni internazionali, che sarà descritta nell’apposito paragrafo, sia la più idonea per comprendere la posizione del Paese rispetto al resto della comunità internazionale, e che non possa essere sostituita da un analisi di tipo quantitativo. country profile benin
Il Premier del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare di Cina Forum annuale World Economic Forum 2015 Davos, 21 Gennaio 2015 Professor Klaus Schwab, Presidente Simonetta Sommaruga, Illustri Ospiti, Signore e Signori, Cari Amici, È per me un grande piacere venire a Davos nuovamente dopo cinque anni e partecipare al World Economic Forum Annual Meeting 2015. Davos è una città di pace e serenità, sebbene ancora il mondo esterno non sia pacificato. Abbiamo bisogno di lavorare insieme per plasmare il mondo in un nuovo contesto globale. Mi è stato detto che Davos era un villaggio per il recupero da malattie polmonari, cambiato dalla successiva scoperta successiva della penicillina. Oggi è un posto per persone che pensano ad un contenitore comune e che elaborano idee capaci di risolvere saggiamente le difficoltà. Personalmente, trovo questo più che rilevante, perché il nostro mondo ha bisogno anche di “nuove forme di penicillina” per affrontare le nuove sfide che sono emerse. Certo, oggi il mondo non è affatto senza problemi. Luoghi ad alto rischio in ambito regionale, conflitti locali e attacchi terroristici continuano a divampare ponendo immediate minacce per l’umanità. La ripresa economica mondiale manca di velocità ed efficacia. Le principali economie stanno evolvendosi in modo non uniforme. I prezzi delle materie prime stanno attraversando oscillazioni frequenti ed i segnali di deflazione hanno reso la situazione ancora peggiore. In realtà, molte persone sono parecchio pessimiste sul futuro del mondo. Esse credono che la garanzia della pace sia debole e la prospettiva di sviluppo sfuggente. Un filosofo una volta osservò che non siamo in grado di risolvere i problemi utilizzando lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati. Infatti, vecchi problemi non possono più essere risolti aggrappandoci alla mentalità obsoleta del confronto, dell’odio e dell’isolamento. Il dialogo, la consultazione e la cooperazione devono essere percorsi per trovare soluzioni ai nuovi problemi. E ‘importante che noi traiamo lezioni dalla storia e dalla zona della nostra saggezza collettiva per massimizzare la convergenza di interessi tra i Paesi. Fortunatamente, in tempo di difficoltà e verifica, l’umanità è sempre stata in grado di trovare il coraggio di uscire dalle difficili situazioni e andare avanti attraverso il cambiamento e l’innovazione. Dinnanzi ad un mondo con una complessa situazione internazionale, noi tutti dovremmo lavorare insieme per sostenere pace e stabilità. Quest’anno ricorre il 70 ° anniversario della vittoria della guerra antifascista sul mondo. Per sostenere la pace e la stabilità servono gli interessi di tutte le persone nel mondo. L’ordine mondiale stabilito dopo la seconda guerra mondiale, nonché le norme generalmente riconosciute in materia di relazioni internazionali, devo essere mantenuto e non rovesciato. In caso contrario, la prosperità e lo sviluppo potrebbero essere messi a rischio. La guerra fredda e le mentalità a somma-zero devono essere abbandonati. L’approccio del “che vince prende tutto” non funziona. Zone regionali con alti tassi di rischio e conflitti geopolitici devono essere risolti pacificamente attraverso i mezzi politici. Il terrorismo, in tutte le sue manifestazioni, deve essere contrastato. La Cina resta impegnata...
articolo originale: http://www.asrie.org/associazione/asrie-lancia-il-progetto-focus-sicurezza-libia/ Prende il via oggi lunedì 23 febbraio 2015 il progetto “Focus SICUREZZA LIBIA” ideato da ASRIE – Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa, in collaborazione con il CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo, il cui fine è quello di analizzare e studiare l’attuale quadro socio-politico ed economico del paese nord africano e di prevedere possibili scenari futuri alla luce degli ultimi eventi che stanno caratterizzando la Libia e che coinvolgono direttamente l’Italia. La Primavera Araba aveva dato nuove speranza alla Libia e al desiderio di democratizzazione ed apertura politica del paese dopo la lunga dittatura di Gheddafi; attualmente, complice un quadro regionale instabile caratterizzato dall’incapacità di alcuni paesi dell’area di perseguire il processo democratico ed una situazione interna che vede opposte le diverse tribù e fazioni presenti sul territorio libico, il vuoto di potere che si è andato a creare rappresenta una grande minaccia perché potrebbe favorire l’affermazione del Califfato Islamico nel paese e minacciare direttamente l’Italia e l’Europa. Il progetto quindi si prefigge di studiare ed analizzare le seguenti tematiche o topics: Country Profile Libia: particolare attenzione verrà data alla struttura politica interna del paese. L’aspetto legislativo, la composizione tribale, saranno elementi utili per comprendere la successiva frammentazione della Libia e riconoscere gli attori interni coinvolti (Governo di Tobruk, Governo di Tripoli, Stato Islamico, gruppi terroristici jihadisti locali, le tribù) Studio delle relazioni internazionali: quali sono le attuali relazioni Italo-Libiche, in special modo nei settori sicurezza, migrazione, energia e commercio, ed in che modo l’Italia potrà contribuire al processo di stabilizzazione nazionale libico? Quali sono gli attori esterni coinvolti a livello regionale (Turchia, Egitto, Algeria) ed internazionale ( Qatar, Turchia, Emirati Arabi, Stati Uniti, Unione Europea, Cina)? Sicurezza: quali potrebbe essere le ripercussioni della destabilizzazione in Libia a livello regionale e quali minacce si celano per l’Italia? Risorne naturali: analisi del settore degli idrocarburi libico e la relativa incidenza sugli interessi delle compagnie internazionali e dei paesi dell’area europea; presentazione delle risorse idriche della Libia e del loro possibile sfruttamento per lo sviluppo economico nazionale Attualmente l’Associazione ed il CeSEM hanno istituito un gruppo di lavoro il cui compito sarà quello di coordinare ed approfondire le tematiche prese in oggetto; chiunque fosse interessato ad avere maggiori informazioni sul progetto “Focus SICUREZZA LIBIA” e chiunque volesse partecipare fornendo un contributo personale può contattare la Segreteria di ASRIE all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org e cpeurasia@gmail.com. Associazione ASRIE
Su gentile concessione dell’autore. Articolo originale: http://www.ejinsight.com/20150223-china-friend-or-foe-of-russia/ While the European Union is considering whether to impose new sanctions on Russia, the latter has become more proactive in looking eastward, particularly toward China. What remains unclear is how much China can offer Russia as a strategic partner. In 2014, Russia’s capital outflows reached a record US$151.5 billion. With the ongoing sanctions, Russian companies face challenges in getting financing and raising capital. Investment from Asia, particularly China, might fill the gap. Eddie Astanin, chairman of the executive board of Russia’s National Settlement Depository (NSD) said Asia had been an attractive place for Russian companies to raise capital even before the start of the economic sanctions. About 60 percent of Chinese outbound investment was directed to, or channeled through Hong Kong, according to the Hong Kong Trade Development Council. That may give Hong Kong an edge in connecting Chinese investment to Russian businesses. “We hope to cooperate with Hong Kong, for example, on initial public offerings and offshore RMB trading,” Astanin told EJ Insight. Despite Russia’s enthusiasm to develop closer ties with China, obstacles remain. The first is that a strong and direct link between the Russian and Asian financial infrastructure is yet to be established. “Asian investors tend to invest in London [through global custodians, brokers, investment banks and among other agents] when they invest in Russia,” Astanin said. This lack of direct link forces Russia to become more proactive in engaging Asian investors. Russian energy giant Gazprom, for example, hosted an investor event in Hong Kong and Singapore early this month. Also, the city government of Moscow sent a delegation to Hong Kong and presented a US$40 billion of transport interchange hub projects to Asian investors at the MIPIM Asia Property Leaders Summit in 2014. However, even investors who are interested in Russia, doubt whether it is the time amid sharp fluctuations in the ruble. In January, Russia’s foreign currency credit rating was downgraded to junk by Standard & Poor’s, pushing it below investment grade for the first time in a decade. China Railway Construction Corp. and China International Fund had to put their projects to build a metro line in Moscow on hold because of the ruble’s volatile exchange rate. The second obstacle is the non-parallel trade structure between China and Russia. Both countries have set a goal of achieving US$200 billion in trade turnover by 2020. China is already Russia’s largest trading partner, with total turnover at US$89 billion in 2013. However, China exports mostly manufactured goods to Russia while Russia exports mainly energy and natural resources to China. As rising labor costs force China to diversify away from manufacturing, Russia could switch to imports from Southeast Asia. Meanwhile, China will never over-rely on a single country as its energy supplier. Russia ranked 10th by trade volume among China’s trading partners in 2013. In certain regions, China and Russia are even competing for influence. Central Asia is a vivid example. China’s vision of a “Chinese Silk Road Economic...
Il 23 febbraio 2014, alle ore 13, presso l’Università di Venezia, aula “B” a Ca’ Bernardo, esperte ed esperti internazionali si incontrano per discutere le dinamiche politiche e culturali degli Stati latinoamericani. Alla luce di alcuni filoni di studi che vedono nel subcontinente il laboratorio di una via alternativa alla politica e alla economia contemporanee, la tavola rotonda riunisce i principali esperti mondiali di America Latina. Gabriela Dalla Corte Caballero (Universitat de Barcelona) parlerà dell’identità paraguaiana e la Guerra del Chaco, Evelyne Sanchez (Univerité de Toulouse 2 Jean Jaurès-CNRS) presenterà una rilettura della Rivoluzione Messicana e Luis Beneduzi (Università Ca’ Foscari Venezia) discuterà delle riforme urbane in Brasile e il controllo sociale. I relatori si soffermeranno sulle trasformazioni sociopolitiche avvenute in America Latina nella prima metà del Novecento. A moderare e commentare l’incontro sarà Susanna Regazzoni (Università ca’ Foscari Venezia).
Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha partecipato all’evento Italia – Cina, opportunità per le imprese e per il turismo. Roma, 22 ott. – “Italia – Cina Opportunità per le imprese e per il turismo” è il titolo del workshop che si terrà sabato 25 ottobre alle ore 16.00 presso il centro di documentazione Angiolo Mazzoni, organizzato dall’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Sabaudia. L’iniziativa vuole stabilire un ponte tra gli operatori del settore turistico e le imprese della Provincia di Latina e la Cina favorendo la conoscenza reciproca e presentando le peculiarità dell’agro pontino nel suo insieme. “Un incontro, quello del 25 ottobre, che vuole presentare al più grande mercato mondiale i prodotti d’eccellenza del proprio territorio e favorire la conoscenza delle sue bellezze naturali” si legge su un comunicato stampa”. “Per questo motivo il workshop rappresenterà anche un’opportunità per approfondire, tramite l’esperienza e gli esempi di successo che verranno esposti dai relatori, le potenzialità rappresentate dal mercato cinese e dai suoi flussi turistici”. L’iniziativa, alla quale hanno aderito come patrocinatori la Camera dei Deputati, UNINDUSTRIA Lazio, il Lions Club Sabaudia-San Felice Circeo, Federalberghi, Confimprese, Confcommercio e Capol di Latina, vedrà la partecipazione di importanti relatori: il Presidente della Sezione Industria del Turismo e del Tempo Libero Stefano Fiore di Unindustria Lazio, Li Xiaoyong Primo Segretario dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, Concetta Caravello, Responsabile Relazioni Esterne di Welcome Chinese Certification, gli Avvocati Massimiliano Tommasiello e Vincenzo Roberto Palmisano dello Studio legale Picozzi & Morigi, Marco Costa del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, Carmen Nigro della rivista Scenari Internazionali, Renata Dalfiume, travel consulting e Jacopo Maria Lasala di Synvision. Tante e diverse esperienze per dimostrare con esempi concreti le opportunità della nuova via della seta e del turismo cinese in Italia. Sponsor dell’iniziativa l’Atelier Verusca e l’Oleificio Iannotta. “Anche questo evento – afferma l’Assessore al Turismo e Cultura Marilena Gelardi – si inserisce nella prospettiva di internazionalizzare Sabaudia, che diventa il luogo di incontro per imprese, Pro-Loco e ai Tour Operator dell’Agro Pontino, che possono così far conoscere le proprie realtà. Oltre alla parte convegnistica, verrà, infatti, all’uopo allestito un Info-Point con materiale illustrativo e con prodotti tipici da degustare.” “Un grande ringraziamento – conclude l’Assessore – va al giornalista Matteo Bressan, che modererà l’incontro, senza il cui grande e gratuito contributo non sarebbe stato possibile realizzare l’evento.”
SOMMARIO: 1. Sicurezza Energetica. – 2. Instabilità nel sistema paese. – 3. Conclusioni. La politica estera di un paese è la concretizzazione della Ragion di Stato ossia è lo strumento per difenderlo e sostenerlo, attraverso un’azione esterna volta a ridurre i rischi e a potenziare le opportunità per la sicurezza e l’economia di una comunità nazionale. L’esigenza di una politica estera efficace è tanto più evidente nelle fasi in cui, come l’attuale, il sistema internazionale è alle prese con una transizione sistemica, che in parte ha già modificato e in parte tenderà a ridisegnare le gerarchie globali. Per l’Italia, esistono rischi di arretramento che causerebbero un abbassamento ed una violazione della sicurezza del sistema paese. I nuovi scenari geopolitici che si affacciano nel 2015 comportano delle grande difficoltà e delle nuove sfide che l’Italia deve necessariamente affrontare nel nuovo anno. In particolare la crisi ucraina e la crisi libica, due realtà apparentemente distanti, fanno sorgere per Italia un nuovo scenario che la impegna su due fronti e che provoca al suo interno due conseguenze interconnesse: il problema connesso all’approvvigionamento ed alla sicurezza energetica, le criticità che si ripercuotono per il sistema paese e la minaccia terroristica. 1. Sicurezza Energetica L’Italia nel 2013 aveva raggiunto, con sei paesi fornitori di gas naturale e petrolio (Russia, Libia, Olanda, Algeria, Qatar, Norvegia) una diversificazione del proprio portafoglio che garantiva una sicurezza dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico. La crisi Ucraina, con la conseguente interruzione dei rapporti tra Kiev e Mosca, e la crisi mediorientale, in particolare i focus di Siria e Libia, hanno ridato attualità alla questione della dipendenza Italiana degli approvvigionamenti energetici che si trovano al di fuori dei confini europei. Le principali linee di gas di approvvigionamento per l’Europa provengono dalla Russia ed anche se l’Europa ha diversificato il suo portafoglio attraverso gli accordi con la Norvegia ed i gasdotti che provengono dal Nord Africa, questa dipendenza potrebbe comportare una crisi a livello energetico, soprattutto dopo la nuova crisi libica, obbligando l’Europa e l’Italia a dover contare solo sulle risorse di Olanda e Norvegia all’interno del continente. Anche l’avanzata dell’ISIS in Siria ed in Iraq ha contribuito ad indebolire i legami energetici europei, e l’arrivo di quest’ultimo anche in Libia – nelle scorse ore infatti il califfato ha attaccato i palazzi istituzionali di Sirte – lascia intendere che le problematiche energetiche potrebbero aumentare esponenzialmente per l’Italia. La produzione e la vendita di idrocarburi su cui si fonda l’economia libica, nostro primo fornitore di petrolio e terzo di gas, non ha raggiunto i livelli e la stabilità che aveva prima della caduta di Gheddafi. Sono continue infatti le interruzioni di approvvigionamento causate dalle repentine conflittualità tra le parti sul territorio nazionale e l’attacco all’impianto francese della Total conferma che l’eventuale interruzione delle forniture dalla Libia potrebbe creare delle difficoltà per il mantenimento dell’equilibrio del bilancio energetico italiano. Alla luce delle suddette vicende la diversificazione delle fonti di approvvigionamento è un tema che rimane di costante attualità per la sicurezza non...
Giovedì 5 febbraio 2015, il Responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, Stefano Vernole, si è incontrato a Modena con il responsabile dell’Ufficio Politico dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Xiaoyong, per analizzare gli attuali scenari geopolitici e individuare le migliori forme di collaborazione tra Italia e Cina, in particolare nella Regione Emilia Romagna. Alle ore 15 dello stesso giorno, Li Xiaoyong si è recato in Municipio dove è stato ricevuto dall’Assessore alle attività economiche del Comune, Tommaso Rotella, per verificare le possibili forme di cooperazione tra la città di Modena e quella cinese di Siquan. I primi progetti comuni tra le due realtà potrebbero riguardare gli scambi tra studenti universitari, i settori della green economy, dell’agroalimentare e del turismo. Per quanti volessero ricevere maggiori informazioni su Siquan, segnaliamo i seguenti indirizzi e link: http://en.ccpitjs.org/html/about_jiangsu/about_suqian.html Camera di commercio regionale: http://en.ccpitjs.org/ Suqian Investment Service Center email: sqtzfwzx@163.com Redazione tel. +8652784355318 +8652784355698 fax. +8652784355308