4 Novembre 2026

centro studi eurasia e mediterraneo

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Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo segnala l’uscita del libro Democracia Económica y Responsabilidad Social. Econoinvest Casa de Bolsa. Ver anexo, lavoro editoriale del Prof. Oscar Bastidas-Delgado (Università Centrale del Venezuela), Consultor en Emprendimiento Asociativo, Cooperativismo, Participación, RSE y Balance Social. Presentazione dell’editore Cuando los directivos de Econoinvest Casa de Bolsa C. A. instalaron el Comité de Responsabilidad Social (en noviembre de 2004, no imaginaban los trascendentales impactos de la Responsabilidad Social Empresarial (RSE) en los trabajadores y el entorno societal; tampoco la serendipia que les jugaría una intervención gubernamental injustificada que llevaría al cierre a esta importante empresa. Este documento es fruto de entrevistas, reuniones y observaciones participantes del autor como consultor de Econoinvest Casa de Bolsa y luego del Grupo de Empresas Econoinvest (GEE); intenta explicar las dificultades de quienes se introducen en el mundo de la democracia económica, la participación y las casas de bolsa, con una redacción libre de rigidez académica. Se construye con “visión de helicóptero” centrando su atención en Econoinvest como objeto de análisis y desplazándose en dos direcciones: 1. – Un eje histórico que a manera de hilo conductor del desarrollo de Econoinvest teje sus acontecimientos desde la constitución: y 2. – un eje que va de lo teórico a la realidad y de lo conceptual a procesos concretos como la Democracia Económica, la Responsabilidad Social Empresarial (RSE) y la Participación Accionaria.
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Con il patrocinio del comune di Modena e nell’ambito della Notte dei Musei, sabato 20 maggio ore 18 presso la Sala Manifattura San Filippo Neri in Via Sant’Orsola 52 si è tenuto l’incontro dal titolo Fake news: diritto di informazione e libertà d’espressione. Sono intervenuti Maurizio Torrealta, autore del libro Il filo dei giorni e l’avvocato Vittorio Colomba. Ha moderato Filippo Pederzini. L’evento è stato organizzato insieme al Centro Studi Eurasia e Mediterraneo e Europa ‘900. Il libro di Maurizio Torrealta “Il filo dei giorni” è disponibile sino alla fine di giugno presso Libreria Ass. cult. Porta Saragozza a Modena in Via Saragozza 112 Il alternativa scrivere a: cpeurasia@yahoo.it
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Venerdì 31 marzo, a Firenze, presso la Sala delle Feste del Consiglio regionale della Toscana, Via Cavour 18, si terrà il convegno a tema Cina: sulla via della seta. (one belt one road) la Cina del Passato, la Cina del Presente e del Futuro. Stefano Vernole, responsabile del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo parteciperà in qualità di relatore con un intervento dal titolo La Cina del passato, del presente e del futuro. Di seguito il programma dell’evento promosso dall’associazione Aseci. Italia e Cina: scambio commerciale e industriale per lo sviluppo dell’ economia. Cultura, Ambiente, Alimentazione, Salute e Benessere: le eccellenze italiane e cinesi per una promozione efficace e per favorire le sinergie tra i due mercati. Conferenza sulla Cina e sulla Via della Seta promossa dall’Associazione ASECI Programma: Ore 10.30 Registrazione dei partecipanti Introduce e modera: Silvio Calzolari Saluti delle Autorità Ore 11.00 -Eugenio Giani, Presidente del Consiglio regionale della Toscana Ore 11.15 – Wang Fu Guo ,Console generale della Repubblica Popolare Cinese (Fi) Ore 11.30 – Sergio Gao, Presidente dell’ASECI Ore 11.45 – Stefano Vernole : La Cina del passato, del presente e Del futuro Ore 12. 30 Intervallo – Degustazione di selezioni di Te’ Cinese Interventi Ore 14.30 – Silvio Calzolari : introduzione alla Cultura cinese Ore 15.00 – Alberto Bradanini, Presidente della CSCC la cina contemporanea Ore 15.30 – Sergio Gao,Presidente dell’ASECI : il Cinese in Italia del passato, del presente e del futuro Ore 16.00 Workshop “Business tra Cina-Italia” L’intervento di Stefano Vernole al convegno Cina: sulla via della seta. (one belt one road) la Cina del Passato, la Cina del Presente e del Futuro. cina-firenze-31-marzo
European flags in a row
PANORAMA GEOPOLITICO DEL MONDO ATTUALE: CRISI NELL’UNIONE EUROPEA di Clemente Herrero, Fabregat Rivista di Didattica specifica, nº15, PP. 167-172 Didácticas Específicas, ISSN: 1989-5240 167 www.didacticasespecificas.com PANORAMA GEOPOLITICO DEL MONDO ATTUALE. Crisi nell’Unione europea1 Uno dei gruppi di ricerca riconosciuti dall’Università Autonoma è quello denominato Ricerche geopolitiche ed educative (PROF, 10). I suoi obiettivi sono: – Informare sulle politiche educative e sul contesto geopolitico in cui si sviluppano. – Implementare lo spirito critico nell’analisi della società, – Sviluppare strategie, metodi, risorse e materiale didattico nel processo insegnamento-apprendimento delle scienze sociali e più specificatamente nella geopolitica, tarando quest’ultima ai differenti livelli d’insegnamento. – ricerca-azione: la didattica delle scienze sociali trasferita al practicum. – Trasferimento ed implementazione delle attività di ricerca in internet. A tal proposito si pubblicano in questa rivista studi il cui tema tratti il panorama geopolitico attuale che comprendano progressivamente tutti gli obiettivi che il gruppo di ricerca si è prefissato: riflessioni, attività didattiche, proposte di laboratori, etc., tutto ciò con lo scopo di fare in modo che allievi e docenti si inseriscano con spirito critico nella società attuale. Iniziamo questa sessione con una riflessione sulla crisi nell’Unione Europea che va inserita nel contesto del recente referendum britannico che ha fatto uscire la Gran Bretagna dall’Unione Europea, e che potrebbe fungere come catalizzatore per l’Euroscetticismo, ci sono una serie di avvenimenti che l’hanno situata in uno dei momenti più drammatici della sua storia. Tra quest’ultimi segnaliamo il funzionamento tecnocratico della stessa Unione, aggravato, a cominciare dal 2008 da una crisi finanziaria che determinò politiche di assestamento e programmi di risanamento per alcuni Paesi come Grecia, Portogallo o Irlanda. La Spagna fu costretta a richiedere un piano di aiuti finanziari per risanare il settore bancario. Queste politiche di austerità provocarono un aumento della disoccupazione e tagli che, in molti casi minarono il cosiddetto Stato sociale. Per questo il progetto europeo fu presentato davanti alla gran parte dei cittadini non come il miglior sistema per migliorare il loro livello di vita ma, al contrario, come un progetto che lo peggiorava, dato che si applicarono misure restrittive che minarono il cosiddetto Stato sociale. Inoltre, l’egemonia tedesca ha accresciuto gli euroscettici che reclamano una maggior sovranità nazionale. A tutto ciò bisogna aggiungere il cosiddetto “deficit democratico” della UE visto che i cittadini europei non hanno la possibilità di incidere sulle attività e sulle decisioni delle istituzioni comunitarie. Questo deficit è, innanzitutto, ascrivibile all’attività del Banco Centrale Europeo, che non dispone di regole democratiche. Ciononostante, le politiche di questa Istituzione giocarono un ruolo fondamentale per la soluzione della crisi finanziaria avvenuta tra il 2009 e il 2012. A questo sistema, la maggior parte delle volte ad insaputa della popolazione, bisogna aggiungere l’impatto delle ondate migratorie conseguenti alle guerre in Irak, Afganistan e, specialmente, del conflitto in Siria. Centinaia di migliaia di persone decisero di emigrare in Europa passando per il confine colabrodo della Grecia dopo essere passati dalla Turchia. L’Unione Europea impiegò mesi nel reagire davanti alla valanga umana: Si imposero quote di accoglienza...
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Venerdì 31 marzo 2017 presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana, Palazzo del Pegaso, Via Cavour 4 a Firenze si terrà il convegno dal titolo L’esperienza del Marocco – La sfida delle riforme, organizzato da Policom con l’assistenza del Gruppo Lega Nord. Andrea Turi del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo sarà presente in qualità di relatore con intervento dal titolo Sahara Marocchino. Lo sviluppo economico e sociale della regione dal 1976 ad oggi. Il programma della giornata Modera: Paolo Di Giannantonio (Rai Uno) INTRODUZIONE 14: Inizio dei lavori 14.15: Presentazione del convegno (Carlo Raffaelli = Policom; Francesco Pellati = Obiettivo Sistema Paese) 14.30: Saluti istituzionali IL MAROCCO OGGI 14.45: Prof. Aldo Berlinguer – QUADRO NORMATIVO E SVILUPPO ECONOMICO 15: Avv. Stab. Kaoutar Badrane – IL NUOVO CODICE DI FAMIGLIA 15.15: Dr Abdellah Redouane – LA PRATICA DELL’ISLAM IN MAROCCO 15.30: Prof. Marco Giaconi – LA RISPOSTA DEL MAROCCO AL TERRORISMO 15.45: PAUSA STORIA, SOCIETA’ ED ECONOMIA 16.15: Avv. Alessandro Belli – LE RIFORME ECONOMICHE DEL MAROCCO 16.30: Avv. Donato Nitti – IL COMMERCIO VERSO IL MAROCCO 16.45: Dr.ssa Yasmina Sbihi – LE OPPORTUNITA’ DI INVESTIMENTI IN MAROCCO 17: Prof. Moulay Zidane El Emrani – BREVE STORIA DEL MAROCCO LA QUESTIONE DEL SAHARA OCCIDENTALE 17.15: Dr. M. Fadel Dadi – LE RAGIONI DEL MAROCCO 17.30: Dr. Andrea Pannocchia – OSSERVAZIONI SOCIOLOGICHE SUL CONFLITTO 17.45: Dr. Andrea Turi – LO SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE DELLA REGIONE DAL 1976 A OGGI CONCLUSIONI 18: Sua Eccellenza Ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Abouyoub
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Riceviamo e pubblichiamo. Il 21 marzo si celebra Navruz, l’Anno Nuovo Orientale, il trionfo della pace e della prosperità. Spero che la gente del tutto il mondo celebri questa giornata. E che lo spirito di Navruz trionfi anche nei tempi di crisi, sconvolgimenti e cambiamenti che si stanno verificando,in particolare, nelle regioni stesse dove nacque la tradizione di celebrare questa festività! Ban Ki-moon, l’ex Segretario Generale dell’ONU Con l’arrivo della primavera il mondo intorno a noi cambia, diventa sempre più bello, regalando un’impressione indimenticabile. In questi giorni meravigliosi in cui si risveglia la natura, sbocciano fiori di primavera e tutto si riveste con un abito colorato, arriva il momento di rinnovo. Navruz significa” il nuovo giorno”, e si celebra dai popoli turchi e persiani. È l’equinozio di primavera, ricorre il 21 marzo e rappresenta l’inizio di un anno nuovo sul calendario orientale, simboleggia le tradizioni, i costumi e gli eterni valori di questi popoli. In questi giorni ognuno sente lo spirito della primavera, profondamente consapevole di essere una parte integrante della natura, provando un’ondata di nuova forza ed energia. Navruz simboleggia il ciclo della vita, la grandezza e la generosità della natura. La tradizione di celebrare Navruz è molto antica ed è inscindibilmente legata con quasi tutti gli aspetti della vita umana: la vita, il lavoro, la cultura. Più di 300 milioni di persone in tutto il mondo celebrano questa festa come l’inizio dell’anno da oltre tremila anni nei Balcani, in Medio Oriente, il Caucaso,l’Asia Centrale e in altre regioni. Lo storico Strabone della Grecia Antica descriveva la celebrazione della festa Navruz così: “ Dai tempi più antichi fino ad oggi gli abitanti della Mesopotamia si riuniscono in quel giorno nel Tempio del Fuoco. È la festa più venerata, i commercianti chiudono i negozi, gli artigiani smettono di lavorare. Si divertono tutti e offrono uno all’altro bevande e pietanze che sono state toccate dal fuoco”. Nel 2009 il Navruz è stato inserito nella lista UNESCO del patrimonio culturale non materiale dell’umanità. L’ONU ritiene che la festa promuove i valori della riconciliazione e del vicinato, della pace e della solidarietà sia tra le generazioni, sia all’interno della famiglia. La Giornata Internazionale del Navruz viene celebrata dal 2010 in conformità con la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ogni anno il popolo uzbeko festeggia con entusiasmo l’equinozio di primavera, che rappresenta il cielo limpido, il rinnovo della natura, l’amore per la vita. La Festa della Creazione svolge un ruolo importante p​​er la nostra vita spirituale, per l’armonia tra uomo e natura, l’affermazione dell’umanesimo nella società, la tolleranza, il rispetto e l’attenzione per la vecchia generazione, la cura per i più giovani e la formazione delle nuove generazioni nello spirito dei valori nazionali e universali. Tradizionalmente, Navruz viene celebrato in tutte le regioni della repubblica, è una festa nazionale con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le nazioni e le nazionalità residenti in Uzbekistan. La gente festeggia Navruz con la gioia e divertimento. Nelle piazze addobbate della capitale, nei centri provinciali e distrettuali, nelle città e villaggi,...
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Martedì 8 novembre 2016 si è tenuta l’elezione del 45º presidente degli Stati Uniti d’America: nonostante diverse accuse di elezioni truccate e numerosi scandali di violenza sessuale che lo hanno visto protagonista negli ultimi tempi, Donald Trump, imprenditore e personaggio televisivo newyorkese sopra le righe, candidato del Partito Repubblicano, ha sconfitto la candidata Hillary Clinton del Partito Democratico, prima donna ad aver vinto le primarie presidenziali di uno dei maggiori partiti. «È giunto il momento di cicatrizzare le ferite: il popolo americano è uno solo e dobbiamo essere uniti. A tutti i repubblicani e democratici nel Paese, io dico che è arrivato il momento di essere un popolo unito. Lo prometto a tutti i cittadini del Paese. Sarò il presidente di tutti gli americani» assicura il neo-presidente della Casa Bianca tendendo la mano a Hillary Clinton nel suo primo discorso e dicendo di volersi spendere per evitare divisioni. Una Clinton dal sogno sfumato. Hillary Clinton, alcune ore dopo la tormentosa sconfitta e il desiderio sbiadito di essere la prima donna presidente alla Casa Bianca, rompe il silenzio: «Mi sono congratulata con Donald Trump e impegnata a lavorare con lui per il bene del Paese. E’ una sconfitta dolorosa e lo sarà per molto tempo. Sono delusa e mi dispiace non aver vinto queste elezioni», ha ammesso sensibilmente commossa. In seguito ha inviato un messaggio a tutte le sue sostenitrici, facendo riferimento alla possibilità che una donna diventi presidente degli Stati Uniti d’America: «Non abbiamo ancora spezzato il più alto e duro soffitto di cristallo, ma un giorno succederà. Ora dobbiamo accettare il risultato della vittoria di Donald Trump, divenuto il nostro presidente». Elettori e popolo in un’unica direzione? Donald Trump ha ottenuto l’appoggio di 290 grandi elettori – venti in più rispetto a quelli necessari per garantirsi la maggioranza – al contrario dell’avversaria Hillary Clinton, la quale si è fermata a quota 218. Trump ha conquistato i seggi elettorali di Stati come l’Alaska e l’Arizona, in cui i repubblicani prevalgono facilmente, e di altri ritenuti decisivi per la nomina, quali il Wisconsin, il Michigan e la Pennsylvania. Soddisfazione per la Clinton il voto popolare, dove la candidata democratica ha raggiunto oltre 59,18 milioni di consensi, contro i 59,04 di Trump. Per avere una garanzia di vittoria la Clinton avrebbe dovuto vincere almeno in Florida o in Ohio, dove invece in entrambi gli Stati sono stati i repubblicani a prevalere. Piano economico-politico del neo-inquilino della Casa Bianca. Quali conseguenze e scenari si aprono con l’imprevedibile Donald Trump che sale alla guida degli USA? Il 22 ottobre è stato presentato il programma economico-politico del candidato alla Casa Bianca, Donald Trump, riassumibile in cinque punti fondamentali, per quanto alcuni d’essi al momento rimangono un’incognita soprattutto per gli americani. • Piano economico: agevolazioni fiscali per la classe media americana; semplificazione del codice fiscale; nessuna azienda di qualsiasi dimensione pagherà più del 15% del reddito d’impresa in tasse; creazione di un’economia “dinamica” con una crescita del 3,5% annuo; diminuzione del debito e del deficit; rinegoziare il...
mattei
Sabato 1 Aprile alle 11, presso la Caffetteria del Teatro Storchi di Modena, situata in viale Martiri della libertà, 1 all’angolo con Largo Garibaldi, dietro al Teatro Storchi, si terrà il primo incontro del ciclo di conferenze del Progetto Socrate di Azione Universitaria in collaborazione con il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo. Ospiti della mattinata saranno Stefano Vernole, coordinatore del Centro Studi Eurasia Mediterraneo (CeSEM) e Marco Valerio Solia, autore del libro Mattei. Obiettivo Egitto. Ingresso libero.
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A cura di Dragan Mraovic Ormai è chiaro che la nave neoliberale naviga verso la fine del suo Impero. Dove naviga la nave del nuovo presidente americano Trump? Il mondo è in una grande attesa che il nuovo presidente Donald Trump giri il timone degli Stati Uniti, precedentemente diretto verso la perdizione del genere umano. I rapporti dei servizi segreti militari informano che la Russia non ha intenzione di fare una guerra lunga ed estenuante ma colpirebbe subito con le bombe atomiche la costa orientale e quella occidentale, quindi il vulcano Jelouston, il che segnerebbe la fine dell’Impero! La CIA, sotto il controllo dei neoconservatori, ha inviato delle relazioni secondo le quali agenti di spicco, sotto la minaccia della terza guerra mondiale, avrebbero fatto un colpo di Stato per portare il loro uomo al potere. Costui avrebbe il compito di riconsegnare la Russia ancora una volta alla gestione dell’Occidente usando la retorica nazionalista! L’intelligence militare ha riunito gli ufficiali più influenti e l’élite di ammiragli e di ufficiali della NATO per vedere che cosa fare. Certo, ha consultato anche il guru della geopolitica Henry Kissinger, che era del parere opposto a quello del suo rivale Zbigniew Brzezinski. Henry ha consigliato un’alleanza tattica con la Russia di Putin – contro un nuovo avversario! Chi sarebbe questo nuovo avversario? Naturalmente, questo nuovo avversario è un alleato della Russia, un gigante in grande sviluppo, la Cina, che è stato favorito in passato dallo stesso Henry Kissinger, con Nixon, grazie agli investimenti e ai finanziamenti occidentali. Come sappiamo l’atlantocrazia, guidata da Londra e da Washington, crea nel corso della storia apposta i suoi oppositori, ma ad un livello di forza da poterli battere e di conseguenza occupare. Ricordiamo che i banchieri hanno creato la potenza militare del Giappone con la funzione di minare la Russia nella guerra del 1905, quando sono stati sottratti le isole Curili e Port Arthur. La logistica fornita al Giappone per trasformarlo in uno Stato forte militarmente ha avuto fine dopo l’attacco a Pearl Harbor che è stato alimentato da Washington. Gli ufficiali di rilievo del Giappone sono stati educati a West Point e sapevano che non potevano sconfiggere gli Stati Uniti perché non avevano le risorse necessarie. La rappresentazione teatrale ha però seguito comunque il suo corso e il sipario è calato con le bombe atomiche buttate sulle enclavi ortodosse del Giappone, su Hiroshima e Nagasaki. Il genocidio dei giapponesi è stato il primo passo per l’occupazione del Giappone che continua fino ad oggi In conclusione, i banchieri, e sappiamo chi sono, hanno solo due mete, la distruzione della Russia ortodossa e la divisione di quel paese in dodici parti. Le parte sopra il Mar Caspio e il Mar Nero farebbero un nuovo Stato di Chazaristan, mentre il secondo obiettivo è la distruzione della Cina, di tutte e due le Coree e del Giappone. Con quali mezzi? Dato che gli euroatlantisti e la brusselocrazia usano la tattica del divide et impera e poiché in questo periodo non sono...
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Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo pubblica questo articolo a firma del dottor Matteo Russo su gentile concessione dell’autore. Da sempre il terrorismo ha mostrato di avere una grande capacità adattiva alle situazioni di conflitto, innovando volta per volta le strategie di lotta e gli obiettivi perseguiti. Pertanto il terrorismo è da sempre stato un fenomeno dai tratti cangianti e multiformi, difficile da debellare e quasi impossibile da prevedere. Esso è, in questo senso, l’attore privilegiato dei nuovi conflitti asimmetrici, ovvero di quei conflitti ibridi e contaminati condotti indistintamente tra entità statali e para-statali, tra Stati sovrani e individui o organizzazioni prive del monopolio legale dell’uso della forza. L’asimmetria strategica messa in campo dai terroristi andrebbe interpretata quindi come una risposta reattiva alla disparità di potenziale, perciò bellica, tra le forze in campo. Anche i terroristi contemporanei, dunque, al pari dei loro predecessori, esibiscono dei tratti peculiari e innovativi indispensabili alla loro sopravvivenza. Ad oggi, si noti come a partire dalla primavera araba le principali correnti jihadiste mediorientali e nordafricane, su tutte Al-Qaeda, abbiano perso gran parte dell’appoggio da parte delle popolazioni locali anche in virtù della nascita di alcuni movimenti riformatori più moderati come il movimento Sahwa, il che ha spinto tali organizzazioni a rivedere le strategie sino ad allora vigenti. Contestualmente, il vuoto di potere seguito ai fallimenti politici seguiti alla primavera araba ha facilitato l’avvento di movimenti para-statali, soprattuto in Libia e Tunisia, apparentemente meno violenti e radicali rispetto alle fazioni jihadiste, come per esempio Ansar al-Shar’ia, che ha saputo sfruttare l’appoggio di quella gran parte della popolazione stanca delle ingerenze occidentali negli affari nazionali. La guerra civile in scoppiata in Siria e in Iraq nel 2011 ha certamente complicato il quadro internazionale contribuendo a sviluppare quel fenomeno ormai tristemente note col nome di foreign fighters. Tale fenomeno, pur rappresentando al giorno d’oggi una grande minaccia per le società occidentali, non è affatto una novità: già la guerra civile spagnola; la guerriglia in Afghanistan scoppiata in seguito all’invasione sovietica del 1989; il conflitto bosniaco degli anni ’90 e gli episodi di violenza in Dagastan e Cecenia registrarono l’affluenza di combattenti stranieri. Tuttavia, in seguito agli attentati dell’11 settembre, la presenza di combattenti stranieri tra le fila di Al-Qaeda, sembra aver arricchito l’espressione di una nuova accezione, ossia quella di terrorist. Il grande timore suscitato da questa nuova forma di terrorismo è dovuto alla perenne e latente minaccia rappresentata da quei “comuni cittadini” che, dopo essersi recati in zone di conflitto jihadista, possano, di ritorno in patria, compiere atti di terrorismo o proselitismo. Lo studio analitico del fenomeno, anche dal punto di vista giuridico, a ben vedere, si rivela arduo a causa di una serie di  differenti ragioni: per prima cosa la ricerca è limitata dal momento che vi è purtroppo uno scarso numero di dati consultabili circa l’identità, spostamenti e motivazioni dei combattenti; in secondo luogo, le medesime osservazioni avanzate intorno all’ambiguità terminologica del concetto di terrorismo varrebbero a maggior ragione in questo peculiare caso; e...