4 Novembre 2026

centro studi eurasia e mediterraneo

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Il Presidente russo Vladimir Putin ha fatto luce sui metodi utilizzati dagli Stati stranieri per influenzare la Federazione Russa a metà degli anni ‘90. Ha sottolineato di aver sventato tali azioni all’inizio del 2000. “Ad esempio all’inizio degli anni 2000 li ho ripuliti tutti, ma a metà degli anni ’90 avevamo dipendenti della Central Intelligence Agency come consulenti e persino dipendenti ufficiali del Governo della Federazione Russa, come abbiamo appreso in seguito”. Putin lo ha dichiarato giovedì alla riunione del Consiglio della società civile e dei diritti umani. “In seguito, sono stati assicurati alla giustizia negli Stati Uniti per aver, pur essendo dipendenti della Cia e lavorando in Russia, violato la legge americana e partecipato al processo di privatizzazioni”, ha sottolineato il presidente. Secondo Putin, “questo è solo un esempio” di un tentativo di interferire negli affari interni della Russia. “In realtà, ce ne sono molti di più”, ha detto Putin. Secondo il Capo dello Stato, “alcuni Paesi avevano un certo controllo attraverso questo canale. C’erano specialisti americani seduti nei nostri siti complessi di armi nucleari, sarebbero andati a lavorare lì, dalla mattina fino a tarda notte – avevano un tavolo e una bandiera americana. Vivevano e lavoravano lì. Non avevano bisogno di strumenti fini interferire con la nostra vita, perché controllavano già tutto”, ha detto Putin. Il Presidente russo ha sottolineato che “ovviamente la situazione è cambiata, il Paese è diventato diverso, è diventato più indipendente, più sovrano; le capacità delle sue Forze Armate stanno aumentando e l’atteggiamento nei confronti della Russia ha iniziato a cambiare. Non appena la Russia ha cominciato a rivendicare i suoi interessi, ha cominciato ad elevare la sua sovranità, economia e capacità delle sue Forze Armate, si sono resi necessari nuovi strumenti di influenza sulla nostra vita politica interna, anche piuttosto raffinati, attraverso varie organizzazioni, finanziate dall’estero”, ha detto il capo del Cremlino. Putin ha sottolineato che la Russia non è diventata ostile a nessuno. “Questo semplicemente non è vero. La Russia non è diventata ostile a nessuna parte del mondo. Una certa parte del mondo ci vede come suoi avversari”, ha osservato Putin. “Abbiamo dichiarato qualcuno nostro avversario nei documenti strategici? No. Siamo quelli che sono stati dichiarati (avversari strategici n.d.t.)”, ha spiegato Putin. RUSSOSPHÈRE Un Canal Telegram en Défense de la Russie https://t.me/russosphere Une Chaîne YouTube en Défense de la Russie https://bit.ly/31mXCwB Un Groupe Facebook en Défense de la Russie https://www.facebook.com/groups/russosphereofficie Traduzione dal francese per il CeSEM di Stefano Vernole
Il Vietnam ricorda lo storico ministro degli Esteri Nguyễn Cơ Thạch
Articolo Originale Lo scorso 10 dicembre, il ministero degli Esteri vietnamita ha organizzato un evento per ricordare i cento anni dalla nascita dell’ex ministro Nguyễn Cơ Thạch (1921-1998). Nguyễn Cơ Thạch è stato un’importante figura del socialismo vietnamita, fino a raggiungere l’apice della sua carriera con l’incarico di ministro degli Esteri, che ha occupato tra il 1980 ed il 1991. Inoltre, tra il 1987 ed il 1991 è stato anche vice primo ministro della Repubblica Socialista del Vietnam. Lo scorso 10 dicembre, il ministero che lo stesso Thạch ha guidato per undici anni ha deciso di ricordare i cento anni dalla sua nascita con una celebrazione ufficiale. All’evento erano presenti numerosi esponenti di spicco del governo e del Partito Comunista, compresi l’attuale ministro degli Esteri, Bùi Thanh Sơn, il vice primo ministro Phạm Bình Minh, e l’ambasciatore vietnamita in Polonia, Phạm Kiến Thiết, questi ultimi due figli proprio di Nguyễn Cơ Thạch (il cui nome alla nascita era in effetti Phạm Văn Cương). All’inizio della cerimonia, il Comitato Organizzatore ha proiettato un estratto dal film documentario “Compagno Nguyễn Cơ Thạch – Un leale comunista e diplomatico distinto“, che ripercorre i sessant’anni di militanza politica del protagonista. Nel suo discorso di apertura, il ministro degli Esteri Bùi Thanh Sơn ha sottolineato che in oltre sessant’anni di attività rivoluzionarie, Nguyễn Cơ Thạch ha sempre portato a termine i suoi eccezionali risultati, indipendentemente dalla sua posizione o campo di lavoro, “lottando per tutta la vita, servendo devotamente il Partito, lo Stato e il popolo, dando grandi contributi alla causa della liberazione nazionale e del rinnovamento nazionale”. “Immerso nel patriottismo e nella tradizione diplomatica di una nazione di pace e armonia, perseguendo fermamente l’obiettivo dell’indipendenza nazionale associato al socialismo, padroneggiando e applicando creativamente il pensiero diplomatico di Hồ Chí Minh, con immenso coraggio e una grande esperienza pratica, il compagno Nguyễn Cơ Thạch ha dato un contributo importante alla trasformazione del Paese, rinnovando il pensiero estero del nostro Partito al VI e VII congresso, ponendo le basi per plasmare la politica estera nel periodo di rinnovamento”, ha affermato il ministro. La politica estera promossa da Nguyễn Cơ Thạch era “una politica estera di indipendenza, fiducia in sé stessi, apertura, multilateralizzazione e diversificazione, unendo la forza nazionale con la forza dei tempi, mantenendo un ambiente pacifico e stabile e sfruttando condizioni internazionali favorevoli per lo sviluppo del nazione”. Secondo il ministro Bùi Thanh Sơn, durante il periodo in cui il Paese era assediato e sottoposto a embargo con innumerevoli difficoltà, nella posizione di “comandante” del servizio diplomatico, il compagno Nguyễn Cơ Thạch ha sempre dedicato il suo cuore e la sua mente all’ardua lotta per rompere l’assedio e l’embargo. “Il compagno Nguyễn Cơ Thạch diede un grande contributo alla soluzione positiva della questione della Cambogia e alla normalizzazione delle relazioni con i Paesi della regione , creando così un ambiente internazionale favorevole al rinnovamento e allo sviluppo del Paese”. Nguyễn Cơ Thạch ha dato anche un grande contribuito allo sviluppo economico del Vietnam nel periodo delle riforme economiche note...
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Articolo originale La mossa diplomatica del Nicaragua isola ancora di più Taiwan, che oramai gode del riconoscimento di solamente tredici Paesi membri delle Nazioni Unite. La decisione arriva poche settimane dopo l’abbandono dell’OSA da parte di Managua. Il Nicaragua era, fino a ieri, uno dei quattordici membri delle Nazioni Unite che riconoscevano Taiwan come Stato indipendente, intrattenendo relazioni diplomatiche con l’isola. Il 9 dicembre, tuttavia, il ministro degli Esteri del Paese centroamericano, Denis Moncada, ha comunicato ufficialmente la rottura delle relazioni bilaterali con Taipei, affermando che quel territorio fa parte integrante della Repubblica Popolare Cinese. In questo modo, il Nicaragua va ad aggiungersi a Panama ed El Salvador, due Paesi della regione che avevano operato la stessa scelta tra il 2018 ed il 2019. “Il governo della Repubblica del Nicaragua interrompe da oggi le relazioni diplomatiche con Taiwan e cessa ogni contatto o relazione ufficiale“, ha annunciato il ministro degli Esteri del governo sandinista. Moncada ha anche affermato l’adesione di Managua al principio di “una sola Cina”, e che il governo di Pechino è il legittimo depositario della sovranità sull’isola ribelle: “La Repubblica popolare cinese è l’unico governo legittimo che rappresenta tutta la Cina e Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese“, ha affermato il capo della diplomazia nicaraguense. Tre ore dopo l’importante dichiarazione da parte di Moncada, i governi del Nicaragua e della Repubblica Popolare Cinese hanno annunciato di aver ristabilito le relazioni diplomatiche bilaterali, interrotte nel 1990 dal governo reazionario di Violeta Chamorro, che aveva posto fine alla prima esperienza di governo sandinista.  Zhang Jun, rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, ha elogiato la “decisione giusta” del Nicaragua di interrompere le relazioni diplomatiche con Taiwan e ha affermato: “Lodiamo vivamente la decisione giusta presa dal governo del Nicaragua, che è in linea con la tendenza prevalente dei tempi e delle aspirazioni del popolo“, come riporta la stampa cinese. “Il principio di una sola Cina è un consenso ampiamente accettato dalla comunità internazionale e non ammette sfide“, ha twittato Zhang. Dopo la decisione del governo sandinista di Daniel Ortega, Taiwan può contare ancora sul sostegno di appena tre Paesi della regione centroamericana, ovvero Belize, Guatemala e Honduras. Per quanto riguarda il caso honduregno, la presidente eletta Xiomara Castro aveva paventato nel corso della campagna elettorale una possibile rottura con Taiwan per curare le relazioni con Pechino. Tuttavia, alla vigilia delle elezioni, gli Stati Uniti hanno inviato una delegazione in Honduras chiedendo minacciosamente a tutti i candidati il mantenimento delle relazioni bilaterali con Taiwan. Non è dunque chiaro cosa effettivamente accadrà a gennaio, quando il nuovo governo di Xiomara Castro prenderà le redini del Paese. Anche tra le isole del Pacifico, Taiwan ha perso importanti sostegni diplomatici. Nel 2019, sia Kiribati che le Isole Salomone hanno abbandonato la sedicente “Repubblica di Cina”, optando per Pechino. Restano ancora legati al governo di Taipei gli Stati di Isole Marshall, Nauru, Palau e Tuvalu. A questi si aggiungono uno Stato africano (Eswatini), uno sudamericano (Paraguay) e quattro caraibici (Haiti, Saint Lucia, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine), nonché il Vaticano, che però non è membro dell’ONU. Tornando al Nicaragua, la decisione annunciata dal ministro Moncada arriva poche settimane...
di Andrea Turi Il seguente articolo fa da raccordo con il precedente incentrato sulla lotta al terrorismo nello Xinjiang e comincia a sviluppare la narrazione del “genocidio” che verrà eviscerata soprattutto nell’ultimo articolo, quello dedicato ai media e ONG. In questo breve saggio si parla delle accuse di genocidio degli uiguri rivolte dalle forze anti-cinesi al Governo di Pechino introducendo il concetto di macrocausa ed analizzando le motivazioni per le quali è stato introdotto il concetto di genocidio, utilizzato come strumento di politica estera e pressione verso la Repubblica Popolare senza che siano fornite prove concrete di tali accuse. Shaun Rein, fondatore e amministratore delegato del China Market Research Group, la principale società di intelligence di mercato strategica al mondo focalizzata sulla Cina, ha recentemente contribuito al libro La Via Cinese. Sfida per un futuro condiviso del professor Fabio Massimo Parenti scrivendone il capitolo introduttivo, un piccolo saggio dato alle stampe con l’inequivocabile titolo di Gli stereotipi occidentali sulla Cina1. Un elaborato breve, schietto, onesto ed estremamente chiaro: “Vivo in Cina dalla metà degli anni Novanta, da quando, adolescente, mi sono trasferito per la prima volta a Tianjin per studiare all’Università di Nankai. Nei quasi 25 anni in cui sono stato in Cina ho visto la società cinese esperire cambiamenti drastici. Quando sono arrivato per la prima volta, la Cina era così povera e la disperazione così diffusa che è difficile persino da descrivere. […] Venticinque anni dopo, la Cina è pronta a eclissare l’America e a diventare la più grande economia mondiale entro la fine del decennio. A dire il vero, la Cina ha già sostituito l’America diventando il principale partner commerciale di circa 130 Paesi. […] Sfortunatamente, insieme all’ascesa della Cina, le percezioni occidentali di questo Paese sono diventate sempre più antagonistiche, soprattutto durante gli anni dell’amministrazione Trump e in seguito all’avvento del Covid19. Troppi media occidentali, dall’Economist al New York Times passando per il Wall Street Journal, descrivono il Governo e il popolo cinese sotto una luce negativa, parziale e sensazionalistica. Anche i social media come Twitter e Facebook contribuiscono alla diffusione di disinformazione e falsità”. Per quel che riguarda la Cina, “studiosi, Governi ed organi di stampa occidentali – in particolare negli Stati Uniti e nell’anglosfera – interpretano la Cina in modo costantemente errato. Tutto ciò porta a devastanti doppi standard, nonché ad errori che diventano “fatti” in un ciclo di notizie internazionali che prospera sulla disinformazione. […] Dal mio punto di vista, ci sono tre cliché chiave, in merito a dove e come l’Occidente sta sbagliando quando si occupa di Cina”. Sono quelle che possiamo definire macrocause o ragioni superiori e incontestabili che vengono create laddove è necessario un intervento urgente in aree in cui si manifestano interessi contrapposti – in questo caso – a quelli occidentali; la macrocausa o ragione incontestabile è, quindi, funzionale a valutare in modo interessato un’azione compiuta da chi si vuole svalutare influenzando l’opinione pubblica e orientandone il giudizio verso l’aspetto negativo, tutto ciò è volto a coprire i...
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Traduzione di Giulio Chinappi L’Ufficio Informazione del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato il documento “Cina e Africa nella Nuova Era: un partenariato di eguali“, nel quale si analizzano le relazioni tra la Cina e il continente africano. Di seguito la traduzione del preambolo del testo, con la possibilità di scaricare l’intero documento in italiano. PREAMBOLO La Cina è il più grande Paese in via di sviluppo del mondo e l’Africa è il continente con il maggior numero di Paesi in via di sviluppo. Le esperienze passate condivise e gli obiettivi simili hanno avvicinato la Cina e l’Africa. Cina e Africa saranno sempre una comunità dal futuro condiviso. Lo sviluppo della solidarietà e della cooperazione con i Paesi africani è stata la pietra angolare della politica estera cinese, nonché una strategia ferma e di lunga data. Nella lotta per la liberazione nazionale e l’indipendenza, Cina e Paesi africani si sono sostenuti a vicenda e hanno ampliato la fiducia politica reciproca nel processo. Nel perseguire lo sviluppo economico e il ringiovanimento nazionale, entrambe le parti hanno aiutato l’altra e hanno ampliato la portata della cooperazione. Sulle principali questioni internazionali e regionali, hanno coordinato le loro posizioni e tutelato congiuntamente l’uguaglianza e la giustizia internazionali. Entrando nella nuova era, il Presidente cinese Xi Jinping ha presentato i principi della politica cinese per l’Africa: sincerità, risultati reali, amicizia e buona fede, perseguimento del bene superiore e degli interessi condivisi, tracciando il corso per la cooperazione della Cina con l’Africa e fornendo le fondamentali linee guida. I doppi successi del vertice di Johannesburg nel 2015 e del vertice di Pechino del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC) nel 2018 hanno spinto la cooperazione Cina-Africa a un livello nuovo e senza precedenti. Il Presidente Xi Jinping e i leader africani hanno deciso all’unanimità al vertice FOCAC di Pechino che le due parti avrebbero lavorato per costruire una comunità Cina-Africa ancora più forte dal futuro condiviso, facendo progredire la cooperazione nell’ambito dell’iniziativa Belt and Road, e stabilendo una nuova pietra miliare nelle relazioni Cina-Africa . L’amicizia Cina-Africa non è stata una conquista da un giorno all’altro, né è stata un dono dall’alto. Piuttosto, è stata promossa nel corso degli anni in cui la Cina e l’Africa si sono sostenute e si sono unite l’una all’altra in tempi difficili. La Cina ha aiutato al limite delle sue capacità lo sviluppo dell’Africa ed è stata grata per il forte sostegno e l’aiuto disinteressato che i Paesi africani e i loro popoli hanno esteso alla Cina per un lungo periodo di tempo. Dall’inizio della pandemia di Covid-19, Cina e Paesi africani hanno continuato a fornirsi sostegno reciproco, scrivendo un nuovo capitolo della solidarietà e dell’amicizia tra Cina e Africa in tempi di crisi. Questo white paper è progettato per documentare i successi della cooperazione Cina-Africa nella nuova era e offrire una prospettiva sulla futura cooperazione tra le due parti.
di Stefano Vernole La povertà estrema è stata sradicata, nonostante nell’era contemporanea fattori storici e naturali abbiano portato lo Xinjiang a essere a lungo sottosviluppato, con una grande fetta di popolazione economicamente disagiata. Le misure adottate dal Governo centrale, in collaborazione con le Autorità locali, si sono dimostrate efficaci e hanno ottenuto i risultati sperati. Dal 1955 al 2020, il PIL dello Xinjiang è salito da 1,2 miliardi di RMB a 1,4 trilioni di RMB e il suo PIL pro capite è passato da 241 RMB a 53.593 RMB, un notevole aumento rispettivamente di circa 160 e 30 volte. Dal 1978 al 2020, il reddito disponibile pro capite dei residenti urbani è passato da 319 RMB a 34.838 RMB e quello dei residenti rurali da 119 RMB a 14.056 RMB, entrambi con una crescita di oltre 100 volte1. Le prefetture di Hotan, Kashgar e Aksu e la prefettura autonoma di Kizilsu Kirgiz nel sud dello Xinjiang soffrivano di condizioni ambientali difficili, di basi economiche deboli e di opportunità di lavoro seriamente inadeguate. Classificate dallo Stato come aree gravemente povere, hanno ricevuto supporto dal Governo centrale e dai partner della regione nel programma nazionale di assistenza; lo Xinjiang ha quindi adottato misure di riduzione della povertà, come lo sviluppo di imprese, la creazione di opportunità di lavoro, il miglioramento dell’istruzione e della sanità, la ristrutturazione di case rurali fatiscenti e il trasferimento dei poveri da zone inospitali. Alla fine del 2020, più di 2,7 milioni di residenti rurali dello Xinjiang che vivevano al di sotto dell’attuale soglia di povertà sono usciti dall’indigenza e 3.666 villaggi e 32 contee non vengono più classificati come poveri; questi cittadini hanno conosciuto una rapida crescita sia dei redditi che della spesa per i consumi. Il loro reddito disponibile pro capite era di 13.052 RMB nel 2020, un aumento medio annuo del 10,8 per cento dal 2012; la loro spesa per consumo pro capite è stata di 9.007 RMB nel 2020, un aumento medio annuo del 9% dal 2013. I diritti alla sussistenza e allo sviluppo della popolazione povera sono stati perciò garantiti. Nel corso del XIII Piano quinquennale (2016-2020) sono stati completati complessivamente 1,2 milioni di abitazioni rurali per famiglie a basso reddito ed è iniziata la costruzione di 1,3 milioni di unità abitative urbane a prezzi accessibili, a beneficio di milioni di persone. Tutti i villaggi hanno accesso a strade asfaltate e cementate, servizi di autobus, alimentazione trifase e servizi a banda larga. Le superstrade e le ferrovie ad alta velocità sono state costruite da zero e le prime coprono tutte le prefetture e le città. Sono stati completati e aperti 22 aeroporti civili, il numero più alto tra tutte le unità amministrative di livello provinciale in Cina. I veicoli moderni e gli strumenti di comunicazione sono diventati comuni nelle famiglie sia urbane che rurali, aumentando gli sforzi per garantire la fornitura di servizi di consegna espressa in ogni villaggio. Il governo locale ha intensificato gli sforzi nella formazione professionale. Per aumentare l’occupabilità...
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Articolo originale Alessandro Fanetti introduce il lettore alle principali tematiche utili per la comprensione della Federazione Russa considerando non solo la politica interna ed estera, ma anche le dinamiche interne relative alla religione, alla convivenza di diversi gruppi etnici, e al processo storico che ha formato l’identità russa.  Il libro “Russia: alla ricerca della Potenza perduta” scritto da Alessandro Fanetti e pubblicato da Eiffel Edizioni deve intendersi come un testo divulgativo che permette a coloro che iniziano a conoscere la Federazione Russa di avere quelle informazioni fondamentali per orientarsi nelle dinamiche interne e di politica estera del Cremlino e nella realtà socioculturale che caratterizzata la Russia stessa. Il libro si pregia della Prefazione del Professor Andrea Franco dell’Università di Macerata (cattedra in Storia dell’Europa Orientale) che presenta il testo al lettore contestualizzandolo con quanto avvenuto negli ultimi anni nel panorama politico internazionale caratterizzato dalla Crisi Ucraina del 2014 con relativo referendum e annessione della Crimea all’interno del territorio della Federazione Russa, evento che è stato seguito dallo scontro tra Mosca e Bruxelles e dall’imposizione delle sanzioni europee e statunitensi ai danni della Russia. All’interno dei suoi sei capitoli è evidente l’utilizzo frequente di citazioni e il riportare in traduzione testi, documenti, atti legislativi i quali permettono di consolidare le affermazioni che l’autore fa all’interno del testo che prende in esame la Russia del Nuovo Millennio. Nel libro è chiaro lo spartiacque esistente tra la neonata Federazione Russa sorta dalla caduta dell’Unione Sovietica e guidata dall’allora presidente Boris Yeltsin con la moderna e contemporanea Federazione Russa guidata dall’attuale presidente Vladimir Putin che a partire dalla Guerra russo-georgiana del 2008 si è andata ad imporsi prima nel suo blizhnee zarubezhe (vicino estero) e poi in teatri strategici di primaria importanza come il Medio Oriente e il Nord Africa. Per acquistare il libro, Eiffel House | RUSSIA: ALLA RICERCA DELLA POTENZA PERDUTA
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di ZHANG YI | China Daily | 22 novembre 2021 Il 19° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha convocato la sua sesta sessione plenaria a Pechino. È stata ottenuta una vittoria schiacciante nella lotta alla corruzione e questo slancio si è consolidato su tutta la linea, secondo una storica risoluzione del Partito Comunista Cinese. La Risoluzione del Comitato Centrale del PCC sui principali risultati e l’esperienza storica del Partito nel secolo scorso è stata pubblicata martedì. È stato adottato alla sesta sessione plenaria del 19° Comitato Centrale del PCC, tenutasi dall’8 all’11 novembre. La risoluzione affermava che, adottando un’azione risoluta sin dal 18° Congresso nazionale, il Partito ha dato pieno gioco al ruolo del pieno e rigoroso autogoverno del Partito nel fornire orientamenti e garanzie politiche. La capacità del Partito di migliorare e riformarsi e mantenere la propria integrità è stata notevolmente rafforzata e il problema del governo lassista e debole sulle organizzazioni del Partito a livello fondamentale è stato affrontato, afferma la risoluzione. “Poiché i gravi potenziali pericoli nel Partito, nel Paese e nell’esercito sono stati sradicati, il nostro Partito è cresciuto più forte attraverso il temperamento rivoluzionario”, è stato affermato. In una riunione tenuta dalla Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare del PCC il 12 novembre per studiare i principi guida della sessione plenaria del Partito, Zhao Leji, il massimo funzionario anti-corruzione, ha invitato gli organi disciplinari di tutta la nazione a contribuire all’autodeterminazione del Partito. Una rivoluzione nella nuova era. Dovrebbero essere compiuti sforzi risoluti per portare avanti la battaglia contro la corruzione e consolidare i risultati nella campagna di apprendimento della storia del Partito, ha affermato. Hu Jianmiao, professore di diritto presso la Scuola del Partito del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (Accademia Nazionale di Governo), ha affermato che sono stati ottenuti notevoli risultati nella promozione del pieno e rigoroso governo del Partito e nella lotta alla corruzione sin dalla 18° Congresso Nazionale del Partito nel 2012. Far avanzare la governance Tra dicembre 2012 e maggio di quest’anno, gli organi di controllo e di ispezione disciplinare hanno indagato su 392 funzionari a livello provinciale o ministeriale e 22.000 a livello di ufficio sospettati di corruzione, secondo i dati del CCDI. Dal lancio nel 2014 dell’operazione anti-corruzione Sky Net, 9.165 fuggitivi, inclusi 2.408 membri del Partito e personale governativo, sono stati riportati indietro da 120 Paesi e regioni e sono stati recuperati 21,74 miliardi di yuan (3,4 miliardi di dollari) di fondi sottratti. Un sondaggio condotto dall’Ufficio nazionale di statistica alla fine dello scorso anno ha mostrato che il 95,8% delle persone è fiducioso nell’applicazione di una rigorosa governance del Partito e nella riduzione della corruzione, un aumento del 16,5% rispetto al sondaggio del 2012 condotto prima del 18° Congresso Nazionale CPC. “Qualsiasi atto di corruzione è contro lo stato di diritto”, ha affermato Hu, aggiungendo che la lotta alla corruzione e il progresso della governance basata sulla legge sono altamente coerenti e che la lotta alla corruzione è sia un compito importante che un...
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di Tao Wenzhao | China Daily | 22 novembre 2021 Nota del redattore: la Risoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sui principali risultati e l’esperienza storica del Partito nel secolo scorso, adottata dalla recente Sesta Sessione Plenaria del XIX Comitato Centrale del PCC, è un piano d’azione mirato a realizzare il sogno cinese di ringiovanimento nazionale. In che modo la risoluzione guiderà la nazione in avanti? La sesta sessione plenaria del XIX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, tenutasi dall’8 all’11 novembre, ha passato in rassegna i principali risultati e l’esperienza storica del Partito nel secolo scorso e ha affermato che è necessario adempiere a compiti importanti per sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era e aiutare il paese a raggiungere la modernizzazione socialista. Di conseguenza, la risoluzione adottata dalla sesta sessione plenaria affermava che il Partito doveva rafforzare la sua consapevolezza della necessità di mantenere l’integrità politica, pensare in termini di grande respiro, seguire il nucleo dirigente e mantenersi allineato con la leadership centrale del Partito, rimanere fiducioso nel percorso, teoria, sistema e cultura del socialismo con caratteristiche cinesi, e sostenere la posizione centrale di Xi Jinping nel Comitato Centrale del Partito e nel Partito nel suo insieme, nonché l’autorità del Comitato Centrale del Partito e la sua leadership centralizzata e unificata. Maggiore capacità di riformare e migliorare La risoluzione ha anche affermato che il Partito ha rafforzato la sua capacità di riformarsi e migliorarsi, di affrontare le principali sfide, di mantenere il proprio vigore e vitalità e di guidare il popolo a realizzare il sogno cinese di ringiovanimento nazionale. Pur sottolineando l’importanza dello sviluppo politico e della costruzione del Partito, la sesta sessione plenaria ha adottato una risoluzione storica Risoluzione sui principali risultati e l’esperienza storica del Partito nel secolo scorso solo per la terza volta nella sua storia. Tuttavia, questa risoluzione differisce dalle due precedenti risoluzioni. La risoluzione su alcune questioni nella storia del nostro partito è stata adottata nel 1945 e la risoluzione su alcune questioni nella storia del nostro partito dalla fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1981. Le due risoluzioni analizzano le cause profonde dei gravi problemi affrontati dal Partito e gli errori che ha commesso, e valutano obiettivamente grandi eventi e cifre. Hanno unificato il Partito nel pensiero e nell’azione in momenti storici chiave e hanno svolto un ruolo guida chiave nel portare avanti la causa del Partito e del popolo. Al contrario, il titolo della terza risoluzione storica non include la parola “questioni” o “domande”, indicando che il Partito si impegnerà a compiere maggiori sforzi per avanzare con decisione sulla strada del socialismo con caratteristiche cinesi. Salutando i successi del Partito durante i suoi 100 anni di storia, il sesto plenum ha osservato che gli sforzi del Partito e del popolo nel secolo scorso rappresentano il capitolo più magnifico dei 5000 anni di storia della Cina. La risoluzione ha suddiviso i risultati del Partito in quattro parti, sulla base dei principali compiti svolti in un determinato periodo....