14 Ottobre 2026

Asia

strategia-giappone
di Leonid Savin A metà luglio, il Ministero della Difesa giapponese ha pubblicato un Libro bianco che ha attirato l’attenzione di funzionari ed esperti dei Paesi vicini e degli Stati Uniti. Il documento contiene una serie di caratteristiche che indicano cambiamenti dinamici nella pianificazione militare e politica del Paese, che, assieme all’incitamento di Washington e all’impegno del Paese in progetti regionali come il Quadrilateral Security Dialog, indica il ruolo del Giappone come Stato cliente americano e una continua politica di escalation con i suoi immediati vicini. Guardando l’introduzione al Libro bianco, sembra che il Giappone abbia ora due minacce principali: Cina e Corea del Nord. Vi si dichiara: “Guardando alla situazione attorno al Giappone, la Cina ha continuato i suoi tentativi unilaterali di cambiare lo status quo nel Mar Cinese Orientale e Meridionale. Le navi della Guardia Costiera Cinese (CCG) vengono avvistate quasi quotidianamente nella zona contigua che circonda le Isole Senkaku, una parte intrinseca del territorio del Giappone e ripetutamente si introducono nelle acque territoriali del Giappone. Inoltre, ci sono stati anche incidenti di navi CCG che si avvicinavano a pescherecci giapponesi mentre si introducevano nelle acque territoriali giapponesi, aggravando ulteriormente la situazione. In questo contesto, nel febbraio 2021, in Cina è entrata in vigore la legge sulla guardia costiera cinese. La legge CCG include disposizioni problematiche in termini di incoerenza con il diritto internazionale. Tra le fonti di incoerenza vi sono, tra le altre, l’ambiguità sulle aree geografiche di applicazione della legge CCG e sulle modalità di attuazione delle norme che disciplinano l’uso delle armi. La legge CCG non deve essere autorizzata a violare gli interessi legittimi dei Paesi interessati, incluso il Giappone. Inoltre, l’aumento delle tensioni nel Mar Cinese Orientale e in altre aree marittime è del tutto inaccettabile. In aggiunta, la Corea del Nord sta procedendo con lo sviluppo di missili balistici a un ritmo estremamente rapido. Ha lanciato missili balistici di un nuovo tipo nel 2021 e tali tendenze militari, compreso lo sviluppo nucleare e missilistico, rappresentano minacce gravi e imminenti alla sicurezza del Giappone.” Più avanti, viene utilizzato il termine “regione indo-pacifica”, coniato negli Stati Uniti, e si afferma che il Giappone sarebbe impegnato in una regione “indo-pacifica libera e aperta”. Gli alleati del Giappone sono elencati come Stati Uniti, Australia, India, Canada e Nuova Zelanda, nonché Paesi europei tra cui Regno Unito, Francia e Germania. Alcune pagine sono dedicate ai disastri e alle operazioni di soccorso in caso di terremoti e altri disastri naturali e una sezione separata descrive l’importanza dei domini spaziale, cibernetico e dello spettro elettromagnetico. Un giornale taiwanese ha anche attirato l’attenzione sul fatto che il Ministero della Difesa giapponese ha rimosso per la prima volta Taiwan dalla mappa della Cina. [Continua su geopolitica.ru] https://www.geopolitica.ru/it/article/il-libro-bianco-della-difesa-giapponese
turchia-iran
Articolo pubblicato YOUNG DIPLOMATS Are Turkish-Iranian relations transformed from an alliance of common interests to struggle for regional influence? Introduction The Arab region has great economic and strategic importance at the global level. In its interior there are about 62% of the world’s oil reserves, which represents the main source of energy, and represents an area of 10.2% of the world’s area. Large more than 300 million people. That is why it was, and still is, a theater for the various regional and international projects, axes and alliances, which have endeavored and seek to control their interactions and benefit from their potentials, and try to map the political balances in them in a way that achieves the interests of their parties. And after the region was the object of international competition, other regional parties entered to try to impose their control and influence on the countries of the region, and the most prominent of those parties were Turkey and Iran, who are trying to use the region as a pressure toll in order to achieve their interests with Western countries, and find a place for them within the map of the superpower affecting the world.   Turkish project Turkey is trying to enter the Arab region from many different ways, most notably the historical way by trying to revive the time of the Ottoman Empire, which is clearly shown in the drama it exports to the Arab world in its various forms, as well as portraying itself as an Islamic model at the same time following the secular approach in Thinking and defending the Islamic religion and Arab sanctities, taking advantage of that Palestinian crisis, and its successive developments, as well as its continuous attempts to penetrate and extend influence within the Iraqi and Syrian lands, taking advantage of its participation in the waters of the Tigris and Euphrates with Both countries, and do not forget that there is a common Arab-Turkish desire not to establish a Kurdish state in the Syrian north or Iraqi lands, as this could cause more tensions and conflicts in the hot region, meaning that Turkey is trying to portray itself as a maker of peace and economic cooperation with Islamic history. Modern European thought, and at the same time, economic and political power capable of assisting Arab peoples to achieve their dreams for a better future.   Iranian project When we pronounce the word Iran, the first thing that rushes to minds is the Shiite tide and the Iranian leadership’s attempt to play the role of the sole representative of the Shiites in the region and the protector and the preservation of that faith from its elimination by the countries surrounding it .. Rather, the Iranian authorities are trying to communicate with the different Shiite parties in the Arab world, Establishing a communication bridge with it to use it as a pressure tool against its countries and also as a point of negotiation if necessary, as well as its support for Shiite regimes and...
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La Camera di Commercio Italia Uzbekistan in collaborazione la Camera di Commercio ed Industria dell’Uzbekistan, una Missione in Uzbekistan di aziende operanti nei settori: – Costruzioni, vetro, marmi, ceramica – Articoli in gomma e materie plastiche, – Lavorazione delle pelli, – Agroindustriale. – Ambiente ed energie rinnovabili – Apparecchi medicali e farmaceutico – Estrazione di minerali – Meccanica – Mobili ed arredamento. Il programma dell’evento prevede: – Prima giornata workshop e incontri B2B – Seconda giornata proseguimento B2B e visite ad aziende. Perché partecipare L’Uzbekistan è ora in una fase di trasformazione economica, diversificazione e modernizzazione del sistema produttivo, con importanti investimenti sia nel settore pubblico per infrastrutture che in quello privato per la produzione di beni di consumo. Le tecnologie ed il know how italiano sono molto apprezzati. L’Uzbekistan oggi • In fase di forte sviluppo, con un incremento PIL superiore all’5% annuo e con esportazioni italiane in costante aumento. 33 milioni di abitanti • Ricco di importanti risorse: gas metano, oro, rame, uranio, e carbone. Grande produttore di cotone. • Attraenti prospettive per investitori esteri. Produrre in Uzbekistan vuole dire servire un mercato di oltre 250 milioni di abitanti che include Paesi dell’Asia Centrale e la Russia. Il costo di partecipazione è di 1900 € e comprende il costo dell’Hotel 4 stelle per 3 notti ed i trasporti locali. La richiesta di partecipazione, anche NON IMPEGNATIVA, andrà inviata a segreteria@ciuz.info entro il 15 settembre 2019, compilando la scheda allegata. La conferma definitiva dovrà essere data entro il 30 settembre salvo rinvii. Camera di Commercio Italia Uzbekistan Via Monte Rosa, 93 20149 Milano Tel: 0243912773 www.ciuz.info
uzbekistan
Qual è la ragione della crescente radicalizzazione dei giovani e come può essere neutralizzata? Secondo il ministro degli esteri dell’Uzbekistan, ci sono quattro fattori necessari per risolvere questo problema. Il primo è l’accesso all’istruzione di qualità. In particolare, si tratta dell’educazione, dell’istruzione e della formazione spirituale e morale della gioventù. A questo proposito, a Tashkent, verrà creato il Centro Culturale Islamico ed il suo motto sarà “L’educazione contro l’ignoranza.” La seconda è la creazione di un clima di intolleranza a qualsiasi forma di manifestazione di estremismo religioso. Per ottenerlo è necessario svolgere un importante lavoro educativo e di promozione con le ONG, i media, la televisione, il cinema e il coinvolgimento della cultura e dell’arte. Il terzo è la formazione di un’ideologia argomentata e scientifica basata sulla vera interpretazione degli scritti islamici sacri. È necessario per sradicare l’ideologia dell’estremismo religioso. Il grande contributo a questo presta la partecipazione attiva del clero dell’Asia Centrale ai lavori sulla creazione a Samarcanda del Centro Internazionale per lo studio del patrimonio religioso dei nostri grandi antenati. Il quarto è garantire la tolleranza interetnica, migliorare il benessere delle persone e mantenere il dialogo con il popolo. Il concetto di tolleranza religiosa in Uzbekistan si è trasformato in un’atmosfera d’armonia religiosa e d’apertura. In altre parole, la nostra unità è nella diversità. Particolare attenzione è rivolta al mondo del lavoro, in particolare all’occupazione dei laureati di collegi professionali e università, all’attuazione dei programmi d’edilizia abitativa per migliorare il livello e la qualità della vita delle persone nelle regioni considerate particolarmente vulnerabili al reclutamento terroristico. L’Uzbekistan sostiene l’adozione accelerata della Convenzione Generale delle Nazioni Unite sulla lotta contro il terrorismo internazionale e sostiene la creazione di un nuovo Dipartimento per la lotta contro il terrorismo delle Nazioni Unite. Fonte: «Uzbekistan Oggi»
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di Fabio Massimo Parenti Alla riunione dei leader economici, Xi ha invitato le economie dell’APEC a rimanere impegnate sulla strada della globalizzazione economica ed ha annunciato il completamento dello studio strategico per lo sviluppo della Free Trade Area of the Asia-Pacific (FTAAP), lanciata a Pechino durante al vertice APEC del 2014. “Abbiamo bisogno di rimanere coerenti con la nostra agenda e intraprendere azioni più efficaci per realizzare la FTAAP al più presto”, ha affermato il presidente cinese. IL PRIMO SUMMIT DELL’ERA TRUMP – Il summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, un’organizzazione multinazionale nata nel 1989 e che oggi consta di 21 membri, si concluso domenica 20 novembre, dopo due giorni di incontri istituzionali e alcuni eventi preparatori. Svoltosi a pochi giorni dall’elezione di Trump, il vertice sembra aver offerto, secondo molti osservatori, un crescente spazio di azione per la Cina, membro dell’APEC sin dal 1991. Vediamo perché. Dopo l’elezione di Trump la stampa asiatica e occidentale ha abbondato di commenti sulle nuove possibili relazioni Usa-Russia e Usa-Cina. Da notare, ancora una volta, la minore importanza rivolta all’Unione europea. In particolare, le speculazioni non sono mancate in materia di accordi commerciali. Ruan Zongze, ex diplomatico cinese ed attualmente membro del China Institute of International Studies, ha affermato che il TPP sarebbe “la prima vittima” dell’elezione di Trump. Quest’ultimo ha criticato aspramente il TPP (il trattato di libero scambio tra Usa e 11 paesi della macroregione), definendolo “disastroso”, non solo per come è stato concepito, ma anche perché non in linea con gli interessi nazionali. Al riguardo sono molti a sottolineare che una certa ostilità verso la Cina, esclusa dal TPP insieme all’India, è stata una strategia miope. Secondo Trump, invece di limitare la competitività cinese il TPP l’amplierebbe. Questo approccio si evince chiaramente anche da un’altra dichiarazione, strettamente connessa alle dinamiche geo-economico-politiche degli ultimi anni. James Woolsey, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, ha affermato che “l’opposizione dell’amministrazione Obama all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) voluta dalla Cina è stato un ‘errore strategico’ ed è necessario mostrare maggiore interesse nei confronti della One Belt, One Road”. Wang Huiyao, direttore del Centre for China and Globalisation, un think tank di Pechino, suggerisce che dopo la vittoria di Trump “la Cina possa invitare gli Usa ad aderire alla AIIB” (per queste e altre dichiarazioni si leggaqui). Tuttavia, la posizione di Trump sulla Cina, apparentemente più pragmatica, non deve far dimenticare le dure critiche rivolte dal nuovo presidente statunitense durante la campagna elettorale, sostenuta da un entourage neoconservatore di tutto rispetto (Woolsey, Bolton, Giuliani e Gingrich). Soprattutto sulla politica monetaria e sulle questioni commerciali. Il tentativo obamiano di isolare la Cina (nonostante il riavvicinamento avvenuto su alcune tematche chiave – pensiamo a quelle ambientali – verso la fine della sua Presidenza) all’interno della regione di sua naturale appartenenza aveva originato altre due proposte cinesi: la già ricordata Free Trade Area of the Asia Pacific (FTAAP) e la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP, i dieci membri dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda,...
La via della seta, Eurasia, geopolitica, rivista, Asia, Cina, Cesem
Vecchie e nuove strategie globali tra la Cina e il bacino del Mediterraneo Mitica e leggendaria quasi quanto il Regno del Prete Gianni, la Cina in epoca medioevale e moderna vantava tuttavia già antiche relazioni diplomatiche e prosperi scambi commerciali con l’area mediterranea: sarebbero stati i viaggi di Marco Polo, finalizzati a trovare un’alternativa al monopolio marittimo portoghese nei traffici con l’Estremo oriente e riferiti nel suo libro di memorie Il milione, a condurre a rinnovati splendori quest’antica relazione. Oggi che la Cina è punto di riferimento tra le economie cosiddette emergenti del BRICS, assieme pertanto a Brasile, Russia, India e Sudafrica, ecco che le antiche tradizionali vie di comunicazione tornano in auge a fianco di nuove rotte e nuovissime destinazioni. La Via della Seta è ancora una volta asse privilegiato per collegare la Cina al Mediterraneo ed all’Europa; la Via della Seta è a livello terrestre quello che a livello marittimo è la Collana di Perle; la Via della Seta è il tracciato asiatico del Rimland. Pur scritti da diverse sensibilità e partendo da differente prospettive, gli interventi qui raccolti concordano nel mostrare come la Cina di oggi possa diventare un interlocutore privilegiato per l’Italia, partendo da rapporti storicamente ben radicati e considerando quei margini di sviluppo che la proiezione della penisola italica nel cuore del Mediterraneo propone in qualità di terminale occidentale della Nuova Via della Seta Per ordinare il libro: Anteo edizioni Collana: continenti Autore: AA. VV. Dati: 2014, 140 p., ISBN 9788898444113 .    
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Proponiamo questa traduzione in quanto molto interessati alle forme di aggregazioni in generale e particolarmente a quelle proposte dagli Stati Uniti. Essendo ventilata l’ipotesi di un accordo di libero scambio fra Europa e Usa, bisogna porgere l’attenzione alle esperienze già in atto per capirne la reale portata. Un accordo con una super potenza di quel tipo, alla quale già paghiamo abbondantemente la politica estera attraverso la Nato, sarebbe un ulteriore colpo alle disastrate società europee? L’accordo strategico transpacifico di cooperazione economica (TPP) è un accordo oppressivo di libero commercio guidato dagli USA, in cui il reale potere di cooperazione condivisa è pari all’1% Uno dei temi meno discussi e meno riportati dall’informazione riguarda gli sforzi dell’amministrazione Obama di mettere in atto e dar priorità agli accordi strategici transpacifici per la cooperazione economica,  soffocanti accordi plurilaterale per il commercio, che vedono a capo gli Stati Uniti, attualmente in corso di negoziazione con diversi Stati che si affacciano sul Pacifico. Seicento società di consulenza aziendale hanno negoziato e sono entrate nel TPP anche se il testo della proposta di accordo non è stato ancora reso pubblico per la stampa e per la società politica. Il livello di sicurezza impiegato per questo accordo non ha precedenti: gruppi paramilitari circondano le sedi di ogni riunione ed elicotteri pattugliano i cieli. Gli organi di stampa impongono un silenzio quasi totale sull’argomento e addirittura al Senatore americano Ron Wyden, presidente del comitato del congresso con poteri giurisdizionali sopra la TPP, è stato negato l’accesso al testo relativo al negoziato. “La maggioranza dei componenti del congresso è tenuta all’oscuro degli argomenti di negoziazione del TPP, mentre i rappresentanti delle multinazionali statunitensi come Halliburton, Chevron, PhaRMA, Comcast e la Motion Picture Association of America vengono consultati e sono a conoscenza dei dettagli dell’accordo” ha dichiarato Wyden in una dichiarazione al Congresso. In aggiunta agli USA gli altri Stati che partecipano ai negoziati sono: Australia, Brunei, Cile, Canada, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Il Giappone ha espresso il desiderio di divenire un partner commerciale, ma non ha ancora preso parte ai negoziati in parte a causa delle pressioni pubbliche volte ad evitarlo. Il TPP imporrebbe regolamentazioni punitive che darebbero alle corporation multinazionali diritti mai avuti in precedenza, in grado di chiedere ai contribuenti dei risarcimenti per eventuali politiche contrarie alle loro aspettative di profitto direttamente dalle casse delle nazioni coinvolte – ciò spingerebbe un’azienda come la Big PhaRMA a mettere nella sua agenda lo sviluppo di un sistema mondiale per un controllo sui medicinali, limitando drasticamente le possibilità di accesso ai farmaci generici, di costo inferiore, dai quali dipendono le persone. Il TPP minerebbe anche la sicurezza alimentare con la limitazione delle etichettature e costringendo Stati come gli USA a importare cibo che non soddisfi i propri standard di sicurezza a livello nazionale, in aggiunta mettendo al bando Buy America o Buy Local.   In base alle bozze d’accordo trapelate, il TPP imporrà anche una serie di protezioni per gli investitori volte ad incentivare la...