ARTICOLO ORIGINALETraduzione di Guido Benni I ministri degli Esteri della Federazione Russa e della RPC Sergej Lavrov e Wang Yi hanno discusso telefonicamente della situazione in Kazakistan, secondo i siti web dei ministeri degli esteri dei due Paesi. Wang Yi ha sostenuto una lotta congiunta con la Russia contro l’interferenza straniera negli affari dei paesi dell’Asia centrale. “Le parti devono continuare a rafforzare il coordinamento e l’interazione, resistere all’interferenza di forze esterne negli affari interni dei paesi dell’Asia centrale e anche prevenire le “rivoluzioni colorate” e le “tre forze del male” (terrorismo, estremismo, separatismo – Kommersant) dal creare caos”, – le sue parole sono citate sul sito del ministero degli Affari esteri della Repubblica Popolare Cinese (tradotto da TASS). “I ministri sono stati unanimi nella valutazione degli eventi in Kazakistan”, afferma il sito web del ministero degli Esteri russo. “Hanno sottolineato la loro preoccupazione per l’interferenza di forze esterne, inclusa la partecipazione di mercenari stranieri, agli attacchi contro civili e agenti delle forze dell’ordine, il sequestro di istituzioni statali e altri obbiettivi. È stato osservato che le azioni decisive del presidente del Kazakistan Tokaev sono stati tempestivi e proporzionati all’entità della minaccia affrontata dalla repubblica”. Il 2 gennaio sono iniziate violente proteste in Kazakistan per l’aumento dei prezzi del gas liquefatto. I manifestanti in seguito iniziarono a fare richieste politiche ed economiche. Le forze dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva furono inviate in Kazakistan. Durante i disordini, decine di persone sono state uccise, centinaia sono rimaste ferite, il danno è stimato in 2-3 miliardi di dollari.
Asia
Articolo Originale Il governo kazako ha provveduto a porre sotto controllo i prezzi del carburante e di altri beni, ma continuano le violenze. La questione dei prezzi era dunque solo un pretesto per dare vita ad un’aggressione ibrida contro l’ex repubblica sovietica. Dal 2 gennaio in Kazakistan si stanno svolgendo proteste antigovernative, sorte per la prima volta nelle città di Jañaözen e Aktau, nella regione di Mangghystau. Inizialmente, i manifestanti asserivano di dimostrare contro l’eccessivo aumento del prezzo del carburante, ma non ci è voluto molto a capire la vera natura di questi moti, ovvero un nuovo tentativo di rivoluzione colorata in seno ad un’ex repubblica sovietica. Nella giornata del 6 gennaio, infatti, il governo di Nur-Sultan ha introdotto dei prezzi controllati per i carburanti nonché una moratoria sull’aumento delle tariffe dei servizi pubblici per sei mesi e ha vietato l’esportazione di bestiame per sei mesi al fine di stabilizzare i prezzi di carne e verdure: “I limiti di prezzo per il commercio al dettaglio di gas di petrolio liquefatto per il rifornimento di autoveicoli nelle stazioni di servizio sul territorio del Kazakistan sono stati fissati per 180 giorni“, si legge nella dichiarazione pubblicata giovedì sul sito web del governo. “È stata introdotta una regolamentazione statale temporanea dei prezzi di 180 giorni per il commercio di benzina e gasolio“. Una risposta di questo tipo da parte del governo dovrebbe essere quanto meno soddisfacente per i manifestanti, visto che va anche oltre le richieste stesse di coloro che protestano, ponendo un netto freno all’inflazione per almeno sei mesi. Invece, le violenze stanno proseguendo in tutte le principali città del Paese, comprese Almaty e la capitale Nur-Sultan (ex Astana), dove si registrano sparatorie e morti. Questo dimostra come l’aumento dei prezzi, una questione apparentemente valida e sentita da una parte della popolazione, sia stato utilizzato come pretesto per provocare un tentativo di destabilizzazione del Paese dell’Asia centrale, prevalentemente in funzione antirussa. Aleksandr Volfovič, segretario di Stato del Consiglio di sicurezza bielorusso, ha correttamente affermato che il Kazakistan sta subendo un’aggressione ibrida proveniente dall’esterno, con l’obiettivo di destabilizzare o addirittura rovesciare il governo del presidente Qasym-Jomart Toqaev: “Gli sviluppi nel paese possono essere descritti come aggressioni ibride esterne. La situazione segue lo scenario familiare di una rivoluzione colorata: le forze esterne e interne correlate stanno cercando di distruggere il governo legittimo con metodi incostituzionali“. La Bielorussia, del resto, ha recentemente vissuto un’esperienza simile, alla quale però è riuscita a rispondere in maniera adeguata. Anche il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, ha commentato quanto sta avvenendo in Kazakistan, affermando che le proteste sono una messa in scena organizzata da forze esterne attraverso l’interferenza dei servizi segreti stranieri, e che potrebbero provocare “centinaia o migliaia di morti e un Paese saccheggiato per anni a venire”. Vučić ha paragonato la situazione kazaka a quella del suo Paese, affermando che, a suo modo di vedere, le stesse forze che hanno fomentato le proteste in Kazakistan potrebbero tentare qualcosa di simile in Serbia. Come avvenuto nelle altre ex repubbliche sovietiche, l’obiettivo è quello di colpire...
Al suo ritorno dall’India questa settimana, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato di non avere esitazioni riguardo alla fine della cooperazione di difesa di Nuova Delhi con Mosca, nonostante le pressioni statunitensi da tutte le parti. Lo statista britannico del XIX secolo Lord Palmerston disse: “Non abbiamo alleati eterni e non abbiamo nemici perpetui. I nostri interessi sono eterni e perpetui”. Questa massima è stata utilizzata per giustificare la flessibilità per un Paese di scegliere ed escludere partner, a seconda dei tempi e delle circostanze che cambiano. Sia in sfida che a sostegno di questa logica molto pragmatica, è rimasta una relazione importante. L’India e la Russia hanno mantenuto una forte partnership durante la Guerra Fredda, l’era successiva alla Guerra Fredda e ora nell’Ordine Multipolare Emergente. Il sistema internazionale nel suo insieme è cambiato oltre ogni comprensione negli ultimi cinquant’anni, ma ciò che Nuova Delhi e Mosca chiamano Druzhba-Dosti (amicizia in russo e hindi) è rimasto intatto. Il Ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar ne ha fatto riferimento quando ha dato il benvenuto alla controparte russa Sergey Lavrov il 7 aprile, osservando che India e Russia hanno mostrato una “capacità coerente di identificare e aggiornare i nostri interessi comuni”. Nonostante gli Stati Uniti Sebbene ci sia una percezione di divergenza tra le due parti a causa dei rispettivi vincoli strategici globali, l’India ha bisogno della Russia e viceversa e la “partnership strategica speciale e privilegiata” non sta svanendo. La cooperazione in materia di difesa ne è un chiaro esempio. Il commento di Lavrov a Nuova Delhi secondo cui “sono in discussione le prospettive di un’ulteriore produzione di equipaggiamento militare russo in territorio indiano” ha attirato l’attenzione in India a causa della minaccia di sanzioni statunitensi contro qualsiasi Paese che effettua “transazioni significative” con la Russia. Nuova Delhi insiste sul fatto che il sistema antimissilistico S-400 di fabbricazione russa è essenziale per la sicurezza nazionale dell’India e che imporre sanzioni all’India per il perseguimento dei suoi interessi nazionali fondamentali sarebbe un’azione strategica sbagliata da parte degli Stati Uniti. La Russia è una pietra di paragone per l’India per dimostrare la sua “autonomia strategica” in materia di politica estera. Inoltre, la Russia è stata la più generosa tra le potenze militari del mondo nell’offrire coproduzione e trasferimento di tecnologia all’India per la produzione della difesa. L’enfasi di Lavrov sul fatto che “siamo gli unici partner che trasferiscono efficacemente tecnologia militare avanzata in India” e che ciò è nell’ “interesse nazionale di entrambi i Paesi”, indica che le due parti sono determinate ad andare avanti. L’impegno del Presidente Vladimir Putin nel rafforzare le capacità di produzione della difesa interna dell’India corrisponde alla visione del Primo Ministro Narendra Modi di rendere l’India un esportatore di armi “a basso costo e di alta qualità”. La Russia è desiderosa di mantenere la sua quota del mercato della difesa indiano, che è stata storicamente enorme, ma recentemente è scesa al 49% delle importazioni militari indiane totali. Mentre la competizione della Russia per una...
Articolo Originale Lo scorso 10 dicembre, il ministero degli Esteri vietnamita ha organizzato un evento per ricordare i cento anni dalla nascita dell’ex ministro Nguyễn Cơ Thạch (1921-1998). Nguyễn Cơ Thạch è stato un’importante figura del socialismo vietnamita, fino a raggiungere l’apice della sua carriera con l’incarico di ministro degli Esteri, che ha occupato tra il 1980 ed il 1991. Inoltre, tra il 1987 ed il 1991 è stato anche vice primo ministro della Repubblica Socialista del Vietnam. Lo scorso 10 dicembre, il ministero che lo stesso Thạch ha guidato per undici anni ha deciso di ricordare i cento anni dalla sua nascita con una celebrazione ufficiale. All’evento erano presenti numerosi esponenti di spicco del governo e del Partito Comunista, compresi l’attuale ministro degli Esteri, Bùi Thanh Sơn, il vice primo ministro Phạm Bình Minh, e l’ambasciatore vietnamita in Polonia, Phạm Kiến Thiết, questi ultimi due figli proprio di Nguyễn Cơ Thạch (il cui nome alla nascita era in effetti Phạm Văn Cương). All’inizio della cerimonia, il Comitato Organizzatore ha proiettato un estratto dal film documentario “Compagno Nguyễn Cơ Thạch – Un leale comunista e diplomatico distinto“, che ripercorre i sessant’anni di militanza politica del protagonista. Nel suo discorso di apertura, il ministro degli Esteri Bùi Thanh Sơn ha sottolineato che in oltre sessant’anni di attività rivoluzionarie, Nguyễn Cơ Thạch ha sempre portato a termine i suoi eccezionali risultati, indipendentemente dalla sua posizione o campo di lavoro, “lottando per tutta la vita, servendo devotamente il Partito, lo Stato e il popolo, dando grandi contributi alla causa della liberazione nazionale e del rinnovamento nazionale”. “Immerso nel patriottismo e nella tradizione diplomatica di una nazione di pace e armonia, perseguendo fermamente l’obiettivo dell’indipendenza nazionale associato al socialismo, padroneggiando e applicando creativamente il pensiero diplomatico di Hồ Chí Minh, con immenso coraggio e una grande esperienza pratica, il compagno Nguyễn Cơ Thạch ha dato un contributo importante alla trasformazione del Paese, rinnovando il pensiero estero del nostro Partito al VI e VII congresso, ponendo le basi per plasmare la politica estera nel periodo di rinnovamento”, ha affermato il ministro. La politica estera promossa da Nguyễn Cơ Thạch era “una politica estera di indipendenza, fiducia in sé stessi, apertura, multilateralizzazione e diversificazione, unendo la forza nazionale con la forza dei tempi, mantenendo un ambiente pacifico e stabile e sfruttando condizioni internazionali favorevoli per lo sviluppo del nazione”. Secondo il ministro Bùi Thanh Sơn, durante il periodo in cui il Paese era assediato e sottoposto a embargo con innumerevoli difficoltà, nella posizione di “comandante” del servizio diplomatico, il compagno Nguyễn Cơ Thạch ha sempre dedicato il suo cuore e la sua mente all’ardua lotta per rompere l’assedio e l’embargo. “Il compagno Nguyễn Cơ Thạch diede un grande contributo alla soluzione positiva della questione della Cambogia e alla normalizzazione delle relazioni con i Paesi della regione , creando così un ambiente internazionale favorevole al rinnovamento e allo sviluppo del Paese”. Nguyễn Cơ Thạch ha dato anche un grande contribuito allo sviluppo economico del Vietnam nel periodo delle riforme economiche note...
di ZHANG YI | China Daily | 22 novembre 2021 Il 19° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha convocato la sua sesta sessione plenaria a Pechino. È stata ottenuta una vittoria schiacciante nella lotta alla corruzione e questo slancio si è consolidato su tutta la linea, secondo una storica risoluzione del Partito Comunista Cinese. La Risoluzione del Comitato Centrale del PCC sui principali risultati e l’esperienza storica del Partito nel secolo scorso è stata pubblicata martedì. È stato adottato alla sesta sessione plenaria del 19° Comitato Centrale del PCC, tenutasi dall’8 all’11 novembre. La risoluzione affermava che, adottando un’azione risoluta sin dal 18° Congresso nazionale, il Partito ha dato pieno gioco al ruolo del pieno e rigoroso autogoverno del Partito nel fornire orientamenti e garanzie politiche. La capacità del Partito di migliorare e riformarsi e mantenere la propria integrità è stata notevolmente rafforzata e il problema del governo lassista e debole sulle organizzazioni del Partito a livello fondamentale è stato affrontato, afferma la risoluzione. “Poiché i gravi potenziali pericoli nel Partito, nel Paese e nell’esercito sono stati sradicati, il nostro Partito è cresciuto più forte attraverso il temperamento rivoluzionario”, è stato affermato. In una riunione tenuta dalla Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare del PCC il 12 novembre per studiare i principi guida della sessione plenaria del Partito, Zhao Leji, il massimo funzionario anti-corruzione, ha invitato gli organi disciplinari di tutta la nazione a contribuire all’autodeterminazione del Partito. Una rivoluzione nella nuova era. Dovrebbero essere compiuti sforzi risoluti per portare avanti la battaglia contro la corruzione e consolidare i risultati nella campagna di apprendimento della storia del Partito, ha affermato. Hu Jianmiao, professore di diritto presso la Scuola del Partito del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (Accademia Nazionale di Governo), ha affermato che sono stati ottenuti notevoli risultati nella promozione del pieno e rigoroso governo del Partito e nella lotta alla corruzione sin dalla 18° Congresso Nazionale del Partito nel 2012. Far avanzare la governance Tra dicembre 2012 e maggio di quest’anno, gli organi di controllo e di ispezione disciplinare hanno indagato su 392 funzionari a livello provinciale o ministeriale e 22.000 a livello di ufficio sospettati di corruzione, secondo i dati del CCDI. Dal lancio nel 2014 dell’operazione anti-corruzione Sky Net, 9.165 fuggitivi, inclusi 2.408 membri del Partito e personale governativo, sono stati riportati indietro da 120 Paesi e regioni e sono stati recuperati 21,74 miliardi di yuan (3,4 miliardi di dollari) di fondi sottratti. Un sondaggio condotto dall’Ufficio nazionale di statistica alla fine dello scorso anno ha mostrato che il 95,8% delle persone è fiducioso nell’applicazione di una rigorosa governance del Partito e nella riduzione della corruzione, un aumento del 16,5% rispetto al sondaggio del 2012 condotto prima del 18° Congresso Nazionale CPC. “Qualsiasi atto di corruzione è contro lo stato di diritto”, ha affermato Hu, aggiungendo che la lotta alla corruzione e il progresso della governance basata sulla legge sono altamente coerenti e che la lotta alla corruzione è sia un compito importante che un...
di Leonid Savin A metà luglio, il Ministero della Difesa giapponese ha pubblicato un Libro bianco che ha attirato l’attenzione di funzionari ed esperti dei Paesi vicini e degli Stati Uniti. Il documento contiene una serie di caratteristiche che indicano cambiamenti dinamici nella pianificazione militare e politica del Paese, che, assieme all’incitamento di Washington e all’impegno del Paese in progetti regionali come il Quadrilateral Security Dialog, indica il ruolo del Giappone come Stato cliente americano e una continua politica di escalation con i suoi immediati vicini. Guardando l’introduzione al Libro bianco, sembra che il Giappone abbia ora due minacce principali: Cina e Corea del Nord. Vi si dichiara: “Guardando alla situazione attorno al Giappone, la Cina ha continuato i suoi tentativi unilaterali di cambiare lo status quo nel Mar Cinese Orientale e Meridionale. Le navi della Guardia Costiera Cinese (CCG) vengono avvistate quasi quotidianamente nella zona contigua che circonda le Isole Senkaku, una parte intrinseca del territorio del Giappone e ripetutamente si introducono nelle acque territoriali del Giappone. Inoltre, ci sono stati anche incidenti di navi CCG che si avvicinavano a pescherecci giapponesi mentre si introducevano nelle acque territoriali giapponesi, aggravando ulteriormente la situazione. In questo contesto, nel febbraio 2021, in Cina è entrata in vigore la legge sulla guardia costiera cinese. La legge CCG include disposizioni problematiche in termini di incoerenza con il diritto internazionale. Tra le fonti di incoerenza vi sono, tra le altre, l’ambiguità sulle aree geografiche di applicazione della legge CCG e sulle modalità di attuazione delle norme che disciplinano l’uso delle armi. La legge CCG non deve essere autorizzata a violare gli interessi legittimi dei Paesi interessati, incluso il Giappone. Inoltre, l’aumento delle tensioni nel Mar Cinese Orientale e in altre aree marittime è del tutto inaccettabile. In aggiunta, la Corea del Nord sta procedendo con lo sviluppo di missili balistici a un ritmo estremamente rapido. Ha lanciato missili balistici di un nuovo tipo nel 2021 e tali tendenze militari, compreso lo sviluppo nucleare e missilistico, rappresentano minacce gravi e imminenti alla sicurezza del Giappone.” Più avanti, viene utilizzato il termine “regione indo-pacifica”, coniato negli Stati Uniti, e si afferma che il Giappone sarebbe impegnato in una regione “indo-pacifica libera e aperta”. Gli alleati del Giappone sono elencati come Stati Uniti, Australia, India, Canada e Nuova Zelanda, nonché Paesi europei tra cui Regno Unito, Francia e Germania. Alcune pagine sono dedicate ai disastri e alle operazioni di soccorso in caso di terremoti e altri disastri naturali e una sezione separata descrive l’importanza dei domini spaziale, cibernetico e dello spettro elettromagnetico. Un giornale taiwanese ha anche attirato l’attenzione sul fatto che il Ministero della Difesa giapponese ha rimosso per la prima volta Taiwan dalla mappa della Cina. [Continua su geopolitica.ru] https://www.geopolitica.ru/it/article/il-libro-bianco-della-difesa-giapponese
Articolo pubblicato YOUNG DIPLOMATS Are Turkish-Iranian relations transformed from an alliance of common interests to struggle for regional influence? Introduction The Arab region has great economic and strategic importance at the global level. In its interior there are about 62% of the world’s oil reserves, which represents the main source of energy, and represents an area of 10.2% of the world’s area. Large more than 300 million people. That is why it was, and still is, a theater for the various regional and international projects, axes and alliances, which have endeavored and seek to control their interactions and benefit from their potentials, and try to map the political balances in them in a way that achieves the interests of their parties. And after the region was the object of international competition, other regional parties entered to try to impose their control and influence on the countries of the region, and the most prominent of those parties were Turkey and Iran, who are trying to use the region as a pressure toll in order to achieve their interests with Western countries, and find a place for them within the map of the superpower affecting the world. Turkish project Turkey is trying to enter the Arab region from many different ways, most notably the historical way by trying to revive the time of the Ottoman Empire, which is clearly shown in the drama it exports to the Arab world in its various forms, as well as portraying itself as an Islamic model at the same time following the secular approach in Thinking and defending the Islamic religion and Arab sanctities, taking advantage of that Palestinian crisis, and its successive developments, as well as its continuous attempts to penetrate and extend influence within the Iraqi and Syrian lands, taking advantage of its participation in the waters of the Tigris and Euphrates with Both countries, and do not forget that there is a common Arab-Turkish desire not to establish a Kurdish state in the Syrian north or Iraqi lands, as this could cause more tensions and conflicts in the hot region, meaning that Turkey is trying to portray itself as a maker of peace and economic cooperation with Islamic history. Modern European thought, and at the same time, economic and political power capable of assisting Arab peoples to achieve their dreams for a better future. Iranian project When we pronounce the word Iran, the first thing that rushes to minds is the Shiite tide and the Iranian leadership’s attempt to play the role of the sole representative of the Shiites in the region and the protector and the preservation of that faith from its elimination by the countries surrounding it .. Rather, the Iranian authorities are trying to communicate with the different Shiite parties in the Arab world, Establishing a communication bridge with it to use it as a pressure tool against its countries and also as a point of negotiation if necessary, as well as its support for Shiite regimes and...
La Camera di Commercio Italia Uzbekistan in collaborazione la Camera di Commercio ed Industria dell’Uzbekistan, una Missione in Uzbekistan di aziende operanti nei settori: – Costruzioni, vetro, marmi, ceramica – Articoli in gomma e materie plastiche, – Lavorazione delle pelli, – Agroindustriale. – Ambiente ed energie rinnovabili – Apparecchi medicali e farmaceutico – Estrazione di minerali – Meccanica – Mobili ed arredamento. Il programma dell’evento prevede: – Prima giornata workshop e incontri B2B – Seconda giornata proseguimento B2B e visite ad aziende. Perché partecipare L’Uzbekistan è ora in una fase di trasformazione economica, diversificazione e modernizzazione del sistema produttivo, con importanti investimenti sia nel settore pubblico per infrastrutture che in quello privato per la produzione di beni di consumo. Le tecnologie ed il know how italiano sono molto apprezzati. L’Uzbekistan oggi • In fase di forte sviluppo, con un incremento PIL superiore all’5% annuo e con esportazioni italiane in costante aumento. 33 milioni di abitanti • Ricco di importanti risorse: gas metano, oro, rame, uranio, e carbone. Grande produttore di cotone. • Attraenti prospettive per investitori esteri. Produrre in Uzbekistan vuole dire servire un mercato di oltre 250 milioni di abitanti che include Paesi dell’Asia Centrale e la Russia. Il costo di partecipazione è di 1900 € e comprende il costo dell’Hotel 4 stelle per 3 notti ed i trasporti locali. La richiesta di partecipazione, anche NON IMPEGNATIVA, andrà inviata a segreteria@ciuz.info entro il 15 settembre 2019, compilando la scheda allegata. La conferma definitiva dovrà essere data entro il 30 settembre salvo rinvii. Camera di Commercio Italia Uzbekistan Via Monte Rosa, 93 20149 Milano Tel: 0243912773 www.ciuz.info
Qual è la ragione della crescente radicalizzazione dei giovani e come può essere neutralizzata? Secondo il ministro degli esteri dell’Uzbekistan, ci sono quattro fattori necessari per risolvere questo problema. Il primo è l’accesso all’istruzione di qualità. In particolare, si tratta dell’educazione, dell’istruzione e della formazione spirituale e morale della gioventù. A questo proposito, a Tashkent, verrà creato il Centro Culturale Islamico ed il suo motto sarà “L’educazione contro l’ignoranza.” La seconda è la creazione di un clima di intolleranza a qualsiasi forma di manifestazione di estremismo religioso. Per ottenerlo è necessario svolgere un importante lavoro educativo e di promozione con le ONG, i media, la televisione, il cinema e il coinvolgimento della cultura e dell’arte. Il terzo è la formazione di un’ideologia argomentata e scientifica basata sulla vera interpretazione degli scritti islamici sacri. È necessario per sradicare l’ideologia dell’estremismo religioso. Il grande contributo a questo presta la partecipazione attiva del clero dell’Asia Centrale ai lavori sulla creazione a Samarcanda del Centro Internazionale per lo studio del patrimonio religioso dei nostri grandi antenati. Il quarto è garantire la tolleranza interetnica, migliorare il benessere delle persone e mantenere il dialogo con il popolo. Il concetto di tolleranza religiosa in Uzbekistan si è trasformato in un’atmosfera d’armonia religiosa e d’apertura. In altre parole, la nostra unità è nella diversità. Particolare attenzione è rivolta al mondo del lavoro, in particolare all’occupazione dei laureati di collegi professionali e università, all’attuazione dei programmi d’edilizia abitativa per migliorare il livello e la qualità della vita delle persone nelle regioni considerate particolarmente vulnerabili al reclutamento terroristico. L’Uzbekistan sostiene l’adozione accelerata della Convenzione Generale delle Nazioni Unite sulla lotta contro il terrorismo internazionale e sostiene la creazione di un nuovo Dipartimento per la lotta contro il terrorismo delle Nazioni Unite. Fonte: «Uzbekistan Oggi»
di Fabio Massimo Parenti Alla riunione dei leader economici, Xi ha invitato le economie dell’APEC a rimanere impegnate sulla strada della globalizzazione economica ed ha annunciato il completamento dello studio strategico per lo sviluppo della Free Trade Area of the Asia-Pacific (FTAAP), lanciata a Pechino durante al vertice APEC del 2014. “Abbiamo bisogno di rimanere coerenti con la nostra agenda e intraprendere azioni più efficaci per realizzare la FTAAP al più presto”, ha affermato il presidente cinese. IL PRIMO SUMMIT DELL’ERA TRUMP – Il summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, un’organizzazione multinazionale nata nel 1989 e che oggi consta di 21 membri, si concluso domenica 20 novembre, dopo due giorni di incontri istituzionali e alcuni eventi preparatori. Svoltosi a pochi giorni dall’elezione di Trump, il vertice sembra aver offerto, secondo molti osservatori, un crescente spazio di azione per la Cina, membro dell’APEC sin dal 1991. Vediamo perché. Dopo l’elezione di Trump la stampa asiatica e occidentale ha abbondato di commenti sulle nuove possibili relazioni Usa-Russia e Usa-Cina. Da notare, ancora una volta, la minore importanza rivolta all’Unione europea. In particolare, le speculazioni non sono mancate in materia di accordi commerciali. Ruan Zongze, ex diplomatico cinese ed attualmente membro del China Institute of International Studies, ha affermato che il TPP sarebbe “la prima vittima” dell’elezione di Trump. Quest’ultimo ha criticato aspramente il TPP (il trattato di libero scambio tra Usa e 11 paesi della macroregione), definendolo “disastroso”, non solo per come è stato concepito, ma anche perché non in linea con gli interessi nazionali. Al riguardo sono molti a sottolineare che una certa ostilità verso la Cina, esclusa dal TPP insieme all’India, è stata una strategia miope. Secondo Trump, invece di limitare la competitività cinese il TPP l’amplierebbe. Questo approccio si evince chiaramente anche da un’altra dichiarazione, strettamente connessa alle dinamiche geo-economico-politiche degli ultimi anni. James Woolsey, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, ha affermato che “l’opposizione dell’amministrazione Obama all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) voluta dalla Cina è stato un ‘errore strategico’ ed è necessario mostrare maggiore interesse nei confronti della One Belt, One Road”. Wang Huiyao, direttore del Centre for China and Globalisation, un think tank di Pechino, suggerisce che dopo la vittoria di Trump “la Cina possa invitare gli Usa ad aderire alla AIIB” (per queste e altre dichiarazioni si leggaqui). Tuttavia, la posizione di Trump sulla Cina, apparentemente più pragmatica, non deve far dimenticare le dure critiche rivolte dal nuovo presidente statunitense durante la campagna elettorale, sostenuta da un entourage neoconservatore di tutto rispetto (Woolsey, Bolton, Giuliani e Gingrich). Soprattutto sulla politica monetaria e sulle questioni commerciali. Il tentativo obamiano di isolare la Cina (nonostante il riavvicinamento avvenuto su alcune tematche chiave – pensiamo a quelle ambientali – verso la fine della sua Presidenza) all’interno della regione di sua naturale appartenenza aveva originato altre due proposte cinesi: la già ricordata Free Trade Area of the Asia Pacific (FTAAP) e la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP, i dieci membri dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda,...