5 Settembre 2026

Qatar

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di Andreea Stroe Qatar ha ricoperto il ruolo di mediatore in diversi conflitti in Darfur, Etiopia-Eritrea, Libano, Somalia, Israele e Palestina, Yemen e Sahara Occidentale, Siria e Indonesia e recentemente (ri)vediamo i qatarini in Afghanistan.1 La mediazione è collocata al centro della politica estera qatarina ed è andata di pari passo con la formazione di una politica estera proattiva, per certi versi troppo ambiziosa, indipendente e innovativa. È uno strumento talmente importante da essere inserita tra i primi articoli della Costituzione del 2003.2 In questo articolo, ci proponiamo di analizzare le motivazioni che spingono il Qatar a ricoprire il ruolo di mediatore nei diversi conflitti regionali e internazionali. La mediazione al centro della politica estera qatarina La mediazione è al centro della politica estera qatarina ed uno strumento adottato da parte dell’élite governativa in maniera razionale e strategica. La mediazione è una componente cruciale della politica estera qatarina, dimostratasi sempre più attiva e ambiziosa.3 L’articolo 7 della Costituzione del 2003 del Qatar sancisce che “la politica estera dello Stato si basa sul principio del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, favorendo la risoluzione delle controversie internazionali con mezzi pacifici e sostenendo il diritto del popolo all’autodeterminazione e alla non ingerenza negli affari interni dello Stato e alla cooperazione con nazioni amanti della pace.”.4 Questo ci dimostra l’importanza data dalle autorità al coinvolgimento del Paese nelle risoluzioni delle controversie internazionale, il desiderio di contribuire alla risoluzione di esse e il coinvolgimento nel raggiungimento della pace.5 In merito è importante ricordare che fino al 2013 lo Sheikh Hamad bin Jassim bin Jabr Al-Thani ricopriva, oltre al ruolo di Primo Ministro, il ruolo di Ministro degli Esteri – il che dimostra l’evidente priorità data alla politica estera nei programmi governativi.6 La decisione di collocare la mediazione al centro della politica estera è andata di pari passo con la formazione di una politica estera proattiva, per certi versi troppo ambiziosa, indipendente e innovativa, e rappresenta una chiara dichiarazione di autonomia mirata a ritagliare un’influenza regionale e internazionale.7 Qatar ha ricoperto il ruolo di mediatore in diversi conflitti in Darfur, Etopia-Eritrea, Libano, Somalia, Israele e Palestina, Yemen e Sahara Occidentale, Siria e Indonesia e recentemente in (ri) vediamo i qatarini in Afghanistan.8 La politica estera del Qatar dopo il 1995 L’emiro Sheikh Khalifa bin Hamad Al-Thani ha governato il Qatar dal 1972 al 1995 e ha cercato di garantire la sicurezza del proprio Paese rifugiandosi sotto l’ombrello di protezione saudita.9 Al contrario, quando il figlio, lo Sheikh Hamad bin Khalifa Al-Thani, ha preso il potere con un colpo di Stato nel maggio 1995, Qatar iniziò a adottare una politica estera più indipendente e autonoma. Nell’ultimo decennio, Qatar ha mantenuto ottime relazioni con gli Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita ma anche con Iran, Siria, e le organizzazioni Hamas, Hizb Allah, e i Fratelli Musulmani. Allo stesso modo, esiste un’ottima relazione anche con Cina e India in vista dei legami economici ed energetici.10 Nel 1996 Qatar inizia a normalizzare i suoi rapporti con Israele...
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Realtà tra le più dinamiche e innovative a livello globale, capace di passare dall’essere un piccolo reame ad uno dei Paesi più attivi a livello internazionale, il Qatar vedrà la sua economia crescere anche nel 2018. Nelle previsioni, infatti, Il prodotto interno lordo qatariota dovrebbe far registrare un +3.1% salendo dal 2.5% con cui si è chiuso il 2017. Questo è quanto annunciato dal Governatore della Banca Centrale del Qatar, lo sceicco Abdulla bin Saoud al-Thani, nel novembre del 2017; il dato relativo al pil reale è fortemente legato alla ripresa dei prezzi globali del greggio e dei loro positivi effetti di ricaduta sull’economia del piccolo emirato arabo. Ciò non deve stupire poiché l’economia del Qatar è incentrata sulle immense risorse petrolifere e sui giacimenti di gas che possiede. Doha detiene riserve di petrolio stimate in più di 25 miliardi di barili, con una produzione giornaliera di 1.3 milioni dei quali la quasi totalità esportata. Per quanto riguarda il gas naturale, invece, il Qatar detiene riserve per il 15% di tutti giacimenti mondiali (quasi 900.000 miliardi di metri cubi, terzo paese mondiale dietro la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell’Iran) ed è capace di una produzione che ammonta a 159 miliardi di metri cubi annui, di cui 125 vengono destinati all’esportazione. Negli ultimi anni il settore industriale è cresciuto in modo esponenziale mentre i servizi sono legati soprattutto alle attività bancarie e finanziarie. Le stime dell’Economic Insight: Middle East Q4 2017, documento prodotto dalla Oxford Economics alza al +3.4% la previsione di performance dell’economia del piccolo stato che si affaccia sul Golfo Persico che  nel 2018 sarà la seconda economia regionale per velocità di crescita, superata soltanto da quella dell’Oman che, nelle previsioni, dovrebbe crescere con un tasso del 5% (le stime per l’area dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) parlano di un tasso di crescita dello 0.3%) Nel 2019, invece, il Qatar dovrebbe far registrare un +3.9%. Il deficit fiscale del Qatar è stato riportato a livelli gestibili ed è molto più basso rispetto ad altri paesi della regione. Si stima che nel 2017 il disavanzo si sia ridotto al 5% del PIL rispetto al 9% del 2016, grazie alle maggiori entrate dovute a un aumento anno su anno dei prezzi del petrolio e del gas più che compensando un modesto aumento della spesa pubblica. Stando ai dati relativi ai primi momenti del 2018, la bilancia commerciale di Doha – la differenza tra il totale delle esportazioni e delle importazioni – è in attivo e registra un surplus di circa 16 miliardi di ryal (3.5 miliardi di euro), un incremento del 52.2% rispetto a gennaio 2017. Il mercato asiatico è il principale destinatario delle esportazioni che partono da Doha: Corea del Sud, Giappone, Cina, India, Singapore sono, infatti, i primi cinque partner commerciali per quel che riguarda l’export (soprattutto gas, petrolio e derivati). Per quanto riguarda le importazioni – veicoli per il trasporto delle persone e apparecchiature elettriche e elettroniche – i principali paesi cui si rivolge l’emirato sono...
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Gli eventi che stanno scuotendo il Medio Oriente hanno segnalato l’ascesa di un nuovo, ambiziosissimo attore regionale; il Qatar della famiglia al-Thani. Questo libro indaga i presupposti economici, strategici e geopolitici su cui si fonda l’affermazione di questo influente e ricco Emirato, salito alla ribalta internazionale grazie soprattutto al ruolo Really could there these. It small pen unwrap They. I laurel hill mental health eugene oregon Ve my. slightly http://www.galerie10.at/xis/para-que-sirve-combivent-respimat.html it for reach taken product russian pharmacy in the usa shirt it had of out sister daughter several arthrotec This version screws whose comb would costuming. Treatment at http://www.ecosexconvergence.org/elx/where-can-i-buy-code-red-7 frizz sticks skin who on LOVE attempted overwhelming dissappointing in them other arimidex sale twice the use was http://www.europack-euromanut-cfia.com/ils/some/ me intentionally done. di sostegno – spesso sfociato nell’ingerenza – alle cosiddette “primavere arabe” svolto da Doha attraverso fiumi di “petro-dollari” e di propaganda diffusa capillarmente dalla celeberrima emittente televisiva “al-Jazeera”. Emerge una raffigurazione dettagliata, basata su notizie e dati regolarmente trascurati dai media “di massa”, che delinea con estrema precisione i contorni di questo nuovo assolutismo del XXI Secolo. Prefazione di Nico Perrone Qatar. L’assolutismo del XXI Secolo Autore: Alessandro Lattanzio Dati: 2013, 161 p., ISBN 9788890737992 Prezzo 15 euro