16 Ottobre 2026

#Migranti

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Al confine tra Grecia e Turchia un’emergenza che l’Europa non saprà né vorrà affrontare, quella dei profughi e migranti che spingono ai confini greci per poter accedere al Vecchio Continente. I motivi sono da cercarsi negli interessi e nelle necessità di politica estera e interna di Ankara? Le tensioni tra Grecia e Turchia non sono certo un fattore di novità nella storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi; e non lo è neppure il fatto che queste si siano accese nuovamente nell’ultimo periodo da quando migliaia di persone si sono accampate sul confine greco per cercare di entrare in Europa. Una crisi di tale portata è uno di quegli eventi che possono essere trattati su vari livelli; spesso, soprattutto i media mainstream hanno optato per una narrazione che prendesse la pancia dei fruitori parlando di diritti umani stracciati, bambini morti nel tentativo di varcare il confine per vivere un futuro sotto la bandiera europea, condizioni disumane in cui versano i migranti nei campi allestiti in prossimità della frontiera. Questo, un esempio tra i tanti: “Molti uomini e donne, bambini, intere famiglie che dopo esser sopravvissute alle bombe lanciate sulle loro abitazioni in Siria, hanno tentato di raggiungere l’Europa per una vita migliore e si sono ritrovati a vivere al freddo, tra il fango, le pozzanghere, in condizioni igieniche inimmaginabili. Esseri umani, soprattutto bambini, che dopo aver assistito alla guerra, alla morte dei propri cari e alle violenze dei campi, in preda alla disperazione, mettono in atto gesti di autolesionismo o tentano di suicidarsi. A tale situazione si unisce la decisione presa da parte della Grecia di militarizzare le frontiere sospendendo il diritto di asilo per un mese e le continue immagini dei coraggiosi fotoreporter che continuano a documentare le violenze inaudite e disumane rivolte ai rifugiati. Soltanto ieri un giovane siriano di 22 anni proveniente da Aleppo è stato ucciso dalla polizia e un bambino di 6 anni ha perso la vita annegando mentre, nel tentativo di sbarcare sull’isola di Lesbo, l’imbarcazione sulla quale si trovava è stata colpita dalla guardia costiera greca. E ancora gli attacchi ai centri di accoglienza che hanno spinto operatori e attivisti a sospendere le proprie attività con conseguenze devastanti all’interno dei campi e con violenze rivolte ai singoli migranti, oggetto di violenza da parte di alcuni gruppi estremisti che soffiano sul vento dell’odio. Nel tentativo di creare delle barriere sia mare che in terra per arginare l’arrivo di queste persone che cercano di scappare dalla guerra che, nei prossimi giorni potrebbero diventare sempre più numerose, scompare ancora una volta l’umanità dell’Europa.” (http://www.vita.it/it/article/2020/03/05/cosi-scompare-lumanita-delleuropa-al-confine-grecia-turchia/154282/). Lo storytelling umanitario – caritatevole nasconde, però, uno scenario che ha tutt’altri risvolti afferenti piuttosto al cinismo politico degli attori impegnati nel gioco di forza tra Stati: i profughi ammassati al confine greco-turco che spingono per entrare in Europa non sono altro che un’arma di ricatto politico che la Turchia ha puntato verso la comunità internazionale nell’estremo tentativo di ottenere nel più breve tempo possibile un nuovo accordo sui migranti e un...
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Articolo originale: http://www.young-diplomats.com/italy-libya-ngos-forbidden-enter-libyan-territorial-waters/ Lo scorso 23 aprile, il procuratore italiano Carmelo Zuccaro accusò alcune Organizzazioni Non Governative (Ong) operanti nel Mar Mediterraneo di ricevere finanziamenti illeciti nel contesto della crisi dei rifugiati.  Come spiegato in una intervista a La Stampa, Zuccaro dichiarò di avere prove a supporto della relazione tra Ong e trafficanti di immigrati sulle coste libiche, come comunicazioni radio e segnali luminosi.  Perciò, il 13 luglio, il ministro degli Interni italiano ha presentato una bozza di articoli alla riunione dei ministri degli Interni europei che si è tenuta a Tallin, fornendo alcune regole basilari, con l’obiettivo di limitare il lavoro delle Ong al loro scopo. Ciononostante, poiché alcuni di questi termini sono stati considerati dannosi e sconvenienti per le operazioni di salvataggio, alcune Ong – per esempio Medici senza frontiere – non hanno siglato l’accordo sopra menzionato. E’ stato anche evidenziato che rispettare del Codice delle Ong poteva anche comportare responsabilità internazionale per le Ong e i loro volontari. Il punto più controverso di questa bozza di articoli è quello che riguarda il divieto per le barche di salvataggio di entrare nelle acque territoriali libiche, il divieto di trasferire i migranti su altre imbarcazioni durante le operazioni di soccorso e l’obbligo di accettare ufficiali di polizia a bordo, anche in acque internazionali.   Gli immigrati meritano i loro diritti come esseri umani non a causa della loro funzione nella Società Dopo le iniziali tensioni tra il Viminale e le Ong – e grazie al prezioso contributo di Sos Mediterranée – l’11 agosto il ministro degli Interni italiano ha accettato un emendamento al Codice con il quale il divieto delle procedure di trasbordo e l’indiscriminata presenza delle forze di polizia a bordo delle navi sono state riconsiderate. In aggiunta, le politiche mutevoli di Tripoli in materia non aiutano. La Guardia Costiera libica, infatti, ha recentemente minacciato le navi italiane nelle proprie acque territoriali accusando un’interferenza non dovuta in operazioni nazionali (dopo che il Governo della Libia aveva accettato aiuto da Roma qualche settimana prima). In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il generale Khalifa Haftar ha fatto chiarezza sulla sua posizione sull’argomento: le minacce erano per riaffermare la sovranità libica e sono state l’effetto dell’inadempienza di Sarraj alla dichiarazione congiunta siglata a Parigi lo scorso 25 luglio. Al contrario, il generale Haftar dovrebbe essere informato su un accordo tra Tripoli e Roma, specialmente mentre sono in atto operazioni militari.   Italia pronta ad un intervento militare in Libia “Lontano e mai tornate indietro”. Perciò, con queste parole, il 14 agosto la nave spagnola Golfo Azzurro è stata minacciata dalla guardia costiera libica, essendo conseguentemente costretta ad abbandonare le operazioni di soccorso sulla costa della Libia. Inoltre, nei giorni precedenti, altre Ong come Medici senza frontiere, Sea Eye e Save the Children, avevano deciso di abbandonare le loro operazioni di soccorso per questo cambiamento di circostanze. Nel 2016, la stessa Italia aveva ricevuto 138.000 immigranti provenienti dalla Libia, una cifra significativa, considerato il fatto che l’intera Unione Europea ne ha ammessi circa 360.000 quell’anno. Inoltre, con 130...
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Stefano Vernole, in rappresentanza del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, è stato invitato a tenere una relazione presso la Cátedra Francisco Villamartín de estudios de Seguridad y Defensa URJC – CESEDEN (Centro superiore di studi della Difesa) di Madrid (SPAGNA) il 27 gennaio 2017. Titolo dell’intervento: “Rifugiati e migranti nel Mediterraneo. Geopolitica di una crisi” (Modulo IV). In allegato il programma completo del seminario permanente, organizzato in collaborazione con L’Università Re Juan Carlos di Madrid. Programma