9 Giugno 2026

intelligenza artificiale

Un’opera debordante e polemica legge l’intelligenza artificiale non come semplice tecnologia, ma come forma contemporanea del potere. In Il dramma barocco del sacro, del potere e dell’intelligenza artificiale, Morigi costruisce un trattato barocco in cui sacro, dominio, linguaggio algoritmico e crisi della verità si intrecciano in modo radicale.
Negli USA la narrativa della “minaccia dell’IA cinese” si configura come una strategia di contenimento tecnologico, che riflette il panico diffuso degli Stati Uniti per il rapido progresso dell’intelligenza artificiale in Cina, che altera l’ordine del settore tecnologico globale a guida statunitense.
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di Patrizio Antonini Articolo pubblicato il 4 Novembre 2020 sul sito internet comedonchisciotte.org Gli scrittori di fantascienza e gli strateghi militari pensavano già molti anni fa – prima degli anni ’80 – ad un sistema di centralizzazione delle informazioni capace di distribuirle, poi, su scala globale alle basi militari in pochi secondi e per mezzo di una intelligenza robotica. Non preoccupatevi, non stiamo per propinarvi una delle solite metafore mozzafiato film-realtà, magari con citazione di Orwell dietro l’angolo che va sempre forte, ma qualcosa di sottilmente diverso: D’altro canto, dagli anni 60′ in poi, gli scrittori di fantascienza hanno mutato il loro paradigma smettendo di ricercare il “sense of wonder” avventuroso di stampo verniano-haggardiano – e per netta conseguenza anche burroughsiano – che è stato sostituito da un’attenzione assidua allo sviluppo tecnologico militare, di guerra psicologica, di intelligence e sorveglianza per orientare la precisione delle loro distopie predittive ( vedi sotto *n.1). Hallison, Silverberg, Gibson, Vinge tra i tanti, sono una cristallina manifestazione di tutto questo. Il discorso è comprensivo anche di logiche non troppo diverse dalla “Dead Hand” tradotto in “Sistema Perimetrale” ovvero quell’arma in grado di innescare missili usata principalmente nella logica di deterrenza “Fail Deadly” durante la Guerra Fredda. Sappiamo bene che il conflitto tra USA e CINA ottemperante ad una linea di sviluppo imparentata con i concetti di guerra fredda ha le tecnologie intelligenti, l’esplorazione spaziale, l’approvigionamento energetico e le criptovalute come obiettivi primari. Le istanze di espansione delle tecnologie intelligenti stanno beneficiando di un potenziamento del tutto accelerato anche in ambito bellico, in aggiunta a quello civile che Shoshana Zuboff ¹  racconta nelle sue inchieste parzialmente toccate anche nel nostro articolo sulla storia partita dal protocollo IPTO e la militarizzazione dei social network. Tra le molte cose che la presunta pandemia è stata in grado di fare vi è quella di provocare un impedimento severo all’efficienza dei membri dei servizi sensibili degli Stati Uniti: US Air force One riportava 33.000 membri estromessi per contagio dalle loro funzioni [1] e quel numero è aumentato. Anche questo, ma ovviamente non solo questo, ha contribuito a convincere il Pentagono a portare avanti una accelerazione di tutte le procedure per il potenziamento delle tecnologie intelligenti in ambito militare finalizzate ad operazioni critiche. Ovviamente gli sviluppi pandemici sembrano aver velocizzato tutto questo, ma non si può ignorare il sentore che la valanga avesse bisogno soltanto di una “spintarella”. Tra le linee di sviluppo in questo ambito sono previste sentinelle robotiche, droni di sorveglianza dei campi di battaglia e sottomarini autonomi. Potremmo certo identificare queste operazioni come l’occasione di imporre un metodo di sostituzione e svecchiamento di alcune armi standard con quelle dotate di I.A., ma il livello ritmico che il Pentagono si prepara ad imporre è probabilmente destinato a crescere non solo nei tempi, ma anche nella capillarità e nel “grado di affidamento” alle I.A. Secondo quelle che vengono definite “Urgenti Questioni di sicurezza per i pericoli che si stanno prospettando” sono in progetto non solo armi ordinarie intelligenti come...
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Articolo originale: http://www.young-diplomats.com/artificial-intelligence-and-the-future-of-geopolitics/ It is an assessment that would be unwise to ignore, even if the goal is simply economic prosperity as opposed to world domination. Over the coming decade, AI will become linked with geopolitics to a level that is difficult to fully comprehend today. Why? Because geopolitics is determined in large part by many of the same domains that AI is poised to revolutionize. AI will make manufacturing, transportation, and trade more efficient, improve crop yields, open a wealth of new opportunities for technology advances, reshuffle labor markets, and force a fundamental rethinking of approaches to national security and the architecture of modern militaries. In the coming decades, countries that are able to successfully cultivate and harness a culture of AI innovation will be well positioned for both economic growth and improved national security. By contrast, countries that maintain an over-reliance on legacy infrastructure and economic models will face increasing challenges in sustaining global competitiveness.   U.S. LEADERSHIP IN AI It is also important to emphasize that, geopolitically speaking, AI is not a zero-sum game. Much ink has been spilled recently over China’s extraordinary level of investment in AI, often accompanied by the implication that Chinese AI progress will inevitably come at the expense of the United States. But that logic implies a non-existent causality. China is betting on AI because its political and business leaders have correctly identified it as a critical element of continued Chinese economic growth. That in no way inhibits the United States from making its own investments in AI. And, that is exactly what is occurring. The United States is a global AI leader, with an ecosystem that includes not only extensive AI research at major companies like Google, Amazon, Facebook, Apple, and IBM, but also hundreds of AI-focused startups in areas ranging from drug discovery to education to manufacturing. The collective American commercial sector investment going into AI is immense. The U.S. government is investing as well. In September 2018, DARPA announced a “$2 Billion Campaign to Develop Next Wave of AI Technologies” with the aim of “transforming computers from specialized tools to partners in problem-solving.” Furthermore, it’s not only about dollars. The United States leads the world in AI human capital—an advantage that stands to grow even further given the extensive efforts in U.S. universities to ramp up research and teaching in AI and related topics.   China is the leader of Artificial Intelligence ! In fact, some of the biggest potential AI challenges in the United States are actually at the level of policy and not technology or human capital. Maintaining AI preeminence is a multi-decade endeavor—a far greater time scale than the term lengths of elected officials. This lowers the incentives to implement AI-focused policy strategies that might take several years or more to bear fruit. Overregulation is another threat to American AI innovation, as it could hamper both the incentives to develop new AI technologies as well as the speed of delivering them to the marketplace.   A GLOBAL AI ECOSYSTEM While the United States and China are the largest AI players, the ecosystem is global. Israel and...