14 Giugno 2026

guerra kosovo

A cura di Vera Shcherbakova per Tass Gli Stati Uniti sono interessati a minare la situazione nei Balcani per indebolire l’Europa in generale, mentre si sta conducendo una guerra ibrida contro la Serbia in Kosovo per la sua posizione rispetto alla Federazione Russa. Questa opinione è stata espressa sabato in un’intervista al corrispondente TASS al Vicepresidente del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo” Stefano Vernole. “La NATO ha svolto un ruolo molto negativo [in Kosovo], soprattutto all’inizio promuovendo la pulizia etnica contro i serbi in Kosovo. Naturalmente, gli Stati Uniti traggono vantaggio dall’instabilità in Europa, poiché ciò indebolisce la grande potenza economica che è e consente di attrarre investimenti negli Stati Uniti, dove il clima sembra essere più stabile“, ha affermato. La comunanza tra le situazioni in Kosovo e nel Donbass, secondo Vernole, si vede nei doppi standard a cui ricorre l’Occidente. “Il referendum albanese del 2008 sull’indipendenza del Kosovo è stato riconosciuto, ma il referendum del 2014 sull’indipendenza di parte dei territori ucraini non è stato riconosciuto da nessuno, a questo si possono aggiungere Ossezia del Sud, Abkhazia, Transnistria. Tutto ciò ha portato solo a un spaccatura geopolitica ancora maggiore tra i Paesi occidentali e l’Eurasia (Russia e Cina)“, ha affermato. ricordando anche che un certo numero di Paesi europei non ha riconosciuto il Kosovo. Inoltre, Vernole ha citato l’opinione di esperti secondo cui gli eventi in Kosovo e la nuova escalation possono essere attribuiti a una “guerra ibrida” contro la Serbia, in cui la NATO persegue l’ovvio obiettivo di attaccare uno degli alleati della Russia. “Fin dall’inizio del NMD in Ucraina, la Serbia ha mantenuto la sua storica amicizia con Mosca, rifiutando di accettare sanzioni anti-russe. È per questo motivo che il Paese è diventato il bersaglio dell’imperialismo americano, che, attraverso le operazioni della NATO in Jugoslavia, ha creato un avamposto anti-serbo in Kosovo“, ha citato una delle recenti pubblicazioni del suo Centro Studi. La situazione nei comuni serbi nel nord del Kosovo e Metohija è peggiorata il 26 maggio, quando le forze speciali della polizia del Kosovo hanno occupato edifici amministrativi nei comuni di Zvecan, Zubin Potok e Leposavić. Le forze di sicurezza hanno cercato di garantire che i capi dei comuni che hanno vinto le elezioni, boicottate dalla popolazione serba, assumano l’incarico. Il 29 maggio, la Forza NATO per il Kosovo (KFOR) ha isolato gli edifici amministrativi, che hanno dato inizio alle proteste dei residenti locali, sfociate in seguito in scontri. Come ha detto in precedenza il presidente serbo Aleksandar Vucic, 52 serbi si sono rivolti all’ospedale di Kosovska Mitrovica per chiedere aiuto, tre dei quali sono rimasti gravemente feriti. Il ministro della Difesa serbo Milos Vucevic ha sottolineato il 29 maggio che l’esercito del Paese è stato messo in massima allerta a causa della situazione in Kosovo e Metohija, e le sue unità sono schierate lungo la linea amministrativa con la provincia autonoma serba.
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di Giulio Chinappi ARTICOLO PUBBLICATO SUL BLOG DELL’AUTORE Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha avuto parole durissime nei confronti dell’Occidente, che sta adottando un modo di fare ricattatorio nei confronti del suo Paese, sfruttando la situazione del Kosovo e minacciando il conflitto armato. Il continente europeo è molto vicino all’apertura di un nuovo fronte bellico al proprio interno, questa volta a causa delle crescenti tensioni tra la Serbia e il governo dell’autoproclamato Kosovo. Come nella crisi ucraina, l’Occidente atlantista a guida statunitense sta giocando un ruolo di primo piano nell’acuire le tensioni tra le parti, dimostrando ancora una volta la propria natura bellicista. A denunciare la situazione è stato direttamente il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, che può godere di un ampio sostegno popolare, al contrario della maggioranza dei leader politici occidentali. Il capo di Stato ha respinto ogni forma di interferenza da parte di potenze straniere, denunciando il ricatto che l’Occidente sta mettendo in essere contro la Serbia: “Come se ne avessero il diritto, vengono dall’Occidente e ci minacciano, chiedendo che vengano rimosse le barricate“. “È importante sapere che tutto ciò che volete è il conflitto, volete che i serbi vengano uccisi perché per voi è più importante riconoscere la cosiddetta sovranità del cosiddetto Kosovo di quanti serbi vengono uccisi. Lo metto in termini semplici in modo che tutti possano vedere la verità“, ha aggiunto Vučić. Nel suo discorso, Vučić ha ricordato molte delle violazioni commesse dal governo kosovaro nei confronti della popolazione serba presente sul territorio dell’autoproclamata repubblica. Secondo il presidente, Priština ha promesso alla popolazione serba di istituire una Comunità dei comuni serbi, ma hanno poi negato loro il diritto di voto ai referendum e alle elezioni. Il presidente ha chiesto che venga rispettata la firma dell’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ai sensi degli accordi di Bruxelles. In base a questi accordi, il Kosovo non potrebbe dotarsi di un esercito, ma in realtà le potenze occidentali stanno palesemente violando gli accordi, promuovendo la costruzione di un esercito kosovaro. Nella giornata di ieri, il ministro della Difesa serbo, Miloš Vučević, ha annunciato che le forze armate serbe sono state messe in allerta per il combattimento su ordine del comandante in capo e presidente Aleksandar Vučić. Il ministro ha aggiunto che l’esercito è pronto a proteggere l’integrità territoriale e la sovranità della Serbia e dei suoi cittadini. La decisione del presidente Vučić rappresenta unicamente una risposta alle azioni del governo kosovaro, visto che già il 26 dicembre il quotidiano serbo Večernje Novosti aveva rivelato che le autorità del Kosovo avevano messo le proprie truppe in piena allerta al combattimento preparandosi per un’operazione di smantellamento delle barricate nel nord del Kosovo, con il serio rischio di provocare una vera e propria guerra. Il primo ministro Ana Brnabić ha puntato il dito contro il suo omologo kosovaro, Albin Kurti, affermando che costui vorrebbe effettuare una pulizia etnica di tutti i serbi presenti in Kosovo. Il capo del governo di Belgrado ha fatto notare come Priština abbia violato tutti gli accordi presi in precedenza, in particolare penetrando con le proprie forze...
Kosovo
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera. Vorrei condividere con voi una storia, purtroppo reale, di un aiuto umanitario arrivato in Kosovo e Metochia e che avrebbe potuto essere molto pericoloso per i destinatari se solo si fosse scoperto da chi era stato mandato. Ecco perché in questa breve, ma impressionante storia non farò nomi di persone che ne hanno fatto parte. Tutto comincia circa un mese fa. Un amico mi chiama e mi dice “C’è un associazione italiana di Verona che ha bisogno di una mano per spedire dei pacchi in Kosovo”. Gli dico di dare loro il mio contatto e che vedrò se si può fare qualcosa. Successivamente riesco a sentire l’associazione, di cui non farò nome per motivi che capirete, e mi rendo conto subito della gravità del problema: alcuni bambini di diverse famiglie albanesi del Kosovo necessitano urgentemente farmaci per il cuore. La situazione è grave e l’associazione non ha possibilità di spedire nulla a causa dei blocchi imposti per il corona virus. Gli dico che proverò ad informarmi, ma che non sarà facile. Nel frattempo contatto i consolati generali della Repubblica di Serbia a Milano e a Trieste che mi danno buone notizie: se trovo una persona che accetta di portare con sé i pacchi fino a Belgrado loro sbrigheranno la parte burocratica, i documenti e i permessi. Ottimo penso, ma chi potrebbe portarli fino a Belgrado? Decido di chiedere una mano ad una persona,il signor V.T., che ho aiutato con i documenti per l’evacuazione dall’Italia e anche a trovare il passaggio per andare in Serbia. Lui accetta, anche se perplesso, perché temeva che avrebbe avuto problemi con l’autista se avesse saputo il contenuto dei pacchi. Invece, anche questa volta , tutto è andato per il verso giusto. Avevamo trovato il modo per far arrivare i medicinali da Verona a Belgrado. Ma da Belgrado fino a Pristina, Djakovica, Klina e altri posti c’è ancora tanta strada da fare. Contatto la signora S.M dell’Ufficio governativo della Serbia per il Kosovo e Metochia, le spiego il problema e lei accetta di darmi una mano. Un trasporto sanitario in quei giorni partiva da Belgrado per il Kosovo, avrebbe aspettato! E allora, ci siamo? Problema risolto? No, per nulla! Il signor V.T. arriva a Belgrado, riesce a consegnare i medicinali alle persone che li avrebbe portati in Kosovo, ma qui adesso inizia il dramma. La persona che doveva prelevare i medicinali e consegnarli alle varie famiglie albanesi è albanese e il trasporto sanitario è serbo. Per lui prendere i medicinali significa che avrebbe potuto avere problemi con il cosiddetto “Governo della Repubblica del Kosovo”. Cosa fare? Beh, troviamo una volontaria serba vicino a Pristina per prelevare i farmaci e consegnarli direttamente al ragazzo albanese. Bene, fatta anche questa. E adesso? Dove è il prossimo inghippo? Chi conosce la situazione in Kosovo e Metochia lo avrà già capito: non possiamo farne parola, almeno non in maniera troppo dettagliata, perché chi ha ricevuto l’aiuto, i bambini albanesi e le loro famiglie...
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A Vicenza, sabato 26 gennaio 2019, alle ore 17.00 presso la Sala conferenze dei Chiostri di Santa Corona, Contrà Santa Corona 4, si terrà la conferenza dal titolo Kosovo, la nostra terra organizzata dal Consolato Onorario della Repubblica di Serbia per la Regione Veneto, in collaborazione con l’Unione dei Serbi in Italia e l’Istituto Studi delle Venezie. Nel corso dell’evento interverranno Loreta Baggio, Stefano Piloto, Stefano Vernole del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo e Francesco Lamendola.