14 Luglio 2026

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La GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam) è un'opera importante, ma da contestualizzare in un quadro geopolitico assai complesso e pressoché ignorato da molti analisti nostrani: un quadro in cui l'Etiopia, avvitata in una crisi interna sempre più grave, si trova oggi con una sovranità condizionata da alcuni alleati ingombranti come gli Stati Uniti, Israele e gli Emirati Arabi Uniti, che la usano come loro ariete contro i paesi della regione, dal Sudan alla Somalia, dall'Egitto all'Eritrea.
GERD
di Giacomo Leccese Con il presidential statement del 15 settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esortato Egitto, Etiopia e Sudan a riprendere i colloqui, mediati dall’Unione Africana (UA), riguardo il riempimento e il funzionamento della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la diga etiope in costruzione sul Nilo Azzurro, che da dieci anni ormai alimenta una controversia tra i tre paesi africani sullo sfruttamento delle acque del Nilo. Le ragioni dietro la controversia Etiopia Il progetto di costruzione della GERD, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari e che al termine dei lavori sarà il più grande sistema idroelettrico africano, è stato lanciato nel 2011 e risponde a diverse esigenze di politica interna ed estera dell’Etiopia. La volontà principale è quella di sfruttare maggiormente le acque del Nilo: infatti, queste derivano per l’86% dalle alture etiopi, ma nel 2014 l’Etiopia aveva sviluppato meno del 3% della sua potenziale forza idrica e circa l’80% della popolazione non aveva accesso all’elettricità.i La GERD risponde proprio a questa necessità perché produrrà circa 6000 megawatt di elettricità e questo da un lato permetterà di soddisfare il fabbisogno etiope, con il National Electrification Program che punta al 100% di elettrificazione entro il 2025, e dall’altro consentirà di esportare energia all’estero, con entrate annuali previste per circa 2 miliardi di dollari.ii Questa produzione di energia a basso costo, inoltre, è strettamente legata alle strategie di sviluppo economico del paese e, secondo i piani iniziali, avrebbe dovuto sostenere il processo d’industrializzazione interno, così da trasformare l’Etiopia in una realtà a medio reddito entro il 2025.iii Lo stesso ex Primo Ministro Meles Zenawi, al tempo della cerimonia di inizio dei lavori, dichiarò che la diga avrebbe giocato un ruolo decisivo nello sradicamento della povertà nel paese.iv La costruzione della diga, infine, veste un’importanza cruciale anche in politica estera: infatti, l’Etiopia ha sempre visto gli svantaggiosi trattati sulla gestione delle acque del Nilo, siglati con le potenze coloniali e con l’Egitto, come l’espressione di una subordinazione del Paese agli attori esterni e, dunque, la costruzione della GERD costituisce per il popolo etiope una sorta di riscatto nazionale. Inoltre, il progetto idroelettrico alimenta le ambizioni etiopi di acquisire sempre più influenza regionale e porsi come potenza egemone del Corno d’Africa. Non è un caso, infatti, che il progetto sia stato lanciato proprio nel 2011, quando la principale protagonista dell’idro-politica regionale, l’Egitto, era indebolita dai risvolti interni successivi alle Primavere Arabe.v Egitto Proprio l’Egitto è stato l’attore maggiormente coinvolto dalla decisione etiope di costruire la diga sul Nilo Azzurro. Questo non è dovuto soltanto a un discorso di influenza regionale, ma più che altro alle caratteristiche geografiche egiziane. L’Egitto è dipendente al 98% dalle acque provenienti dall’esterovi e, dunque, essendo a valle rispetto all’Etiopia, verrebbe fortemente impattato dalla costruzione della GERD. Il fiume, infatti, riveste e ha sempre rivestito un’importanza cruciale nella vita economica e sociale egiziana tanto che lo storico greco Erodoto, nel V secolo a.C., definì l’Egitto un “dono del Nilo”, che inonda e rende...