16 Settembre 2026

#CoronaVirus

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Articolo originale pubblicato in inglese su Asia Times Pechino sta sovralimentando la Belt and Road Initiative e altri piani rivoluzionari nonostante il Covid-19 e la guerra ibrida degli Stati Uniti. Nel mezzo della contrazione economica più profonda da un secolo a questa parte, già lo scorso mese il presidente Xi Jinping aveva chiarito che la Cina dovrebbe essere pronta per sfide straniere senza precedenti e senza sosta. Non si riferiva solo al possibile disaccoppiamento delle catene di approvvigionamento globali e alla demonizzazione non-stop di ogni progetto relativo alle Nuove vie della Seta o Belt and Road Initiative. Un documento interno – presumibilmente trafugato – segreto e invisibile all’interno della Cina ma entrato comunque in possesso di una oscura fonte connessa all’Occidente, affermava in sostanza che che il di incolpare la Cina per il virus sarebbe stato come il contraccolpo sui fatti di Tiananmen. Secondo il documento segreto e invisibile, la Cina dovrebbe “prepararsi allo scontro armato tra le due potenze globali” – un riferimento agli Stati Uniti. È come se questa fosse una strategia aggressiva implementata dallo stato cinese in primo luogo e non in risposta alla massiccia escalation della guerra ibrida 2.0 da parte del governo degli Stati Uniti. A tutti gli effetti pratici, la demonizzazione isterica della Cina attraverso la Beltway ha ormai superato gli isterismi della demonizzazione precedente che riguardava la Russia. Quello che Pechino definiva un “periodo di opportunità strategica” è finito. Ci sono stati rumors nei circoli informativi secondo cui la leadership del PCC credeva che questa finestra strategica di opportunità sarebbe rimasta senza ostacoli fino alla data chiave del 2049, anno in cui il “ringiovanimento nazionale” avrebbe dovuto essere pienamente realizzato. Dimenticatelo. Ora l’intero gioco riguarda gli strumenti di guerra ibrida 2.0 messi in campo dagli Stati Uniti nel tentativo di contenere la superpotenza emergente, qualunque cosa serva per farlo. E ciò implica che una moltitudine di piani cinesi sono ora sottoposti ad una accelerazione. Il primo punto all’ordine del giorno è ripristinare la produttività della macchina Made in China. Durante la sua recente visita nella provincia dello Shaanxi, storicamente cruciale per il PCC, il presidente Xi ha insistito su questo tema insieme ad un’offensiva contro la povertà. Ha promesso, infatti, di eliminare la povertà quest’anno. Contrariamente a tutte le previsioni occidentali, le esportazioni cinesi sono cresciute di un significativo 3,5% ad aprile rispetto a un calo del 6,6% registrato a marzo. Questo frantuma totalmente la logica del disaccoppiamento. Il governo giapponese, ad esempio, sta accelerando il trasferimento delle fabbriche dalla Cina. Non è una strategia molto intelligente. Queste fabbriche stanno lasciando una nazione che ha quasi sradicato Covid-19 per trasferirsi in Vietnam, anche questa è un’economia socialista (con caratteristiche vietnamite). La crescita del PIL cinese è diminuita del 6,8% nel primo trimestre del 2020 ma la ripresa è già iniziata. Ufficialmente, la disoccupazione era al 5,9% a fine marzo, (senza tenere conto dei lavoratori migranti che sono tornati nelle grandi città dopo aver trascorso l’apice di Covid-19 nelle campagne). Ci sono state proiezioni sul...
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“Lo scorso 17 aprile un’ Associazione di comunicazione strategica (O’Donnell https://odonnellsolutions.com/ “Intelligence. Guided by experience” è il suo motto) ha inviato a tutti i candidati senatori del Partito Repubblicano un rapporto (in allegato) con una serie di indicazioni per aumentare esponenzialmente le accuse contro la Repubblica Popolare Cinese, indicata come la mandante dell’attacco aggressivo chiamato Coronavirus. Il Rapporto accusa i Democratici di essere troppo deboli nei confronti di Pechino (il che non si direbbe viste le recenti dichiarazioni di Joe Biden contro la Cina), mentre i Repubblicani devono ora spingere per l’adozione di sanzioni nei confronti della Repubblica Popolare a causa della sua responsabilità nel diffondere la pandemia. Dopo aver elencato una serie di articoli e di tesi precostituite a cui fare riferimento, il Rapporto conclude con una serie di indicazioni degne della migliore propaganda politica: tutta la campagna elettorale deve essere indirizzata a descrivere il Partito Comunista come bugiardo e criminale, separando le responsabilità del popolo cinese (a cui va il sostegno degli Stati Uniti) da quelle del regime”. Scarica il Documento
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Pubblichiamo in lingua italiana il Manuale di Protezione Pubblica per l’emergenza Covid19, curato dal “Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie della Commissione nazionale per la salute” (SSN) edito dal “Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie” (Cina CDC) e dalla “China Intercontinental Press” che ha autorizzato Anteo Edizioni e i suoi partner come il CESEM a divulgarlo nel nostro Paese. Il documento costituisce un compendio di informazioni scientifiche e consigli riguardo l’epidemia da COVID-19. Questo testo NON rappresenta un’alternativa alle disposizioni vigenti in materia sul territorio italiano, che vanno comunque rispettate e seguite.   Le infezioni virali non hanno confini nazionali. Ora l’epidemia del COVID-19 è scoppiata in molte parti del mondo e si è diffusa rapidamente. Di fronte a questa sfida comune dell’umanità, tutti i paesi del mondo dovrebbero aiutarsi l’un l’altro e lavorare insieme. Essendo un paese responsabile, la Cina sostiene attivamente e partecipa alla cooperazione internazionale per combattere l’epidemia, dando i suoi contributi alla sicurezza sanitaria pubblica regionale e internazionale e promuovendo la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità. Lo scopo di questo manuale è di presentare al pubblico le conoscenze sulla protezione dal COVID-19 nei paesi interessati, in modo da evitare il panico fra il pubblico, far comprendere correttamente la situazione epidemica e proteggersi e rimanere in salute. Scarica il “Manuale di protezione pubblica per il COVID-19”
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FOCUS a cura della Redazione Cesem Ha suscitato un certo scalpore la dichiarazione del portavoce del Ministero degli Esteri cinese di pochi giorni fa, Zhao Lijian, che ipotizza siano state le forze armate statunitensi ad aver portato il nuovo ceppo di coronavirus a Wuhan, iniziale epicentro dell’epidemia: “A quando risale il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone sono infette, e in quali strutture ospedaliere? Potrebbero essere state le forze armate Usa a portare l’epidemia a Wuhan. Siate trasparenti, pubblicate i vostri dati! Ci dovete una spiegazione”, ha scritto il portavoce cinese. Risposta simmetrica alle accuse mosse dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien, secondo cui i ritardi e la scarsa trasparenza della Cina avevano portato a un rinvio di due mesi nella risposta globale alla minaccia, dichiarata “pandemia” dall’Oms negli scorsi giorni. In precedenza anche dagli Usa erano emerse teorie alternative rispetto alla versione ufficiale, secondo cui la diffusione del virus sarebbe un esperimento finito male di un laboratorio cinese. Francis Boyle, professore di diritto internazionale presso il “College of Law” dell’Università dell’Illinois, che ha redatto la legislazione nazionale degli Stati Uniti per attuare la Convenzione sulle armi biologiche, nota come “1989 Combat Terrorism Weapons Act”, approvata dal Congresso americano e promulgata dal presidente George W. Bush, è stato il primo a dichiarare in un’intervista al website americano “Geopolitics and Empire” che questo strumento bellico sarebbe sfuggito di mano al laboratorio di livello di biosicurezza 4 (BSL-4) di Wuhan. Entrambe le teorie definite “cospirazioniste” dai sostenitori di una “verità ufficiale” che attualmente non ha però ancora trovato riscontri scientifici – l’infezione da Coronavirus sarebbe stata trasmessa all’uomo da un pipistrello o da un altro animale (il pangolino malese), il paziente zero non è però ancora stato trovato – si basano su alcune curiose coincidenze. E’ a Wuhan che sarebbe nato nel 2003 il “National Biosafety Laboratory”, la struttura in questione, ospitata presso l’Accademia cinese delle scienze e pensata per aiutare scienziati e ricercatori cinesi a prevenire e controllare le malattie infettive emergenti. Divenuto una struttura di Livello IV, ad esso avrebbero avuto accesso sia medici francesi che operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Già ai tempi dell’epidemia SARS, alcuni analisti avevano avanzato la teoria di un’arma batteriologica scagliata contro la Cina dopo il suo ingresso nella “World Trade Organization” (il focolaio del virus, peraltro, non venne individuato) 1. L’idea di un complotto dietro l’espansione della SARS fu per la prima volta esposta nella primavera del 2003 dallo scienziato russo Sergei Kolesnikov. Il biologo aveva provato le sue motivazioni negando ogni possibile base naturale del coronavirus; a confermare la tesi sarebbe la composizione della SARS, ovvero una sintesi tra morbillo e parotite epidemica, fenomeno mai svoltosi (o perlomeno mai visto) in natura. Poco tempo dopo queste dichiarazioni vennero ribadite da un virologo sempre di nazionalità russa, Nikolai Filatov, che per la prima volta considerò un coinvolgimento umano nella creazione del virus. Alcuni scienziati riconobbero la possibilità che il virus della SARS potesse essere di matrice umana,...