20 Ottobre 2026

centro studi eurasia e mediterreaneo

Korybko
di Andrew KorybkoTraduzione di: Marco GhisettiArticolo originale: https://orientalreview.org/2018/05/07/russias-grand-strategy-in-afro-eurasia-and-what-could-go-wrong/ La grande strategia della Russia nel XXI secolo consiste nel diventare la suprema forza di “bilanciamento” nell’Afro-Eurasia grazie ad un’abile gestione diplomatica dei molteplici conflitti presenti nell’emisfero. La maggior difficoltà non sarà posta dalle guerre ibride degli Stati Uniti, ma dalla Russia stessa nel caso in cui i diplomatici e la comunità degli esperti russe non riusciranno a spiegare tale strategia alle masse. La Russia sembra essere diventata uno degli argomenti preferiti di cui parlare, anche per coloro che nemmeno lontanamente nutrono alcun interesse verso politica internazionale; apparentemente, chiunque si è fatto un’opinione personale su quella che sarebbe la grande strategia russa. Coloro che sono inclini a credere ai maggiori mezzi d’informazione occidentali tendono a crede o che la Russia voglia conquistare manu militari il mondo o che sia solo una questione di poco tempo prima che la Russia, a causa di una cattiva gestione dei propri affari interni, collassi su se stessa. Inoltre, svariati seguaci dei mezzi d’informazione alternativi pensano erroneamente che la Russia si sia investita di una missione volta a salvare il mondo dall’unipolarismo a guida statunitense in tutte le sue varie manifestazioni e che Putin, gran maestro degli scacchi a cinque dimensioni, stia impeccabilmente riscuotendo un successo dopo l’altro. Tutte e tre queste posizioni non colgono la realtà fattuale della strategia generale russa, la quale può essere meglio riassunta come un tentativo di trasformarsi nella suprema forza “bilanciatrice” del XXI secolo nell’Afro-Eurasia grazie ad una abile gestione diplomatica dei conflitti nell’emisfero. Dalla “svolta Ummah” all’“anello d’oro” Questo ambizioso piano ha le sue origini nella fazione “progressista” dello “Stato profondo” russo (burocrazie militari, di intelligence e diplomatiche), il quale ha coraggiosamente deciso di gettare via le catene sovietiche del passato storico e di avviare un avvicinamento rivoluzionario con attori non tradizionali, tra i quali Turchia, Arabia Saudita, Azerbaijan e Pakistan, in ciò che può essere impropriamente definito “svolta Ummah”. Nel post-Guerra Fredda i pionieri di tale svolta in politica estera hanno “riempito il vuoto (geografico)”, che i loro predecessori avevano lasciato incustodito dopo aver “chiuso” l’Eurasia, avvicinandosi con la Germania a ovest e la Cina a est, per cui è più che ragionevole ritenere che per la Russia sia arrivata l’ora guardare a sud, verso i Paesi a maggioranza musulmana che territorialmente si estendono su quella parte del confine euroasiatico. Nel mentre la Russia si adoperava in questo senso, la Cina ha svelato la propria visione globale della Nuova Via della Seta, la quale fornisce una base infrastrutturale per interconnettere insieme i nodi geopolitici del continente e per costruire le basi strutturali per l’emergente Ordine Mondiale Multipolare. In risposta alle sanzioni anti-russe dell’Unione Europea, che Bruxelles ha imposto su pressione statunitense, che la hanno estromessa fuori dall’Eurasia occidentale, Mosca ha “riequilibrato” la sua politica estera, che era fino ad allora guardava per la maggior parte l’Europa, e diversificato i propri sforzi diplomatici nella “svolta Ummah”, la quale ha portato alla creazione di due nuove cooperazioni trilaterali. La prima...
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L’evento L’appuntamento è a Modena, sabato 18 novembre ore 16.30 presso la Sala Redecocca del quartiere centro storico, Piazzale Redecocca 1. L’iniziativa, gratuita e aperta al pubblico, dal titolo L’Ortodossia in Emilia Romagna tra Bisanzio e Mosca vedrà come relatori: Prof. Mikhail Talalay, dr. Ennio Bordato, Prof. Giovanni Gardini e Padre Giorgio Arletti. Nella chiesa ortodossa di Modena Est vi è un affresco di San Geminiano in abiti bizantini (è infatti considerato Santo anche dagli Ortodossi perché vissuto in periodo antecedente allo scisma con la chiesa cattolica). Nel 350 fu nominato Vescovo di Modena divenendo molto amato tra i fedeli che gli attribuirono il potere di sconfiggere i demoni. Si racconta che questa sua fama fosse giunta fino alla corte di Costantinopoli, dove l’Imperatore Gioviano lo convocò per guarire la figlia posseduta. Altro legame è dato dai Re Longobardi che conquistarono nel settecento il territorio di Modena fondando le più importanti abbazie (tra cui Nonantola) e che si convertirono alla Chiesa ortodossa di Aquileia. Ovviamente in Emilia Romagna l’eredità bizantina è rimasta forte soprattutto a Ravenna, tuttavia nella sola provincia di Modena si contano almeno 12.000 persone di fede cristiano ortodossa. Si tratta anche del trecentesimo anniversario della venerata icona detta Modenskaja, che fu trasportata da Modena dal conte Chèrémétiev nel 1717, successivamente offerta alla chiesa del villaggio di Kossino dall’Imperatore Pietro I.   #RESOconto Ottima affluenza e convinta partecipazione di pubblico all’incontro svoltosi a Modena sul tema: “L’Ortodossia in Emilia Romagna, tra Bisanzio e Mosca”.   Dopo l’introduzione storica sui rapporti tra mondo ortodosso e papato a Bologna e in Romagna del Prof. Mikhail Talalay, il Prof. Giovanni Gardini ha illustrato alcune delle numerose tracce ortodosse presenti nell’iconologia ravennate. Ennio Bordato si è soffermato invece sul ruolo sociale dell’Ortodossia, specie dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica. Ha chiuso l’incontro Padre Giorgio Arletti, che dopo aver parlato della sua trentennale esperienza modenese ha sottolineato i differenti aspetti e alcune problematiche della rinascita ortodossa non solo in Italia ma nella stessa Russia.