23 Ottobre 2026

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Abstract The paper focuses on analyzing the emerging trends in international cooperation in science and technology (S&T) to 2020 and opportunities for Vietnam. Firstly, the authors analyze the reasons of the development of international S&T cooperation in the past years, including motivation from government, business and the changes in global scope. The main content of the article highlights the key trends of international S&T cooperation in terms of groups of countries based on their S&T capacity, collaboration partners involving in the research of S&T, fields and forms of cooperation. Specifically, they are: (i) the developed countries will continue to lead the world in international S&T cooperation but some Asian countries like China and India are emerging and actively participating in this process in recent years; (ii) MNCs are active actors in S&T cooperation activities, but cooperation is still taking place primarily among research institutes and academia; (iii) development research continues to be the main field of cooperation; (iv) non-equity technology alliances is still the most popular form of cooperation; (v) cooperation through transferring, licensing or franchising intellectual property rights like patented, unpatented techniques and trademarks becomes more and more popular, in which developing countries are the main importers with the aim of acquiring S&T for economic development. Based on those analyses of cooperation trends in the world and the international S&T cooperation policy of Vietnamese government, the authors identify the opportunities for Vietnam to promote cooperation in S&T. International cooperation in science and technology (S&T) has played an important role in socio-economic development of Vietnam in the current period, contributing significantly to the acquisition of new knowledge and innovation of the world, strengthening scientific and technological potential of the country. The S&T Development Strategy towards 2010 identified international integration is one of four key solutions and also one of four key tasks of Vietnam. The S&T Development Strategy for the period of 2011-2020 continues to consider the positive and proactive international integration of S&T as a key solution to help Vietnam basically become an industrialized country towards modernization by 2020. Thus, determining the trends of international S&T cooperation is essential for Vietnam to shape policies to exploit the opportunities from these trends. In the 21st century, major changes in the world have contributed to shape the trends of international S&T cooperation in the direction of further development with the emergence of some Asian countries, changes in collaboration partners, fields and forms of cooperation.   I. The reasons of development of international S&T cooperation International S&T cooperation includes (i) cooperation activities between research entities from different countries to jointly conduct research, invent, design and examine S&T, but these are still independent entities and do not lead to the establishment of a new entity; (ii) establishment of research networks or international research centers, which usually operate through foreign direct investment (FDI) by multinational corporations (MNCs); (iii) the exchange or sharing of research results, the application of scientific and technological achievements into practice through trade, exchange licenses and franchise (1). International cooperation...
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  Venerdì 5 giugno presso la Biblioteca “Enzo Tortora” di Roma il Presidente del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo, Lorenzo Salimbeni, è intervenuto, assieme al professor Carlo Fredduzzi (Direttore dell’Istituto di Cultura e Lingua Russa di Roma), alla presentazione del nuovo libro di Fabrizio di Ernesto, giornalista e saggista, “Santa Madre Russia. Putin e la presenza di Mosca sullo scacchiere internazionale“, fresco di stampa per i tipi di Fuoco Edizioni. Grazie al canale YouTube della giornalista freelance Giovanna Canzano, possiamo vedere gli interventi dell’autore e dei relatori intervenuti alla presentazione del volume.
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“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”, progetto di ricerca CeSEM Il primo giorno di settembre del 2014, l’agenzia di stampa Xinhua batteva il seguente dispaccio: Lhasa, capitale della Regione Autonoma del Tibet sudoccidentale della Cina, ha ricevuto un numero record di 1,4 milioni di turisti nel corso dello Shoton Festival di questo anno che si è concluso domenica. L’evento di una settimana, considerato la seconda più importante festa tibetana, ha visto un aumento del 16% dei visitatori nazionali ed esteri rispetto all’anno precedente, ha detto Nyima Cering, che dirige l’ufficio organizzazione del festival. Gli ospiti – ha detto – hanno portato 378 milioni di yuan (circa 61,5 milioni dollari) in entrate dal turismo, in crescita del 32 per cento anno su anno. Lo Shoton Festival non è che una delle feste che si celebrano in Xizang: sia essa tenuta sull’intero territorio della regione autonoma del Tibet oppure festeggiata localmente, sull’altopiano praticamente ogni mese, quando c’è la luna piena o la luna nuova (1), c’è una festa. I giorni di festività in Xizang sono parte importante ed integrante dell’interazione sociale e si tengono in concomitanza con particolari giorni del calendario tibetano, basato sul ciclo lunare che, paragonato a quello gregoriano occidentale, resta indietro di circa un mese. Come in altre civiltà e comunità asiatiche, il Capodanno, tra tutte le feste, occupa un posto di rilievo nel calendario. Esso segna un momento di passaggio, un nuovo periodo si inaugura sotto gli auspici di rinnovamento e prosperità futura mentre uno si chiude e viene lasciato alle spalle. In Xizang, l’inizio del nuovo anno, in tibetano Lo-sar (lo, anno, era; sar, nuovo) nella traslitterazione Wylie (2), è la festa più importante ed i festeggiamenti si estendono per 15 giorni. L’etimologia della parola testimonia come l’agricoltura fosse anticamente determinante nella vita del popolo tibetano: un’unica parola tibetana, lo, significa, al contempo, anno e raccolto. Ancora nel Tibet moderno si distinguevano l’antico Anno Nuovo degli Agricoltori (so-nam lo-gsar), che si celebrava al decimo o undecimo mese lunare, dall’Anno Nuovo del Re (rgyal-po lo-gsar) che cade, invece, nel primo mese e che, è stato introdotto posteriormente dai Mongoli (3). Il so-nam lo-gsar, il Capodanno degli agricoltori, si celebra ancora in talune città come Shigatse, seconda città per importanza dopo la capitale Lhasa e maggior area di produzione cerealicola dello Xizang. Qui, nella parte orientale dell’altopiano, la prima settimana del dodicesimo mese (intorno al nostro mese di gennaio) quando le temperature si spingono una decina di gradi al di sotto dello zero, differentemente dalle tradizioni di Lhasa, i residenti celebrano la venuta del nuovo anno lavandosi i capelli dopo aver pulito le loro case e disegnano sul muro gli otto simboli di buon auspicio del buddismo (4), perché tradizione vuole che questo rituale porti benefici alle famiglie degli uomini dai capelli neri e lucidi. La vigilia di Capodanno si tiene la cerimonia per scacciare gli spiriti maligni dell’anno appena trascorso. All’alba del giorno di Capodanno i giovani e le donne si alzano e, vestiti a festa,...
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Gli eventi politici del 2014 hanno condotto verso uno scenario di importante acredine tra Russia e Occidente in merito al piano della sicurezza europea ed in generale sulla distribuzione della forza militare nei Paesi confinanti la Russia. Le implicazioni politiche appaiono così ampie da rischiare di prolungarsi per anni, spostando la Russia verso quelle potenze ad essa più vicine come Cina o India, così come anche il Brasile. Tuttavia, mentre dovrebbe essere interessante aspettare una nascita di un dinamico “G7 contro BRICS”, probabilmente più complesso di quanto appaia, in realtà la coesione dei due gruppi economici appare limitata, perché in modo limitato gli altri membri BRICS proteggeranno la Russia affinché essa non influenzi negativamente i loro legami con l’Occidente. Ancora, sia il Summit G7 in Germania (che si svolgerà durante i primi giorni del prossimo Giugno) sia quello del BRICS (che si svolgerà nello stesso periodo) sarà fortemente influenzato dall’allontanamento tra Russia e Occidente. Quando la Russia ha ospitato nel Giugno 2009 il Primo Summit dei Leader del gruppo BRICS, nel quale hanno partecipato il Presidente brasiliano Lula, quello russo Dmitry Medvedev, il Primo Ministro indiano Manmohan Singh e il Presidente cinese Hu Jintao, il leader della Russia Yekaterinburg ha salutato gli ospiti come “l’epicentro della politica mondiale”. Esso affermò che la necessità di un maggiore sviluppo delle nazioni mondiali era ovvio prevedesse di sviluppare nuove organizzazioni. Appena il giorno precedente, la Russia aveva ospitato, nella stessa città, il nono incontro della Shanghai Cooperation Organization (SCO), con molti Paesi osservatori e l’aggiunta di una breve visita di Mahmoud Ahmadinejad, che era stato appena dichiarato vincitore di controverse elezioni presidenziali in Iran. In quell’occasione, i media occidentali avevano espresso con un mix di rifiuto e rigetto la visita del neo Premier iraniano. Come ha scritto l’Economist, questo quartetto disparato è riuscito in modo significativo a rivaleggiare con il Gruppo degli Otto paesi più industrializzati nell’ambito del settore economico. Inoltre, la cosa davvero sorprendente, è che questi quattro paesi, riunitisi fin dall’inizio come un gruppo diverso da quello voluto dai leader economici di Goldman Sachs, abbiano scelto di dare un taglio più alto al loro profilo. Coloro che hanno manifestato una critica posizione contro i BRICS, hanno elaborato una narrativa di potenziali “agitatori” dell’economia mondiale. Un mese prima della riunione dei ministri degli Esteri BRICS, in Russia, il professore di Princeton Harold James prevedeva che i paesi BRICS cercheranno di poter rappresentare un soggetto di riequilibrio, sia in ambito militare che in qualità di nuovo attore di influenza strategica e nuovo prestigio, per risolvere anche i propri problemi interni. Con la conclusione degli anni Novanta per un breve periodo, immediatamente successivo alla fine della Guerra Fredda, il mondo sembrava poter permanentemente rimanere tranquillo e indifferente alle logiche di potere. Quella speranza presto si è rilevata illusoria. Molti commentatori, infatti, sono stati storditi dalla rapidità della nascita di nuove tensioni all’interno del sistema internazionale. Molti attribuiscono la colpa al comportamento degli Stati Uniti, in quanto queste tensioni sono infatti state alimentate dal...
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È innegabile che categorie metapolitiche, quali Terra, Mare, Eurasia, Occidente, talassocrazia o “grande spazio”, in quanto rimandano al nostro “Essere-nel-Mondo”, necessitino di essere interpretate non solo in chiave geofilosofica, ma anche in chiave storico-geopolitica, se è vero che destino degli uomini è di “Essere-insieme”, vale a dire che l’uomo è, in primo luogo, un animale politico. Ne Il Politico e la Guerra si cerca quindi di tracciare una sorta di “mappa” dei conflitti dall’antichità ai nostri giorni mettendo a fuoco l’“intreccio” tra il Politico, l’Economico e la Guerra. L’opera è suddivisa in due parti distinte: “Terra e Mare” (volume I), che tratta dei conflitti fino alle guerre napoleoniche, e “Maschera e Volto dell’Occidente” (volume II, di prossima pubblicazione), in cui l’accento cade sulla stretta connessione tra la funzione politico-strategica dell”Economico e la “pre-potenza” della grande talassocrazia d’oltreoceano. Una connessione così stretta che “pax americana” e barbarie occidentale appaiono ormai come due facce della medesima medaglia. http://www.anteoedizioni.eu/anteoedizioni/primo-volume-fabio-falchi/
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“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”, progetto di ricerca del CESE-M   A distanza di due secoli dai resoconti di viaggio redatti dai primi esploratori e religiosi che giunsero sull’altopiano, il Tibet rimaneva ancora qualcosa di oscuro e di misterioso. Così si legge, per esempio, ad inizio ottocento sulle pagine del Nuovo Dizionario Geografico: “TIBET. Vasta regione d’Asia, di cui le notizie che si hanno sono incerte e confuse, ad onta dell’interesse che la geografia avrebbe d’essere illuminata. […] Non è verosimile che gli antichi avessero veruna cognizione di queste contrade; i portoghesi furono i primi a penetrarvi, ma sembra che Marco Polo le avesse visitate prima d’essi, e che la parte del Tangut da lui descritto, ove accenna una prov[incia]. chiamata Tebet, sia il Tibet dei moderni, dandone esso una descrizione che ne ha molta analogia”.(1) E ancora: “L’Occidente, il nord, il centro e l’Oriente dell’Asia ci passaron sott’occhio; ci riman ora a considerare quella parte meridionale per cui vediamo scorrere, l’Indo, il Gange, il Bramaputre e l’Iravaddi. Donde sorgono que’ magnifici fiumi. Tutti discendono da un altipiano inclinato a mezzodì ma da immense montagne separato dal rimanente dell’Asia meridionale. Questo è il Tibet. Eccoci dunque sulle soglie di quella misteriosa contrada e sacra, culla di più di un religioso sistema, e nel cui seno la superstizione piantò il suo trono a canto a quello del verno. […] Il Tibet, noto sin dal secolo decimoterzo, rimase a lungo inaccessibile a’ viaggiatori europei”. (2) L’accedervi quasi impossibile ne rende difficile, ancora ad inizio XIX secolo, la definizione dei confini di questa regione: “Noi comprendiam qui sotto il nome di Tibet tutti i Paesi a nord dell’Indostan, a levante della Gran Bucaria, al sud della Piccola, al sud-est del Tangut (prendendo quest’ultimo nome nel suo più ristretto significato), all’Occidente della China, ed al nord-uest dell’Impero de’ Birmanni. In un sì vasto recinto, il piccolo Tibet e lo Stato di Latak all’occidente, come pure il Butan al sud, ponn’essere considerati come quali paesi presi a parte. Verso il sud-est il confine è poco noto. Finalmente, verso il nord, sembrano esistere intere province sconosciute a noi. D’Anville termina il Tibet al grado 35; ma il gesuita Tieffenthaler asserisce positivamente che il gran Tibet è al nord-est del paese di Cascemira, ed il piccolo Tibet a nord-uest. La più breve rotta per andare a Cashgar (3) sarebbe quella di passare per il grande Tibet; ma ciò è vietato, e si passa quindi pel piccolo Tibet, la cui capitale Eskerdon (Ascardon) è otto giornate al nord de’ confini del Cascemire. Al di là trovasi Schakar. Viaggiando poscia quindi giornate per folte boscaglie, si giunge alla frontiera del piccolo Tibet. […] Da ciò sembra risultare che si può con sicurezza dare al Tibet almeno due gradi più al nord che non ne abbia sulle carte di D’Anville. Poco sappiamo delle città del Tibet; sembra che la maggior parte de’ siti segnati sulla carta, non sieno che villaggi, cioè gruppi di capanne intorno a qualche...
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Articolo originale pubblicato sulla rivista Anuari del Conflicte Social RESUM En els darrers trenta anys, una de les principals característiques de l’economia mundial ha sigut l’ augment dels moviments financers alhora que una disminució dels nivells de protecció laboral i de la qualitat dels serveis publics. Els agents econòmics són els protagonistes del model polític democràtic, però no tenen la capacitat de controlar la seva evolució. La crisi econòmica iniciada el 2008 s’ ha vist acompanyada d’ una crisi de la democràcia participativa i el neoliberalisme ha imposat un model econòmic que no depen de les polítiques gubernamentals. Aquest sistema no reconeix fronteres i tracta d’imposar-se arreu del món, i ara con ara sembla que només els nous moviments socials poden convertir-se en el seu oponent. Està en joc el futur de la societat del benestar. Cristiano Procentese e Pilar Sabio Esquiroz   LEGGI L’ARTICOLO IN PDF 12325-22273-1-SM
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Venerdì 5 giugno alle ore 17:30 presso la Biblioteca comunale “Enzo Tortora” in Via Nicola Zabaglia 27/B a Roma, verrà presentato il nuovo libro del giornalista e saggista Fabrizio di Ernesto dal titolo “Santa Madre Russia. Putin e la presenza di Mosca sullo scacchiere internazionale”, edito da Fuoco e dedicato in particolare alla politica di Vladimir Putin ed al confronto con NATO e UE. Saranno presenti, oltre all’autore, il Prof. Carlo Fredduzzi, Direttore dell’Istituto di Lingua e Cultura russa di Roma e Coordinatore Nazionale dell’Associazione Italia-Russia ed il Dott. Lorenzo Salimbeni, Presidente del Cese-m (Centro Studi Eurasia- Mediterraneo).
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articolo originale: http://iranmondo.blogspot.it/2015/05/la-siria-nudo-resoconto-dellinviato.html pubblicato da CESE-M su gentile concessione del traduttore. Di seguito riportiamo la traduzione dal persiano dell’intervista rilasciata al quotidiano di Mashad (Iran) “Khorassan” – del 25 maggio 2015 – da parte di Hassan Shemshadi, inviato della TV pubblica iraniana in Siria negli ultimi anni, con una esperienza anche in Iraq, recentemente tornato stabilmente in patria. L’intervista è a cura di Adib Rahimpour e la traduzione in italiano è di Ali Reza Jalali.   Quando è partito per la Siria? Sono partito nell’autunno del 2010 e i disordini sono iniziati all’inizio del 2011, in inverno. Quando è partito per Damasco avrebbe mai pensato a una situazione critica di questo tipo? No, assolutamente. Avevo previsto un attacco americano contro l’Iraq, sei mesi prima delle operazioni avevo avuto modo di parlarne coi nostri dirigenti politici, ma nessuno poteva prevedere una situazione così per la Siria e la regione. Vi erano dei problemi, ma non si poteva prevedere una situazione del genere. Dopo essere stato in Iraq, dove ha continuato la sua esperienza? Sono stato tre anni in Iraq, dopo quella esperienza mi sono state fatte diverse offerte di lavoro in altri paesi, come corrispondente stabile, ma ho accettato solo l’ipotesi siriana. Nel 2008 sono stato lì per 45 giorni e mi era piaciuto molto, allora c’era molta sicurezza. Come sono iniziati i disordini in Siria? La prima scintilla fu una manifestazione di protesta contro la polizia in un mercato a Damasco. Poi vi furono i fatti di Der’a, dove alcuni ragazzi fecero dei murales contro il governo, subendo la reazione dei sostenitori di Assad. Poi vi fu una manifestazione in sostengo del governo che fu seguita da manifestazioni di oppositori, i quali chiedevano il rilascio di alcuni prigionieri e la rimozione dei capi della sicurezza locale. Queste richieste della società civile non potevano essere esaudite dalle autorità? In Siria non aveva senso parlare di rivolta della società civile; dall’inizio dei fatti gli esponenti politici come il Ministro dell’Interno promisero riforme e una severa punizione per i trasgressori governativi, ma col passare del tempo le richieste degli oppositori aumentavano. Siamo arrivati al punto che lo stesso Assad volle incontrare 50 oppositori di Der’a, in un meeting di più di tre ore. In ogni caso Der’à fu il cuore della rivolta: gli oppositori presentarono 60 punti al governo, ad esempio chiesero il ritiro delle forze di sicurezza dalla città. Il governo acconsentì e la prima cosa che fecero gli oppositori come risposta, fu la messa a ferro e fuoco della città con azioni di rappresaglia contro i sostenitori del governo. Perché Der’a fu il centro della rivolta? Che caratteristiche aveva questa città? Der’a è una città sunnita al confine con la Giordania. I salafiti qui erano molto attivi. Lo Sceicco Ahmad, l’imam della moschea principale di tale località ha proclamato il jihad dal pulpito. D’altro canto gli oppositori hanno ricevuto sostegno dalla Giordania; in Siria il governo ha cercato di rispondere in modo ragionevole agli oppositori, riformando la legge elettorale, la legge...
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“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”, progetto di ricerca del CESE-M La classifica elaborata dalla rivista “Forbes” (www.forbes.com) nel maggio 2014 sulla base di tre parametri – vendite, profitti e beni – indicava ai primi tre posti solo compagnie cinesi, mentre altri due colossi legati a Pechino figuravano nelle prime dieci dietro alle solite multinazionali statunitensi. Siamo oggi evidentemente di fronte ad uno scontro di portata globale tra il declinante capitalismo finanziario anglo-americano in forma speculativa e il rampante capitalismo di Stato cinese di natura produttiva, una lotta per l’egemonia mondiale che ha inevitabili ripercussioni all’interno delle singole nazioni, Italia compresa. Un esempio di questa contrapposizione è riscontrabile nel clamoroso intervento del responsabile dell’autorità di controllo delle attività finanziarie di New York, Benjamin Lawsky, che ha sanzionato BNP Paribas (che in Italia possiede la Banca Nazionale del Lavoro) con una mega multa di 8,9 miliardi di dollari (inizialmente si parlava di 16 miliardi) per violazione dell’embargo decretato dagli Stati Uniti contro il Sudan, l’Iran e Cuba (tre nazioni che commerciano invece proficuamente con la Repubblica Popolare Cinese). Stando a quanto emerso la filiale svizzera della BNP Paribas, che gestisce gran parte delle operazioni sul mercato delle materie prime, ha continuato a realizzare transazioni in dollari (che quindi necessitano di un clearing, cioè di una compensazione bancaria negli Stati Uniti e che consentono a Washington di far valere una sorta di extraterritorialità delle sue decisioni) per finanziare imprese ed enti pubblici in Sudan, Iran e Cuba. Oltre ai quasi 9 miliardi di dollari di multa pagati, la BNP Paribas di Ginevra ha dovuto dimissionare il suo ex Presidente Georges Chodron de Courcel ed almeno altri 30 funzionari, siluramenti ritenuti comunque insufficienti dalle autorità statunitensi. A parte la protesta di alcuni deputati francesi, l’operazione di “pirateria” finanziaria ai danni di BNP Paribas è stata denunciata dal Governo dell’Avana come un sopruso illegale contro la sovranità degli Stati e contro i principi stessi del libero commercio internazionale. La strategia di Washington, basata sulla “vampirizzazione” di istituzioni ormai obsolete come Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, vorrebbe perciò ora essere rilanciata con la firma dei nuovi “Trattati ineguali”, l’ormai famigerato TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) e il TTP (Accordo Strategico Transpacifico di Cooperazione Economica); al contrario la reazione di Pechino sarà incentrata sulla creazione della Banca dei Paesi Brics, sul Sistema di Pagamento Internazionale Cinese (CIPS, che verrà lanciato con ogni probabilità ad Ottobre 2015 e permetterà allo Yuan di iniziare a sostituire il Dollaro come moneta di riserva globale, complice il sistema alternativo SWIFT Russo interamente compatibile con quello cinese), sul rilancio di gigantesche infrastrutture (La Nuova Via della seta terrestre e quella marittima), sul suo nuovo ruolo guida all’ interno dell’Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico) e sul varo dell’Asian Infrastructure Investment Bank (alla quale ha aderito l’Italia). D’altronde, come confermato da uno studio del 2008 dell’Institute for Security Technology Studies di Darmoth (USA), la Cina è la sola potenza emergente che abbia già sviluppato capacità...