13 Ottobre 2026

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articolo originale: http://www.asrie.org/associazione/libia-gli-attori-interni-del-conflitto-nazionalisti-islamisti-salafiti-jihadisti/ ASRIE FOCUS – SICUREZZA LIBIA A quattro anni dall’inizio della rivoluzione contro Gheddaffi la Libia rimane un paese profondamente diviso. Il Congresso nazionale generale (GNC), costituito con le elezioni del luglio 2012, e i governi che ne sono stati espressione fino al giugno 2014, hanno fallito nella transizione del paese verso un regime democratico. La ragione principale è stata l’incapacità di disarmare le milizie che, alla caduta di Gheddafi, contavano in totale circa 200-250mila uomini[1]. Senza un esercito regolare per contrastarle, i governi post rivoluzione hanno affidato alle milizie armate compiti di polizia e sicurezza nel tentativo di integrarle a servizio del nuovo regime, stipendiandole attraverso i vari ministeri, in particolare quello degli interni. La strategia è naufragata di fronte alla forza dei conflitti tra città e città, tra tribù e tribù, di fronte agli attriti tra regioni indipendentiste e potere centrale. La rivoluzione ha liberato tutte le tensioni che il regime di Gheddafi reprimeva con la forza ma non è stata capace di governarle. Così, a condizionare gli equilibri politici nazionali sono stati, e sono ancora oggi, attori locali (città, tribù, milizie), coesi, determinati e, soprattutto, armati. Già dalla prima metà del 2013, tuttavia, era chiara una frattura di fondo tra attori locali radicalmente rivoluzionari, decisi a rinnovare le elitè politiche ed economiche del paese e a cambiarne gli equilibri di potere, e attori locali più moderati e conservatori, decisi a chiudere la fase rivoluzionaria per timore di perdere la loro influenza nel paese. Il quadro si è complicato a metà del 2014. A maggio, il generale Khalifa Haftar ha lanciato l’operazione Dignità contro le milizie salafite di Ansar al-Sharia a Bengasi, giustificandola con la lotta al terrorismo. L’offensiva militare si è poi allargata contro i salafiti a Derna e contro gli islamisti a Tripoli. Haftar, ex generale di Gheddafi poi esiliato e ritornato in Libia per combattere il colonello nel 2011, nel febbraio 2014 si era già pubblicamente scagliato contro il GNC e, tre mesi dopo, ha lanciato un attacco di terra, appoggiato da caccia-bombardieri, alla città di Bengasi. Contemporaneamente, le milizie della città di Zintan, alleate di Haftar, hanno attaccato l’edificio del parlamento islamista di Tripoli. Tutti i movimenti islamisti e salafiti-jihadisti si sono sentiti nel mirino del generale, considerato vicino agli Stati uniti e ai militari nasseriani al potere in Egitto, che nel 2013 hanno deposto con un colpo di stato il presidente egiziano Morsi, espressione della Fratellanza musulmana. Nel luglio 2014, contro l’operazione Dignità, le forze islamiste si sono unite nell’operazione Alba. Il conflitto politico tra rivoluzionari radicali e rivoluzionari moderati è diventato così anche conflitto militare. Nel giugno 2014, inoltre, si sono svolte le elezioni per rinnovare il GNC. In mezzo ad atti di feroce violenza, sono andati a votare solo 630mila elettori sui circa 1,5 milioni registratisi, pari al 42%[2]. A prevalere sono stati i candidati vicini alle forze moderate, ottenendo 50 seggi sui 200 in palio. Solo una trentina di seggi sono andati ai candidati dei movimenti più radicali,...
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articolo originale: http://www.asrie.org/associazione/la-frammentazione-delle-istituzioni-libiche/ ASRIE FOCUS – SICUREZZA LIBIA All’inizio del 2015 la situazione politica e di sicurezza nazionale in Libia è peggiorata ulteriormente a causa dell’ingresso a Sirte da parte dell’ISIS. La vicenda va ad aggravare la drammatica guerra civile che dal 2011, caduta del regime di Muammar Gheddafi, caratterizza il paese. Uno degli elementi che ha causato lo scoppio della guerra civile è stata l’estrema frammentazione della società libica, inasprita dalla lunghissima stagione di conflitti. Sul campo infatti si contano più di un centinaio di milizie che ormai si contendono l’uso della forza in tutto il territorio. Ad esse vanno aggiunte la divisione istituzionale con due parlamenti e rispettivi governi a Tobruk e Tripoli e la galassia jihadista di Bengasi con il nuovo ingresso dello Stato Islamico come attore regionale.   La cause della frammentazione interna Fino ai tempi delle rivoluzione nel 2011 e nei mesi immediatamente successivi ad essa le reti tribali e claniche rappresentavano quelle unità minime fondamentali attorno alle quali si strutturava la vita politica e sociale del Paese. La dittatura di Gheddafi aveva favorito un aggregazione socio-politica basata sulla conservazione e il rafforzamento del tessuto di lealtà tradizionali basate sulla parentela, le tribù, il patronato e le comunità locali. Il regime ha inoltre promosso una società divisa e conflittuale privilegiando tribù e territori a lui favorevoli contro altri. Perciò, la società che si è sollevata contro il regime si è mossa partendo da una forte divisione interna e da risentimenti intestini. Fin dall’inizio della rivoluzione libica del 17 febbraio 2011 l’iniziativa della ribellione si era polarizzata fra quella degli alti funzionari, dei diplomatici e degli ufficiali in fuga dal regime, che stabilirono a Bengasi il Consiglio Nazionale di Transizione, e la miriade di iniziative locali, tribali e comunitarie, con motivazioni e prospettive molto diverse tra loro. Il Consiglio non è riuscito a prendere la guida delle altre iniziative e al tempo stesso, il movimento di base non è riuscito a trovare una sua unitarietà e ad imporre la sua guida su base nazionale. Al contrario, si è mantenuta e rafforzata una forte frammentazione che si è poi tramutata in un variegato conflitto fra fazioni politiche e militari. Con la frammentazione della istituzioni rivoluzionarie libiche si è assistito alla parziale disgregazione e perdita di influenza da parte delle rete clanica del paese. Le cause che hanno portato alla frammentazione del Paese sono molto complesse e non possono essere ricondotte in una soluzione univoca poiché sono il frutto di variabili interconnesse e giochi di forze che si sono contese il paese fin dall’inizio della rivolta. La prima variabile entrata in causa è stata la particolarità del regime di Gheddafi, costruito attorno alla sua persona, che non ha permesso la sopravvivenza di un apparato burocratico che garantisse la stabilità del paese nel periodo di transizione. L’assenza di un apparato burocratico fu causata anche dalla legge di epurazione e dalla mancanza di alte sfere manageriali che non hanno consentito alla Libia di poter contare su un gruppo di...
The Global Impact of China's Economic Transformation: Li Keqiang
Il Premier del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare di Cina Forum annuale World Economic Forum 2015 Davos, 21 Gennaio 2015 Professor Klaus Schwab, Presidente Simonetta Sommaruga, Illustri Ospiti, Signore e Signori, Cari Amici, È per me un grande piacere venire a Davos nuovamente dopo cinque anni e partecipare al World Economic Forum Annual Meeting 2015. Davos è una città di pace e serenità, sebbene ancora il mondo esterno non sia pacificato. Abbiamo bisogno di lavorare insieme per plasmare il mondo in un nuovo contesto globale. Mi è stato detto che Davos era un villaggio per il recupero da malattie polmonari, cambiato dalla successiva scoperta successiva della penicillina. Oggi è un posto per persone che pensano ad un contenitore comune e che elaborano idee capaci di risolvere saggiamente le difficoltà. Personalmente, trovo questo più che rilevante, perché il nostro mondo ha bisogno anche di “nuove forme di penicillina” per affrontare le nuove sfide che sono emerse. Certo, oggi il mondo non è affatto senza problemi. Luoghi ad alto rischio in ambito regionale, conflitti locali e attacchi terroristici continuano a divampare ponendo immediate minacce per l’umanità. La ripresa economica mondiale manca di velocità ed efficacia. Le principali economie stanno evolvendosi in modo non uniforme. I prezzi delle materie prime stanno attraversando oscillazioni frequenti ed i segnali di deflazione hanno reso la situazione ancora peggiore. In realtà, molte persone sono parecchio pessimiste sul futuro del mondo. Esse credono che la garanzia della pace sia debole e la prospettiva di sviluppo sfuggente. Un filosofo una volta osservò che non siamo in grado di risolvere i problemi utilizzando lo stesso tipo di pensiero che abbiamo usato quando li abbiamo creati. Infatti, vecchi problemi non possono più essere risolti aggrappandoci alla mentalità obsoleta del confronto, dell’odio e dell’isolamento. Il dialogo, la consultazione e la cooperazione devono essere percorsi per trovare soluzioni ai nuovi problemi. E ‘importante che noi traiamo lezioni dalla storia e dalla zona della nostra saggezza collettiva per massimizzare la convergenza di interessi tra i Paesi. Fortunatamente, in tempo di difficoltà e verifica, l’umanità è sempre stata in grado di trovare il coraggio di uscire dalle difficili situazioni e andare avanti attraverso il cambiamento e l’innovazione. Dinnanzi ad un mondo con una complessa situazione internazionale, noi tutti dovremmo lavorare insieme per sostenere pace e stabilità. Quest’anno ricorre il 70 ° anniversario della vittoria della guerra antifascista sul mondo. Per sostenere la pace e la stabilità servono gli interessi di tutte le persone nel mondo. L’ordine mondiale stabilito dopo la seconda guerra mondiale, nonché le norme generalmente riconosciute in materia di relazioni internazionali, devo essere mantenuto e non rovesciato. In caso contrario, la prosperità e lo sviluppo potrebbero essere messi a rischio. La guerra fredda e le mentalità a somma-zero devono essere abbandonati. L’approccio del “che vince prende tutto” non funziona. Zone regionali con alti tassi di rischio e conflitti geopolitici devono essere risolti pacificamente attraverso i mezzi politici. Il terrorismo, in tutte le sue manifestazioni, deve essere contrastato. La Cina resta impegnata...
libia dentro
articolo originale: http://www.asrie.org/associazione/asrie-lancia-il-progetto-focus-sicurezza-libia/ Prende il via oggi lunedì 23 febbraio 2015 il progetto “Focus SICUREZZA LIBIA” ideato da ASRIE – Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed Africa, in collaborazione con il CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo, il cui fine è quello di analizzare e studiare l’attuale quadro socio-politico ed economico del paese nord africano e di prevedere possibili scenari futuri alla luce degli ultimi eventi che stanno caratterizzando la Libia e che coinvolgono direttamente l’Italia. La Primavera Araba aveva dato nuove speranza alla Libia e al desiderio di democratizzazione ed apertura politica del paese dopo la lunga dittatura di Gheddafi; attualmente, complice un quadro regionale instabile caratterizzato dall’incapacità di alcuni paesi dell’area di perseguire il processo democratico ed una situazione interna che vede opposte le diverse tribù e fazioni presenti sul territorio libico, il vuoto di potere che si è andato a creare rappresenta una grande minaccia perché potrebbe favorire l’affermazione del Califfato Islamico nel paese e minacciare direttamente l’Italia e l’Europa. Il progetto quindi si prefigge di studiare ed analizzare le seguenti tematiche o topics: Country Profile Libia: particolare attenzione verrà data alla struttura politica interna del paese. L’aspetto legislativo, la composizione tribale, saranno elementi utili per comprendere la successiva frammentazione della Libia e riconoscere gli attori interni coinvolti (Governo di Tobruk, Governo di Tripoli, Stato Islamico, gruppi terroristici jihadisti locali, le tribù) Studio delle relazioni internazionali: quali sono le attuali relazioni Italo-Libiche, in special modo nei settori sicurezza, migrazione, energia e commercio, ed in che modo l’Italia potrà contribuire al processo di stabilizzazione nazionale libico? Quali sono gli attori esterni coinvolti a livello regionale (Turchia, Egitto, Algeria) ed internazionale ( Qatar, Turchia, Emirati Arabi, Stati Uniti, Unione Europea, Cina)? Sicurezza: quali potrebbe essere le ripercussioni della destabilizzazione in Libia a livello regionale e quali minacce si celano per l’Italia? Risorne naturali: analisi del settore degli idrocarburi libico e la relativa incidenza sugli interessi delle compagnie internazionali e dei paesi dell’area europea; presentazione delle risorse idriche della Libia e del loro possibile sfruttamento per lo sviluppo economico nazionale Attualmente l’Associazione ed il CeSEM hanno istituito un gruppo di lavoro il cui compito sarà quello di coordinare ed approfondire le tematiche prese in oggetto; chiunque fosse interessato ad avere maggiori informazioni sul progetto “Focus SICUREZZA LIBIA” e chiunque volesse partecipare fornendo un contributo personale può contattare la Segreteria di ASRIE all’indirizzo di posta elettronica info@asrie.org e cpeurasia@gmail.com. Associazione ASRIE
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Sabato 21 febbraio 2015 il resp. relazioni esterne del Cesem, Stefano Vernole, è intervenuto al secondo Congresso del “Comitato eritreo Diplomazia e Media in Italia”. Durante l’incontro, al quale ha partecipato anche l’Ambasciatore dell’Eritrea in Italia, S.E. Fessehazion Pietros (nella foto in piedi), è stato sottolineato il rapporto di collaborazione intrapreso dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo con la Comunità eritrea in Italia allo scopo di rinsaldare i legami storici e culturali tra i due paesi. Per squarciare il velo dell’informazione, spesso scorretta, diffusa dai media italiani ed esteri sull’Eritrea, occorre rafforzare questo partenariato attraverso l’ausilio di nuovi mezzi informatici e cartacei. I rapporti tra Italia ed Eritrea dovranno, nei prossimi anni, effettuare un deciso salto di qualità e implementare nuova iniziative sia in campo economico che geopolitico, considerata l’importanza strategica del Mar Rosso e delle sue vie di comunicazione. A questo proposito dovrà essere resa giustizia alle legittime rivendicazioni di Asmara, così come stabilito dal diritto internazionale e come riconosciuto dagli stessi paesi europei prima delle manipolazioni diplomatiche statunitensi. Redazione
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  Su gentile concessione dell’autore. Articolo originale: http://www.ejinsight.com/20150223-china-friend-or-foe-of-russia/ While the European Union is considering whether to impose new sanctions on Russia, the latter has become more proactive in looking eastward, particularly toward China. What remains unclear is how much China can offer Russia as a strategic partner. In 2014, Russia’s capital outflows reached a record US$151.5 billion. With the ongoing sanctions, Russian companies face challenges in getting financing and raising capital. Investment from Asia, particularly China, might fill the gap. Eddie Astanin, chairman of the executive board of Russia’s National Settlement Depository (NSD) said Asia had been an attractive place for Russian companies to raise capital even before the start of the economic sanctions. About 60 percent of Chinese outbound investment was directed to, or channeled through Hong Kong, according to the Hong Kong Trade Development Council. That may give Hong Kong an edge in connecting Chinese investment to Russian businesses. “We hope to cooperate with Hong Kong, for example, on initial public offerings and offshore RMB trading,” Astanin told EJ Insight. Despite Russia’s enthusiasm to develop closer ties with China, obstacles remain. The first is that a strong and direct link between the Russian and Asian financial infrastructure is yet to be established. “Asian investors tend to invest in London [through global custodians, brokers, investment banks and among other agents] when they invest in Russia,” Astanin said. This lack of direct link forces Russia to become more proactive in engaging Asian investors. Russian energy giant Gazprom, for example, hosted an investor event in Hong Kong and Singapore early this month. Also, the city government of Moscow sent a delegation to Hong Kong and presented a US$40 billion of transport interchange hub projects to Asian investors at the MIPIM Asia Property Leaders Summit in 2014. However, even investors who are interested in Russia, doubt whether it is the time amid sharp fluctuations in the ruble. In January, Russia’s foreign currency credit rating was downgraded to junk by Standard & Poor’s, pushing it below investment grade for the first time in a decade. China Railway Construction Corp. and China International Fund had to put their projects to build a metro line in Moscow on hold because of the ruble’s volatile exchange rate. The second obstacle is the non-parallel trade structure between China and Russia. Both countries have set a goal of achieving US$200 billion in trade turnover by 2020. China is already Russia’s largest trading partner, with total turnover at US$89 billion in 2013. However, China exports mostly manufactured goods to Russia while Russia exports mainly energy and natural resources to China. As rising labor costs force China to diversify away from manufacturing, Russia could switch to imports from Southeast Asia. Meanwhile, China will never over-rely on a single country as its energy supplier. Russia ranked 10th by trade volume among China’s trading partners in 2013. In certain regions, China and Russia are even competing for influence. Central Asia is a vivid example. China’s vision of a “Chinese Silk Road Economic...
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Il 23 febbraio 2014, alle ore 13, presso l’Università di Venezia, aula “B” a Ca’ Bernardo, esperte ed esperti internazionali si incontrano per discutere le dinamiche politiche e culturali degli Stati latinoamericani. Alla luce di alcuni filoni di studi che vedono nel subcontinente il laboratorio di una via alternativa alla politica e alla economia contemporanee, la tavola rotonda riunisce i principali esperti mondiali di America Latina. Gabriela Dalla Corte Caballero (Universitat de Barcelona) parlerà dell’identità paraguaiana e la Guerra del Chaco, Evelyne Sanchez (Univerité de Toulouse 2 Jean Jaurès-CNRS) presenterà una rilettura della Rivoluzione Messicana e Luis Beneduzi (Università Ca’ Foscari  Venezia) discuterà delle riforme urbane in Brasile e il controllo sociale. I relatori si soffermeranno sulle trasformazioni sociopolitiche avvenute in America Latina nella prima metà del Novecento. A moderare e commentare l’incontro sarà Susanna Regazzoni (Università ca’ Foscari Venezia).
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  Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha partecipato all’evento Italia – Cina, opportunità per le imprese e per il turismo. Roma, 22 ott. – “Italia – Cina Opportunità per le imprese e per il turismo” è il titolo del workshop che si terrà sabato 25 ottobre alle ore 16.00 presso il centro di documentazione Angiolo Mazzoni, organizzato dall’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Sabaudia. L’iniziativa vuole stabilire un ponte tra gli operatori del settore turistico e le imprese della Provincia di Latina e la Cina favorendo la conoscenza reciproca e presentando le peculiarità dell’agro pontino nel suo insieme. “Un incontro, quello del 25 ottobre, che vuole presentare al più grande mercato mondiale i prodotti d’eccellenza del proprio territorio e favorire la conoscenza delle sue bellezze naturali” si legge su un comunicato stampa”. “Per questo motivo il workshop rappresenterà anche un’opportunità per approfondire, tramite l’esperienza e gli esempi di successo che verranno esposti dai relatori, le potenzialità rappresentate dal mercato cinese e dai suoi flussi turistici”. L’iniziativa, alla quale hanno aderito come patrocinatori la Camera dei Deputati, UNINDUSTRIA Lazio, il Lions Club Sabaudia-San Felice Circeo, Federalberghi, Confimprese, Confcommercio e Capol di Latina, vedrà la partecipazione di importanti relatori: il Presidente della Sezione Industria del Turismo e del Tempo Libero Stefano Fiore di Unindustria Lazio, Li Xiaoyong Primo Segretario dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, Concetta Caravello, Responsabile Relazioni Esterne di Welcome Chinese Certification, gli Avvocati Massimiliano Tommasiello e Vincenzo Roberto Palmisano dello Studio legale Picozzi & Morigi, Marco Costa del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, Carmen Nigro della rivista Scenari Internazionali, Renata Dalfiume, travel consulting e Jacopo Maria Lasala di Synvision. Tante e diverse esperienze per dimostrare con esempi concreti le opportunità della nuova via della seta e del turismo cinese in Italia. Sponsor dell’iniziativa l’Atelier Verusca e l’Oleificio Iannotta. “Anche questo evento – afferma l’Assessore al Turismo e Cultura Marilena Gelardi – si inserisce nella prospettiva di internazionalizzare Sabaudia, che diventa il luogo di incontro per imprese, Pro-Loco e ai Tour Operator dell’Agro Pontino, che possono così far conoscere le proprie realtà. Oltre alla parte convegnistica, verrà, infatti, all’uopo allestito un Info-Point con materiale illustrativo e con prodotti tipici da degustare.” “Un grande ringraziamento – conclude l’Assessore – va al giornalista Matteo Bressan, che modererà l’incontro, senza il cui grande e gratuito contributo non sarebbe stato possibile realizzare l’evento.”
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SOMMARIO: 1. Sicurezza Energetica. – 2. Instabilità nel sistema paese. – 3. Conclusioni. La politica estera di un paese è la concretizzazione della Ragion di Stato ossia è lo strumento per difenderlo e sostenerlo, attraverso un’azione esterna volta a ridurre i rischi e a potenziare le opportunità per la sicurezza e l’economia di una comunità nazionale. L’esigenza di una politica estera efficace è tanto più evidente nelle fasi in cui, come l’attuale, il sistema internazionale è alle prese con una transizione sistemica, che in parte ha già modificato e in parte tenderà a ridisegnare le gerarchie globali. Per l’Italia, esistono rischi di arretramento che causerebbero un abbassamento ed una violazione della sicurezza del sistema paese. I nuovi scenari geopolitici che si affacciano nel 2015 comportano delle grande difficoltà e delle nuove sfide che l’Italia deve necessariamente affrontare nel nuovo anno. In particolare la crisi ucraina e la crisi libica, due realtà apparentemente distanti, fanno sorgere per Italia un nuovo scenario che la impegna su due fronti e che provoca al suo interno due conseguenze interconnesse: il problema connesso all’approvvigionamento ed alla sicurezza energetica, le criticità che si ripercuotono per il sistema paese e la minaccia terroristica.   1. Sicurezza Energetica L’Italia nel 2013 aveva raggiunto, con sei paesi fornitori di gas naturale e petrolio (Russia, Libia, Olanda, Algeria, Qatar, Norvegia) una diversificazione del proprio portafoglio che garantiva una sicurezza dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico. La crisi Ucraina, con la conseguente interruzione dei rapporti tra Kiev e Mosca, e la crisi mediorientale, in particolare i focus di Siria e Libia, hanno ridato attualità alla questione della dipendenza Italiana degli approvvigionamenti energetici che si trovano al di fuori dei confini europei. Le principali linee di gas di approvvigionamento per l’Europa provengono dalla Russia ed anche se l’Europa ha diversificato il suo portafoglio attraverso gli accordi con la Norvegia ed i gasdotti che provengono dal Nord Africa, questa dipendenza potrebbe comportare una crisi a livello energetico, soprattutto dopo la nuova crisi libica, obbligando l’Europa e l’Italia a dover contare solo sulle risorse di Olanda e Norvegia all’interno del continente. Anche l’avanzata dell’ISIS in Siria ed in Iraq ha contribuito ad indebolire i legami energetici europei, e l’arrivo di quest’ultimo anche in Libia – nelle scorse ore infatti il califfato ha attaccato i palazzi istituzionali di Sirte – lascia intendere che le problematiche energetiche potrebbero aumentare esponenzialmente per l’Italia. La produzione e la vendita di idrocarburi su cui si fonda l’economia libica, nostro primo fornitore di petrolio e terzo di gas, non ha raggiunto i livelli e la stabilità che aveva prima della caduta di Gheddafi. Sono continue infatti le interruzioni di approvvigionamento causate dalle repentine conflittualità tra le parti sul territorio nazionale e l’attacco all’impianto francese della Total conferma che l’eventuale interruzione delle forniture dalla Libia potrebbe creare delle difficoltà per il mantenimento dell’equilibrio del bilancio energetico italiano. Alla luce delle suddette vicende la diversificazione delle fonti di approvvigionamento è un tema che rimane di costante attualità per la sicurezza non...
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Giovedì 5 febbraio 2015, il Responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, Stefano Vernole, si è incontrato a Modena con il responsabile dell’Ufficio Politico dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Xiaoyong, per analizzare gli attuali scenari geopolitici e individuare le migliori forme di collaborazione tra Italia e Cina, in particolare nella Regione Emilia Romagna. Alle ore 15 dello stesso giorno, Li Xiaoyong si è recato in Municipio dove è stato ricevuto dall’Assessore alle attività economiche del Comune, Tommaso Rotella, per verificare le possibili forme di cooperazione tra la città di Modena e quella cinese di Siquan. I primi progetti comuni tra le due realtà potrebbero riguardare gli scambi tra studenti universitari, i settori della green economy, dell’agroalimentare e del turismo. Per quanti volessero ricevere maggiori informazioni su Siquan, segnaliamo i seguenti indirizzi e link: http://en.ccpitjs.org/html/about_jiangsu/about_suqian.html Camera di commercio regionale: http://en.ccpitjs.org/ Suqian Investment Service Center email: sqtzfwzx@163.com    Redazione tel. +8652784355318 +8652784355698 fax. +8652784355308