4 Novembre 2026

Mondo Multipolare

Nel momento in cui la situazione al fronte si fa sempre più critica per Kiev – mentre scriviamo, i russi stanno sfiancando i soldati ucraini ad Avdeevka, avanzano a nord-est di Bakhmut e ottengono successi lungo tutto il confine dell’oblast di Donetsk – Rosstat, il servizio statistico federale russo, fa impallidire le previsioni degli analisti europei e americani sul tasso di crescita del PIL di Mosca, stimato al 3,6% per il 2023. Lo riportano allarmati gli stessi media occidentali, non capacitandosi di come l’economia russa non sia crollata sotto il peso delle sanzioni in questi due anni e affermando che la ragione di tale crescita sia in realtà un’artificiosa combinazione di più fattori: cioè l’elevata spesa pubblica per gli armamenti e l’aumento della spesa sociale legata agli eventi bellici, il tutto facilitato dai più alti livelli di prezzo per le materie prime russe. Ma è veramente così?
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L’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un libro bianco dal titolo Quadro giuridico e misure della Cina per la lotta al terrorismo, in cui spiega nel dettaglio le misure prese da Pechino per contrastare il terrorismo coniugando sicurezza, stabilità e lo sviluppo sociale. Disponibile la traduzione completa del documento.
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Tra le ripercussioni geopolitiche della guerra in corso in Ucraina, la connettività eurasiatica è nuovamente al centro dell’attenzione. Non dipende solo dalla considerazione delle rotte artiche (come un modo più economico e sempre più affidabile per collegare il fianco settentrionale/atlantico dell’Europa con l’Estremo Oriente e altri luoghi di produzione fondamentali dell’Asia). Considerazioni recenti, sebbene meno presenti nella letteratura occidentale contemporanea, stanno esaminando in modo approfondito diversi corridoi terrestri sulla più vasta massa continentale del nostro pianeta. È così che il cosiddetto Middle Corridor ha visto un rinnovato interesse sia da parte degli studiosi che dell’industria. Questo corridoio, che comprende l'Asia centrale, il Caucaso e la Turchia, ha acquisito importanza come via terrestre alternativa tra l’Europa e la Repubblica Popolare Cinese.
Negli ultimi due decenni Washington ha esercitato un rigido controllo sulle entrate petrolifere irachene. Il 31 gennaio, la Commissione per le Finanze del Parlamento iracheno ha rilasciato una dichiarazione con cui chiedeva che la vendita di petrolio fosse effettuata in valute diverse dal dollaro USA, con l'obiettivo di contrastare le sanzioni statunitensi sul sistema bancario iracheno.