Nel momento in cui la situazione al fronte si fa sempre più critica per Kiev – mentre scriviamo, i russi stanno sfiancando i soldati ucraini ad Avdeevka, avanzano a nord-est di Bakhmut e ottengono successi lungo tutto il confine dell’oblast di Donetsk – Rosstat, il servizio statistico federale russo, fa impallidire le previsioni degli analisti europei e americani sul tasso di crescita del PIL di Mosca, stimato al 3,6% per il 2023. Lo riportano allarmati gli stessi media occidentali, non capacitandosi di come l’economia russa non sia crollata sotto il peso delle sanzioni in questi due anni e affermando che la ragione di tale crescita sia in realtà un’artificiosa combinazione di più fattori: cioè l’elevata spesa pubblica per gli armamenti e l’aumento della spesa sociale legata agli eventi bellici, il tutto facilitato dai più alti livelli di prezzo per le materie prime russe. Ma è veramente così?
Mondo Multipolare
Panchen Erdeni Chos-kyi rGyal-po, membro del Comitato permanente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, vicepresidente dell’Associazione buddista della Cina e presidente del ramo tibetano dell’associazione, ha esteso i propri auguri per l’inizio dell’anno del Drago.
L’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un libro bianco dal titolo Quadro giuridico e misure della Cina per la lotta al terrorismo, in cui spiega nel dettaglio le misure prese da Pechino per contrastare il terrorismo coniugando sicurezza, stabilità e lo sviluppo sociale. Disponibile la traduzione completa del documento.
Tra le ripercussioni geopolitiche della guerra in corso in Ucraina, la connettività eurasiatica è nuovamente al centro dell’attenzione. Non dipende solo dalla considerazione delle rotte artiche (come un modo più economico e sempre più affidabile per collegare il fianco settentrionale/atlantico dell’Europa con l’Estremo Oriente e altri luoghi di produzione fondamentali dell’Asia). Considerazioni recenti, sebbene meno presenti nella letteratura occidentale contemporanea, stanno esaminando in modo approfondito diversi corridoi terrestri sulla più vasta massa continentale del nostro pianeta. È così che il cosiddetto Middle Corridor ha visto un rinnovato interesse sia da parte degli studiosi che dell’industria. Questo corridoio, che comprende l'Asia centrale, il Caucaso e la Turchia, ha acquisito importanza come via terrestre alternativa tra l’Europa e la Repubblica Popolare Cinese.
L’Opinion.fr – 3 febbraio 2024.Traduzione per il CeSEM di Stefano Vernole Nella sua prima apparizione pubblica, il nuovo ministro della Difesa cinese, Dong Jun, ha annunciato ufficialmente il sostegno della Cina alla Russia nel conflitto ucraino.
Negli ultimi due decenni Washington ha esercitato un rigido controllo sulle entrate petrolifere irachene.
Il 31 gennaio, la Commissione per le Finanze del Parlamento iracheno ha rilasciato una dichiarazione con cui chiedeva che la vendita di petrolio fosse effettuata in valute diverse dal dollaro USA, con l'obiettivo di contrastare le sanzioni statunitensi sul sistema bancario iracheno.
Negli ultimi trent’anni, la politica estera del Sudafrica si è svolta in un intricato equilibrio tra alleanze storiche, interessi economici e impegno multilaterale. Le azioni recenti dimostrano come il Paese sia sempre più pronto a prendersi le proprie responsabilità di potenza emergente che promuove un nuovo ordine multipolare.
L’Occidente, guidato dagli Stati Uniti e dalla NATO, è accusato da Mosca di condurre una guerra su tutti i fronti contro la Russia, con piani di dispiegare nuove armi nucleari in Europa e dare vita ad esercitazioni provocatorie nei pressi dei confini russi.
Gli odierni Osseti, che vivono a cavallo del Caucaso maggiore, sono i discenti degli Alani, guerrieri di origine indo-iranica che nel V invasero l’Impero Romano spingendosi fino in Spagna e Nord Africa. Un popolo sorprendente le cui tradizioni e il folclore hanno affascinato, e affascinano, per la loro originalità.
Gli opinionisti occidentali sostengono che i Paesi BRICS "rischiano di diventare vassalli della Cina", affermando che gli altri membri del gruppo (Brasile, Russia, India e Sudafrica) sono completamente dominati da Pechino in termini di peso economico e di influenza.