di Giulio Chinappi Da sempre tutelata dalle critiche dei media e dei governi occidentali, l’Arabia Saudita sta diventando un bersaglio sempre più frequente in seguito al riallineamento della sua politica estera verso il multipolarismo.
BRICS+
a cura di Giulio Chinappi Dopo il vertice BRICS di Johannesburg, la Cina organizza il Forum per la pace e la sicurezza Cina-Africa, un importante tassello della pace globale grazie alla cooperazione di Pechino con i Paesi africani in materia di difesa e sicurezza. Di seguito la traduzione dell’articolo di Chen Qingqing per il Global Times.
Pubblichiamo il documento finale redatto al XV Vertice dei Brics che si è tenuto a Johannesburg (Sud Africa) dal 22 al 24 agosto 2023. “Noi, i leader della Repubblica Federativa del Brasile, della Federazione Russa, della Repubblica dell’India, della Repubblica Popolare Cinese e della Repubblica del Sud Africa, ci siamo incontrati a Sandton, in Sud Africa, dal 22 al 24 agosto 2023 per il XV BRICS Summit tenutosi sul tema: “BRICS e Africa: partenariato per una crescita reciprocamente accelerata, uno sviluppo sostenibile e un multilateralismo inclusivo”.
di Giulio Chinappi Dopo essersi recato in Indonesia, il presidente del parlamento vietnamita ha visitato l’Iran in occasione delle celebrazioni per i 50 anni di relazioni diplomatiche tra le parti.
di Giulio Chinappi Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono stati ammessi come nuovi membri dei BIRCS, ufficialmente a partire dal 1° gennaio 2024. Un importante passo in avanti verso il multipolarismo e la dedollarizzazione. Di seguito la traduzione dell’articolo di Xie Wenting e Chen Qingqing per il Global Times.
di Giulio Chinappi Il vertice BRICS di Johannesburg assesta un nuovo colpo all’ordine mondiale guidato dall’Occidente, e apre all’inclusione di nuovi Paesi. Di seguito la traduzione dell’articolo di Xie Wenting e Chen Qingqing per il Global Times.
di Andrea Puccio I BRICS si allargano e passano da cinque membri, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica ad undici accogliendo Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi come nuovi membri dell’associazione.
Lanciata nel 2013 dal presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, la Belt and Road Initiative – una delle più grandi e innovative iniziative di sviluppo economico e infrastrutturale a lungo termine della storia moderna – rappresenta un punto di svolta nell’organizzazione e nella gestione della governance globale. Parallelamente all’attuazione dei progetti infrastrutturali previsti, l’obiettivo di questo progetto noto al grande pubblico con il fortunato nome di Nuova Via della Seta afferisce alla liberalizzazione delle relazioni economiche tra la Cina e l’estero e alla facilitazione della circolazione di beni, servizi e capitali tra i Paesi coinvolti nel progetto; al centro di questa strategia si pongono le Zone Economiche Speciali (Zes), aree delimitate geograficamente appartenenti al territorio di uno Stato altro in cui le regole e le leggi su commercio e affari economici si applicano in maniera differente rispetto al resto del Paese che le ospita. Considerata la natura eterogenea della BRI, sarebbe un progetto a dire poco irrealistico, se non impossibile da realizzare nel concreto la creazione di un accordo di libero scambio comune ed esteso a tutti negli stessi termini: la disponibilità per tale genere di cooperazione e l’interesse dei numerosi partecipanti alla BRI (138 Stati) sono, di fatto, troppo diversi, e a Pechino ne sono ben consapevoli; pertanto si è deciso di affidarsi alla realizzazione di una fitta rete di Zone Economiche Speciali, le quali forniscono condizioni favorevoli per il libero scambio permettendo, così, di ottenere lo stesso risultato desiderato ma con modalità differenti, rispettando le differenze esistenti tra i vari soggetti coinvolti nel progetto infrastrutturale. Il concetto di Zone Economiche Speciali Secondo la definizione della Banca Mondiale “il concetto di base di una zona economica speciale comprende diverse caratteristiche specifiche: (a) è un’area geograficamente delimitata, solitamente protetta fisicamente; (b) ha un’unica direzione o amministrazione; (c) offre vantaggi basati sull’ubicazione fisica all’interno della zona; e (d) ha un’area doganale separata (benefici esenti da dazio) e procedure semplificate”. Le ZES si distinguono, così, in diverse tipologie sulla base di diversi scopi economici. Tra queste ci sono: le Zone di libero scambio (FTZ), Porto franco (EPZ), Zone franche/Zone economiche libere (FZ/FEZ), Parchi industriali/proprietà industriali (IE), Porti liberi, Parchi logistici vincolati (BLP) e Zone di impresa urbana La creazione di queste regioni amministrate attraverso speciali leggi e politiche economiche, generalmente più liberiste rispetto a quelle del resto del paese, è funzionale all’attrazione di investimenti esteri, alla promozione dell’industrializzazione e alla creazione di posti di lavoro. Le ZES al centro della BRI Il fenomeno delle Zone Economiche Speciali è associato all’era dello sviluppo economico della Repubblica Popolare Cinese negli anni a guida lungimirante di Deng Xiaoping. Attraverso queste zone a statuto speciale, – le più famose delle quali Shenzhen, Xiamen, Shantou, Zhuhai and Hainan Island – la Cina ha conosciuto, infatti, una crescita economica esponenziale. Il Ministero del Commercio della Cina definisce una Zona Economica Speciale (经济特区 – jingjitequ) come una zona di cooperazione economica e commerciale extraterritoriale che è investita da un’entità legale indipendente registrata in uno stato sovrano diverso dalla...
Con tutti gli occhi sui BRICS mentre si prepara una riunione alla fine di agosto che potrebbe vedere nuovi membri che si uniscono, la domanda si profila nella mente di investitori orientati al futuro: i BRICS svilupperà la sua moneta propria nel tentativo di sfidare il dollaro USA come standard mondiale?
di Ahmet Adel Il crescente favore nei confronti delle valute digitali della banca centrale – come il rublo digitale russo, lanciato il 1 agosto, è sostenuto dal grande potenziale nel creare un nuovo sistema monetario globale non incentrato sull’occidente.