Washington ricorre alle accuse infondate di «lavoro forzato» per estendere dazi, divieti e controlli sulle catene di approvvigionamento. Zhou Mi denuncia nella Sezione 301 uno strumento di coercizione commerciale incompatibile con il sistema multilaterale e fondato sull’eccezionalismo statunitense.
Stati Uniti
Pechino ha varato nuove contromisure contro l’escalation protezionistica statunitense, rafforzando i controlli sull’esportazione di droni e beni a duplice uso, sanzionando sette entità nordamericane e avviando la prima indagine sulla sicurezza nazionale nel settore del commercio estero.
Il governo brasiliano denuncia come arbitrarie e ingiustificate le nuove tariffe del 12,5% imposte da Washington, respinge le accuse sul lavoro forzato e annuncia il ricorso alla Legge sulla reciprocità e al meccanismo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Nick Checker, il nuovo “Signor Africa” del Dipartimento di Stato, ha presentato “America First in Africa”, una tabella di marcia che intende riassumere la strategia dell’Amministrazione Trump per il continente. Lo slogan è d'impatto, ma il documento suona vuoto. Riflette sia una tardiva presa di coscienza sia un’ambizione eccessiva, con obiettivi ormai irraggiungibili.
Le recenti rivelazioni statunitensi sulla rete globale di biolaboratori finanziati da Washington, compresi quelli in Ucraina, impongono una rilettura delle denunce russe. Non si tratta di propaganda, ma di fatti documentati, rischi concreti e interrogativi ancora senza risposta.
Dopo l’incontro cordiale tra Xi e Trump a Pechino, sarà probabilmente la visita del Presidente cinese a Washington - prevista il prossimo settembre - a determinare la reale situazione delle relazioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti d’America.
All’inizio del vertice NATO, abbiamo discusso con il politologo italiano Fanetti non solo delle relazioni tra l’Europa e gli Stati Uniti, ma anche di questioni urgenti che spaziavano dall’alleanza TRÇİ e dagli sforzi di Bruxelles per includere la Turchia nelle sue nuove iniziative di sicurezza, all’indebolimento della deterrenza di Washington, alla guerra in Ucraina e all’Iran.
Dalla Colombia al Perù, la nuova avanzata delle destre filostatunitensi segna una fase di restaurazione continentale. Dietro il linguaggio dell’ordine e della sicurezza riemerge la Dottrina Monroe, aggiornata dal Corollario Trump e orientata contro sovranità, integrazione regionale e governi progressisti.
Nonostante si assista a cambiamenti epocali a livello internazionale, la Cina continua ad assicurare stabilità e certezza. La Repubblica Popolare Cinese ritiene importante mantenersi aperta al mondo per continuare il proprio sviluppo, conscia che la concorrenza estera fa bene anche alle imprese nazionali. Il 15° Piano Quinquennale cinese si è posto quali obiettivi l’eliminazione completa della povertà nel Paese e la modernizzazione socialista per il risorgimento della nazione. In tale contesto, la visita di Donald Trump a Pechino sancisce l’inizio di un’epoca che Xi Jinping ha definito come “relazioni costruttive di stabilità strategica tra Cina e Stati Uniti”, dimostrando ancora una volta la postura internazionale “responsabile” della Repubblica Popolare.
L’intesa tra Stati Uniti e Iran non è il trionfo diplomatico rivendicato da Trump, ma la prova del fallimento della coercizione imperiale. Washington non ha piegato Teheran: ha dovuto accettare la fine del blocco e il ritorno alla diplomazia.