Le dichiarazioni dei vertici militari statunitensi estendono l’ipotesi di un conflitto fino allo spazio cislunare. Secondo il Global Times, Washington alimenta la militarizzazione dello spazio per consolidare la propria egemonia e giustificare l’aumento della spesa per la difesa.
Stati Uniti
Durante l’incontro con Donald Trump alla Casa Bianca, Xi Jinping ha invitato a trasformare in azioni concrete la nuova visione dei rapporti sino-statunitensi, rafforzando cooperazione economica, dialogo sull’intelligenza artificiale, gestione delle divergenze e impegno comune per la pace.
I rischi legati all’intelligenza artificiale superano i confini nazionali e non possono essere affrontati attraverso blocchi tecnologici e contrapposizioni geopolitiche. La cooperazione tra Cina e Stati Uniti diventa quindi indispensabile per costruire un sistema globale di regolamentazione efficace e inclusivo.
Dalla rottura con Cuba all’allineamento con Washington e Tel Aviv, i primi giorni di Abelardo de la Espriella segnano una brusca inversione rispetto a Petro. Persino la tragedia del terremoto diventa lo specchio di una Colombia ricondotta nell’orbita statunitense.
La domanda dei centri dati per l’intelligenza artificiale sta facendo impennare i prezzi mondiali delle memorie. Mentre Apple valuta i chip cinesi di CXMT, Washington tenta di impedirne l’acquisto, ma competitività industriale e carenza dell’offerta rendono sempre meno sostenibile questa pressione.
Nei giorni scorsi, l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha dato il via libera al passaggio di Gedi alla Antenna Media del greco Theodoris Kyriakou, una srl costituita a Milano il 12 gennaio 2026, senza però chiarire chi sia il socio unico della srl italiana[1].
Una proposta dell’amministrazione statunitense punta a vietare i finanziamenti federali alle collaborazioni scientifiche con la Cina. La comunità accademica denuncia una svolta politica che rischia di indebolire l’innovazione e di favorire proprio Pechino, anziché arrestarne il progresso scientifico.
Washington interpreta l’espansione delle relazioni sino-africane come una minaccia alla propria influenza e tenta di subordinare l’Area continentale africana di libero scambio alla competizione con Pechino, ignorando che 54 Stati sovrani perseguono un’autonoma agenda di industrializzazione e sviluppo.
Washington ricorre alle accuse infondate di «lavoro forzato» per estendere dazi, divieti e controlli sulle catene di approvvigionamento. Zhou Mi denuncia nella Sezione 301 uno strumento di coercizione commerciale incompatibile con il sistema multilaterale e fondato sull’eccezionalismo statunitense.
Pechino ha varato nuove contromisure contro l’escalation protezionistica statunitense, rafforzando i controlli sull’esportazione di droni e beni a duplice uso, sanzionando sette entità nordamericane e avviando la prima indagine sulla sicurezza nazionale nel settore del commercio estero.