Scioccata dalle rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia, in difficoltà a causa dei dazi di Trump ma sotto scacco della finanza nordamericana, l’Unione Europea prova a reagire siglando due accordi di libero scambio con aree del mondo alternative quali India e Mercosur.
Stati Uniti
Le parole del primo ministro belga Bart De Wever segnano un cambio di tono in Europa: la “protezione” statunitense diventa leva di pressione contro gli stessi alleati. Cresce la consapevolezza dei costi della dipendenza, ma l’autonomia resta lontana.
La Groenlandia è centrale nel 2026, ma questa centralità non deriva dall’essere stata attaccata, ma perché - piuttosto – qualcuno l’ha nominata come preda. Donald Trump ha trasformato un territorio autonomo del Regno di Danimarca in un “asset” da acquisire, e l’ha fatto con la grammatica più rozza del potere statunitense: la diplomazia della clava alimentata da dazi e allusioni alla forza.
L’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump contro il Venezuela ha sollevato gravi questioni legali. Dalle norme inderogabili del diritto internazionale – come la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione di Montego Bay – fino alle disposizioni della Costituzione americana, emergono violazioni sostanziali dei principi di legalità e dello stato di diritto, sia sul piano esterno che interno.
Al Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatore Sun Lei condanna i raid statunitensi sul Venezuela e il sequestro di Nicolás Maduro e Cilia Flores, denunciando violazioni della Carta ONU. Pechino chiede il rilascio immediato e un ritorno al dialogo politico.
Giulio Chinappi, analista politico italiano e ricercatore del CeSEM, afferma che le azioni unilaterali degli Stati Uniti rappresentano una grave minaccia allo Stato di diritto e danneggiano la credibilità delle istituzioni internazionali, incluse le Nazioni Unite.
Un sondaggio segnala un ritorno, negli Stati Uniti, a un approccio più pragmatico verso la Cina. Nel 2025, tra consultazioni e scambi imprenditoriali, Pechino e Washington hanno mostrato che il dialogo, se fondato su principi e rispetto reciproco, resta la via più utile per gestire frizioni e cooperare.
Tres estilos, un mismo objetivo: Obama, Biden y Trump ante Cuba y la persistencia del cambio de régimen. Ponencia presentada en el XXIII Ciclo de Conversaciones “Cuba en la Política Exterior de EE.UU.”: El regreso de Trump: Impacto presente y futuro en Cuba.
Tre presidenze, tre stili, un filo rosso. L’articolo, presentato alla XXIII Serie di conversazioni «Cuba nella politica estera degli Stati Uniti»: Il ritorno di Trump: impatto presente e futuro per Cuba, confronta in modo sistematico le politiche degli Stati Uniti verso Cuba sotto Obama, Trump e Biden, mostrando come l’alternanza tra “impegno”, “massima pressione” e alleggerimenti selettivi non cambi l’obiettivo strategico: indurre trasformazioni interne nell’Isola fino al cambio di regime.
Il sequestro di petroliere venezuelane e la minaccia di un “blocco totale” segnano un salto di qualità nella pressione USA contro Caracas. Pechino e Mosca denunciano sanzioni unilaterali illegali e ingerenze. In gioco non c’è solo il Venezuela, ma la tenuta del diritto internazionale.