Washington torna a minacciare l’Iran combinando propaganda “umanitaria”, sanzioni e dimostrazioni di forza nel Golfo. Dietro l’ipotesi di un attacco si intravede una logica imperiale: proteggere l’ordine regionale centrato su Israele, punire l’autonomia strategica iraniana e intimidire chi prova a costruire un mondo multipolare.
Stati Uniti
Se da una parte Donald Trump cerca di mantenere un canale di dialogo aperto con Pechino in virtù dello storico rapporto personale con Xi Jinping, dall’altra l’Amministrazione USA sta predisponendo una strategia di ridefinizione delle catene del valore globali per mettere in difficoltà Pechino e aumentare la propria capacità di autosufficienza militare.
Scioccata dalle rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia, in difficoltà a causa dei dazi di Trump ma sotto scacco della finanza nordamericana, l’Unione Europea prova a reagire siglando due accordi di libero scambio con aree del mondo alternative quali India e Mercosur.
Le parole del primo ministro belga Bart De Wever segnano un cambio di tono in Europa: la “protezione” statunitense diventa leva di pressione contro gli stessi alleati. Cresce la consapevolezza dei costi della dipendenza, ma l’autonomia resta lontana.
La Groenlandia è centrale nel 2026, ma questa centralità non deriva dall’essere stata attaccata, ma perché - piuttosto – qualcuno l’ha nominata come preda. Donald Trump ha trasformato un territorio autonomo del Regno di Danimarca in un “asset” da acquisire, e l’ha fatto con la grammatica più rozza del potere statunitense: la diplomazia della clava alimentata da dazi e allusioni alla forza.
L’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump contro il Venezuela ha sollevato gravi questioni legali. Dalle norme inderogabili del diritto internazionale – come la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione di Montego Bay – fino alle disposizioni della Costituzione americana, emergono violazioni sostanziali dei principi di legalità e dello stato di diritto, sia sul piano esterno che interno.
Al Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatore Sun Lei condanna i raid statunitensi sul Venezuela e il sequestro di Nicolás Maduro e Cilia Flores, denunciando violazioni della Carta ONU. Pechino chiede il rilascio immediato e un ritorno al dialogo politico.
Giulio Chinappi, analista politico italiano e ricercatore del CeSEM, afferma che le azioni unilaterali degli Stati Uniti rappresentano una grave minaccia allo Stato di diritto e danneggiano la credibilità delle istituzioni internazionali, incluse le Nazioni Unite.
Un sondaggio segnala un ritorno, negli Stati Uniti, a un approccio più pragmatico verso la Cina. Nel 2025, tra consultazioni e scambi imprenditoriali, Pechino e Washington hanno mostrato che il dialogo, se fondato su principi e rispetto reciproco, resta la via più utile per gestire frizioni e cooperare.
Tres estilos, un mismo objetivo: Obama, Biden y Trump ante Cuba y la persistencia del cambio de régimen. Ponencia presentada en el XXIII Ciclo de Conversaciones “Cuba en la Política Exterior de EE.UU.”: El regreso de Trump: Impacto presente y futuro en Cuba.