8 Agosto 2026

TPP

xijinping-kAjC--621x414@LiveMint
di Fabio Massimo Parenti Alla riunione dei leader economici, Xi ha invitato le economie dell’APEC a rimanere impegnate sulla strada della globalizzazione economica ed ha annunciato il completamento dello studio strategico per lo sviluppo della Free Trade Area of the Asia-Pacific (FTAAP), lanciata a Pechino durante al vertice APEC del 2014. “Abbiamo bisogno di rimanere coerenti con la nostra agenda e intraprendere azioni più efficaci per realizzare la FTAAP al più presto”, ha affermato il presidente cinese. IL PRIMO SUMMIT DELL’ERA TRUMP – Il summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, un’organizzazione multinazionale nata nel 1989 e che oggi consta di 21 membri, si concluso domenica 20 novembre, dopo due giorni di incontri istituzionali e alcuni eventi preparatori. Svoltosi a pochi giorni dall’elezione di Trump, il vertice sembra aver offerto, secondo molti osservatori, un crescente spazio di azione per la Cina, membro dell’APEC sin dal 1991. Vediamo perché. Dopo l’elezione di Trump la stampa asiatica e occidentale ha abbondato di commenti sulle nuove possibili relazioni Usa-Russia e Usa-Cina. Da notare, ancora una volta, la minore importanza rivolta all’Unione europea. In particolare, le speculazioni non sono mancate in materia di accordi commerciali. Ruan Zongze, ex diplomatico cinese ed attualmente membro del China Institute of International Studies, ha affermato che il TPP sarebbe “la prima vittima” dell’elezione di Trump. Quest’ultimo ha criticato aspramente il TPP (il trattato di libero scambio tra Usa e 11 paesi della macroregione), definendolo “disastroso”, non solo per come è stato concepito, ma anche perché non in linea con gli interessi nazionali. Al riguardo sono molti a sottolineare che una certa ostilità verso la Cina, esclusa dal TPP insieme all’India, è stata una strategia miope. Secondo Trump, invece di limitare la competitività cinese il TPP l’amplierebbe. Questo approccio si evince chiaramente anche da un’altra dichiarazione, strettamente connessa alle dinamiche geo-economico-politiche degli ultimi anni. James Woolsey, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, ha affermato che “l’opposizione dell’amministrazione Obama all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) voluta dalla Cina è stato un ‘errore strategico’ ed è necessario mostrare maggiore interesse nei confronti della One Belt, One Road”. Wang Huiyao, direttore del Centre for China and Globalisation, un think tank di Pechino, suggerisce che dopo la vittoria di Trump “la Cina possa invitare gli Usa ad aderire alla AIIB” (per queste e altre dichiarazioni si leggaqui). Tuttavia, la posizione di Trump sulla Cina, apparentemente più pragmatica, non deve far dimenticare le dure critiche rivolte dal nuovo presidente statunitense durante la campagna elettorale, sostenuta da un entourage neoconservatore di tutto rispetto (Woolsey, Bolton, Giuliani e Gingrich). Soprattutto sulla politica monetaria e sulle questioni commerciali. Il tentativo obamiano di isolare la Cina (nonostante il riavvicinamento avvenuto su alcune tematche chiave – pensiamo a quelle ambientali – verso la fine della sua Presidenza) all’interno della regione di sua naturale appartenenza aveva originato altre due proposte cinesi: la già ricordata Free Trade Area of the Asia Pacific (FTAAP) e la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP, i dieci membri dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda,...
ztpp
Proponiamo questa traduzione in quanto molto interessati alle forme di aggregazioni in generale e particolarmente a quelle proposte dagli Stati Uniti. Essendo ventilata l’ipotesi di un accordo di libero scambio fra Europa e Usa, bisogna porgere l’attenzione alle esperienze già in atto per capirne la reale portata. Un accordo con una super potenza di quel tipo, alla quale già paghiamo abbondantemente la politica estera attraverso la Nato, sarebbe un ulteriore colpo alle disastrate società europee? L’accordo strategico transpacifico di cooperazione economica (TPP) è un accordo oppressivo di libero commercio guidato dagli USA, in cui il reale potere di cooperazione condivisa è pari all’1% Uno dei temi meno discussi e meno riportati dall’informazione riguarda gli sforzi dell’amministrazione Obama di mettere in atto e dar priorità agli accordi strategici transpacifici per la cooperazione economica,  soffocanti accordi plurilaterale per il commercio, che vedono a capo gli Stati Uniti, attualmente in corso di negoziazione con diversi Stati che si affacciano sul Pacifico. Seicento società di consulenza aziendale hanno negoziato e sono entrate nel TPP anche se il testo della proposta di accordo non è stato ancora reso pubblico per la stampa e per la società politica. Il livello di sicurezza impiegato per questo accordo non ha precedenti: gruppi paramilitari circondano le sedi di ogni riunione ed elicotteri pattugliano i cieli. Gli organi di stampa impongono un silenzio quasi totale sull’argomento e addirittura al Senatore americano Ron Wyden, presidente del comitato del congresso con poteri giurisdizionali sopra la TPP, è stato negato l’accesso al testo relativo al negoziato. “La maggioranza dei componenti del congresso è tenuta all’oscuro degli argomenti di negoziazione del TPP, mentre i rappresentanti delle multinazionali statunitensi come Halliburton, Chevron, PhaRMA, Comcast e la Motion Picture Association of America vengono consultati e sono a conoscenza dei dettagli dell’accordo” ha dichiarato Wyden in una dichiarazione al Congresso. In aggiunta agli USA gli altri Stati che partecipano ai negoziati sono: Australia, Brunei, Cile, Canada, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Il Giappone ha espresso il desiderio di divenire un partner commerciale, ma non ha ancora preso parte ai negoziati in parte a causa delle pressioni pubbliche volte ad evitarlo. Il TPP imporrebbe regolamentazioni punitive che darebbero alle corporation multinazionali diritti mai avuti in precedenza, in grado di chiedere ai contribuenti dei risarcimenti per eventuali politiche contrarie alle loro aspettative di profitto direttamente dalle casse delle nazioni coinvolte – ciò spingerebbe un’azienda come la Big PhaRMA a mettere nella sua agenda lo sviluppo di un sistema mondiale per un controllo sui medicinali, limitando drasticamente le possibilità di accesso ai farmaci generici, di costo inferiore, dai quali dipendono le persone. Il TPP minerebbe anche la sicurezza alimentare con la limitazione delle etichettature e costringendo Stati come gli USA a importare cibo che non soddisfi i propri standard di sicurezza a livello nazionale, in aggiunta mettendo al bando Buy America o Buy Local.   In base alle bozze d’accordo trapelate, il TPP imporrà anche una serie di protezioni per gli investitori volte ad incentivare la...