A cura di Tass Intervista pubblicata sul sito dell’Ambasciata Russa in Italia 1. Per ragioni storiche, l’Italia è sempre riuscita a mantenere un equilibrio nella costruzione dei rapporti tra il blocco nord-atlantico, di cui fa parte, e l’Unione Sovietica, e in seguito Roma ha costruito rapporti più stretti con Mosca. Lei ha ripetuto più volte che questi rapporti sono stabili e non risentono della congiuntura politica interna dell’Italia, né dipendono da chi è al potere: sinistra o destra. Come può descrivere lo stato delle relazioni bilaterali oggi? Secondo Lei, quand’è che Roma ha iniziato a prendere le distanze da Mosca (prima dell’Operazione Militare Speciale) e per quali ragioni? L’equilibrio di cui parla è certamente rotto. Il noto raffreddamento è iniziato quando, nel febbraio 2021, si è insediato il governo italiano, oggi uscente, e fin dall’inizio ha dichiarato l’orientamento inequivocabile della politica estera del Paese verso le strutture euro-atlantiche, la disciplina dei blocchi, ecc. In linea di principio, questo indirizzo della politica estera del Paese non è una novità. L’Italia è tra i fondatori della UE e della NATO, membro del G7 e di altre strutture euro-atlantiche. La notizia sgradevole per noi è stata che, nonostante i noti pronunciamenti, il dialogo di partenariato con la Russia, finora molto consistente e tradizionale per la politica estera italiana, è stato praticamente escluso. Con l’avvio dell’operazione militare speciale in Ucraina nel febbraio 2022, è stato attivato il “freno di emergenza”. Il governo italiano si è allineato completamente alla politica occidentale di contenimento della Russia: ha appoggiato tutti i pacchetti di sanzioni anti-russe della UE, ha approvato gli aiuti militari al regime di Kiev, ha aderito alla totalmente sconsiderata azione collettiva dei partner occidentali espellendo 30 funzionari dell’ambasciata russa a Roma, ecc… Sono stati congelati quei meccanismi di cooperazione bilaterale che avevano dimostrato la propria efficacia (consultazioni interstatali, incontri nel formato “2+2” dei ministri degli Esteri e della Difesa, dialogo ad alto livello sulla sicurezza, consultazioni interministeriali sulle principali questioni internazionali, ecc.) ed è stata adottata la linea di un rapido superamento della dipendenza dalle forniture russe di gas, petrolio e prodotti petroliferi. Oggi le relazioni bilaterali sono di fatto in una modalità di pausa protratta. Non è una nostra scelta. Nonostante le continue accuse da parte di alcuni politici e media italiani di interferenze della Russia nei processi elettorali e politici interni del Paese, di ipotetici attacchi, minacce e ricatti da parte della Russia, chi conosce la situazione reale concorda sul fatto che la Russia non ha fatto e non sta facendo nulla che possa danneggiare concretamente l’Italia e il suo popolo, con il quale abbiamo sempre mantenuto relazioni amichevoli e reciprocamente vantaggiose. Ripeto ancora che le crisi nelle relazioni tra gli Stati vanno e vengono, ma gli interessi nazionali rimangono. Sono certo che i principali interessi della Russia e dell’Italia in gran parte coincidono, sono paralleli o convergono. 2. Cosa possiamo aspettarci dal nuovo governo italiano? Dato che ne faranno parte forze politiche come “Forza Italia” di Silvio Berlusconi e la “Lega”...
sergey razov
Pubblichiamo l’intervento di Stefano Vernole al convegno tenutosi presso il Centro russo di Scienza e Cultura a Roma alla presenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergey Razov. I rapporti con l’Europa chiamano in causa direttamente l’identità storica e culturale della Russia, la sua visione religiosa (per certi versi messianica) e il suo ruolo strategico nel mondo (derivante anche soltanto dalla sua posizione geografica, dalle sue potenzialità economiche, ecc.). I legami esistenti tra Mosca e Bruxelles, teoricamente forieri di proficue relazioni reciproche, possono anche essere interpretati (e spesso lo sono stati) da una prospettiva culturale diametralmente opposta. Il primo, controverso, aspetto riguarda la divaricazione tra cattolicesimo e cristianesimo ortodosso, una comune radice che ha però finito per creare visioni del mondo differenti. Se nel cattolicesimo l’uomo finisce per rimanere solo davanti a Dio, nell’ortodossia la concezione comunitaria (ben visibile nella Mir dei villaggi rurali)) è rimasta centrale. Essa ha avuto delle conseguenze anche dal punto di vista sociale; è in Europa (e in particolare nella sua punta di lancia più avanzata, la Francia) a scoppiare inevitabilmente la Rivoluzione che mette l’individuo al centro del dibattito politico, con annesso il liberalismo, il protestantesimo (ulteriormente degenerato nel calvinismo e nell’ideologia della predestinazione Made in USA), l’ideologia dei diritti dell’uomo … Nulla di simile succede in Russia, dove la triade Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità rimane viva almeno fino alla Rivoluzione bolscevica del 1917, la quale finirà per per appiattirsi sulla struttura preesistente al fine di consolidare il proprio successo e stabilizzare lo Stato. Alla visione “statalista” va affiancata l’idea di Terza Roma, che suggella l’antica aspirazione geopolitica della Russia ad avere una posizione centrale e dominante nelle vicende dell’umanità. In un fondamentale documento del 2000, la Chiesa Ortodossa russa affermava che “il patriottismo del cristiano ortodosso deve essere attivo; esso si manifesta nella difesa della patria dal nemico, nella preservazione della cultura e dell’identità nazionale”. Le differenze con il cristianesimo europeo sono evidenti. In Europa l’elevata autonomia ha permesso alla Chiesa cattolica di ritagliarsi uno spazio di potere terreno sempre più preminente rispetto al proprio ruolo spirituale. I contatti con l’Occidente risalgono comunque alla Russia pre-petrina: i Rjurik che la governarono fino alla fine del Cinquecento erano di origine vichinga e le città di Novgorod e Pskov intrattenevano forti legami con la Lega Anseatica, mentre la rivalità con la Polonia rimane una delle cause storiche dell’incomprensione tra Russia ed Europa. Agli inizi del Settecento, Pietro il Grande non solo introdusse la scienza, la tecnica e alcuni aspetti della cultura occidentale ma tentò di inserirsi nelle controversie e nei giochi di potere del Vecchio Continente. Tuttavia questa occidentalizzazione coinvolgeva soprattutto l’alta corte e l’alta nobiltà zarista, mentre vasti ceti popolari ne rimanevano esclusi completamente. Il filosofo Alexander Herzen riteneva che solo la Russia, in quanto nazione europea giovane e sana, avrebbe potuto salvare il mondo dal decadimento a cui la cultura occidentale lo stava conducendo. I populisti russi ne ripresero l’idealizzazione dell’obscina (comunità rurale) come uno dei modi per superare il capitalismo. Per Fedor Dostoevskij, “L’Europa sta...