21 Ottobre 2026

Mese: Settembre 2019

Erdoğan_(cropped_version,_2018)
Articolo originale apparso su Young Diplomats Erdogan – The once-great strategist he was when it comes to power struggles in the domestic scene is now having troubles finding the balance between his personal political gains and the sacrifices he has made in order to make such gains. He has been very sufficient in maximizing the damages he can cause to the country and in turn to himself while gaining very little in return. The very recent defeats the AKP has suffered in the municipal elections and the re-election in Istanbul are a great testament to this. He has virtually gone against the policies the AKP had pursued ever since they came to power in the early 2000s in every conceivable way. Not only has he torpedoed the relations with the US by fanatically insisting on purchasing the Russian-supplied S-400 anti-aircraft missile programs despite the risk of losing F-35 contracts and facing potential economic sanctions but also his authoritarian conducts involving repeated transgressions of democratic institutions and the blatant disdain to some European countries’ calls have contributed to the long-term deterioration in Turkey’s relations with the EU. His intransigence in refusing to let the Kurds have their own strongholds and persistence in launching a land invasion into Tel Rifaat, Manbij and the east of the Euphrates to chase them out have also added to the causes of tension with Turkey’s NATO allies. But that’s not all. He has also managed to tremendously wreck the relations with both his strategic allies and the neighboring states. The Idlib demilitarized zone agreement he brokered with Putin last year has become a disaster because of his failure to deliver his promises, which has triggered growing impatience in both Damascus and Moscow, ultimately resulting in a Russian-backed Syrian offensive into the region. The very recent aggressive attempt to drill offshore oil in the disputed areas nearing Cyprus’s coast has also sent alarming signals to both Greece and the internationally-recognized regime in Cyprus. The only two adjoining entities that have maintained relatively better relations with Ankara, apart from Iran, are Iraq and the Kurdistan regional government, but that is only because Iraq has suffered tremendous loss in the war against ISIS and is currently too weak to lose friends, and in the case of the KRG, it is because a huge proportion of its revenues comes from Turkey through trades and oil deals. In addition, the 2017 referendum in the KRG has not only pushed Baghdad and Ankara together but also made Erbill even more dependent on Turkey. Nevertheless, these ostensibly amicable relations are also about to be seriously tested. The ongoing Turkish military campaign that started last year involving frequent cross-border airstrikes targeting PKK fighters in areas within the Kurdistan region has drawn increasing condemnation on the part of Iraq. Reacting to two very recent air raids that caused five civilian casualties, Baghdad has begun to depict Turkey’s incursion as “unilateral acts of war” and urge Ankara to stop violating Iraq’s sovereign integrity. Although falling behind...
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Pubblichiamo l’intervento di Stefano Vernole al convegno tenutosi presso il Centro russo di Scienza e Cultura a Roma alla presenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergey Razov. I rapporti con l’Europa chiamano in causa direttamente l’identità storica e culturale della Russia, la sua visione religiosa (per certi versi messianica) e il suo ruolo strategico nel mondo (derivante anche soltanto dalla sua posizione geografica, dalle sue potenzialità economiche, ecc.). I legami esistenti tra Mosca e Bruxelles, teoricamente forieri di proficue relazioni reciproche, possono anche essere interpretati (e spesso lo sono stati) da una prospettiva culturale diametralmente opposta. Il primo, controverso, aspetto riguarda la divaricazione tra cattolicesimo e cristianesimo ortodosso, una comune radice che ha però finito per creare visioni del mondo differenti. Se nel cattolicesimo l’uomo finisce per rimanere solo davanti a Dio, nell’ortodossia la concezione comunitaria (ben visibile nella Mir dei villaggi rurali)) è rimasta centrale. Essa ha avuto delle conseguenze anche dal punto di vista sociale; è in Europa (e in particolare nella sua punta di lancia più avanzata, la Francia) a scoppiare inevitabilmente la Rivoluzione che mette l’individuo al centro del dibattito politico, con annesso il liberalismo, il protestantesimo (ulteriormente degenerato nel calvinismo e nell’ideologia della predestinazione Made in USA), l’ideologia dei diritti dell’uomo … Nulla di simile succede in Russia, dove la triade Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità rimane viva almeno fino alla Rivoluzione bolscevica del 1917, la quale finirà per per appiattirsi sulla struttura preesistente al fine di consolidare il proprio successo e stabilizzare lo Stato. Alla visione “statalista” va affiancata l’idea di Terza Roma, che suggella l’antica aspirazione geopolitica della Russia ad avere una posizione centrale e dominante nelle vicende dell’umanità. In un fondamentale documento del 2000, la Chiesa Ortodossa russa affermava che “il patriottismo del cristiano ortodosso deve essere attivo; esso si manifesta nella difesa della patria dal nemico, nella preservazione della cultura e dell’identità nazionale”. Le differenze con il cristianesimo europeo sono evidenti. In Europa l’elevata autonomia ha permesso alla Chiesa cattolica di ritagliarsi uno spazio di potere terreno sempre più preminente rispetto al proprio ruolo spirituale. I contatti con l’Occidente risalgono comunque alla Russia pre-petrina: i Rjurik che la governarono fino alla fine del Cinquecento erano di origine vichinga e le città di Novgorod e Pskov intrattenevano forti legami con la Lega Anseatica, mentre la rivalità con la Polonia rimane una delle cause storiche dell’incomprensione tra Russia ed Europa. Agli inizi del Settecento, Pietro il Grande non solo introdusse la scienza, la tecnica e alcuni aspetti della cultura occidentale ma tentò di inserirsi nelle controversie e nei giochi di potere del Vecchio Continente. Tuttavia questa occidentalizzazione coinvolgeva soprattutto l’alta corte e l’alta nobiltà zarista, mentre vasti ceti popolari ne rimanevano esclusi completamente. Il filosofo Alexander Herzen riteneva che solo la Russia, in quanto nazione europea giovane e sana, avrebbe potuto salvare il mondo dal decadimento a cui la cultura occidentale lo stava conducendo. I populisti russi ne ripresero l’idealizzazione dell’obscina (comunità rurale) come uno dei modi per superare il capitalismo. Per Fedor Dostoevskij, “L’Europa sta...
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di Luca Rossi Il blocco euro-atlantico ( UE ed USA) riagguanta l’Italia, ponendo fine  – temporaneamente – al sovranismo (sia in termini di politica dei flussi migratori, sia di scelte economiche a favore dei ceti più deboli e delle imprese nazionali) ed alla politica estera multivettoriale del Governo giallo-verde. Non saranno le marionette piazzate nei vari dicasteri a fare danni, ma l’intera macchina da guerra (informativa-psicologica-economica-militare) che funge da vera struttura del potere che unisce il blocco occidentale.  Quello che in più di una occasione abbiamo definito Deep State (Stato invisibile). La restaurazione procederà in maniera spedita, dopo aver portato a compimento la manovra politica che ha cospirato contro il precedente esecutivo. In politica interna si ristabilirà il primato delle minoranze accelerando sulla introduzione dello Ius Soli, cancellazione delle misure contenute nei decreti sicurezza ecc. Infatti il primo Consiglio dei ministri del governo Conte Bis ha immediatamente impugnato una legge del Friuli Venezia Giulia perché – a suo dire – conterrebbe elementi discriminatori sul tema dell’immigrazione e perché alcune sue norme violavano la «competenza esclusiva statale». In altre parole, si  bloccheranno i tentativi delle Regioni governate dalla Lega d’interferire contro il Piano di annientamento della popolazione italiana e sostituzione con un numero sempre più elevato di immigrati provenienti dal continente africano. Lo scoglio sulla quale potrebbe invece arenarsi il Tandem Partito Democratico 5Stelle, riguarderebbe l’aspetto economico-sociale ovvero la cancellazione del reddito di cittadinanza, la riproposizione della Legge Fornero e la reintroduzione del Jobs Act (ovviamente il tutto presentato in altra forma).   Ma il compromesso è il sale della politica, quindi, pur di scongiurare una finanziaria lacrime e sangue o un aumento dell’IVA, lo scudo anti-liberista del 5 stelle potrebbe cedere “qualcosa”. Sul fronte della politica estera l’offensiva contro l’autonomismo espresso dall’esecutivo giallo-verde si è già dispiegata con il tristemente famoso “Rubli-Gate”: una montatura mediatico-giudiziaria in stile maccartista in cui – probabilmente – sono coinvolte agenzie europee straniere ostili al nostro Paese col placet del Grande Fratello di Washington.  In tal senso è interessante notare il riavvicinamento tra l’amministrazione repubblicana statunitense e quella francese, sancito con il G7 (termine ultimo per portare in atto il regime change italiano) e la manovra imbastita dal Paese d’Oltralpe per raffreddare le tensioni con l’Iran (L’arrivo del Ministro Zarif a Biarritz patrocinato dai francesi).  L’Unione Europea (Asse Franco-tedesco) sta cercando di riportare gli USA su una posizione non dissimile da quella del precedente governo Obama. La seconda fase si svilupperà nel post-golpe ed è quella decisiva per chiudere ogni spazio di manovra all’Italia.  L’attivazione della Golden Power (Potere speciale) sulla rete 5G risponde non tanto ad una esigenza di tutela della sicurezza delle Reti, ma mira a frenare gli accordi stipulati dal Wind Tre con la Società cinese Huawei, aventi come oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione basate sulla suddetta tecnologia.  Tale misura discriminatoria presa sempre dal Consiglio dei Ministri, risponde all’allarme diffuso dal Presidente Trump sull’offensiva globale cinese, ossia il pericolo che si crei una faglia sempre più grossa nel sistema di gestione e controllo delle reti europee e statunitensi.  Questo è solo il primo passo  verso la neutralizzazione (non...
Intervento di Stefano Vernole (CeSEM) alla alla VIII Conferenza internazionale «Russia ed Europa: problemi attuali del giornalismo moderno»   I rapporti con l’Europa chiamano in causa direttamente l’identità storica e culturale della Russia, la sua visione religiosa (per certi versi messianica) e il suo ruolo strategico nel mondo (derivante anche soltanto dalla sua posizione geografica, dalle sue potenzialità economiche, ecc.). I legami esistenti tra Mosca e Bruxelles, teoricamente forieri di proficue relazioni reciproche, possono anche essere interpretati (e spesso lo sono stati) da una prospettiva culturale diametralmente opposta. Il primo, controverso, aspetto riguarda la divaricazione tra cattolicesimo e cristianesimo ortodosso, una comune radice che ha però finito per creare visioni del mondo differenti. Se nel cattolicesimo l’uomo finisce per rimanere solo davanti a Dio, nell’ortodossia la concezione comunitaria (ben visibile nella Mir dei villaggi rurali)) è rimasta centrale. Essa ha avuto delle conseguenze anche dal punto di vista sociale; è in Europa (e in particolare nella sua punta di lancia più avanzata, la Francia) a scoppiare inevitabilmente la Rivoluzione che mette l’individuo al centro del dibattito politico, con annesso il liberalismo, il protestantesimo (ulteriormente degenerato nel calvinismo e nell’ideologia della predestinazione Made in USA), l’ideologia dei diritti dell’uomo … Nulla di simile succede in Russia, dove la triade Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità rimane viva almeno fino alla Rivoluzione bolscevica del 1917, la quale finirà per per appiattirsi sulla struttura preesistente al fine di consolidare il proprio successo e stabilizzare lo Stato. Alla visione “statalista” va affiancata l’idea di Terza Roma, che suggella l’antica aspirazione geopolitica della Russia ad avere una posizione centrale e dominante nelle vicende dell’umanità. In un fondamentale documento del 2000, la Chiesa Ortodossa russa affermava che “il patriottismo del cristiano ortodosso deve essere attivo; esso si manifesta nella difesa della patria dal nemico, nella preservazione della cultura e dell’identità nazionale”. Le differenze con il cristianesimo europeo sono evidenti. In Europa l’elevata autonomia ha permesso alla Chiesa cattolica di ritagliarsi uno spazio di potere terreno sempre più preminente rispetto al proprio ruolo spirituale. I contatti con l’Occidente risalgono comunque alla Russia pre-petrina: i Rjurik che la governarono fino alla fine del Cinquecento erano di origine vichinga e le città di Novgorod e Pskov intrattenevano forti legami con la Lega Anseatica, mentre la rivalità con la Polonia rimane una delle cause storiche dell’incomprensione tra Russia ed Europa. Agli inizi del Settecento, Pietro il Grande non solo introdusse la scienza, la tecnica e alcuni aspetti della cultura occidentale ma tentò di inserirsi nelle controversie e nei giochi di potere del Vecchio Continente. Tuttavia questa occidentalizzazione coinvolgeva soprattutto l’alta corte e l’alta nobiltà zarista, mentre vasti ceti popolari ne rimanevano esclusi completamente. Il filosofo Alexander Herzen riteneva che solo la Russia, in quanto nazione europea giovane e sana, avrebbe potuto salvare il mondo dal decadimento a cui la cultura occidentale lo stava conducendo. I populisti russi ne ripresero l’idealizzazione dell’obscina (comunità rurale) come uno dei modi per superare il capitalismo. Per Fedor Dostoevskij, “L’Europa sta perdendo il suo universalismo e tra...