11 Settembre 2026

michael hudson

di Michael HudsonARTICOLO ORIGINALE tradotto in italiano da Alessandro Napoli per GEOPOLITIKA.RU Alla Germania e ad altri paesi della NATO è stato detto di imporre sanzioni commerciali e di investimento su se stessi che sopravviveranno all’odierna guerra per procura in Ucraina. Il presidente degli Stati Uniti Biden e i suoi portavoce del Dipartimento di Stato hanno spiegato che l’Ucraina è solo l’arena di apertura in una dinamica molto più ampia che sta dividendo il mondo in due serie opposte di alleanze economiche. Questa frattura globale promette di essere una lotta di dieci o vent’anni per determinare se l’economia mondiale sarà un’economia unipolare incentrata sul dollaro e dominata dagli Stati Uniti o un mondo multipolare e multivaluta incentrato sul cuore dell’Eurasia con economie miste pubblico/privato. Il presidente Biden ha caratterizzato questa divisione come tra democrazie e autocrazie. La terminologia si basa sul tipico doppio senso orwelliano. Per “democrazie” intende gli Stati Uniti e le oligarchie finanziarie occidentali alleate. Il loro scopo è spostare la pianificazione economica dalle mani dei governi eletti in quelle di Wall Street e altri centri finanziari sotto il controllo degli Stati Uniti. I diplomatici statunitensi utilizzano il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per chiedere la privatizzazione delle infrastrutture mondiali e la dipendenza dalle esportazioni di tecnologia, petrolio e cibo statunitensi. Per “autocrazia”, Biden intende i paesi che resistono a questa acquisizione di finanziarizzazione e privatizzazione. In pratica, la retorica statunitense significa promuovere la propria crescita economica e il proprio tenore di vita, mantenendo la finanza e le banche come servizi di pubblica utilità. La questione fondamentalmente è se le economie saranno pianificate dai centri bancari per creare ricchezza finanziaria – privatizzando le infrastrutture di base, i servizi pubblici e i servizi sociali come l’assistenza sanitaria in monopoli – o aumentando il tenore di vita e la prosperità mantenendo le banche e la creazione di denaro, sanità pubblica, istruzione, trasporti e comunicazioni in mano pubblica. Il Paese che subisce più “danni collaterali” in questa frattura globale è la Germania. Essendo l’economia industriale più avanzata d’Europa, l’acciaio, i prodotti chimici, i macchinari, l’automotive e altri beni di consumo tedeschi sono i più fortemente dipendenti dalle importazioni di gas, petrolio e metalli russi dall’alluminio al titanio e al palladio. Eppure, nonostante due gasdotti Nord Stream costruiti per fornire alla Germania energia a basso prezzo, alla Germania è stato detto di isolarsi dal gas russo e deindustrializzare. Ciò significa la fine della sua preminenza economica. La chiave per la crescita del PIL in Germania, come in altri paesi, è il consumo di energia per lavoratore. Queste sanzioni anti-russe rendono l’odierna Nuova Guerra Fredda intrinsecamente anti-tedesca. Il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha affermato che la Germania dovrebbe sostituire il gasdotto russo a basso prezzo con il gas GNL americano a prezzo elevato. Per importare questo gas, la Germania dovrà spendere rapidamente oltre 5 miliardi di dollari per implementare la capacità portuale di gestire le navi cisterna di GNL. L’effetto sarà quello di rendere l’industria tedesca non competitiva....
dollaro
di Pepe Escobar Articolo originale pubblicato in inglese su The Cradle | Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini pubblicata sul sito Geopolitika.ru Con The Destiny of Civilization, Michael Hudson, uno dei più importanti economisti indipendenti del mondo, ci ha fornito probabilmente il manuale definitivo su dove siamo, chi comanda e se possiamo scavalcarlo. Buttiamoci subito nella mischia. Hudson inizia con un’analisi dell’etica del “prendi i soldi e scappa”, con tanto di deindustrializzazione, dato che il 90% dei ricavi delle aziende statunitensi è “utilizzato per il riacquisto di azioni e il pagamento di dividendi per sostenere i prezzi delle azioni delle società”. Questo rappresenta l’apice della strategia politica del “capitalismo finanziario”: “catturare il settore pubblico e spostare il potere monetario e bancario” a Wall Street, alla City di Londra e ad altri centri finanziari occidentali. L’intero Sud globale riconoscerà facilmente il modus operandi imperiale: “La strategia dell’imperialismo militare e finanziario statunitense consiste nell’installare oligarchie e dittature clienti e nel convincere gli alleati a unirsi alla lotta contro gli avversari designati, sovvenzionando non solo i costi bellici dell’impero (“difesa”), ma anche i programmi di spesa interna della nazione imperiale”. Questa è l’antitesi del mondo multipolare auspicato da Russia e Cina. In breve, la nostra attuale Guerra Fredda 2.0 “è fondamentalmente condotta dal capitalismo finanziario centrato sugli Stati Uniti che sostiene le oligarchie dei rentier contro le nazioni che cercano di costruire una più diffusa autosufficienza e prosperità interna”. Hudson ci ricorda in modo preveggente Aristotele, che direbbe che è nell’interesse dei finanzieri esercitare il loro potere contro la società in generale: “la classe finanziaria è stata storicamente la principale beneficiaria degli imperi, agendo come agente di riscossione”. Quindi, inevitabilmente, la principale leva imperiale sul mondo, una vera e propria “strategia di sottosviluppo”, doveva essere finanziaria: strumentalizzare la pressione del FMI per “trasformare le infrastrutture pubbliche in monopoli privatizzati e invertire le riforme del XX secolo a favore dei lavoratori” attraverso le famigerate “condizionalità” dei prestiti. Non c’è da stupirsi che il Movimento dei Non Allineati (NAM), fondato a Belgrado nel 1961 con 120 nazioni e 27 osservatori, sia diventato una minaccia per la strategia globale degli Stati Uniti. Questi ultimi, com’era prevedibile, reagirono con una serie di guerre etniche e con le prime incarnazioni della rivoluzione cromatica, creando dittature su scala industriale, da Suharto a Pinochet. Il culmine è stato un cataclismatico incontro a Houston il 19 dicembre 1990 per “celebrare” la dissoluzione dell’URSS, mentre Hudson ci ricorda come l’FMI e la Banca Mondiale “hanno preparato un piano per i leader russi per imporre l’austerità e dare via i propri beni – non importa a chi – in un’ondata di ‘terapia d’urto’ per lasciare che la presunta magia della libera impresa crei un libero mercato neoliberista”. In larga misura, la nostalgia per lo stupro e il massacro della Russia degli anni ’90 alimenta quella che Hudson definisce la Nuova Guerra Fredda, in cui la Diplomazia del Dollaro deve affermare il proprio controllo su ogni economia straniera. La Nuova Guerra Fredda non...