Le recenti pressioni di Washington sull’Europa, dai dazi legati alla Groenlandia alle frizioni sul commercio, mostrano quanto l’UE resti dipendente dagli Stati Uniti, anche sul piano strategico e psicologico. È tempo di ripensare alleanze e interessi, aprendo a nuovi partenariati.
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Washington sostiene di voler “controllare” la Groenlandia per fermare presunte minacce cinesi e russe, ma i dati e le autorità danesi smentiscono. La presenza cinese sull’isola è minima e limitata al commercio ittico, non alla sicurezza.
La Groenlandia è centrale nel 2026, ma questa centralità non deriva dall’essere stata attaccata, ma perché - piuttosto – qualcuno l’ha nominata come preda. Donald Trump ha trasformato un territorio autonomo del Regno di Danimarca in un “asset” da acquisire, e l’ha fatto con la grammatica più rozza del potere statunitense: la diplomazia della clava alimentata da dazi e allusioni alla forza.
Alla vigilia della visita del vicepresidente statunitense JD Vance, la Groenlandia ha formato un nuovo governo di coalizione, guidato da Jens-Frederik Nielsen, per respingere le provocazioni di Trump e riaffermare la propria sovranità e il diritto all’autodeterminazione verso un futuro indipendente.
Le elezioni dell’11 marzo in Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, hanno dato un chiaro segnale: i cittadini, respingendo le ambizioni espansionistiche di Trump, riaffermano con decisione il diritto all’autodeterminazione e all’identità nazionale.