22 Ottobre 2026

green economy

Un punto chiave della “rivoluzione verde” voluta da Xi Jinping è quello che riguarda l’industria dei veicoli elettrici, la quale rappresenta non solo un punto nevralgico della transizione energetica, ma anche una componente vitale per l’economia cinese e per le ambizioni del Dragone di progredire verso un primato tecnologico. Si tratta di un settore che, negli ultimi anni, è cresciuto a vista d’occhio facendo raggiungere alla potenza asiatica una ulteriore posizione di rilievo nel panorama internazionale. Non è un segreto che l’industria dei trasporti contribuisca in modo significativo alla produzione di emissioni dirette di anidride carbonica. L’utilizzo di veicoli elettrici rappresenterebbe, dunque, un legittimo alleati alla decarbonizzazione del settore dei trasporti il quale fino al 2019 è stato responsabile di circa il 24% delle emissioni dirette di anidride carbonica su scala globale – a tale picco ha fatto seguito una piccola riduzione di queste emissioni durante la pandemia di COVID-191. In ogni caso, non vi è dubbio che il successo nella gestione di questo processo comporterebbe significativi progressi alla transizione verde ed è per tale motivo che numerose nazioni – in particolare Cina, Stati Uniti e Germania – hanno mostrato un notevole interesse per lo sviluppo di veicoli elettrici. Naturale è che, a differenza della controparte alimentata coni classici benzina e gasolio, i tali veicoli mostrino di avere una maggiore efficienza e propensione al rispetto per l’ambiente. Motori elettrici e batterie ricaricabili sono utilizzati al posto di motori a combustione interna e benzina. L’industria automobilistica offre una gamma di veicoli con diverse fonti di alimentazione: veicoli completamente elettrici (BEV), ibridi (HEV) che integrano sia l’alimentazione elettrica che quella a benzina e ibridi plug-in (PHEV), i quali possono essere ricaricati tramite erogatori di energia esterni. I veicoli elettrici a batteria (BEV) presentano le emissioni più basse, tuttavia, i veicoli elettrici ibridi (HEV) e i veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV) sono più adatti a soddisfare le esigenze di guida di una popolazione più ampia di conducenti. L’attuazione di politiche volti ad ottenere significativi progressi nella tecnologia legata a questo settore produttivo hanno il tutto il potenziale necessario per ottenere significativi miglioramenti nella sostenibilità del comparto dei trasporti. L’obiettivo principale dei veicoli elettrici, infatti, è quello di rivoluzionare il settore diminuendo la dipendenza dal petrolio, riducendo al minimo le emissioni e le spese e, contemporaneamente, migliorare la sicurezza energetica e la sostenibilità ambientale. Lo sviluppo continuo di tecnologie specifiche mirato all’ottimizzazione dell’efficienza energetica e alla riduzione dell’impatto ambientale ha il potenziale per facilitare un futuro più verde con emissioni di carbonio ridotte e vantaggi globali. In breve, l’implementazione di soluzioni di mobilità elettrica rappresenta una strada promettente da battere verso un concetto di trasporto rispettoso dell’ambiente e un ecosistema globale più longevo2. In Cina, la rapida espansione delle capacità tecnologiche e dei sistemi di produzione, insieme alla crescita delle vendite sul mercato dei veicoli elettrici contribuisce ad accrescere l’importanza di questo settore. Se si guardano i numeri, le vendite aggregate di veicoli elettrici in Cina sono aumentate notevolmente negli ultimi dieci anni,...
Korybko
Insieme alla continua incertezza economica globale che circonda il COVID-19, il risultato è che l’UE continuerà a soffrire di prezzi elevati e forniture inaffidabili fintanto che si rifiuta di raggiungere pragmaticamente accordi di fornitura a lungo termine con la Russia. ARTICOLO ORIGINALE Il presidente Putin ha recentemente espresso esasperazione per le politiche controproducenti adottate dall’UE nel mezzo della crisi energetica in corso trovandosi d’accordo con un rappresentante della Duma che in precedenza aveva avvertito di come l’Europa fosse a rischio di congelamento a causa della politicizzazione delle sue politiche sulle importazioni di gas russo. Nelle stesse parole del leader russo, “Sì, sono d’accordo con la tua valutazione. Ed è anche stupido per chi sta ritardando il sistema (Nord Stream II), poiché maggiori quantità di gas nel mercato europeo abbasserebbero sicuramente il prezzo delle transazioni spot. Non vogliono acquistare direttamente da noi, ma per loro il prezzo scenderebbe drasticamente. Stanno solo abbattendo il ramo su cui sono seduti. È una cosa eccezionale”. È molto raro che il presidente Putin esprima esasperazione su qualsiasi argomento, per non parlare delle politiche di altri Paesi, ma questo dimostra quanto controproducente crede che siano le scelte dell’Unione Europea. Contrariamente a quanto affermano molti sia nel Mainstream Media che nella Alt-Media Community (AMC) – ciascuno per le proprie ragioni ideologiche ovviamente e nel conseguimento di diversi fini narrativi – la Russia non vuole che l’Europa si congeli. Mosca vuole sinceramente continuare la cooperazione energetica reciprocamente vantaggiosa e non è affatto interessata a “punire” i Paesi europei attraverso la sospensione delle forniture per motivi politici. Ecco perché questo esaspera così tanto il presidente Putin. Le politiche “verdi” radicali dell’UE e la paranoia anti-russa sono direttamente responsabili dell’aggravamento della crisi energetica in corso. I primi si riferiscono alla transizione accelerata del blocco europeo verso le cosiddette fonti energetiche “verdi”, avvenuta a scapito di quelle convenzionali (combustibili fossili) esistenti. Il risultato ottenuto è che l’UE non dispone di forniture di carburante sufficienti per accogliere la graduale ripresa dell’economia degli ultimi mesi dopo che le conseguenze economiche degli sforzi non coordinati della comunità internazionale per contenere il COVID-19 le hanno inferto un duro colpo negli ultimi due anni. Avrebbero dovuto attuare gradualmente politiche moderate con il senno di poi invece di accelerare l’attuazione di politiche radicali. Il secondo fattore riguarda i timori di alcuni Paesi – istigati dagli Stati Uniti – riguardo alle presunte intenzioni politiche della Russia riguardante il suo ruolo nella fornitura di energia all’UE. Gli Stati baltici e la Polonia hanno costantemente affermato, senza alcuna base fattuale, che la Russia vuole “punire” tutta l’UE per qualsiasi motivo, che si tratti dei cosiddetti standard “democratici” e “diritti umani” o dell’imposizione di sanzioni contro la Grande Potenza Eurasiatica. Non una volta la Russia ha mai “armato” l’energia, eccezion fatta all’inizio degli anni 2000 relativamente al mancato pagamento delle forniture ricevute dall’Ucraina e al successivo prelievo di risorse energetiche mentre queste transitavano verso ovest attraverso il suo territorio. La Russia, così, chiuse le sue rotte di esportazione in base a un accordo contrattuale esistente al...