di Thierry Meyssan Traduzione di RACHELE MERMETTI FONTE ARTICOLO: https://www.voltairenet.org/article21867https://www.voltairenet.org/article218675.html5.html In tempo di pace, com’anche in tempo di guerra, la dominazione occidentale sul resto del mondo, nonché quella degli Stati Uniti sui loro alleati, passano attraverso la strumentalizzazione del diritto. Ragion per cui i tribunali internazionali non applicano la giustizia, hanno solo il compito di confermare l’ordine del mondo e di punire chi lo contesti. Il diritto statunitense e il diritto europeo servono a costringere il resto del mondo a rispettare le politiche di Washington e di Bruxelles. Questo sistema però comincia a logorarsi. Dal crollo dell’Unione Sovietica gli Occidentali utilizzano i tribunali internazionali e la giustizia statunitense per imporre la propria legge. Fanno condannare coloro contro cui combattono, mai i propri criminali. Una concezione della giustizia che è diventata l’esempio per eccellenza della peculiare politica occidentale dei “due pesi, due misure”. Tuttavia, dopo la vittoria della Russia in Siria, e ancor più con la guerra in Ucraina, l’indebolimento della dominazione occidentale comincia ad avere ripercussioni sul sistema. LA FINE DELLA DOMINAZIONE OCCIDENTALE È INIZIATA NEL 2016 Il 5 maggio 2016 il presidente Vladimir Putin proclamava la vittoria della civiltà sulla barbarie, ossia della Siria e della Russia sugli jihadisti, armati e sostenuti dall’Occidente. Organizzò un concerto sinfonico televisivo sulle rovine di Palmira, antica città dove la regina Zenobia riuscì a far convivere in armonia tutte le religioni. Il concerto dell’orchestra Mariinskij di San Pietroburgo era simbolicamente intitolato «Preghiera per la pace». Putin tenne un discorso in videoconferenza. Le popolazioni occidentali non compresero la valenza dell’evento perché non avevano consapevolezza che gli jihadisti altro non erano che marionette nelle mani dei servizi segreti occidentali: li consideravano, in particolare dopo gli attentati dell’11 Settembre, loro nemici. Non capivano che i danni degli jihadisti in Occidente non avevano la stessa portata che nel resto del mondo. Per fare un esempio: gli attentati dell’11 Settembre – attribuiti contro ogni logica agli jihadisti – fecero 2.977 morti; Daesh ha ucciso centinaia di migliaia di arabi e africani. LA FINE DELLA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE Dopo il concerto di Palmira, il clima del processo all’Aia a un dirigente africano rovesciato dagli Occidentali, iniziato nel 2011, cambiò. Ricordiamo i fatti: nel 2000 Laurent Gbagbo, candidato degli Stati Uniti, viene eletto presidente della Costa d’Avorio. Instaura dapprima un regime autoritario che favorisce alcune etnie a scapito di altre. Poi si rende conto che grazie all’alleato ottiene solo arricchimento personale; decide perciò di mettersi al servizio del Paese. Immediatamente, Stati Uniti e Francia fomentano una ribellione contro Gbagbo, pretestando errori che loro stessi l’avevano indotto a commettere. Alla fine, dopo l’intervento delle Nazioni Unite, nel 2011 l’esercito francese lo rovescia e insedia il presidente Alassane Ouattara, amico personale del presidente francese Nicolas Sarkozy. Gbagbo è arrestato per essere giudicato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per «genocidio». Ma la CPI. vedendo che il vento in campo internazionale stava girando, non giungerà mai all’accertamento dei fatti. Gbagbo viene assolto nel 2019 e in appello nel 2020. Da quel momento...