A margine dell’incontro del World Economic Forum di Tianjin, il presidente Xi Jinping ha ricevuto a Pechino il capo di Stato ecuadoriano Daniel Noboa e il primo ministro senegalese Ousmane Sonko, rafforzando la partnership strategica con i paesi del Sud del mondo e promuovendo un’agenda di sviluppo condiviso.
Ecuador
Luisa González ha rifiutato i risultati ufficiali del ballottaggio per le presidenziali, denunciando una frode premeditata e abusi di potere da parte del governo Noboa, alleato dell’imperialismo statunitense. Il popolo ecuadoriano lotta per una vera democrazia contro l’ingiustizia sistemica.
Il primo turno elettorale del 9 febbraio ha evidenziato le profonde divisioni sociali ed economiche esistenti in Ecuador. In vista del ballottaggio, Luisa González emerge come alternativa progressista contro il presidente neoliberista e filostatunitense Daniel Noboa.
Il referendum ecuadoriano del 21 aprile ha evidenziato un netto rifiuto alle proposte economiche e lavorative del presidente Noboa, con una significativa partecipazione e una critica diffusa da parte delle forze dell’opposizione.
L’incursione delle forze di polizia ecuadoregne nell’ambasciata messicana a Quito, per arrestare l’ex vicepresidente Jorge Glas, rappresenta una grave violazione del diritto internazionale, tale da suscitare indignazione globale.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/27/ecuador-il-mezzo-golpe-di-lasso-apre-a-nuove-elezioni/ Il presidente di destra Guillermo Lasso ha dato vita ad un “mezzo golpe” in Ecuador, dissolvendo il parlamento che stava per destituirlo. Ad agosto le nuove elezioni potrebbero mettere ordine nel Paese. Nelle scorse settimane, il parlamento di Quito aveva dato il via ad un processo di impeachment contro il presidente Guillermo Lasso, che avrebbe potuto portare alla sua destituzione. In carica dal 2021, Lasso è un imprenditore e banchiere fedele al credo neoliberista e all’obbedienza nei confronti degli Stati Uniti, come ha dimostrato in questi due anni alla guida dell’Ecuador. A metterlo sul banco degli imputati, l’accusa di appropriazione indebita per aver saputo di presunte irregolarità nelle società statali. Mercoledì 17 maggio, si sarebbe dovuta tenere la sessione decisiva per il futuro di Lasso, in cui il parlamento avrebbe votato quasi sicuramente per la sua destituzione. Infatti, secondo i pareri raccolti dai media ecuadoregni, ben 92 deputati su 137 avrebbero espresso la loro intenzione di votare per l’impeachment del presidente. Secondo quanto dichiarato dalla deputata Viviana Veloz, tra i promotori della mozione di sfiducia, il contratto tra la società statale Flopec EP e Amazonas Tankers avrebbe causato danni allo Stato per oltre sei milioni di dollari. “Tutti questi fatti portano alla responsabilità politica del Presidente della Repubblica, siamo convinti che non solo conosceva e consentiva la corruzione, ma che ne faceva parte, violando le disposizioni dell’articolo 233 della Costituzione”, ha dichiarato Veloz. Non preparato ad accettare la fine della sua presidenza, nelle ore successive Lasso ha deciso lo scioglimento del parlamento unicamerale di Quito. Il presidente ha giustificato la sua decisione spiegando di applicare l’articolo 148 della Costituzione, la cosiddetta “morte incrociata” che gli conferisce il potere di sciogliere l’Assemblea nazionale e chiedere la convocazione di elezioni legislative e presidenziali a causa della “grave crisi politica e disordini interni” che, a suo modo di vedere, il Paese sudamericano starebbe attraversando. Tuttavia, le tempistiche di questa decisione appaiono quanto meno discutibili, visto che lo stesso Lasso era oggetto della mozione di sfiducia da parte dell’organo legislativo. Inoltre, questo significa che per i prossimi mesi, fino allo svolgimento di nuove elezioni, Lasso potrà governare attraverso decreti presidenziali, senza far approvare le leggi dal parlamento. In seguito alla decisione di Lasso, le forze dell’ordine hanno circondato l’edificio del parlamento impedendo l’ingresso a chiunque. Come da tradizione in molti Paesi sudamericani, infatti, le forze dell’esercito e della polizia si sono apertamente schierate a favore del presidente di destra e filostatunitense. I vertici militari hanno infatti avvertito che, in caso di atti violenti, agiranno “con fermezza per adempiere alla missione costituzionale di proteggere la vita, i diritti e le garanzie degli ecuadoregni“, un modo elegante per dire che sono pronti a reprimere qualsiasi forma di protesta. La mossa del presidente Lasso ha naturalmente provocato la reazione indignata dell’opposizione, a partire dal movimento della Revolución Ciudadana, che fa riferimento all’ex presidente Rafael Correa, costretto all’esilio per via della persecuzione giudiziaria alla quale è stato sottoposto. Ma anche il Frente Popular di Nelson Erazo e il Partido Social Cristiano (PSC) hanno presentato le proprie...