10 Giugno 2026

#Donna

di Deborah Garofalo Il tema del velo islamico attraversa da decenni il dibattito delle società Occidentali come di quelle Mediorientali. Tutt’oggi, quel pezzo di stoffa, abito in uso tra le donne musulmane, interseca questioni sociali, politiche e teoretiche fra le più questionate: la libertà di culto, la condizione della donna, la possibilità negata di autoindentificarsi. La differenziazione dei veli. L’abbigliamento delle donne musulmane è stato spesso oggetto di accese dispute in Occidente dove è stato preso come segno di riconoscimento dell’oppressione femminile di cui si calunnia la religione di Maometto. Alcuni paesi cattolici sono scandalizzati dalla copertura totale del volto con il velo, nonostante – secondo un attuale sondaggio – sono pochissimi i paesi islamici in cui il burqa è ritenuto il tipo di indumento più appropriato per le donne. In realtà la maggior parte preferisce il tipo di velo che copre solamente i capelli. L‘Institute for Social Research della University of Michigan ha effettuato una statistica sul tale questione ad alcuni paesi a maggioranza musulmana: Turchia, Egitto, Tunisia, Libano, Pakistan, Arabia Saudita ed Iraq. Il velo non è un elemento al singolare, le tipologie note sono principalmente cinque, ciascuna fortemente legata all’area di appartenenza geografica della donna che ne riflette la cultura e l’aspetto puramente religioso. Quello usato dalla maggioranza delle musulmane è l’Hijab, il velo che copre il capo e al massimo il collo, lasciando scoperto il viso. A seguire lo Chador, usato in maggior misura in Iran, un largo mantello nero che copre il capo e le spalle giungendo fino ai piedi, ma lasciando scoperto il volto. La al Amira, un velo bianco intorno al volto. Il Niqab, usato in Arabia Saudita e paesi limitrofi, copre il viso e presenta una fessura all’altezza degli occhi. Infine il Burqa, tipico dell’Afghanistan, un ampio telo di colore azzurro che copre tutto il corpo, compreso il viso e gli occhi ove è applicato un tessuto traforato. Il velo: una prigione di tela? Il velo, secondo la donna musulmana, ti identifica e reincarna la concezione «Io sono musulmana, mi identifico come tale e sono fiera di esserlo». Come ogni espressione culturale, anche il velo islamico non si presta a un’unica e superficiale lettura; solitamente gli viene attribuito un significato tridimensionale: visivo, secondo il quale il velo sottrae qualcosa allo sguardo; spaziale, il velo separa e stabilisce una soglia; etico – morale (appartenente alla sfera religiosa), ciò che si trova al didietro del velo appartiene all’ambito del proibito. Ma è vero che i musulmani identificano il velo in un obbligo coranico? Esaminiamo i versetti ai quali essi fanno riferimento: «O Profeta! Di’ alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli; questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e a che non vengano offese», «E di’ alle credenti che abbassino gli sguardi e coprano le loro pudenda e non mostrino troppo le loro parti belle eccetto ciò che di fuori appare e pongano un velo sui loro seni» (Corano, XXXIII, 59; XXIV, 31). Molteplici sono le interpretazioni date a...