23 Ottobre 2026

crisi economica

China-currency
articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/40334/la-cina-nella-finanza-globale-iii parte seconda: https://www.cese-m.eu/cesem/2016/03/la-cina-nella-finanza-globale-parte-2/ parte quarta: https://www.cese-m.eu/cesem/2016/04/la-cina-nella-finanza-globale-parte-4/ Comprendere la Cina – Lo yuan sta aumentando la propria presenza negli scambi globali. Tuttavia, non è ancora una moneta “matura” per imporsi come principale valuta di scambio. Gli USA, inoltre, non accetteranno facilmente che il dollaro perda il suo status di supremazia. SOSTITUIRE IL DOLLARO CON LO YUAN? UN PERCORSO A OSTACOLI…– Il processo di graduale internazionalizzazione dello yuan rappresenta un contributo significativo alla costituzione di un regime monetario più stabile e meno condizionato da politiche particolaristiche. Tuttavia, questo processo, che dovrebbe portare auspicabilmente ai una “nuova Bretton Woods”, è tutt’altro che scontato. Mentre la moneta cinese già soddisfa i requisiti che le hanno consentito di acquisire lo status di riserva internazionale – in virtù della solidità economica e commerciale della Cina, nonché della sua capacità di gestione dell’inflazione – vi è una serie di ostacoli da superare prima che essa possa conseguire una più ampia e piena internazionalizzazione. Tali ostacoli corrisponderebbero sia alla mancanza di profondità del mercato finanziario cinese, sia all’inerzia del sistema e sia, soprattutto, al raggiungimento di un accordo equilibrato con gli Stati Uniti. Vediamo brevemente queste tre criticità. UN MERCATO ANCORA DA SVILUPPARE – In primo luogo va sottolineata la difficoltà cinese di riprodurre la profondità del mercato finanziario raggiunta dagli Stati Uniti. Se prendiamo ad esempio gli scambi di derivati in dollari, – pari a circa un quadrilione – la Cina non potrà mai raggiungere simili livelli, soprattutto se continuerà ad esercitare un forte controllo sulle attività finanziarie speculative limitando i commerci di derivati in yuan. In secondo luogo, malgrado l’attuale internazionalizzazione dello yuan, ci vorrà del tempo affinché la maggior parte dei paesi che attualmente prezzano le materie prime e altri prodotti in dollari cominci adenominare gli scambi internazionali in valuta cinese. Cambiare monete di riferimento richiede nuove politiche di governo, ma soprattutto difficili cambiamenti tecnici che potrebbero costare trilioni di dollari. Si pensi alla necessità di apportare cambiamenti di software in innumerevoli sistemi di pagamento e di formare nuovo personale per gestire l’intero processo. Per esempio, il problema tecnico del software Y2K, che preoccupò moltissimo prima del nuovo millennio, è costato centinaia di milioni di dollari per le aziende, le quali furono costrette a impiegare nuovi ingegneri del software al fine di assicurarsi che i loro sistemi informatici non venissero distrutti per il semplice cambio dell’anno. Quindi, una sostituzione diffusa della moneta di riferimento in uso nei pagamenti internazionali sarebbe particolarmente onerosa per il mondo degli affari. UN ACCORDO NECESSARIO CON WASHINGTON – Il terzo ostacolo, quello che sembrerebbe più rilevante, concerne la necessità di raggiungere un accordo tra la Cina e gli Stati Uniti. La paura cinese di subire ripercussioni da parte degli Stati Uniti è un aspetto che non può essere trascurato, malgrado il fatto che esso non venga riconosciuto da molti accademici e politici come una ragione sufficiente per ostacolare la sostituzione dello yuan col dollaro. Gli Stati Uniti posseggono il più grande apparato militare del mondo, funzionale a salvaguardare i...
euro
Il giorno Giovedì 30 aprile 2015, dalle ore 20,30 a Modena, presso la Sala incontri del Caffè Concerto di Piazza Grande a Modena, il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSEM) ha organizzato una conferenza dal titolo CRISI: DELL’EURO O DELL’ITALIA? “Breve cronistoria della moneta unica europea. Il settore industriale e produttivo italiano: tra passato, presente e futuro (?). L’Euro oggi e domani. Ma dopodomani?” È iniziata la ripresa, c’è luce in fondo al tunnel. Finalmente il Paese è in risalita. Il merito è del ‘Jobs act’, di ‘Garanzia Giovani’, del DEF… Una serie di misure varate dal Governo che finalmente lasciano intravedere segni positivi: +0,1, il pil previsto nel 2015?; gli occupati sono in aumento? Anche se la realtà continua essere un’altra. A tenere a galla, appena un po’ l’economia italiana resta l’export. Si tace di fronte al mercato interno ormai al palo da anni, alla pesante diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, alle imprese soprattutto quelle piccole e piccolissime, a gestione famigliare in costante chiusura. C’è un colpevole di questa situazione? Difficile aver la risposta. Anche se per capire occorre far luce su come la situazione è evoluta a partire dall’introduzione di uno dei principali attori dell’economia italiana ed europea, quell’euro che da inizio secolo è diventata l’unica moneta di scambio sul mercato del vecchio continente e su quelli internazionali. Un focus su questi temi avverrà in occasione dell’incontro di giovedì 30 aprile 2015, presso la sala incontri del Caffè Concerto – in piazza Grande a Modena, dalle ore 20,30 – dove ad approfondire i temi inerenti all’euro, alla sua introduzione e ai riflessi che ha avuto sull’economia italiana ed estera sarà il Prof. Nino Galloni, economista ed ex funzionario del Ministero del Tesoro. Introdurranno l’intervento di Galloni il Dr. Matteo Bertini, imprenditore e il Dr. Stefano Vernole, responsabile Relazioni esterne per il CeSEM, Centro studi “Eurasia e Mediterraneo”.   Iniziativa gratuita e aperta al pubblico