23 Ottobre 2026

Corridoi eurasiatici

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Tra le ripercussioni geopolitiche della guerra in corso in Ucraina, la connettività eurasiatica è nuovamente al centro dell’attenzione. Non dipende solo dalla considerazione delle rotte artiche (come un modo più economico e sempre più affidabile per collegare il fianco settentrionale/atlantico dell’Europa con l’Estremo Oriente e altri luoghi di produzione fondamentali dell’Asia). Considerazioni recenti, sebbene meno presenti nella letteratura occidentale contemporanea, stanno esaminando in modo approfondito diversi corridoi terrestri sulla più vasta massa continentale del nostro pianeta. È così che il cosiddetto Middle Corridor ha visto un rinnovato interesse sia da parte degli studiosi che dell’industria. Questo corridoio, che comprende l'Asia centrale, il Caucaso e la Turchia, ha acquisito importanza come via terrestre alternativa tra l’Europa e la Repubblica Popolare Cinese.
Lo scorso 17 maggio, in un solenne atto di collaborazione transnazionale siglato in videoconferenza, il presidente iraniano Ebrahim Raisi e il suo omologo russo Vladimir Putin hanno apposto le proprie firme su un accordo di rilevanza strategica; un accordo che mira a completare l’importante progetto di costruzione della ferrovia Rasht-Astara, parte dell’International North South Transport Corridor (da qui, INSTC). Che cos’è il Corridoio di Trasporto Internazionale Lanciato nel settembre 2000 da Mosca, Teheran e Nuova Delhi, l’International North South Transport Corridor è un corridoio di 7200 km costituito da una fitta rete di ferrovie, autostrade e rotte commerciali marittime che si estendono da nord – a partire dalla costa baltica della Russia – fino a raggiungere i porti indiani, dopo essere transitato per paesi dell’Asia Centrale come l’Iran e l’Azerbaigian. Guardando più nel dettaglio questo megaprogetto infrastruttuale possiamo notare che all’interno dell’INSTC è’ possibile identificare tre rotte principali in cui questo corridoio si ramifica: un tratto occidentale che prevede una connessione ferroviaria tra la città azera di Asatra e quella iraniana di Rasht, estendendosi, poi, fino all’India attraverso una rotta marittima che termina, appunto, al porto indiano di Mumbai; un corridoio centrale che – passando anche per il territorio iraniano e il porto di Anzali nel sud del Mar Caspio – connette lo stesso porto di Mumbai con quello iraniano di Bandar Abbas, per, infine, raggiungere i porti nell’estremo nord della Russia. L’ultimo, il corridoio orientale, connette la Russia e l’India attraverso i paesi dell’Asia Centrale. Il progetto punta a rafforzare la cooperazione economica e la connettività tra i paesi coinvolti, facilitandone il commercio all’interno della regione. Fino a poco tempo fa, la strada principale che connetteva il continente europeo con il subcontinente indiano era rappresentata dalla rotta marittima che transitava per il canale di Suez, collegando il Mediterraneo con il Mar Rosso, per poi raggiungere il Golfo di Aden attraverso lo stresso di Bab El-Mandeb. Nelle intenzioni dei Paesi promotori, la nuova rete di infrastrutture è stata progettata per ridurre sia il tempo di transito delle merci da 45-60 giorni a 25-30 giorni, sia, conseguentemente, abbatte anche i costi del trasporto. Oltre ai tre paesi fondatori, nel corso degli anni altri 10 stati si sono uniti al progetto, tra cui Azerbaijan, Armenia, Bielorussia, Turchia, Kazakhistan, Oman, Tajikistan, Kyrgyzstan, Siria, Ucraina (sebbene quest’ultima è probabile abbandoni) e la Bulgaria, in qualità di paese osservatore. La sincronizzazione con l’accordo di Ashgabat Il corridoio si armonizzerà con quanto previsto dall’accordo di Ashgabat, un accordo multimodale a iniziativa iraniana a cui hanno aderito Oman, Turkmenistan e Uzbekistan nel 2011 e, successivamente, sottoscritto da India e Kazakhstan. Fine ultimo di quest’accordo era quello di sviluppare la connessione tra i paesi dell’Asia Centrale e quelli del Golfo Persico; si può, dunque, sostenere a ragione che, insieme, i due progetti di infrastrutture integrate rappresenteranno un punto di svolta per la connettività euroasiatica e di conseguenza per lo sviluppo dell’intera regione; infatti, attraverso l’aumento dei traffici commerciali – obiettivo primario di entrambi i progetti – i...
INSTC
di Veronica Vuotto “Un’arteria di trasporto da San Pietroburgo ai porti in Iran e in India”. Così Putin ha definito l’ambizioso progetto dell’INSTC (International North–South Transport Corridor), il cui obiettivo principale è quello di rafforzare i collegamenti tra la Russia e l’India, attraverso l’Iran. L’intervento militare russo in Ucraina dello scorso 24 febbraio ha dato una scossa a tutto lo scenario internazionale, portando con sé conseguenze che hanno intaccato (e continuano tutt’oggi a farlo) settori diversi e coinvolgendo differenti attori, direttamente o indirettamente, interessati alle vicende belliche. Nell’attuale contesto internazionale, ciò che si va via via delineando è la formazione – o, se volete, il rafforzamento – di alleanze fra Stati, al fine di garantire i propri interessi nazionali. Un esempio di quanto detto riguarda l’asse India-Russia-Iran, oggetto della nostra analisi, in relazione ai progetti relativi ai settori dell’economia e del commercio. Anche in questo scenario si prefigura ancora una volta un confronto tra Occidente e Oriente e, ancor più dallo scorso febbraio, tra gli Stati Uniti e la Russia con i loro rispettivi alleati. Come conseguenza della pandemia di Covid-19 e l’intensificarsi, poi, del conflitto russo-ucraino, le rotte commerciali sono state ridisegnate al fine di rispondere alle interruzioni della catena di approvvigionamento. Un esempio di questo è ciò che è accaduto a seguito dell’ostruzione del Canale di Suez del marzo 2021, quando tutti i trasporti tra il Mar Rosso e il Mar Mediterraneo furono interrotti dopo che una nave portacontainer battente bandiera panamense era rimasta bloccata nello stretto. Ciò ha comportato il mancato rispetto delle scadenze di spedizione di linea e di consegna delle merci su scala globale, un forte aumento delle spese di trasporto e una sempre più crescente preoccupazione per la tenuta delle catene logistiche di consegna dei prodotti operanti tra Europa e Asia1. In questo contesto, uno dei punti più strategici che coinvolge diversi attori è l’International North-South Transport Corridor (INSTC): una rete multimodale lunga 7.200km, di rotte marittime, ferrovie e strade per lo spostamento di merci ideata da India, Russia e Iran alla Conferenza Euroasiatica sui Trasporti tenutasi a San Pietroburgo il 12 settembre del 2000 e ratificato nel 2002. Successivamente, oltre ai tre già menzionati, altri Stati hanno aderito a questo progetto: la Turchia, l’Oman, la Siria, la Bielorussia e l’Ucraina; i tre Stati dell’Asia Centrale, Tagikistan, Kyrgyzstan e Kazakistan; e le due nazioni caucasiche, l’Azerbaijan e l’Armenia2. La Bulgaria, invece, resta uno Stato osservatore. Altri Stati interessati al corridoio, seppur non parte dello stesso, sono il Pakistan, il Turkmenistan e l’Afghanistan. L’importanza dei corridoi per il trasporto delle merci è fondamentale soprattutto se si considerano i Paesi che non hanno sbocco sul mare. Se pensiamo, ad esempio, all’Unione Economica Eurasiatica (UEE), ben quattro dei cinque Paesi fondatori (Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan) sono circondati da terra, motivo per cui garantire una linea di trasporto che attraversi diversi continenti, con l’utilizzo di diversi mezzi, è di primaria importanza per espandere il proprio commercio, così come il rafforzamento della cooperazione economica fra gli...