15 Giugno 2026

accordo gas cina russia

La peculiare visione del mondo russa è la convinzione congenita che l’Ordine cosmico poggi su fondamenti etici (1) ; agli occhi di quel popolo, i mali più gravi dell’Occidente consistono nel calpestare le norme morali e nel disinteressarsi della giustizia sociale. Ciò spiega la diffidenza dei russi per le norme giuridiche che, al contrario, assumono in Europa una valenza suprema. L’inserimento storico della Russia nel campo cristiano ortodosso ha provocato una rottura non solo religiosa ma anche culturale tra la parte occidentale e quella orientale del Vecchio Continente; la divisione tra Stato e Chiesa ha contribuito infatti, in modo determinante, alla formazione della nazione moderna e dell’ideologia liberale, quest’ultima tutta incentrata sul primato dell’individuo rispetto alla comunità. Inoltre la dominazione mongola ha avuto un effetto per nulla trascurabile sulla formazione politica ed identitaria della Russia, contribuendo a renderla una civiltà originale ed eurasiatica. Dal punto di vista geopolitico, ad oltre un secolo dalla famosa conferenza di Halford John Mackinder alla “Royal Geographical Society”, il punto di vista occidentale sull’Heartland non sembra davvero cambiato: “Questo spazio centrale appartiene alla Russia ed in parte alla Cina. Intorno al “Cuore del Mondo” si dispiega, a semicerchio, la Fascia del Bordo (Rimland) che contiene il Continente europeo, i Paesi del Vicino e Medio Oriente, l’India ecc. La terza parte è quella composta dalle Isole, cioè dagli altri Continenti.” Partendo da questa visione, la geopolitica atlantica ha mantenuto fermo nel tempo un assioma fondamentale: chi controlla l’Heartland può governare sulle nazioni del Rimland e così condizionare le Isole. Macknder perciò metteva in guardia dalla prospettiva di una rete ferroviaria capace di coprire il continente eurasiatico, minacciando i vantaggi goduti dalle potenze talassocratiche con il trasporto marittimo delle merci. Inutile ricordare quanto il progetto cinese della Nuova Via della Seta terrestre e Marittima, specie se coordinato con quello russo dell’Unione Economica Eurasiatica, ricordi questa premonizione (ovviamente più paventata che auspicata). Il Cordone sanitario costituito allora da una cordata di Paesi alleati della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America, dal Mar Baltico fino al Mar Adriatico, viene oggi riproposto dalla NATO nelle forme più diverse ed aggressive possibili (il Trimarium, lanciato nel 2016, volto anche ad impedire un riavvicinamento russo-tedesco). Subito dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica (nonostante un referendum popolare avesse votato per il suo mantenimento), il Segretario di Stato USA, James Baker, sottolineò come gli Stati Uniti “devono guidare lo sfruttamento delle ricche risorse umane e materiali di questi Paesi per i fini della libertà e non del totalitarismo, cosicché si rafforzino immensamente la sicurezza, la prosperità e la libertà degli Stati Uniti e del mondo”. Nel congratularsi con Boris Eltsin per la soppressione di un colpo di Stato filosovietico, Baker gli raccomandò di “sfasciare” anche la Federazione Russa, così da agevolare la politica predatoria dell’Occidente. Solo pochi anni dopo, uno degli analisti più ascoltati a Washington, Zbigniew Brzezinski, presentò il progetto di smantellamento e riduzione della Russia ad una miriade di staterelli “indipendenti”, facilmente condizionabili e ricattabili (2). Ebbene la Federazione Russa è...
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Il 21 maggio (2014 n.d.r.), sotto gli auspici del Presidente Xi Jinping e Vladimir Putin, Russia e Cina hanno siglato un accordo di cooperazione energetica di 400 milioni di dollari. L’accordo comporta che la Russia inizi a rifornire di gas la Cina attraverso il gasdotto orientale a partire dal 2018, con una quantità trasmessa che aumenterà annualmente, per un totale di trent’anni, fino a raggiungere i 30 milioni di metri cubi annui. L’accordo tra Cina e Russia è stato il complesso risultato di negoziati durati dieci anni. Ciò non rappresenta solo un doppio successo sia per i vicendevoli benefici che per l’importante risultato nel futuro sviluppo delle relazioni russo-cinesi, ma anche un obiettivo molto influente all’interno del mercato energetico internazionale. 1. L’Accordo energetico russo-cinese aiuterà l’approvvigionamento e la sicurezza energetica della Cina. Con il rapido sviluppo dell’economia cinese, la domanda di energia è cresciuta giorno dopo giorno. Il gas naturale, essendo una fonte energetica di alta qualità, è diventata sempre più di uso comune. Tuttavia, nonostante l’importante presenza di riserve di gas naturale in Cina, le stesse riserve a disposizione devono essere ancora regolamentate. Se da una parte si osserva solamente l’approvvigionamento energetico nazionale, la cui carenza aumenterà gradualmente, dall’altra i costi per l’estrazione di gas in Cina rimangono alti. Di conseguenza gli alti costi di estrazione aumentano quelli della raffinazione del greggio, i quali bloccano la competitività dell’industria manifatturiera cinese. In pochi anni, la Cina è divenuta il terzo più grande Paese importatore di gas naturale, secondo solo a Giappone e Sud Corea. Nel 2013, la produzione di gas naturale ha raggiunto i 117,8 milioni di metri cubi, ossia quasi la metà di quella nazionale. Il consumo di gas naturale in Cina continua a crescere ininterrottamente ed essendo un Paese dipendente, l’importazione energetica è sulla scia di un’ ulteriore crescita. Con queste premesse, l’immissione del gas naturale proveniente dalla Russia produrrà effetti positivi alla crescente richiesta cinese poiché, innanzitutto, rappresenta un importante fonte di approvvigionamento per la sempre maggiore domanda di gas naturale della Cina. Secondo quanto pubblicato dalla Commissione Riforma e Sviluppo della Cina, la capacità di rifornimento di gas naturale raggiungerà i 400 milioni di metri cubi nel 2020. Con il nuovo accordo, la Russia rifornirà la Cina di 38 milioni di metri cubi di gas naturale annui, i quali rappresentano il 10% della quantità stabilita e, qualora il programma in merito alla strategia occidentale fosse ulteriormente implementato, dalla Russia arriveranno più di 60 milioni di metri cubi, calcolabili intorno al 16% del volume energetico stabilito. Intanto, la russa Novatek ha siglato un contratto ventennale con China National Petroleum Corporation, con il quale fornirà 3 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto proveniente dalla penisola siberiana Yamal. L’accordo sul gasdotto orientale promuoverà senza dubbio l’incremento del Progetto Vladivostok, la cui esportazione avrà una quantità anche maggiore. Secondariamente, il progetto promuoverà una distribuzione razionale del gas naturale in Cina ed accelererà un processo di riforma del meccanismo dei prezzi del gas naturale. Nel suo discorso del 23...