di Peter Ford FONTE ARTICOLO: https://21stcenturywire.com/2023/05/19/never-mind-who-lost-syria-who-the-hell-lost-saudi-arabia/ La Siria che torna nell’ovile della Lega Araba è un’immagine che la banda del “cambio di regime” di stanza a Washington non avrebbe mai voluto che il mondo vedesse. Più precisamente: mentre il Regno inizia ad essere rivolto verso est, l’impero degli Stati Uniti sta perdendo una delle sue più grandi risorse nel mantenere il suo impero globale. È difficile sopravvalutare il significato della riammissione della Siria nella Lega araba e della partecipazione del presidente Assad al vertice arabo di Jeddah. Il significato va ben oltre la Siria stessa. Andiamo dritti al punto: si tratta di un duro colpo per gli Stati Uniti e i suoi alleati e non c’è da stupirsi che i commenti dei think tank di Washington e delle pubblicazioni come il Financial Times siano così aspri in merito. Non è solo che l’odiato Assad stia uscendo dall’isolamento imposto dagli Stati Uniti e che al mondo viene ricordato il fallimento della politica statunitense in Siria. Ancora più importante, assolutamente sbalorditivo, è il fatto che un importante cliente statunitense, precedentemente completamente allineato alle posizioni di Washington, l’Arabia Saudita, abbia preso l’iniziativa nel farsi beffe del desiderio statunitense di mantenere isolata la Siria. Perché è stata proprio l’Arabia Saudita, fresca di mostrare il dito agli Stati Uniti, ad arrivare ad un accordo per ridurre la tensione con l’ Iran, per di più sponsorizzato dalla Cina con l’Iran, e, in seguito a spingere altri membri della Lega Araba ad accettare il ritorno della Siria. Ciò è avvenuto dopo che l’Arabia Saudita si è rifiutata di pompare più petrolio per aiutare Biden a tenere prezzi del gas più bassi negli Stati Uniti. Alcuni a Washington cercano di consolarsi con il pensiero che una maggiore influenza saudita a Damasco contribuirà a diminuire la presunta presa dell’Iran sulla Siria. Così, però, mancano il punto poiché con la pace tra l’Arabia Saudita e l’Iran, l’Arabia Saudita non ha motivo di temere l’influenza iraniana in Siria. Sembra che l’Arabia Saudita si sia resa conto del fatto che gli unici vincitori della tensione tra sé stessa e l’Iran sono stati gli Stati Uniti e Israele. Il momento del risveglio potrebbe effettivamente essere arrivato nel 2019 – ma all’epoca è passato inosservato – quando, secondo i rapporti, l’Iran ha diretto massicci attacchi di droni contro la raffineria di Abqaiq nella provincia orientale dell’Arabia Saudita, rimanendo impunito. L’Iran stava inviando un messaggio agli Stati Uniti: mettete il naso nelle nostre esportazioni di petrolio (cosa che la marina americana stava effettivamente facendo) e colpiremo il vostro rappresentante locale. Gli Stati Uniti hanno certamente recepito il messaggio: si sono tranquillamente ritirati. Ma anche il rappresentante locale, l’Arabia Saudita, ha ricevuto il messaggio. «Ehi, pensavo di pagare per avere protezione. E invece sono colpita per colpa vostra!”. Le conseguenze dell’assassinio di Khashoggi e la conseguente temporanea debolezza del principe Mohammed Bin Salman hanno probabilmente ritardato l’elaborazione della debacle navale del Golfo. Ma l’isolamento di Mohammed Bin Salman potrebbe aver aumentato i suoi sentimenti di...
Dedollarizzazione
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/24/sono-25-i-paesi-interessati-ad-aderire-ai-brics/ I BRICS diventano sempre più attrattivi, infatti sale a 25 il numero dei Paesi interessati ad aderirvi e ad una moneta comune. Secondo alcuni documenti interni del Segretariato BRICS i Paesi che hanno avanzato la candidatura all’ingresso nel gruppo sono almeno 25. Nello specifico si tratta di Afghanistan, Arabia Saudita, Algeria, Argentina, Bahrein, Bangladesh, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Iran, Kazakistan, Messico, Nicaragua, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sudan, Siria, Thailandia, Tunisia, Turchia, Uruguay, Venezuela e Zimbabwe. Come visto tra i paesi interessati ad aderire ai BRICS vi è anche l’Arabia Saudita. Il paese si prepara a unirsi ai BRICS, e c’è molto da considerare in termini di impatto sull’economia del paese. Oltre che una semplice mossa geopolitica, l’adesione potrebbe avere implicazioni economiche significative per la regione e il mondo nel suo complesso. Iscriviti alla newsletter del CeSE-M [tnp_form id=”1″] Un vantaggio dell’adesione dell’Arabia Saudita ai BRICS è l’aumento delle opportunità commerciali: con le sue grandi risorse di petrolio e gas naturale, l’Arabia Saudita potrebbe diventare un attore chiave nel commercio di energia all’interno del blocco, che già domina il consumo globale di petrolio e gas con una quota rispettivamente del 30% e del 22%. Inoltre, come membro dei BRICS, l’Arabia Saudita avrebbe l’opportunità di diversificare le sue relazioni commerciali andando oltre i suoi partner tradizionali in Occidente, accedendo a nuovi mercati con una maggiore stabilità economica. (Istituto Italia BRICS)
di Ayman Falak Medina FONTE ARTICOLO: https://www.aseanbriefing.com/news/asean-to-increase-local-currency-transactions-reducing-reliance-on-the-us-dollar/ I membri dell’ASEAN hanno concordato di aumentare l’uso delle valute locali nelle transazioni economiche e di promuovere una migliore connettività di pagamento regionale; una mossa che potrebbe essere vista come un continuo cambiamento verso il processo di de-dollarizzazione nella regione. Al 42° Vertice dell’ASEAN tenutosi a Labuan Bajo, in Indonesia, i membri aderenti hanno firmato un accordo volto a spingere la realizzazione di una migliore connettività di pagamento regionale e l’uso delle transazioni in valuta locale (LCT). La mossa viene vista come la strategia messa in atto dal blocco per allontanarsi dalle valute di riferimento per il commercio, come, ad esempio, il dollaro USA. Il dollaro, infatti, è stato il re del commercio globale per decenni; questo non solo perché gli Stati Uniti sono la più grande economia del mondo, ma anche perché il petrolio e la maggior parte delle materie prime hanno un prezzo fissato in dollari. Tuttavia, da quando la Federal Reserve ha intrapreso la sua aggressiva strategia di aumento dei tassi di interesse, le banche centrali dei paesi in via di sviluppo sono state costrette ad aumentare i propri tassi di interesse per arginare il forte deprezzamento delle loro valute. Per essere chiari, il dollaro USA è ancora la valuta dominante tra le riserve globali Forex, visto che, nel quarto trimestre del 2022, rappresentava ancora circa il 58% delle riserve globali. L’euro è secondo e rappresenta il 20% delle riserve Forex globali. Attraverso l’iniziativa di transazione valutaria locale (LCT), i Paesi dell’ASEAN sperano di aumentare il commercio all’interno del blocco, insieme approfondendo l’integrazione finanziaria regionale, rafforzando la resilienza finanziaria e sostenendo le catene di valore regionali. […] L’ASEAN rappresenta circa il 7% del PIL globale. Asean diffidente sull’impatto delle sanzioni I membri dell’ASEAN sono anche diffidenti nei confronti del ruolo che il dollaro svolge nelle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti – insieme all’UE – hanno congelato circa 300 miliardi di dollari di riserve estere della Russia e hanno tagliato le sue principali banche dall’accesso alla rete rapida nel tentativo di paralizzarne l’economia. Queste sanzioni hanno costretto i paesi dell’ASEAN a mitigare i loro rischi e ad impegnarsi nella diversificazione delle loro valute di riserva. Inoltre, gli Stati membri dell’ASEAN sono anche diffidenti sul fatto che gli Stati Uniti possano usare il potere della sua valuta per colpirli in futuro. La Cina si è sbarazzata delle sue obbligazioni del Tesoro statunitense e ora detiene $ 870 miliardi di debito statunitense – il più basso dal 2010. L’Iraq ora ha permesso agli scambi con la Cina di essere regolati attraverso lo yuan e, allo stesso modo, la Cina e l’Arabia Saudita stanno prendendo in considerazione di trattare il prezzo delle vendite di petrolio nella valuta cinese. Le banche centrali dell’Indonesia e della Corea del Sud hanno concordato di espandere l’uso reciproco della valuta locale per le transazioni bilaterali, oltre all’India e agli Emirati Arabi Uniti che hanno finalizzato un accordo per commerciare nelle loro valute nazionali. Il miglioramento...
di Deni Ghifari FONTE ARTICOLO: https://asianews.network/defying-the-dollar-asean-pushes-for-greater-local-currency-use/ Tra i paesi dell’Asean, Indonesia, Tailandia, Malesia e Filippine stanno sviluppando la loro capacità di regolamento valutario locale dal 2017. I leader del blocco dell’ASEAN hanno dichiarato al vertice di questa settimana a Labuan Bajo, East Nusa Tenggara, che i paesi membri dovrebbero utilizzare con maggiore frequenza le proprie valute nel commercio intraregionale, poiché il blocco mira a mettere al riparo la regione dalla volatilità esterna. L’ASEAN sta cercando di migliorare la propria connettività di pagamento regionale attraverso iniziative come quella lanciata di recente da Indonesja e Malesia e basata su standard di risposta rapida (QR) che consente ai cittadini di entrambi i paesi di utilizzare i codici QR e le loro valute locali per effettuare pagamenti tra i due Paesi. Il blocco sta, inoltre, incoraggiando il regolamento dei conti regionali in valute locali piuttosto che facendo affidamento sul dollaro USA, la valuta di riferimento per il commercio internazionale. “Ciò è in linea con lo scopo della centralità dell’ASEAN, in modo che l’ASEAN possa essere molto più forte e autosufficiente“, ha affermato giovedì il presidente Joko “Jokowi” Widodo riguardo alle raccomandazioni sulla politica valutaria. Tra i paesi dell’ASEAN, Indonesia, Tailandia, Malesia e Filippine hanno sviluppato la loro capacità di regolamento in valuta locale già a partire dal 2017. Di recente, la regione ha stabilito un quadro simile con Cina, Giappone e Corea del Sud. I leader dell’ASEAN hanno anche concordato di esplorare lo sviluppo di un quadro unificato per le transazioni in valuta locale dei Paesi del blocco; quadro unificato che aiuterebbe i paesi della regione ad allontanarsi dalle valute commerciali consolidate come il dollaro USA. Un certo numero di paesi è diventato, infatti, diffidente nei confronti della propria dipendenza dal dollaro USA a causa dell’inflazione globale, della volatilità e di una serie di recenti fallimenti bancari negli Stati Uniti. Negli ultimi anni, molte valute hanno perso valore nei confronti del biglietto verde, rendendo, così, più costosi gli acquisti dall’estero e contribuendo all’aumento dei prezzi interni in alcuni paesi. Il direttore esecutivo del Centro di studi economici e giuridici (CELIOS), Bhima Yudhistira, ha dichiarato giovedì al Jakarta Post che la recente mossa dell’ASEAN potrebbe essere interpretata come una mossa verso la de-dollarizzazione. Bhima ha affermato anche che una tale mossa è “inevitabile” data l’urgente necessità dei paesi dell’ASEAN di migliorare l’efficienza economica in mezzo all’accresciuta incertezza geopolitica. Mentre la mossa potrebbe essere vista come uno sforzo per allontanare il blocco dagli Stati Uniti, Bhima crede comunque che le parti sarebbero rimaste partner strategici, data la crescente importanza dell’ASEAN sulla scena globale. Haryo Kuncoro, professore di economia presso la Facoltà di economia della Jakarta State University, ha dichiarato giovedì al Post che il regolamento in valuta locale ha cercato di ridurre al minimo la dipendenza dal dollaro USA, ma non di eliminarlo del tutto. “Quando i dollari sono scarsi o costosi, LCS diventa una soluzione che consentirà alle transazioni di procedere“, ha affermato Haryo. Ha detto, inoltre, di aspettarsi che i dollari rimangano in...
di Chris Devonshire-Ellis FONTE ARTICOLO: https://www.aseanbriefing.com/news/asean-finance-ministers-and-central-banks-consider-dropping-us-dollar-euro-and-yen-indonesia-calls-for-phasing-out-visa-and-mastercard/ Martedì 28 marzo si era tenuta in Indonesia una riunione ufficiale di tutti i ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Paesi dell’ASEAN. In cima all’agenda vi sono state le discussioni per ridurre la dipendenza delle transazioni finanziarie dal dollaro statunitense, dall’euro, dallo yen e dalla sterlina britannica e passare ad accordi di scambio nelle valute locali. Durante questo incontro di fine marzo, si è discusso degli sforzi da attuare per ridurre la dipendenza dalle principali valute attraverso il programma LCT (Local Currency Transaction), un’estensione del precedente schema di regolamento in valuta locale (LCS) che aveva già iniziato ad essere implementato tra i membri dell’ASEAN. Ciò significa che un sistema di pagamento digitale transfrontaliero già in uso all’ASEAN verrebbe ulteriormente ampliato e consentirebbe, così, agli stati dell’ASEAN di utilizzare le valute locali per il commercio. Un accordo su tale cooperazione è stato raggiunto tra Indonesia, Malesia, Singapore, Filippine e Thailandia già nel novembre 2022. Ciò deriva dall’autorità di regolamentazione bancaria dell’Indonesia che ha affermato, il 27 marzo, che la Banca d’Indonesia si sta preparando a introdurre il proprio sistema di pagamento interno; il presidente indonesiano Joko Widodo ha esortato le amministrazioni regionali a iniziare a utilizzare le carte di credito emesse dalle banche locali e ad abbandonare gradualmente l’utilizzo i sistemi di pagamento esteri. Ha sostenuto, inoltre, che l’Indonesia aveva il bisogno di proteggersi dalle perturbazioni geopolitiche, citando le sanzioni contro il settore finanziario russo a causa del conflitto in Ucraina adottate degli Stati Uniti, parte dell’UE e dei loro alleati; allontanarsi dai sistemi di pagamento occidentali è necessario per proteggere le transazioni da “possibili ripercussioni geopolitiche“, ha affermato Widodo. Delle nazioni dell’ASEAN, solo Singapore ha imposto sanzioni alla Russia, mentre tutti gli altri Stati membri continuano a commerciare con Mosca. C’è stato, inoltre, un allarme sul fatto di poter essere coinvolti in sanzioni secondarie imposte dagli Stati Uniti – poiché sono a corto di impatto sui paesi dell’Asia centrale e meridionale coinvolti nella produzione di cotone, una delle principali industrie della regione che impiega milioni di persone. Alla luce di una decisione in sospeso sul commercio di valuta dell’ASEAN, gli investitori stranieri in Asia potrebbero voler tenere conto dell’ammontare di dollari USA, euro e yen detenuti nei loro conti; dovrebbero, così, essere intraprese discussioni professionali in merito a qualsiasi movimento di fondi aziendali verso valute alternative.
I Paesi facenti parte dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) si sono riuniti a Labuan Bajo, Indonesia, per il 42° vertice ASEAN che si è tenuto i giorni 9, 10 e 11 maggio sotto la presidenza della Repubblica dell’Indonesia. I partecipanti dell’ASEAN sono Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam. Il vertice era presieduto da SE Joko Widodo, capo di stato dell’Indonesia, di cui pubblichiamo la relazione in cui si riporta con chiarezza la volontà di intraprendere la strada della dedollarizzazione promuovendo e sollecitando “l’uso del denaro locale per accordi finanziari ed economici, spiega uno dei partecipanti dell’ASEAN per rafforzare la combinazione economica locale e garantire la crescita dell’unità di mercato valutario nell’unità di valuta vicina per migliorare l’affidabilità economica nell’area”. (Punto 24 della dichiarazione del presidente del summit).
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: Il debito degli Stati Uniti cresce senza sosta, ma chi sono i paesi che attualmente detengono gran parte del cospicuo debito di Washington? La quota della Cina nella struttura dei detentori stranieri dei titoli del tesoro degli Stati Uniti si riduce costantemente – negli ultimi 10-11 anni: si è dimezzata dal 26 al 13%. Il calo più rapido e costante della quota di debito detenuto dalla Cina è iniziato dal 2018, alla ripresa della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, scrive Paul Spydell. La partecipazione del Giappone tra i paesi detentori stranieri dei titoli del tesoro USA è diminuita dal 23% nel 2012 al 17% nel gennaio 2023. La differenza tra Giappone e Cina è che il calo dell’interesse di Pechino nei titoli statunitense è dovuto a motivi politici, mentre per quello di Tokio ci sono ragioni economiche dovute all’esaurimento del surplus dei conti delle operazioni correnti, continua Spydell. Ma chi sostituisce i due principali investitori Cina e Giappone? Chi sta sottoscrivendo l’enorme debito degli Stati Uniti? La presenza dell’Eurozona nel debito del paese nord americano è aumentata in 10 anni dal 10 al 18% che di fatto ha, dalla metà del 2021, – completamente sostituito la quota della Cina. Questo è veramente sorprendente, perché proprio dal terzo trimestre del 2021 la bilancia commerciale dell’Eurozona è finita in deficit, azzerando e successivamente portando in deficit anche il conto delle operazioni correnti. Nell’operazione di salvataggio dei treasures ha partecipato la Gran Bretagna, che ha aumentato la presenza dal 2 a quasi il 9% nel debito statunitense sostituendo il Giappone, gli amici si vedono nei momenti del bisogno. Tra gli amici troviamo anche l’Australia e il Canada che hanno aumentato la quota da 1.3 al 4.3% in 10 anni sostituendo quasi completamente gli altri paesi in via di sviluppo. Come appare evidente l’Eurozona e il mondo anglosassone sono i maggiori salvatori del debito statunitense che viene invece abbandonato dagli storici detentori come Cina e Giappone. Kevin McCarthy, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, su Twitter scrive che nei prossimi anni il vero problema del paese nord americano sarà pagare gli interessi sul proprio debito. Il Presidente della Camera dei Rappresentanti ha scritto che nei prossimi 10 anni, il 17,5% delle tasse raccolte negli Stati Uniti sarà destinato a pagare gli interessi sul debito pubblico americano, se si ignora la crisi del debito. “Non per la difesa. Non per i programmi sociali. Nemmeno per il debito stesso. È solo per il pagamento degli interessi”, ha aggiunto McCarthy su Twitter. Il lento ma costante abbandono del dollaro da parte di molti paesi, Cina e Russia in testa, nelle loro transazioni commerciali mette ancora più a rischio la stabilità dei conti degli Stati Uniti. Infatti perdendo il dollaro interesse a livello internazionale gli Stati Uniti, per attirare investitori, dovranno alzare i tassi di interesse sul loro debito aumentando quindi le spese per il pagamento degli interessi stessi. Speriamo quindi che gli amici degli Stati...
di Antonio Albanese FONTE ARTICOLO: https://www.agcnews.eu/dedollarizzazione-nel-commercio-internazionale-lo-yuan-vola/ La lenta, ma crescente tendenza a utilizzare lo yuan cinese per il commercio internazionale potrebbe creare un sistema di pagamento parallelo al dollaro Usa. I dati più recenti hanno mostrato che, per la prima volta, le transazioni transfrontaliere con la Cina sono state regolate in yuan più che in dollari e che l’Argentina ha dichiarato di voler pagare regolarmente le merci cinesi in yuan e non in dollari, riporta AF. Buenos Aires ha dichiarato di voler pagare circa 1 miliardo di dollari di importazioni cinesi di aprile in yuan anziché in dollari e successivamente circa 790 milioni di dollari di importazioni mensili saranno pagati nella valuta cinese, secondo un comunicato del governo. Sebbene il dollaro domini le transazioni commerciali mondiali, la notizia giunge in mezzo a un ritmo costante di accordi bilaterali che prevedono pagamenti in yuan con la Cina, dagli acquisti di petrolio in Medio Oriente agli scambi con partner come il Brasile e la Russia. Una vera e propria adozione globale dello yuan è improbabile, dato che si prevede che Pechino voglia mantenere una stretta presa sulla valuta. Ma i progressi incrementali stanno già modellando una nuova architettura commerciale e stanno guadagnando ritmo, soprattutto perché l’espulsione della Russia da gran parte dei sistemi di pagamento occidentali ha accelerato lo sviluppo di alternative. La Cina ha cercato a lungo di aumentare la quota dello yuan, sottodimensionata al 2,2%, dei pagamenti globali, ma apparentemente senza essere disposta ad aprire i suoi conti capitali e consentire il tipo di movimento a flusso libero che rende così convenienti dollari, euro e yen. La guerra della Russia contro l’Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali hanno dato corpo a questa spinta. Improvvisamente, la Russia è arrivata praticamente dal nulla a diventare il quarto polo commerciale dello yuan al di fuori della Cina. La quota dello yuan nel mercato valutario russo è balzata al 40-45%, da meno dell’1% all’inizio dello scorso anno. La sua quota di finanziamento del commercio mondiale, secondo Swift, è salita al 4,5% a febbraio dall’1,3% di due anni fa. Quella del dollaro è dell’84%. «Non sostituirà il dollaro USA a livello globale, ma sta già iniziando a sostituirlo in alcune relazioni commerciali della Cina», ha affermato il Center for Strategic and International Studies di Washington, la scorsa settimana. «Questo tipo di internazionalizzazione del renminbi può raggiungere gli obiettivi di Pechino, tra cui ridurre l’esposizione della Cina alle fluttuazioni dei tassi di cambio e attenuare la vulnerabilità della Cina alle sanzioni finanziarie statunitensi». I flussi commerciali mondiali sono dominati da dollari, euro, sterline e yen perché queste valute sono liberamente disponibili e collegate a economie aperte, come non lo è lo yuan controllato dai capitali. Non ci sono segnali che indichino che questa situazione stia cambiando. La Cina stessa ha bisogno di tempo per creare profondità in un bacino limitato di yuan al di fuori delle sue coste, che è meno facile da controllare per Pechino. Lo yuan offre altre attrattive ai partner commerciali della...
di Pepe Escobar FONTE ARTICOLO: La de-dollarizzazione entra nel vivo (thecradle.co) Il dollaro USA è essenziale per la proiezione del potere globale degli Stati Uniti. Ma nel 2022, la quota del dollaro tra le valute di riserva è scivolata dieci volte più velocemente della media degli ultimi due decenni. È ormai dato accertato che lo status del dollaro USA come valuta di riserva globale si stia erodendo. Quando i media occidentali iniziano ad attaccare seriamente la narrativa sulla de-dollarizzazione del mondo multipolare, si capisce che il panico a Washington è ormai pienamente diffuso. I numeri: la quota del dollaro nelle riserve globali era del 73% nel 2001, del 55% nel 2021 e del 47% nel 2022. Il dato fondamentale è che l’anno scorso la quota del dollaro è scivolata 10 volte più velocemente rispetto alla media degli ultimi due decenni. Ora non è più inverosimile prevedere una quota globale del dollaro di appena il 30% entro la fine del 2024, in coincidenza con le prossime elezioni presidenziali statunitensi. Il momento decisivo – l’effettiva causa scatenante della caduta dell’egemone – è stato nel febbraio 2022, quando oltre 300 miliardi di dollari di riserve estere russe sono state “congelate” dall’Occidente collettivo e ogni altro Paese del pianeta ha iniziato a temere per i propri depositi di dollari all’estero. In questa mossa assurda, però, c’è stato un po’ di sollievo comico: l’UE “non riesce a trovare” la maggior parte di essi. Secondo il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, oltre il 70% degli accordi commerciali tra Russia e Cina utilizza, adesso, il rublo o lo yuan. Russia e India stanno commerciando il petrolio in rupie; meno di quattro settimane fa, Banco Bocom BBM è diventata la prima banca latinoamericana ad iscriversi come partecipante diretto al Cross-Border Interbank Payment System (CIPS), che è l’alternativa cinese allo SWIFT, il sistema di messaggistica finanziaria guidato dall’occidente. La cinese CNOOC e la francese Total hanno firmato il loro primo commercio di GNL in yuan attraverso lo Shanghai Petroleum and Natural Gas Exchange. L’accordo tra Russia e Bangladesh per la costruzione della centrale nucleare di Rooppur aggirerà, anch’esso, il dollaro USA. Il primo pagamento di $ 300 milioni sarà in yuan, ma la Russia cercherà di far passare i prossimi in rubli. Il commercio bilaterale della Russia e della Bolivia ora accetta transazioni in Boliviano. Questo è estremamente pertinente, considerando che la spinta di Rosatom è una parte cruciale dello sviluppo dei depositi di litio in Bolivia. In particolare, molti di questi scambi coinvolgono paesi BRICS – e oltre; almeno 19 nazioni hanno già chiesto di aderire al BRICS+, la versione estesa della principale istituzione multipolare del XXI secolo, i cui membri fondatori sono Brasile, Russia, India e Cina e, poi, Sud Africa. I ministri degli esteri di questi cinque paesi inizieranno a discutere le modalità di adesione per i nuovi membri in un prossimo vertice che si terrà a giugno a Città del Capo. Allo stato attuale, i BRICS, sono già più rilevanti per l’economia globale rispetto ai...
di Agenzia di Stampa Reuters FONTE ARTICOLO: South Korea, Indonesia central banks agree to promote local currency transactions – CNA (channelnewsasia.com) Le banche centrali della Corea del Sud e dell’Indonesia hanno firmato martedì un memorandum d’intesa con cui si impegnano a cooperare al fine di promuovere l’uso delle loro valute nazionali per le transazioni bilaterali, come le transazioni in conto corrente e gli investimenti diretti. Le due banche centrali, in una dichiarazione congiunta, hanno affermato che la cooperazione aiuterà le imprese a ridurre i costi di transazione e l’esposizione ai rischi di cambio, consentendo la quotazione diretta del tasso di cambio tra il won coreano e la rupia indonesiana nel commercio interbancario. L’accordo è stato firmato dai governatori delle due banche centrali a margine della riunione dei ministri delle finanze dell’ASEAN+3 e dei governatori delle banche centrali che si è tenuto a Incheon, in Corea del Sud.