16 Luglio 2026

Aree di Crisi

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di Giulio Chinappi Il presidente Vladimir Putin ha ufficialemente firmato i decreti che riconoscono l’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk e della Repubblica Popolare di Doneck Dopo le insistenti richieste formulate in modo trasversale dalla Duma di Stato, e con particolare enfasi dal Partito Comunista della Federazione Russa (Коммунистическая партия Российской Федерации, КПРФ; Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF), il presidente Vladimir Putin ha finalmente firmato i decreti che riconoscono l’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e della Repubblica Popolare di Doneck (RPD), i due territori che si erano autoproclamati indipendenti già nel 2014, in seguito al colpo di Stato in Ucraina. Per coloro che hanno la memoria corta, il colpo di Stato che ha avuto luogo in Ucraina nel febbraio 2014, con la conseguente deposizione del presidente legittimo Viktor Janukovyč, portò successivamente alla nascita di un governo nazionalista antirusso, che impose forti restrizioni e pesanti disciminazioni alla popolazione di etnia e lingua russa. Fu allora che, il 7 aprile, la Repubblica Popolare di Doneck dichiarò unilateralmente la propria indipendenza, seguita, il 12 maggio, dalla Repubblica Popolare di Lugansk. In precedenza, l’11 marzo, anche la Repubblica Autonoma di Crimea aveva proclamato l’indipendenza, per poi entrare a far parte della Federazione Russa in seguito all’esito del referendum organizzato il 16 marzo. Dopo aver firmato i due decreti, Putin ha anche chiesto all’Assemblea Federale di sostenere questa decisione e quindi di ratificare i trattati di amicizia e mutuo soccorso con entrambe le repubbliche. Nell’annunciare questa decisione, il presidente ha espresso fiducia nel sostegno dei cittadini russi e di tutte le forze patriottiche nel paese, riporta l’agenzia stampa russa TASS. Successivamente, Putin ha incontrato i leader della RPD e della RPL, rispettivamente Denis Pušilin e Leonid Pasečnik, e ha firmato con loro i trattati di amicizia, cooperazione e mutuo soccorso tra la Russia e le due repubbliche. Questi trattati implicano la possibilità di un intervento diretto di Mosca nel caso in cui il governo ucraino passasse all’invasione armata dei territori delle due repubbliche. La cerimonia si è svolta nella Sala di Santa Caterina del Cremlino, che ha ospitato la riunione del Consiglio di sicurezza russo. In precedenza, il presidente federale russo si era già lasciato andare ad alcuni commenti che facevano presagire questa decisione. “I negoziati sul Donbass sono in corso già da otto anni, ma questo processo è arrivato a un punto morto”, aveva detto Putin sempre di fronte al Consiglio di sicurezza. La soluzione pacifica alla questione del Donbass doveva essere basata sugli Accordi di Minsk concordati nel febbraio 2015, che prevedevano cessate il fuoco, ritiro delle armi, amnistia, ripresa dei legami economici e una profonda riforma costituzionale in Ucraina. Tuttavia il governo ucraino, al di là delle parole, non ha mai fatto nulla per attuare gli accordi. La decisione del presidente russo è stata una conseguenza anche dalla minaccia di un eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO. “Se la Russia deve affrontare una minaccia come l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza del Nord Atlantico, alla NATO, allora le minacce al nostro Paese aumenteranno di molte volte“, ha detto Putin, ricordando l’articolo 5 del Trattato “secondo il quale è chiaro che tutti i Paesi dell’alleanza devono combattere...
russia
di Slavisha Batko Milacic ARTICOLO ORIGINALE “La guerra geopolitica dell’Occidente alla Russia: il caso Ucraina”. Questo il titolo della conferenza internazionale che il 15 febbraio scorso ha ospitato la Camera Civica della Federazione Russa. A confronto si sono trovati: politologi, esperti, giornalisti e personaggi pubblici provenienti da Russia, Stati Uniti, Italia, Germania, Finlandia, Belgio e altri Paesi hanno discusso sui possibili sviluppi relativi alla questione ucraina. Il direttore del Democracy Research Foundation Maxim Grigoriev ha ricordato alla platea le accuse rivolte da Colin Powell relativamente al fatto che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa – accuse che hanno permesso di lanciare l’offensiva contro Baghdad – facendo, poi, riferimento anche alla massiccia campagna di disinformazione da parte della stampa occidentale contro la Siria. Lo stesso Grigoriev era un membro della commissione che si è recata nella città siriana di Douma, dove, secondo alcuni media occidentali, le forze governative effettuarono un attacco chimico contro la popolazione civile, episodio che è servito da pretesto a Washington per lanciare un altro bombardamento. “Personalmente mi trovavo nel medesimo edificio dove sarebbero state girate le riprese video di persone morte“, ha detto Maxim Grigoriev. “Abbiamo intervistato le persone che vivevano lì. Nessuno di loro è rimasto ferito. Abbiamo descritto in dettaglio quella guerra dell’informazione contro la Siria e le attività del gruppo dei Caschi Bianchi nel nostro libro”. La situazione in Ucraina che si è sviluppata negli ultimi otto anni ha molto in comune con le provocazioni informative degli Stati Uniti contro la Siria. Valery Korovin, direttore del Center for Geopolitical Expertise, nel suo intervento ha posto l’accento sul fatto che la massiccia campagna mediatica contro la Russia pone in evidenza l’interesse degli Stati Uniti per un nuovo conflitto bellico e le preparazioni in tal senso. Esperti provenienti da USA ed Europa hanno discusso le ragioni della guerra dell’Occidente contro la Russia. “Da un punto di vista geopolitico, Washington ha bisogno di questa guerra per diversi motivi – ha spiegato Korovin – in primo luogo, il conflitto, qualora iniziasse allontanerebbe molto la Russia dall’Europa creando un numero enorme di problemi nella costruzione delle relazioni russo-europee, compresa la costruzione di un asse geopolitico. In secondo luogo, Washington ha la necessità di una sorta di nemico comune. C’è stato un momento in cui gli USA non lo avevano più. E per questa ragione prima fu scelto il terrorismo internazionale, poi l’islamismo, equiparato anche al fascismo. Attualmente il ruolo del nemico e rivestito nuovamente dalla Russia. Un altro motivo della politica aggressiva di alcuni paesi occidentali nei confronti della Russia, viene identificato da Korovin nella necessità di consolidare il blocco NATO che ha perso ogni significato in mancanza di un chiaro avversario geopolitico, nel ruolo in cui era solita agire l’URSS. La politica delle sanzioni e delle pressioni è anche uno degli elementi giocati dagli Stati Uniti contro la Russia. “In definitiva, le sanzioni imposte dovrebbero minare notevolmente la posizione del presidente russo, rivoltare le élite contro di lui e quindi accelerare ciò che vogliono gli strateghi occidentali: la rimozione del presidente russo“, ha affermato...
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Articolo Originale Le tensioni del Donbass rappresentano un pericolo avvertito in tutto il mondo, al punto che anche il ministro degli Esteri cinese Wang Yi è intervenuto sulla questione, invitando le potenze NATO a rispettare gli Accordi di Minsk. La Conferenza di Monaco di Baviera sulla sicurezza, tenutasi sabato, è stata l’occasione per discutere della principale minaccia alla sicurezza mondiale nel momento presente, ovvero le tensioni nella regione del Donbass fomentate dall’imperialismo occidentale attraverso la marionetta del governo ucraino. Proprio nelle ore in cui Kiev bombardava massicciamente Donetsk, il ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi, è intervenuto sulla questione, invitando le parti al rispetto degli Accordi di Minsk e a non fomentare il clima di guerra. Wang ha ricordato che le tensioni lungo il confine occidentale della Russia sono state causate dalle politiche espansionistiche portate avanti dagli Stati Uniti attraverso la NATO, che ha inglobato la maggioranza dei Paesi che un tempo facevano parte del Patto di Varsavia. “Se la NATO continua ad espandersi verso est, è favorevole al mantenimento della pace e della stabilità in Europa?“, ha chiesto retoricamente il diplomatico cinese. Secondo Wang, la NATO è un prodotto della guerra fredda e continua a comportarsi come se fossimo nel bel mezzo della guerra fredda, mentre dovrebbe portare i necessari aggiustamenti per adattarsi al nuovo contesto internazionale. Wang ha ribadito la posizione della Cina secondo cui la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i Paesi dovrebbero essere rispettate e salvaguardate, aggiungendo che l’Ucraina non fa eccezione al principio. Tuttavia, ha esortato le parti interessate a rispettare gli Accordi di Minsk, che prevedono la concessione di un’ampia autonomia alle regioni russofone del Donbass da parte del governo di Kiev. “Tutte le parti devono assumersi le proprie responsabilità e lavorare per la pace, piuttosto che aumentare le tensioni e sensazionalizzare il rischio di una guerra”, ha dichiarato il ministro. “Le osservazioni di Wang hanno chiarito ancora una volta alla comunità internazionale che l’approccio della Cina alla crisi ucraina è quello di promuovere la riconciliazione, invece di aggiungere benzina sul fuoco”, ha dichiarato Li Haidong, professore dell’Istituto di Relazioni Internazionali presso l’Università Cinese degli Affari Esteri, intervistato dal Global Times. “Ci impegniamo a promuovere una posizione costruttiva e responsabile di tutte le parti coinvolte nella crisi ucraina e a contribuire veramente a una pace duratura in Europa. . Ci auguriamo che tutte le parti coinvolte nella crisi ucraina raggiungano un consenso per risolvere i conflitti”, ha aggiunto l’accademico. Secondo il professor Li Haidong, la principale responsabilità delle attuali tensioni in Ucraina ricade sugli Stati Uniti, che con le loro dichiarazioni fuorvianti e le interferenze nelle questioni interne degli altri Paesi rischiano di far scoppiare una guerra civile su larga scala nell’ex repubblica sovietica: “Invece di trattare l’Ucraina come un paese degno di rispetto, gli Stati Uniti hanno sfruttato il Paese come una pedina nella loro competizione geopolitica con la Russia. Questa è la causa principale della tragedia in Ucraina”. Sulla questione è intervenuto anche Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Affari Esteri di Pechino: “Diffondere informazioni false e creare un’atmosfera tesa non aiuterà a risolvere...
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di Giulio Chinappi La situazione nel Donbass sta precipitando proprio in queste ore, mentre le repubbliche popolari stanno evacuando la popolazione civile verso la Russia. Mentre gli Stati Uniti continuano ad accusare la Russia di voler invadere l’Ucraina, le forze di Kiev e i battaglioni paramilitari sostenuti di fatto dal governo ucraino proseguono le proprie incursioni nei territori delle repubbliche popolari del Donbass. Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa russa TASS, Leonid Pasečnik, presidente della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL), e Denis Pušilin, presidente della Repubblica Popolare di Doneck (RPD), hanno invitato la popolazione alla mobilitazione generale, chiamando il popolo alle armi per difendere le due repubbliche autoproclamatesi indipendenti nel 2014. Il ministero delle emergenze della RPD ha inoltre annunciato venerdì che prevede di evacuare circa 700.000 persone nella regione russa di Rostov. Anche la RPL ha annunciato l’evacuazione dei civili dalla regione verso il confine con la Russia. Come dichiarato da Denis Pušilin, la situazione lungo la linea di contatto nell’Ucraina orientale è peggiorata giovedì mattina, quando le autoproclamate repubbliche hanno riportato i più intensi bombardamenti da parte delle truppe ucraine. Un civile è rimasto ferito e diverse infrastrutture civili sono state danneggiate. Non dobbiamo dimenticare che centinaia di migliaia di persone nelle regioni di Lugansk e Doneck hanno chiesto di ottenere la cittadinanza russa dopo il colpo di Stato ucraino del 2014, possibilità accordata da Mosca. Per questo, molte delle persone coinvolte nelle evacuazioni sono di fatto cittadini della Federazione Russa. Vjačeslav Volodin, presidente della Duma di Stato russa, ha scritto attraverso i social network che la Russia è pronta a proteggere i propri cittadini del Donbass: “La Russia non vuole la guerra. Il nostro presidente Vladimir Putin lo ha ripetutamente affermato in precedenza e lo sta dicendo in questi giorni“, ha detto Volodin. “Ma se dovesse sorgere un pericolo per la vita dei russi e dei compatrioti che vivono nella TPD e nella RPL, il nostro Paese li difenderà“. A tal proposito, il presidente Vladimir Putin ha ordinato che i rifugiati che arrivano nella regione ottengano 10.000 rubli ciascuno, ed ha inviato nella regione di Rostov assistenti sanitari ed altro personale specializzato per sostenere i profughi del Donbass, secondo quanto richiesto anche dal governatore locale Vasilij Golubev. Secondo quanto affermato in queste ore dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, Mosca starebbe verificando anche le voci secondo le quali l’Ucraina, sostenuta dalle potenze occidentali della NATO, avrebbe reclutato numerosi mercenari nella regione dei Balcani, in particolare da Kosovo, Albania e Bosnia-Erzegovina. Lavrov ha anche ricordato che la situazione difficile dei Balcani è peggiorata dopo l’intervento imperialista della NATO nel 1999 contro Belgrado: “La NATO è intervenuta per prevenire il genocidio degli albanesi del Kosovo, e l’ha fatto così bene che la regione ora sta prosperando“, ha detto ironicamente il ministro russo, parafrasando ad alcune affermazioni del cancelliere tedesco Olaf Scholz. “Il Kosovo e alcune altre parti dei Balcani occidentali stanno diventando un terreno fertile per la criminalità. Ci sono terroristi e spacciatori di droga“, ha aggiunto. “Dire che la NATO ha invaso la Jugoslavia con nobili obiettivi è quantomeno scorretto e immorale“, ha concluso il massimo diplomatico russo....
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ARTICOLO ORIGINALE Il Partito Comunista della Federazione Russa ha proposto che Mosca riconosca l’indipendenza delle due repubbliche popolari del Donbass, al fine di rispondere alle provocazioni statunitensi, secondo le parole del segretario Gennadij Zjuganov. Mentre i mass media occidentali continuano a diffondere fake news sulla Russia, parlando di ritiro delle truppe dall’Ucraina – sebbene in realtà queste non abiano mai varcato il confine, restando sempre in territorio russo -, il presidente Vladimir Putin ha incontrato in queste ore il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ribadendo per l’ennesima volta che la Russia non vuole lo scoppio di nessuna guerra. “La nostra posizione è stata chiaramente definita dal leader russo: noi, da parte nostra, faremo di tutto per impedire una guerra con l’Ucraina, per assicurarci che non inizi mai – non oggi, non domani, non dopodomani“, ha affermato chiaramente Valentina Matvienko, presidente del Consiglio della Federazione, la camera alta del parlamento moscovita, in un’intervista rilasciata alla testata Parlamentskaja Gazeta. “Il solo pensiero di una guerra è una totale assurdità per noi“, ha detto, aggiungendo che Russia e Ucraina condividono secoli di storia comune. “Naturalmente, le nostre nazioni non stanno vivendo i tempi migliori nelle relazioni bilaterali, per usare un eufemismo. Tuttavia, credo che qualsiasi problema possa essere risolto pacificamente, attraverso mezzi diplomatici e politici“. Matvienko ha ricordato che le potenze occidentali, guidate dagli Stati Uniti, hanno ventilato negli ultimi mesi il possibile attacco della Russia nei confronti dell’Ucraina – secondo Joe Biden questo dovrebbe avere luogo proprio oggi, 16 febbraio -, senza tuttavia portare nessuna prova concreta per dimostrare le proprie affermazioni. Al contrario, afferma colei che occupa la terza carica della Federazione Russa, sono gli Stati Uniti a spingere l’Ucraina a provocare una guerra contro la Russia. “Contemporaneamente, la NATO ha già avviato lo sviluppo militare del territorio dell’Ucraina. Le sue forze armate vengono rifornite di equipaggiamento militare, munizioni, armi, comprese quelle offensive. Le forze sopra menzionate sperano di creare focolai di instabilità vicino ai confini della Russia. Questa strategia non è una novità per noi“, ha aggiunto. Di fronte alle continue provocazioni e al rischio di un attacco ucraino nei confronti delle repubbliche popolari del Donbass, la Repubblica Popolare di Doneck (RPD) e la Repubblica Popolare di Lugansk (RPL), la Russia ha unicamente preso le misure necessarie per difendere il proprio territorio e, in caso estremo, per intervenire in difesa delle popolazioni di lingua ed etnia russa che vivono in quei territori. Di fronte a questa situazione, il generale del Partito Comunista della Federazione Russa (Коммунистическая партия Российской Федерации, КПРФ; Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF) ha proposto che Mosca riconosca l’indipendenza della RPD e della RPL dall’Ucraina, indipendenza che i due territori hanno proclamato unilateralmente dopo il colpo di Stato ucraino del 2014, e che fino ad oggi non ha ottenuto il riconoscimento di nessuno Stato. “La causa della crisi è che i burattinai di Washington cercano con insistenza di organizzare un massacro nel Donbass. Per risolvere le proprie questioni geopolitiche, sono pronti a organizzare un altro spargimento di sangue su larga scala”, ha affermato Zjuganov. Il leader dei comunisti russi ha ricordato come l’Ucraina abbia schierato 125.000 uomini, compresi carri armati e artiglieria pesante,...