7 Giugno 2026

paolo rada

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di Paolo Rada Tra i mali dell’Occidente moderno non possiamo non annoverare tutte quelle ideologie/ correnti di pensiero, etat d’esprit per dirla con le parole di Renè Guenon, che a partire dalla fine dell’ecumene medievale si sono implementate in Europa e hanno, in modo più o meno diffuso, infettato, contagiato tutto il globo terrestre. Con la locuzione di “Occidente moderno” non intendiamo solamente un luogo geografico, ma una sorta di luogo dello “spirito”, anzi sarebbe forse meglio dire un luogo dell’ “anti spirito”: infatti se l’Occidente moderno coincide geograficamente con l’Europa Occidentale e di cui, guarda caso, sebbene il caso non esista, l’Ucraina rappresenta il suo punto più estremo verso Oriente, però abbraccia anche il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti d’America, insieme al Canada li possiamo annoverare quali propaggini occidentali dell’Europa sino al 1945: da quella data, fatidica ed emblematica assisteremo in poi, ad una sorta di principio dei vasi comunicanti, per cui ora è l’Europa Occidentale ad essere la propaggine orientale degli Stati Uniti d’America. Tra le ideologie che hanno concorso alla distruzione dell’Europa Tradizionale, imperiale, ghibellina, sacrale, merita, sicuramente, un posto primario il concetto di nazione che sfocerà in quel cataclisma di sangue e orrore che sarà la Rivoluzione Francese, per poi divenire ideologia politica con i termini “nazionalismo”, “auto determinazione dei popoli”, “sciovinismo”, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il nazionalismo suddetto sarà la copertura ideologica che concorrerà a produrre il risorgimento italiano, e le rivoluzioni borghesi che in tutto l’Ottocento tenteranno di scalfire l’alleanza tra il trono e l’altare, ciò che rimaneva dell’Europa autocratica e tradizionale. E’ interessante notare come il nazionalismo, contrapposto al concetto di impero, si formerà, quasi sempre negando l’altrui identità e ponendosi in contrapposizione con un altro nazionalismo, con un altro popolo, un altro Stato, un’altra etnia. Il nazionalismo italiano risorgimentale e novecentesco, almeno sino alla Prima Guerra Mondiale si formerà infatti con l’elogio, parossistico e parodistico, di un’anima mediterranea e latina contrapposta ad un’anima tedesca, continentale. Si parlerà dei popoli germanici quali nemici storici dell’Italia. Il fascismo, una volta assurto al potere, manterrà questa impostazione di fondo (basti pensare alla politica di italianizzazione/colonizzazione forzata del Sud Tirol) nonostante nella seconda metà degli anni Trenta si schierò, si alleò con la Germania. Sempre per rimanere in ambito italico il neofascismo, soprattutto quello istituzionale, rappresentato dal Movimento Sociale Italiano, farà della difesa dell’”italianità” del Sud Tirol uno dei propri cavalli di battaglia. Nell’agire politico, quasi sempre, in tutto il corso della storia recente la visione nazionalistica porterà alla negazione dell’identità di quelle popolazioni, che viventi all’interno dello Stato di appartenenza, per storia, per cultura, per tradizione non si riconoscevano nell’identità propugnata dai nazionalisti. Si andrà dalla proibizione di parlare la propria lingua, la negazione del bilinguismo, la riscrittura della storia in cui tutto ciò che non fa parte della supposta e fittizia – molto spesso creata ex novo da piccole minoranze borghesi – identità nazionale verrà ad essere assimilata a un qualcosa...